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le vecchie recensioni:
 

aal: " dear dead days"
cdr (s'agita recordings 006) -2002

di Adriano Zanni

Capitolo numero 6 del catalogo s'agita recordings a firma aal ,pseudo dietro il quale si nasconde il toscano Davide Valecchi (gia' per altro colui che inauguro'  il catalogo della label romana), e che porta il titolo di "Dear Dead Days". Si tratta di un lavoro dalla media durata (23 min) suddiviso in 7 traccie . Se per quel primo capitolo ("13" s'agita001) il nostro si muoveva in ambito di registrazioni ambientali e field recordings, qui aal opta per soluzioni piu' marcatamente elettroniche . Il suo approccio  nei confronti della materia digitale appare pero' decisamente anomalo rispetto ad i dettami attualmente in voga. E' si' vero infatti che si odono glitches ,codici impazziti e sequenze ripetute, ma utilizzati funzionalmente e non invasivamente rispetto a quanto davide  cerca di comunicarci,appaiono cioe' come un completamento della composizione e non parte portante della stessa. Pare quasi che aal sia restio a rendere publico il suo stato d'animo e raggiunga cosi' una sorta di compromesso interiore regalandoci questi 7 liquidi frammenti della sua vita quotidiana. Musica strumentale,rarefatta e rallentata  fino quasi al limite in alcuni episodi,piu cupa ed  ossessiva in altri. Tutta pero' di notevole impatto e grande fascino. Ambient oramai significa tutto e il contrario di tutto, e' un territorio sempre piu' labile i cui confini si sono espansi a dismisura ed incontrollabilmente, aal pero' pare trovarsi a proprio agio in queste  immense e siderali atmosfere spazio temporali e ci invita a compiere un breve viaggio in  compagnia sua  e dei suoi "cari giorni morti".
Altamente consigliato.
contatti:
http://spazioweb.inwind.it/aal
s'agita recordings



Dronæment "Yr"
Nimh "Frozen"
Peter Percept "Pilgrimini"
2002 CDs Afe Records

di Etero Genio (no ©)

Questa rece vuol essere innanzi tutto un riconoscimento all’ottimo lavoro fatto, attraverso la sua etichetta Afe Records, da Andrea Marutti. Musicista egli stesso, suoi i progetti Amon, Never Known, Wolkspurz & Ramirez, Spiral e Lips Vago, da qualche tempo gestisce quest'etichetta specializzata in CD-R che vanta già un catalogo di tutto rispetto; è obbligatorio parlarne e, dato che il catalogo della Afe è composto in buona parte da nomi stranieri, questo spiega la contingente apertura di questo spazio anche ad artisti che risiedono al di là dei patri confini. Inizio con le critiche, in pratica una sola, da individuare in un'abbondante produzione che alla distanza penalizza i più validi fra i singoli CD, una maggiore selezione non sarebbe nociva né da un punto di vista dell'immagine né per quanto riguarda la media del livello qualitativo. I pregi sono invece molti, a iniziare dalle confezioni che spaccano il culo a numerose produzioni maggiori. Spesso i CD sono racchiusi in digipack corredati da splendide immagini, ma non mancano eccezioni di ulteriore raffinatezza come il CD di Dronæment, per esempio, che è involtato con una speciale carta giapponese legata con un pezzo di rafia. Per coloro che, giustamente, non si accontentano di una bella confezione c'è la musica che di solito raggiunge buoni livelli qualitativi e, a volte, addirittura ottimi. "Yr" di Dronæment rappresenta proprio uno dei casi di eccellenza. L'autore è Marcus Obst, un tedesco che fa anche parte del duo Das Rhythmische Ornament e gestisce la piccola etichetta Nauze [Muzick]. "Yr" è proprio il frutto di una collaborazione produttiva fra la Afe e la Nauze, cooperazione che si allarga addirittura a una terza etichetta, la milanese Blade Records. La musica è molto evocativa, drones creati con un vecchio organo e un synth che solo in quattro dei sette brani vengono rispettivamente addizioni con registrazioni di una risacca marina, di una chitarra acustica, di un temporale e, infine, dallo splendido violoncello di Markus Altmann. Il CD contiene anche una traccia per computer dove, oltre a numerose informazioni sul disco e sull'autore, vi sono delle immagini dai colori ovattati nelle quali è già possibile immaginare e scoprire il contenuto delle tracce audio. Penso non ci sia altro da aggiungere su una musica che solo l'ascolto, e le emozioni che ne derivano, può aiutare a decifrare ulteriormente. Un acquisto consigliatissimo.
Un buon livello contraddistingue anche "Pilgrimini" e "Frozen", quest'ultimo è l'unico di questi tre CD-R che può essere considerato interamente made in Italy. "Frozen" era già uscito due anni fa in versione autoprodotta e la decisione della Afe di ristamparlo in questa nuova veste più curata è, quanto meno, encomiabile. Si tratta di un unico brano, quasi un'ora di durata, che propone una rappresentazione molto suggestiva dei grandi deserti di ghiaccio. La figura solitaria che, nell'immagine di copertina, si staglia sulle tonalità blu-turchine dello sfondo sembra già un simbolo di solitudine, ma anche di immenso e incontrollabile. In sintonia con ciò i drones creati da Nimh generano un effetto di masse che crettano, che si staccano e che si sciolgono per poi liquefarsi. Nimh ha pubblicato, quasi in contemporanea con "Frozen", anche un 3" CD-R per l'etichetta francese Taâlem. In "Lanna Memories", questo il titolo, vengono utilizzati soltanto strumenti tradizionali tailandesi e field recordings. La messa a confronto fra i due dischi è utilissima per comprendere l'abilità e la sensibilità dell'autore nel passare dall'utilizzo di strumenti tradizionali, alla rielaborazione-montaggio di registrazioni naturali e a forme di elettronica incontaminata. Ciò che piace in Nimh, e che crea simpatia, è proprio questa sua attitudine che lo porta a comprendere con la giusta sensibilità sia il grande sud che il grande nord, sia una strada di Theran che un’isola artica; se questa sensibilità fosse patrimonio comune probabilmente nel mondo ci sarebbero meno guai. Dietro la sigla Nimh si nasconde Giuseppe Verticchio, lo stesso tipo che, con una sensibilità altrettanto sincera, gestisce il sito Oltre il suono (http://web.tiscali.it/oltreilsuono).
Dietro al paravento Peter Percept si cela invece il francese Andréas Marchal che alcuni già conosceranno per lo splendido "Sensible EP" pubblicato a nome Autistre sempre per la Afe. Si tratta di un fantasioso esploratore di ritmi e melodie dal vago sapore aphexiano, abbastanza audace nelle soluzioni e quasi sempre improntato a un sano e folle divertimento. In contemporanea con "Pilgrimini" esce, per l'etichetta scozzese Mouthmoth Records, "Caca Poussière" che il funambolico Marchal firma con lo pseudonimo Captain Stéphanie. Nonostante alcuni episodi meno riusciti, anche questo CD ha le caratteristiche per lasciare soddisfatti, se non tutti almeno gli appassionati di questo tipo di elettronica più scanzonata, pazzoide e dalle caratteristiche quasi pop.
Contatti e info: Afe c/o Andrea Marutti, Via Villoresi 5, 20143 Milano - http://www.aferecords.com - e-mail: info@aferecords.com - fax ++39.02.8358225



paolo ippoliti: "libera una falena capodoglio imprigionata nelle plastica"
cdr (a la verticale de l'ete' 001) 2002

paolo ippolit,laura lovreglio,davide valecchi: "a lifetime in a blink"
cdr (a la verticale de l'ete' 002) 2002

di Adriano Zanni

Buone nuove da casa s'agita recordings.
La cdr label laziale (oramai diventata una delle certezze e uno dei pochi punti di riferimento della scena sperimentele italiana) ha creato la sua prima sotto divisione.
Il nome scelto per questa operazione e' il suggestivo  "a la verticale de l'ete' " .
Le due prime uscite scelte per inaugurare il catalogo sono realizzate "in famiglia" e portano rispettivamente le firme di Paolo Ippoliti (la meta' di Logoplasm) con il suo primo lavoro solista,
e quelle dello stesso Paolo stavolta in compagnia di Laura Lovreglio (l'altra meta' di Logoplasm) e dell'amico fraterno Davide Valecchi (AAL).
Come sempre la prima cosa che colpisce e cattura l'attenzione e' la confezione scelta e realizzata per contenere i suoni che ci vengono proposti.
Entrambi i dischi sono infatti insertiti in buste di cartone nero sul quale vengono sovrapposti (incollati) dettagli di foto dai bordi irregolarmente ritagliati e bruciacchiati.
Confezionati con certosina pazienza con l'intento di creare pezzi unici, tutti simili fra loro ma evidentemente uno diverso dall'altro.Splendidi "Oggetti".
Le sorprese non si limitano certo  alla confezione, ma proseguono piacevolmente andando ad esplorare il loro contenuto.

"libera una falena capodoglio imprigionata nelle plastica" e' il primo lavoro solista realizzato da Paolo Ippoliti ed e' un disco "durissimo" quasi dilaniante.
Piu' che di un lavoro solista si tratta di un lavoro autobiografico.Paolo allega infatti un paio di pagine scritte di suo pugno e narranti momenti importanti della sua vita.
Momenti duri,momenti piu' piacevoli,sogni e delusioni esposti con disarmante chiarezza e immediatezza.
La scelta dei suoni inseriti nel disco appare come la logica conseguenza delle sue esperienze di vita.
Realizzato con la consueta tecnica del field recordings, il lavoro si discosta dalle tecniche di realizzazione abitaulmente utilizzate come Logoplasm.
Eccezion fatta per l'ultima traccia (piu' familiare) nei circa 60 minuti della sua durata "libera una falena capodoglio imprigionata nella plastica" ci spara dritte al cuore la crudezza delle registrazioni effettuate da paolo .Ascoltiamo cosi' il suono di pesanti blocchi di pietra trascinati sull'asfalto e registrati con microfoni a contatto,crepitii notturni,suoni metallici,conversazioni lontane.....
Il tutto senza rielaborazione alcuna e funzionalmente al testo di cui parlavamo pocanzi e che diventa percio' parte integrante e indispensabile chiave di lettura di questo lavoro.
Come dicevo prima si tratta di un affascinate durissimo viaggio nel quotidiano di Paolo Ippoliti, la trasposizione audio dei suoi stati d'animo,la materializzazione delle sue esperienze.
Ascoltarlo pare quasi di violare la sua intimita', emoziona e colpisce profondamente.
L'ultima traccia (piu' in stile Logoplasm come si diceva) sembra quasi riportarci alla "normalita' ",sembra quasi voler scandire la fine dei mometi duri passati, la speranza per il futuro......
La dimostrazione di come "semplici" suoni possano raccontare la vita.

Diverse atmosfere si respirano invece in "a lifetime in a blink" , secondo capitolo della serie realizzato da Paolo,Laura e Davide.
Alla fine di giugno del 2002 I Logoplasm si sono recati in vacanza a casa di Davide Valecchi(AAL) e' li hanno sfruttato il tempo a disposizione per concepire questo lavoro.
La rilassatezza delle atmosfere contenute nel disco pare quindi essere frutto di un momento sereno passato fra amici in un posto gradevole.
Ne sono nate improvvisazioni al pianoforte che  sono succesivamente state sovrapposte a registrazioni ambientali provenienti dallo sterminato archivio logoplasm.
Temporali ci portano "ten thousand miles away" ,Il chiassoso vociferio di bambini intenti a giocare all'aria aperta ci ricordano che " the sun is just a yellow star".
Interludi, "starry nigth" ed altre magie fanno si che il tempo divenga ,per piu' di un'ora ,un concetto assai relativo e poco importante, quasi secondario.
Un disco motlo intimista che trasmette ottimismo e pacatezza, improvvisazioni pianistiche "gentili" e funzionali al discorso.
Il tutto introdotto da una bellissima poesia di Paolo che apre il bel booklet allegato.

procurateveli
mettetevi comodi
spegnete luci e cervello
usate le cuffie
premete play
buon viaggio!!

http://www.sagitarecordings.vze.com



alibia : "alibia"
mcd (DFV) 2001

di Adriano Zanni

Siamo vicini al limite di compatibilita' con Spectrum. Intendo dire che la recensione di un disco Rock (pop?) su queste pagine ce la trovate per un semplice motivo : la evidente e riuscita contaminazione con l'elettronica.
Il gruppo campano si presenta al publico con un buon ep contenente 5 traccie e dalla durata di 21 minuti.Amano definire (ah le definizioni ......) la propria musica Elettrorartrock ma aldila' di tutto confezionano un pugno di popsong (ah altra definizione...) gradevoli ben fatte e ottimamente realizzate.Si comincia con "pagine" dal ritornello killer e dalla melodia cristallina,si continua piu' o meno sulla stessa direzione con "fino in fondo" e si arriva alle 3 piccole perle del lavoro :"Realta' Artificiale" ,trascinante e danzereccia che piacera' sia ai frequentatori dei club sia ai piu' rockettari ,"Come un riflesso" piu' intimista ed evocativa, entrambe ottimo esempio di quella contaminazione fra rock ed elettronica di qui parlavamo all'inizio.Chiude il tutto "un lungissimo istante" probabilemente il pezzo piu' bello dell'intero ep, semplicemente una bella canzone (basta definizioni.......).
Da sottolineare che nel cd e' compresa una traccia multimediale (comprendete bio,foto,video....)
21 minuti di musica sono un po' pochi per gridare al miracolo, ma le premesse ci sono.
A risentirci sulla lunga durata, speriamo ancora piu' contaminata.
 

info : www.dfv.it



Avenue 26 . "Viola Dior"
2002 cd-r autoprodotto

Di Adriano Zanni

Avenue 26  e la tecnologica creatura di Stefano Cerruti (amico e collaboratore di Luca Sigurta' gia' recensito su queste pagine..ndr).
Il mini cd che ci sottopone all'ascolto e' stato realizzato con l'ausilio di sofsynth  e molto lavoro di mixing "cercando di fissare la sua passione per l'elettronica minimale con la trance e il mouse on mars style".
Il lavoro parte bene con la buona e scarna "the burning sun" per  perdersi  purtroppo un po' per starda.
Intendiamoci le  5 tracce che seguono non sono da buttare, si percepiscono buone intuizioni e una discreta attitudine a muoversi verso territori affascinanti, ma manca quel tocco di originalita' e di varieta' che e' lecito attendersi da lavori come questi.
Insomma un po' di coraggio in piu' e qualche variazione ai temi affrontati in ogni traccia non avrebbero guastato.
I suoni  e le sequenze scelti sono spesso azzeccati, ma se ripetuti per tutta la durata del pezzo con solo qualche piccola impercettibile variazione alla lunga stancano, stesso vale per le ritmiche.
Un breakbeat mandato in loop per tutta la durata del pezzo contribuisce a vanificare il lavoro svolto per la creazione della stessa.
I concetti di trance e minimalismo andrebbero interpretati un po' meno alla lettera.
Da non intendersi come una stroncatura ma come uno stimolo e un punto di partenza  per un certo miglioramento.
Le idee non mancano , vanno solo sviluppate.
Attendiamo con ansia nuove cose da Avenue 26.



Autobam:"Untitled"
2001 cdr autoprodotto

di Adriano Zanni

Da Livorno giunge la proposta di Autobam. Artista multimediale impegnato a plasmare la materia digitale a proprio piacimento facendo interagire fra loro le sue possibili  forme espressive.
Quindi grafica ,web design e audio che pare nascere appositamente per sonorizzare tali forme espressive.
La branchia applicativa ( fra quelle che e' solito frequentare) che Simone decide di condividere con noi e  quella destinata a stimolare i nostri/vostri padiglioni auricolari.
Lo stimolo avviene grazie ad un cdr contenente 5 brevi  composizioni  digitali la cui somma totale (in termini di tempo ) raggiunge  i 16 minuti.
Autobam porta il suo attacco sonico utilizzando quasi completamente elementi ritmici  costruiti con sapienza e originalita'.
Click"n"Cuts taglienti  sui quali trovano posto solo pochissimi suoni, voci (o pseudo tali) filtrate, basse frequenze utilizzate per spezzare la piacevole ripetitivita'  e per conferire profondita'
Alcuni brevissimi interventi "proto industrial" e accenni elettroacustici compaiono qua' e la' come  per confondere le acque .
Minimalismo diffuso e piacevolmente profuso a piene mani.
Visto che il lavoro e':
di 2 anni fa e dura solo 16 minuti, aspettiamo a gioire compiutamente,
ma ci sono gia' ottimi motivi per sperare di trovarsi di fronte a qualcosa di concreto.

http://www.autobam.it/



aa.vv "AutoCd3"
mp3 compilation 2002

di Vittorio Marozzi

Lo stato dell’arte dell’elettronica made in italy lo trovate in rete all’indirizzo technoseeker.com. Progettata dall’ultraaffaccendato Fabio Scalabroni, "/ AutoCd" è una raccolta autoprodotta che ogni mese si muove con disinvoltura tra molteplici sfaccettature della cosiddetta Intelligent Dance Music, stilando nel contempo un resoconto sull’avanguarda elettronica italiana meglio proiettata in avanti. Stavolta tra gli episodi di maggior rilievo spiccano Zeta Project con un electro boogie ad alto coefficiente melodico, Smokeproof con una superlativa suite techno-ambient, Steve Austin (hihihihi) alle prese con un coacervo di bleeps e suoni analogici dal retrogusto ludico, a seguire gli umori ambientali di Masta, le esplorazioni tessiturali di Cogor e degli Ambit 3 per chiudere con le movenze industrial di Paolo Veneziani e le Warperie di Syntax Error. Ce n’è per tutti i gusti in questa raccolta che si impone tra le migliori produzioni italiane del genere nonché come attendibile panoramica su una scena elettronica iperprolifica e fin troppo sottovalutata. Il tutto AGGRATISE!!

potete scaricare la compilation qui:
http://www.technoseeker.com/AutoCd/index.html



aavv: AutoCd/4
mp3 compilation

di Vittorio Marozzi

Proseguono le esplorazioni del progetto multimediale Technoseeker (www.technoseeker.com) nei territori dell’elettronica made in Italy. Stavolta il quarto appuntamento della serie “/ AutoCd” si supera in corsa per la qualità generale del suono e per l’ottima consequenzialità tra i rispettivi episodi. Con un occhio sempre puntato verso stilemi di limite in ambito idm, viene fuori un coacervo di codici che potrebbero suonare come gli Autechre di adesso se avessero continuato per la strada intrapresa agli esordi e culminata poi in quel capolavoro di elettroarrangiamenti ultraspezzati che fu l’album “Tri Repetae”. Un ottimo insieme che mantiene uno standard qualitativo altissimo, incredibile se ci si ricorda di trovarsi di fronte a produzioni esclusivamente italiane. Parte Masta con una traccia di puro ritmo e atmosfera, sincopi electro-intelligent ad incastro - non sono da meno i bleeps tessuti da Cogor - a seguire l’alieno Amptek  mette sul piatto della bilancia tutta la sua esperienza in tema di composizione e assemblamento con un inquietante martellamento ritmico ad alto coefficiente ambientale - catturanti le incedenze e le frammentazioni melodiche sognanti di Composite Profuse - gira bene anche il motore di Synchro Start pur se con suoni più di maniera prontamente atmosferizzati da squillanti accenni melodici - creano in fine un ottimo contraltare le scansioni ad incastro e le melodie in galleggiamento di Synapsia, le tensioni e i balzi orbitali degli S. Talker inc e le oscillazioni ambient degli Ambit 3 che chiudono il più riuscito capitolo della serie fin’ora. Restate sintonizzati su queste frequenze.



arg : "s/t"
cd (SIRR-ecords) 2002

di Adriano Zanni

Si potrebbe pensare che se un'artista italiano riesce a pubblicare un cd per un'etichetta discografica straniera,si e' ottenuta una piccola vittoria.
Se pero' guardiamo le cose da un'altro punto di vista non c'e' da stare un granche' allegri.
Non avendo trovato nessuno disposto ad ascoltarlo dalle nostre parti ,Graziano Lella, in arte ARG e proveniente da roma, e' riuscito a trovare nella interessantissima e portoghese SIRR-ecords l'unico interlocutore disposto a rendere pubblico questo materiale (registrato 2 anni fa!!). Come a dimostrare che in altri paesi esiste molto piu' coraggio e  spirito d'iniziativa che non qui da noi.
Arg si muove in territori a cavallo fra l'elettroacustico, i suoni concreti e il riprocessamento dei suoni attraverso l'uso del computer.
Il disco (4 tracce 45 min) si apre con "classer l'enfance/la vie que dort " pezzo suddiviso in 3 parti contenenti frammenti di varia natura e dedicato allo scrittore farcese Georges Perec, molto intrigante l'intenzione di lasciare libero l'ascoltatore di scomporre e rimontare a proprio piacimento (in un ipotetico rimontaggio) i frammenti di questo puzzle sonoro in cui a farla da padrone sono i suoni ottenuti dal maltrattamento/riprocessamento di un sax baritono.
Si prosegue con "policiclo" ,una affascinante e rigorosa sequenza di micrsuoni ottenuti partendo da una decostruzione (ottenuta con processi di sintesi granulare) di 2 brevissimi campioni vocali femminili.
Partendo dal "rigore compositivo di Robert Bresson",Arg ci trasporta direttamente nella terza traccia intitolata "pomeriggio a rovaniemi".Utilzzando prevalentemente un basso preparato,costruisce un'atmosfera concettualmente rigida ma al tempo stesso fruibile e ascoltabile ,fatta di silenziosi rumori alternati a rumorosi silenzi.
A chiudere il tutto i 15 minuti di "pupille gustative".Tipico esempio di musica concreta, un pezzo in cui vengono ricontestualizzati/decontestualizzati suoni di varia e indefinibile natura,montati e abbinati fra loro andando ad ottenere un criptica ma affascinate visione d'insieme.
In sintesi, un ottimo lavoro proveniente da un compositore attento e ispirato .
Speriamo che non debbano passare altri 2 anni per ascoltare in quale direzione Graziano Lella intenda indirizzare le proprie sperimentazioni.

per contatti:
http://web.tiscali.it/argart/
http://www.sirr-ecords.com



awr : "ethereal playground"
cd (awrlab 2003)

di Adriano Zanni

Se non ho capito male l'entita' awr e' (una) parte integrante del laboratorio di ricerca auto nominatosi AWRLAB ed impegnato ad esplorare le correlazioni esistenti fra udibile e vedibile.
Si sottopongono alla mia attenzione sotto forma di un cdr ottimamente confezionato ed illustrato in perfetto lego style.
Fitto campionario analogico e largo uso di parti suonate (con perizia e precisione )abbinate a massiccio drum programming.
Ricorrenti richiami ai sempre piu'  lontani anni 80 e al contrario di quanto dichiarato nelle intenzioni, piu' che ricerca e sperimentazione ci pare di percepire una discreta facilita' di ascolto fissata su disco. Chi vi scrive sta da tempo disperatamente cercando un appiglio a cui aggrapparsi, ma nonostante i continui passaggi  di questo disco nel lettore, fatica a trovare elementi che possano elevare questo disco al di sopra della sufficienza e al di sopra della media di (auto)produzioni elettroniche italiane
 Manca secondo il mio modesto e personalissimo parere quel qualcosa in piu' che rende l'ascolto di un disco un'esperienza straordinaria e coinvolgente.
Questo ethereal playground passa e ripassa davanti  senza mai catturare completamente l'attenzione, ti ritrovi sempre a pensare ad altro con il suo mid tempo in sottofondo.
Non me ne vogliano questi ragazzi, ma per catturare l'attenzione occorre trovare una via piu' personale e sviluppare qualche idea piu' coraggiosa.
Idee che seppur in fase embrionale , si percepiscono ,e  sulle quali occorre insistere  maggiormente.
Molto provocatoriamente potremmo dire :"Osare di piu' e suonare di meno". I mezzi ci sono......................

http://www.awrlab.subito.cc/



b.o.m electronic
"xdemo"
cd-r (2001)

di Adriano Zanni

Giampaolo Sofia e' il responsabile dei "rumori elettronici" ascoltati nel lavoro di h.c.-b gia' recensito da queste parti. Insieme ad Alessandro Giordano nel 2000 ha dato vita in quel di Catania a questo progetto sotto la fantomatica sigla b.o.m . Pare che il fulcro della loro attivita sia imperniato sulle esibizioni live con un repertorio all'attivo che supera le due ore. Questo demo viene descritto come parte di quel repertorio. Sorge percio' spontanea subito una domanda : Perche visto la quantita' di materiale  all'attivo esordire con un demo dalla durata di 10 minuti (3 tracce) ?. Questo perche' come potrete intuire una manciata di minuti non puo' essere rappresentativa (se non in parte) di un progetto decisamente piu' complesso. Ma tant'e'........ e ci troviamo quindi a cercare di descrivere quello che i "parsimoniosi" b.o.m ci concedono.
Le 3 traccie incluse sono realizzate su solide basi ritmiche realizzate alle volte con softwre a volte con drum machines  sulle quali si appoggiano comodamente le incisive  linee costruite da Alessandro con il suo basso.Il duo crea i pad utilizzando tastire giocattolo e suoni di synth (analogici?) che vengono maltrattati dai vari plug in caricati sui loro  mac.Fanno capolino qua e' la' voci estemporanee ,frequenze radio e noises vari. Le atmosfere che si respirano sono cupe  malsane, poco rassicuranti e nulla concedono al buon umore, forse non propriammente originali ma discrteatmente costruite e strutturate. Di sicuramente buono c'e che riportano alla (mia) mente alcune cose dei Cabaret Voltaire (sono vecchio !!!!!) anche se piu' per le atmosfere che per le sonorita' a dire il vero.
In sintesi come primo assaggio del pasto b.o.m  non c'e' male, ma per scoprire se la le loro ricette  sono di completo gradimento occorre attentdere le altre portate che ci auguriamo un po' piu' abbondanti.
 

per contattare  b.o.m   : curve55@genie.it



fausto balbo : "zero"
cd  (snowdonia 2001)

di Gianluca Niccolini :

Incedere di passi che diventano ritmo(un campione preso da qualche film?), interferenze radio (voci da cronaca sportiva anche) e sweeping di synth.
Riverberi, cling clang di chitarra, riff filtrati e batteria da piano giocattolo suonato da anfetaminico. Il tutto con atmosfera da piscina coperta e arpeggi da orologiaio pazzo.
Poco?
I primi pezzi.
E si parte a immaginare. La nostra stanzetta è piu’ fredda del solito. Guardiamo fuori. Lampioni che illuminano la strada. Nessuno in giro?
Cazzarola la situazione non mi era sembrata così tragica. Avanti.
Colonna sonora per un film di John Carpenter (un 1997 fuga da New York all’italiana?) o Cronenberg (ma non è troppo serioso?).
“Il terrapieno” una batteria, base di synth e ostinato assolo riverberato che si frantumano in base da film apocalitticometropolitano anni 80.
Il paesaggio mentale che ci formiamo è composto da pareti di cemento, vecchie ringhiere arrugginite azzurro acquamarina (belle eh?quando la vernice si stacca a scaglie!) e asfalto con fogli di giornali svolazzanti.
Tappeti di synth crescono. Entra una batteria aliena, sakuachi riverberati (forse. Ancora la cara vecchia chitarra trasformata?), chitarra in reverse (“Il serbatoio dell’acqua”).
“Il rifugio antiaereo” ci da sensazione di azione con il suo riff in loop e i ricami dell’assolo con delay. Ci stiamo muovendo dall’isola? Forse è solo una sensazione.
“L’acrobata” ci risveglia con le sue citazioni di virtuosismi, percussioni e fischi metallici. Poi si trasforma in un arpeggio protratto in ambiente alieno (bleep e drone) che si spegne in una tromba d’ascensore.
Si procede verso il finale fra fischi e percussioni filtrate e stranamente(?) metalliche.
“Sogni” una voce recitante con delay e riverbero che la rendono un altro strumento, un rumore d’ambiente. Sotto le chitarre danno il tempo alle nostre nenie da bambini spauriti. Entra una chitarra elettrica suonata con l’archetto, un synth.
Tutto finisce con Balbo(?) che mette fine al pezzo.
Stop fuori la cassetta. Una birra? Forse è meglio!
Spegniamo la tv.Il film è finito.
Ma tu guarda che roba passano a quest’ora.
Meno male.
Perché a me è piaciuto molto.
Chissà cosa c’è in programmazione domani su Snowdonia?



aa.vv beyond the sound
cd 2002 "oltre il suono"

di Luca Confusione

Una "raccolta di nuova ambient-electronic music dall'italia" sono le parole con le quali questo cd si autodefinisce nel retro-copertina.
Elettronica e ambient.
Significanti senza significato al giorno d'oggi?
Forse.
Significati che si ridefiniscono ad ogni ascolto, ad ogni recensione. Sicuramente.
Mi piacerebbe chiarire che le abilità elettroniche dei componenti il progetto si estende fino ad autoprodursi completamente o con l'ausilio di pochi esterni. E questo é già molto.
Questo é un punto al quale, con le possibilità offerte dallo sviluppo elettronico attuale, tutti dovrebbero arrivare.
Saltare direttamente anelli della catena produttiva. Per arrivare... dovunque ci si prefigga di arrivare. E una nuova (?) caratterizzazione della parola elettronica l'abbiamo sfornata.
Musica d'ambiente.
In questo caso é l'ambiente stesso che dà musica. Concetto affrontato e sviluppato già da altri, ma in contesti ben più esotici (penso ad un Alan Lamb o ad un Francisco Lopez).
Qui si sente l'aria di ambienti più familiari, ma rappesentati con un interessante sfasamento espressivo rispetto al normale oscillare dei pensieri. Un nuovo racconto di quello che vediamo ogni giorno, o forse di quello che non vediamo.
Buone intuizioni.
Su tutte Nimh con il suo viaggio metropolitano a bassissima frequenza (campionamenti sul campo con ronzio-synth che fagocita il resto).
Kar con resonance e riverberi di materiali trattati. Anofele con feedback di lfo su dente di sega che si stempera in campionamenti.
Il resto é contorno, a tratti piacevole, a tratti già sentito o poco mirato.
Aspettiamo la prova successiva, quando non avremo più ambient o elettronica come termini da ridefinire ma altre parole.
La connotazione, sia in musica che in altri campi é fonte di nuovi stimoli.
Preferisco non riuscire che ridefinire.



BlackSun
"Shred it!" (cd-r)
2001

di Nicola Chiavari

Altro progetto che arriva dall'underground elettronico è Blacksun, che si presenta con 'Shred it!' e cerca di ritagliarsi uno spazio nella scena italiana. Il ritmo è veloce, a volte addirittura frenetico e martellante (Virus-X), ma raramente si percepiscono delle variazioni della base tematica. Le voci di Luciano e Mara sono sempre sintetizzate e mai presentano degli spunti di originalità: sembra di ascoltare qualcuno che reciti una nenia del terzo millennio, sempre con lo stesso tono, sempre con la stessa impostazione vocale, sempre allo stesso ritmo. Purtroppo all'interno del lavoro mancano quegli accorgimenti che fanno fare ad un progetto il salto di qualità: si inizia e si finisce sfruttando sempre le stesse sonorità. Alla fine, inevitabilmente, l'attenzione cala.



bzzzauz : "demo"
2003 cdr autoprodotto

di adriano zanni

Un comune cdr, un solo post it rosa  appiccicato sopra riportante l'impronunciabile nome bzzzauz, nessuna nota allegata, nessun titolo alle canzoni (di questo si tratta!!!!), nessuna nota di copertina, anzi quella mi hanno detto via mail che me l'avrebbero spedita appena l'avrebbero fatta.
Eppure....................
Eppure i romani(?) fabio e lorenzo riescono a catturare l'attenzione con una avara manciata di canzoni pop spalmate su poco piu' di 15 minuti.
Tocco da "musicisti" , melodia, qualche orchestrazione, e un impasto forse non troppo originale ma comunque non banale e sufficentemente promettente.
Qualche reminiscenza jazz  un piglio quasi cantautorale ,qualche accenno di chitarra .
Tante idee che balenano per la testa  e che ancora si manifestano ad uno stato  apparentemente embrionale.
Una sana incoscenza traspare, aggiungendo un tocco di malsana follia quelle che rose  sembrano gia'.........fioriranno?

contatti : ziducaixao@tiscalinet.it



alessandro canova
"blank disc vol 1"
cd-r 2002

di Mauro Carassai

Proposta digitale davvero notevole quella che ci fa Alessandro Canova con lo splendido viaggio nei territori isolazionisti del suo Cdr “Blank Disc Vol. 1”. Un’immersione uditiva totale tra sonorità ai limiti del minimalismo, ambient rumorista ridotta ad alienazione cibernetica e glitch noises sapientemente dosati. Per tracciarne le coordinate sarebbe vano ricorrere a riferimenti come i Pan Sonic per la presenza di dilatazioni soniche quali il dub robotico di  771 o la stasi meditativa di First Day of January; né ci sono d’aiuto le concezioni post-ambientali riconducibili all’opera di Bernhard Gunter dato che in “Blank Disc Vol. 1” i suoni/rumori/disturbi restano comunque decisamente in primo piano senza calarsi negli interstizi della realtà. Le sperimentazioni che Canova conduce da qualche anno a questa parte su onde sinusoidali e rumore bianco lo hanno portato a confezionare un proprio (micro)sound davvero personale ed efficace. 2C-B ricorda i lavori di Richard Chartier o di marca 12K alla Taylor Dupree, con 773 Canova si avvicina alle sonorità di Inerex o Terrorstate, mentre per 774 si può immaginare un improbabile sovrapposizione di campioni ossessivamente ripetuti su un tappeto microtonale intessuto per l’occasione da Christopher Charles. Questi però sono solo tentativi di ancoraggio. “Blank Disc Vol. 1”, selezione di brani tratti da precedenti lavori pubblicati su Pachinkostudio e Pale Mother Recordings, offre uno spettro di atmosfere sintetiche realmente vario e ricercato. A questo punto non resta che attendere davvero con ansia i risultati del suo attuale lavoro per il progetto “Mega Structures” basato su registrazioni processate e sound design ultra-minimale. Da parte mia, conterò i secondi.



c_comman _dos : "new life in the grid"
cdr 2003 autoprodotto

di Adriano Zanni

" C_comman_dos e' un gruppo di sperimentazione visiva-sonora, per contribuire alla realizzazione del villaggio globale. Il gruppo e' composto da Mek, musicista-elettronico CR02-Robot, meccanismo di sintesi vocale e Marko designer.."
Questa e' la autopresentazione che abbiamo estrapolato dalla traccia multimediale contenuta nel cd che abbiamo ricevuto dal c_comman_dos.
Al di la' di ogni giro di parole  i ragazzi emiliani ci propongono la loro visione futuribile delle cose sotto forma di techno.
4 tracce dai titoli  in tema piu una 5a come bonus camuffata da dj set il tutto confezionato in una discreta grafica ed adesivi allegati.
Atmosfere dai 140 bpm in su , casse dritte che piu' dritte non si puo', vocoder in dosi massicce , linee di basso profonde e sequenze acide in "re-birth style"
Nulla di nuovo e sconvolgente dal punto di vista della proposta o che possa distinguerli dal marasma di produzioni analoghe che gonfiano  isub  woofer dei dance floor piu' cattivi d'europa, anche se dalla loro hanno una discreta attitudine minimale e un tocco tutto sommato personale.
Piu' interessante invece sarebbe approfondire le ragioni per cui questo genere di sonorita' catturano sempre piu' diffusamente le attenzioni degli adolescenti a cavallo di questi 2 millenni e come socialmente non sia una bestemmia considerare la scena tecnho la cosa attualmente piu' vicina all'attitudine punk e diy che animava noi vecchietti una vita fa.
Ma questa e' un'altra storia.............
Continuate a picchiare duro commandos!!!!



Cubico
Tracce + B sides (cd-r)
2001

di Romano Rigamonti

Siamo immersi nel rumore, di qualsiasi natura esso sia, e quando assume connotati organizzati in forme melodiche e ritmiche noi vi associamo il termine Musica.
Su questa base tutti possono fare Musica ed è la grande rivoluzione che ha scardinato il monopolio creativo legato al concetto ‘classico’ del ‘fare musica’, incapsulato in rigide forme codificate da un pentagramma.
Ora tutto questo non è più: esiste ancora il pentagramma, ma come sottoinsieme della Musica del Suono.
L’elettronica, Internet ed i nuovi formati mp3 sono le chiavi per comprendere questo cambiamento e per intuire le enormi possibilità che questi strumenti possono dare a chiunque abbia le idee giuste, come Simone Sorio in arte Cubico (www.cubico.it).
Grafica, multimedia, internet sono i suoi molteplici linguaggi espressivi, ma con la musica egli comunica e trasmette certamente le vibrazioni più interessanti, pulsazioni che troviamo nel suo nuovo cd dal titolo Tracce + Bsides.
Come nel precedente album Minimo Indispensabile, Cubico utilizza massicciamente il linguaggio espressivo dell’elettrone per veicolare il suo sound e vi riesce egregiamente in tutti i sedici brani di questa sua seconda fatica; in particolare i pezzi Spin 8, Compliceto, Poorjubgle pt.1 e pt.2 e Transistor rappresentano il suo personale standard, composto da un crossover tra l’electro, la techno ambient ed il breakbeat.
Le sue coordinate musicali non sono particolarmente cambiate dal precedente album, ed è un bene, un segno tangibile di una stabilità di gusti personali che lo fa avvicinare alla prima scuola Warp, con repentine fughe in quel di Rephlex, cercando una via del tutto nuova e personale alla sua musica.
Simone Sorio, in arte Cubico, sta imparando a volare sulle ali elettroniche della migliore scuola techno ambient e breakbeat, e già si intravedono spuntare le sue ali, altrettanto elettroniche, quanto forti e coinvolgenti.



d.i.y ."s/t"
cdr autoprodotto 2003

di adriano zanni

Do it yourself ? No, Digitally Influenced Youngster, ma non fa' poi molta differenza.
Chi siano e quanti siano poco importa perché' queste 6 tracce contenute in questo dr d'esordio(?) fanno intravedere buone possibilità' di sviluppo.
Seppur ancora acerbo e ancora indeciso su quale direzione intraprendere definitivamente il suono di questa formazione appare come un positivo work in progress.
Echi d'n'b, ritmiche spezzate (non sempre), interventi di tromba e repentini cambi di ritmo e d'atmosfera, fanno si che le tracce catturino l'attenzione e non passino inosservate.
Certo siamo ancora distanti da un vero e proprio marchio di fabbrica , ma poi non così' tanto.
La brevità' del lavoro certo aiuta e potrebbe fuorviare, ma ci siamo quasi e il prodotto in questione lascia ben sperare .
Non deludeteci.

Beat oriented.

bluesforce@libero.it



dedo:"toys"
cdr autoprodotto 2002

di Adriano Zanni

 Stefano Panzera aka dedo ferrarese di origine e trapiantato in quel di Bologna e' un amante del ritmo ,della melodia e delle canzoni.
Ama particolaremente certe atmosfere legate ed affini all'universo che ruota intorno alla  attuale scena  tedesca ed in particolare alle produzioni MORRMUSIC.
Le ama davvero ed incodizionatamente, al punto tale da realizzare la sua opera prima "toys" imperniandola su composizioni fatte nascere intorno a campioni tratti da artisti piu' o meno legati a quel giro o a quella etichetta.
3 delle 5 toy(leggi tracce) che costituiscono l'ossatura del disco sono infatti da considerarsi "libere versioni elettroniche ispirate dal brano da cui il campione proviene".
Quello che si ottiene e' davvero un piccolo gioiellino di melodia e ritmo, un lavoro ben realizzato e prodotto, melodico e ritmico.
Dedo se la cava bene sia nella costituzione delle atmosfere che nelle scelte ritimche.
Tutto ok quindi?
Non proprio, o meglio, solo in parte.
Perche'?
Perche in realta' non sono proprio convinto del tutto che ci sia poi cosi' bisogno di  emuli dei LIMP o dei FUNKSTORUNG, quando abbiamo gia' i LIMP ed i FUNKSTORUNG.
Mi spiego meglio: se ci sono capacita' e senso della produzione , e ci sono credetemi, perche voler a tutti i costi ricreare atmosfere gia' note ,quasi al limite del plagiarismo?
Perche invece non sfurttare tali doti nella ricerca di una via piu' personale?
La pratica del campionamento si dovrebbe sfruttare in maniera piu' "sovversiva".

la MORR c'e' gia', i MUM pure ,ora vogliamo DEDO!!!!!!!!



DEDO - BLUEMORNING
(2003, cd-r autoprodotto)

di Emanuele Rodolà
 

E' da un pò che non si sente buona melodia IDM in Italia; remando contro la corrente minimal/noise (che sembra la tendenza più diffusa ultimamente), Stefano Panzera (Dedo) costruisce questo arioso mini-cd (tre pezzi, due versioni dal titolo omonimo, più un 'bluepiano') tutto attorno a una stessa dimensione melodica, veramente adatta anche alla grafica che accompagna il cd-r. E' chiaro come l'autore abbia digerito abbastanza bene le diverse sfumature della cosiddetta 'elettronica intelligente', addirittura sviluppando alcune intuizioni che già avevamo sentito in Esa Ruoho (Lackluster, soprattutto le basse frequenze) e Xerxes (per quel che riguarda i campioni vocali, molto evocativi); la melodia implementata nella right version si fa decisamente più interessante (e meno tediosa) nella versione reverse (che è attualmente il pezzo che preferisco), dove anche gli spunti drill'n'bass (certo Kaneel), che non prendono mai il via, sono sostituiti da un pulitissimo snare contorniato da ali di insetti in riverbero che suonano e si immergono nella scena a dovere. Qualche riferimento a Idmonster e Mouses & Sequencers per il sound, che va comunque appuntato qua e là. Bluemorning si presenta ed eventualmente si propone come IDM-hit estiva; un lavoro pulito, ma c'è ancora un pò di strada da fare. Decisamente non il genere di cose che si dimenticano subito dopo l'ascolto.

per contatti: stefanopanzera@libero.it



dEMI : "vuoto a rendere"
cdr autoprodotto 2002

di Nicola Chiavari

Questa volta il viaggio parte da Torino, città simbolo delle sonorità elettroniche italiane degli ultimi anni. Nel pieno rispetto dei canoni cittadini, Fabrizio Fassio, qui come dEMI, presenta 'Vuoto a rendere'. E' difficile capire dove inizino le influenze dei Subsonica  e dove finiscano quelle del comune background, resta il fatto che 'Cono d'ombra' potrebbe trovarsi in un cd dei concittadini senza sfiguare. Tutto il lavoro alterna ritmiche dub, breakbeat, a tratti rock pop, condite da una grande (sia nella qualità che nella quantità!) presenza del basso. Da segnalare una veloce escursione nel territorio dnb/jungle in Mr.Tides. I campionamenti e le basi sono particolarmente curati e vengono gestiti con grande maestria (dEMI è nelle vesti del factotum: dal campionatore alle basi, voce, tastiere e tutto il resto... grafica inclusa!). Non appare dello stesso livello la gestione delle parti vocali del cd. Il cantato a volte assume tonalità che disturbano l'ascolto e lo rendono quasi noioso o dissonante. Molto meglio il parlato di 'Non mi aspettare' che conferisce al pezzo un clima quasi Royale. Quello che forse manca è il colpo del ko. Tutti i pezzi sono di buon livello, ma nessuno compie l'ultimo passo, il salto di qualità, che fa distinguere il cd in mezzo a tante altre produzioni italiane contemporanee. Comunque nel complesso è un buon inizio, in attesa di un nuovo capitolo che
sancisca il distacco dal cordone della città madre, sicuri che le qualità tecniche di dEMI sapranno ricreare ambientazioni più ricercate. Perchè la stoffa non manca


.dll "debut EP"
2002 3"CD Homemade Avantgarde

di Etero Genio (no ©)

Lorenzo Brutti rappresenta una delle conferme più convincenti sull'ottimo stato di salute di cui gode la musica elettro-elettronica italiana. È interessante seguirne il percorso - dal gruppo pop rock dei Lush Rimbaud al progetto dll - perché sintomatico di un interscambio ormai generalizzato fra rock, elettronica e improvvisazione… una tendenza che, usando un brutto termine, potrei definire come jimorourkismo. Il brano di questo mini CD è stato realizzato utilizzando un sampler di chitarra preparata e suonata con l'archetto (l'inglese ha un perfetto termine per definire l'atto di suonare con l'archetto, to bow, in italiano questa parola purtroppo non esiste a meno che non si utilizzino i brutti archeggiare o sviolinare); il risultato è pura magia, una litania suggestiva, crepuscolare e bellissima che può ricordare Haino come Ambarchi. A me ha fatto pensare soprattutto a quello che doveva essere il suono triste di un’armonica suonata da uno schiavo nero al ritorno da una dura giornata di lavoro nei campi di cotone. Un unico brano è sicuramente insufficiente per dare un giudizio definitivo su dll, però possiamo già scorgere una certa maturità, chiarezza d’idee e magari la possibilità futura, una volta che Lorenzo si sarà liberato dalla cappa di certi inevitabili modelli, di trovare una dimensione ancor più personale. Al momento questi 11 minuti sono comunque più che sufficienti per gridare al piccolo miracolo.
Vorrei segnalare il fatto che Lorenzo, oltre al progetto dll, è coinvolto anche nel duo John Deere, nel cui contesto la sua chitarra (spesso arpeggiata) si confronta con un laptop. Qualche impressione anche su questo piccolo gruppo (dovrebbe trasformarsi in trio) che, seppur interessante, appare forse più immaturo. Si nota soprattutto un distacco fra i suoni della chitarra e quelli elettronici che sembrano viaggiare come due corpi separati. Ho poi la sensazione che vi sia una tendenza a caricare ed arricchire eccessivamente i brani, anche quando sarebbe più utile concentrarsi sui particolari e sviscerare i singoli suoni. Comunque poco male, anche il primo CD dei Repeat suonava così, sfocato e mal amalgamato. Oltre ai due progetti musicali l'attività di Lorenzo si concretizza pure nell'etichetta di CD-R Homemade Avantgarde. Il brulicare di queste piccole realtà è un altro sintomo positivo a proposito dello stato di salute dell'elettro-elettronica italiana, non c’è che da esserne soddisfatti e buon lavoro a Brutti e ai suoi amici.
Contatti e info: homemadeavantgarde@hotmail.com - http://listen.to/homemadeavantgarde



Demiurgo :"Cromelech"
2002 Cd-r autoprodotto

Di Nicola Chiavari

Cromelech, secondo lavoro del Demiurgo Electronic Music Project, è come un viaggio nella macchina del tempo. Si entra in una stanza piena di tecnologia, software, sintetizzatori, mp3, pagine web e si esce in un'ambientazione medievale, dove la ricerca armonica, ritmica e melodica creano la colonna sonora di un racconto di fantasia. E' questa la nota positiva, originale, di questo progetto. Il risultato non è techno, house o trance. Non è basso e batteria. Non è un ritmo martellante. E' la colonna sonora di un viaggio fantastico che Paolo Di Pierdomenico e Luca 'Bafometto' Galli stanno scrivendo. E' la descrizione di ambienti, personaggi e avvenimenti con degli strumenti che troppo spesso generano solamente risultati commerciali.
Come se l'originalità non bastasse, questo demo ha un taglio tutto suo: non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Contrariamente a molti altri progetti, Demiurgo distribuisce gratuitamente questo materiale per avere un feedback dagli ascoltatori. Per scoprire pregi e difetti di ciò che stanno narrando hanno messo a disposizione le tracce mp3 nel loro sito www.demiurgo.it. Alcune tracce non sono 'ritoccate' [raw mix], altre sono in via di sviluppo, altre sono quasi definitive. Ascoltateli e giudicate!



Denzoe
"ad occhi chiusi"
cd afrodite/self (2001)

di Nicola Chiavari

'Ad Occhi Chiusi', lavoro autoprodotto dalla band romana Denzoe e distribuito da Self, è un'altro di quei progetti, figli del terzo millenio, che difficilmente sono riconducibili ad un solo genere. Nello stesso ambito convivono strutture tipicamente pop con sonorità e ritmi elettronici, chitarre e campionamenti, vecchio e nuovo. Un continuo mescolarsi di riferimenti e di samples che danno come risultato un ottimo lavoro, mai monotono e molto curato: si va dal campionamento di Maria De Filippi ai Duran Duran, dalle chitarre rock ai ritmi jungle. I testi sono essenziali ma carichi di significati. Le parti vocali occupano i giusti spazi alternandosi con ritornelli melodici e messaggi martellanti. Come in un puzzle, ogni elemento da il proprio contributo ai singoli pezzi, ogni pezzo da un contributo al progetto. C'è una gran varietà di sonorità, ma nulla è superfluo, e il suono finale è comunque semplice, diretto e pulito. Forse proprio questa è la caretteristica che fa di questo cd, un ottimo cd.
Alcuni campioni potremmo avvicinare i Denzoe ad Aphex Twin, ma come faremmo a gustificare i ritmi più martellanti stile Prodigy e Chemical Brhoters? Come potremmo spiegare l'impostazione di 'Strana Strage' senza ricordarci di Erz? E il campionamento di Mussolini in 'Allucinazione collettiva'? Difficile catalogare il lavoro in questione, se non aprendo il cassetto dei lavori del terzo millenio. Rock? Pop? Electro? Denzoe!
Per contatti: www.denzoe.it



dozhens
"hi tech" 2002 cd

di Mauro Carassai

In accattivante confezione grafica ciber-minimale di pervinca blu e preceduto da una piacevole e  promettente Intro strumentale downtempo, arriva  diretto e senza fronzoli il messaggio dei Dohzens,band elettro-hip hop trutturata attorno ai testi e le voci di Silek e Boonnie, alle percussioni di Fungo ,alle musiche di Nevo, alle incursioni degli scratches  di Mote. Purtroppo le promesse dell'introduzione strumentale sono destinate a restare disattese, non
dal punto di vista qualitativo ma perché nei restanti sei brani i Dohzens affidano il loro discorso sonorosoprattutto al messaggio vocale. Belli i campionamenti utilizzati e anche gli incastri ritmici digitalmente processati, ma spesso le sperimentazioni su sonorità in stile dub-ultratecnologico (Hi-Tech, Luce e Tempesta, Sei Sicuro?) finiscono per costituire più che altro un'anomalia di fondo rispetto alle verbali marce rappate delle lyrics controculturali che uidano
la maggior parte delle tracce. Piacevole eccezione forse la parte introduttiva della finale Distorgo col suo immergere voci e musica in maniera brillantemente complementare in un'area grigia tra glitch-samples e voce cantilenante. Il Cd contiene, oltre alle sette tracce audio anche una traccia multimediale con grafica e struttura particolarmente curate, a conferma del fatto che Hi-Tech è sicuramente un buon prodotto sotto molti aspetti, anche se resta curamente dedicato più a chi insegue innesti elettronicamente rigenerativi nei terreni dell'hip hop che a chi non demorde nell'inseguire possibilità cantautoriali in territori sintetico-digitali.



e-N.E.E.M. Projekt "Jodel del segafanciullo"
2002 CD Burp Publications

di Etero Genio (no ©)

Si dice che la data di nascita del collettivo N.E.E.M. risalga addirittura al lontano 1964, quando a Firenze un gruppo di agitati / agitatori decise di dar vita a un’accozzaglia non meglio definibile se non Nuove Esperienze di Eresia Musicale. Nella storia del collettivo ci sono due date fondamentali: gli anni della contestazione sessantottina, quando su un camion carico di strumenti accompagna le manifestazioni suonando e lanciando slogan, e il 1979, anno in cui la Maso Records pubblica il precedente e, fino ad oggi, unico loro disco intitolato "Come eravamo brutti da piccini". Accanto a queste tappe fondamentali ci sono però altri momenti importanti come le collaborazioni con gli attori Carlo Monni e Victor Cavallo. Questo "Jodel…" rappresenta quindi il secondo progetto discografico di una N.E.E.M. che il tempo ha cambiato, manipolato, rinnovato e plasmato a sua immagine e somiglianza. Accanto ai pochi membri fondatori rimasti (Francesco Donnini, Guglielmo Lattanzi e Edoardo Ricci) ci sono forze nuove (passatemi il brutto termine) come Pippo Picchietti, Eugenio Sanna, Mauro Orselli, Jacopo Andreini e un intero set di DJs / manipolatori (l'importanza che l'elettronica ha oggi nella N.E.E.M., ancor più per quanto riguarda la comunicazione fra i vari elementi di un organico che si aggira sui trenta elementi che non per la musica stessa, è sancito dalla e- che precede lo storico nome). Si tratta di un insieme, come dicono loro stessi, formato da 'musicisti, attori, poeti, cabarettisti, scansafatiche, disturbatori della quiete pubblica, casalinghe, ferrovieri in pensione, punk foruncolosi e vecchie cariatidi'. Quella che ne risulta è un'esperienza unica per il nostro paese, un laboratorio libero al cui interno può succedere di tutto e nel quale termini quali teatro, poesia e improvvisazione musicale perdono inevitabilmente le loro rigide connotazioni. All'interno della N.E.E.M. confluiscono il teatro di strada, le bande di New Orleans, il barrelhouse , i kollektief olandesi, il cabaret, i medicine show e molto altro. Ma soprattutto nello specifico di "Jodel…", che è progetto discografico e quindi diverso da quelle che sono poi le esibizioni dal vivo, c'è tanta musica: dal jazz al blues, dal rock alla tradizione araba, dalla musica popolare alla tradizione demenziale italiana. "Jodel…" è un CD talmente ricco di idee che analizzarne i singoli frammenti esula dallo spazio e dal tempo che ho a disposizione, lascio quindi questa incombenza al lettore avventuroso che deciderà di addentrarsi in questo corroborante dedalo di gag, scampoli e citazioni.
Contatti e info: burpenterprise@yahoo.com



"uscite varie"
mens tune
 

Il Corposo pacco ricevuto (gia' da un bel po' ...ehmmm) da MENS TUNE records ci da' l'occasione di per fare luce sulle produzioni di questa etichetta.
Per inquadrare nei giusti binari il tutto conviene sicuramente riportare quanto scrivono sul loro sito web:
La Mens Tune è l'etichetta della Astrazioni Foniche che nasce nella primavera del 1999.
Ideata da un'equipe di addetti al settore, che fanno capo ad alcuni studios italiani, con l 'intento di produrre musica elettronica ad ampio raggio.
Prima della metà del 2000, la label conta nel proprio catalogo tre produzioni disponibili solo attraverso alcuni siti internet. Poco dopo e più precisamente alla fine di giugno 2000 verrà stampato e successivamente distribuito il cd di Star Tracker intitolato "Patchwork" nonché due mesi più tardi la compilation "Electrotune One",  che per l'occasione verrà rivista nella sua veste grafica ed arricchita in quella musicale. A distanza di un anno viene pubblicato un mini cd dei Figura Otto in edizione limitata contenente quattro brani ed il cd "Overground" de L'Ensemble.
Nel 2002 l'etichetta entra a far parte di AudioCoop (l'associazione italiana per il coordinamento delle etichette indipendenti italiane).
Alla fine di luglio dell'anno corrente al catalogo si aggiunge il secondo appuntamento con la compilation "Electrotune", questa volta allargata anche all'elettro-pop.
Le altre produzioni per il 2002 saranno  il nuovo cd dei Figura Otto intitolato "Too Much Sugar Can Decay The Teeth" e dei Project Form "Electrocaribe".
Per il 2003 sono previsti i nuovi lavori di Star Tracker e de L'Ensemble.

Veniamo dunque a perlare dei titoli che ci sono pervenuti:

 "Electrotune one"(cd 2000) e' una sorta di dichiarazione d'intenti e ci invita a compiere un viaggio esplorativo attravesro quelle che sono le sonorita' proposte dagli artisti che gravitano intorno allìetichetta.Si comincia con la proto IDM di RODION dal tocco abbastanza personale e dalla affascinate intro.Aseguire UBIT che ,con le sue melodie digitali a cavallo fra electronica ed electro, ci regala 5 minuti e 23 secondi di buone vibrazioni.La traccia 3 e' probabilmente una delle cose migliori del disco intero,a proporcela e' il progetto denominato
O.R.P.H.E.O .iL titolo del pezzo( Simple Jazz) gia' di per se' puo' farvi capiere quali sono le cordinate da seguire: NU JAZZ di pregevolissima fattura in cui campioni di matrice classica si confrontano con sonorita' digitali e ritmiche spezzate d'n'b.Un piccolo gioellino che se fosse provenuto dall'estero.......... Di seguito CLEAN PEE a rasserenare gli animi con la sua proposta soffusa e ipnotica dalla battuta "media" .E' poi la volta de L'ENSEMBLE con un rmx di un pezzo contenuto nell'album di cui parleremo piu' diffusamente in seguito. La succesiva proposta e affidata alle sapienti mani di M.RAMANZIN (membro dei FIGURA 8) che attraverso un perciso e curato programming ci riporta in teritori black (leggi Jazz) . Si cambia decisamente atmosfera con FUTURE PHASE che al di la' di ogni possibile catalogazione si presenta al publico con la sua "tissot", cristallino ed orecchiabilissimo techno pop dal retrogusto anni ottanta.Si prosegue con STAR TRACKER che remixa "lullabyte"(pezzo del suo album recensito piu' avanti) in chiave acid...Tocca a ROBERTO NOLE' che e' un chitarrista che si serve di sequencer,synth e macchine varie per accompagnare le sue trame e che purtoppo ci propone una traccia decisamente noiosa e sterile che pare riuscire solo nell'intento di farci sapere che con la chitarra ci sa' fare, troppo poco.....per fortuna l'atmosfera si torna a riscaldare con la buona ambient d'n'b proposta da MISTIK e con le raffinate atmosfere ascoltabili/danzabili di ASTRAL BODY.  A chiudere il tutto troviamo nuovamente STAR TRACKER.
 

"FIGURA 8 ep" (cd 2001)  Questo ep proposto dai veneti FIGURA 8 e un piccolo gioiellino e probabilmente la migliore delle uscite che MENS TUNE ci ha inviato.
In effetti basta poco per descriverlo , 4 tracce in cui il quartetto presenta  atmosfere jazz soul e black in genere  realizzate fondendo l'utilizzo di moderne  tecnolgie digitali(RAMA)con tastiere analogiche(ALE), una vera tromba suonata(PONCHO) e una melodiosa voce( DANIELA BRUSCIA). Quello che viene fuori e' una manciata di di canzoni che spaziano dal NU JAZZ alla HOUSE passando per atmosfere calde e rilassate da night club .La loro propensione al live show si percepsce anche in queste tracce da studio realizzate con classe e maestria e che meriterebbero sicuramente maggior diffusione non avendo  nulla da invidiare a molte produzioni che giungono dalla terra d'albione.   SARANNO FAMOSI?
 

 " L'ENSEMBLE: OVERGROUND" (CD 2001) L' Ensemble è il nome di un progetto che nasce intorno al 1995 da un' idea del compositore Italiano Davide Cremonini, ma che vede la sua maturazione solo quattro anni più tardi a causa della difficoltosa trasposizione concertistica. Particolare curiosità è suscitata dalle incredibili mescolanze tra generi musicali all' apparenza difficilmente compatibili, ma che nel caso de L' Ensemble trovano un' insolito quanto affascinante equilibrio. Strumenti acustici provenienti dalle culture più diverse e suoni elettronici sono gli ingredienti principali di una musica a tratti morbida, a tratti aspra e dalle forti ambientazioni cinematografiche.
Quanto leggete qui sopra e stato preso direttamente dal sito dell'etichetta e puo' sevire ad inquadrare il progetto di andiamo a parlare :L'ENSEMBLE.
Davide Cremonini si presenta al publico con questo  lavoro dal titolo "OVERGROUND" .Un lavoro difficile, complesso e purtroppo riuscito solo in parte.Il problema maggiore sembra essere quello del tempo che trascorre.Se non vado errato la composizione dei pezzi inseriti nel disco risale circa alla meta' degli anni 90  e la attuale rivisitazione non riesce a scrollarsi di dosso il peso di sonorita' gia' troppo sentite fino ad oggi. Nel disco ci sono anche episodi riusciti(la conclusiva Spontaneus Flux ad esempio) ma in generale l'atmosfera che si respira e' aime' abbastanza stantia e il tentativo dell'autore di svariare costantemente tra sonorizzazioni, chitarre gipsy, suoni naturali, lineee di basso e cupismi vari alla lunga riesce a disorientare anche il piu' predisposto degli ascoltatori.
Muoversi in questi territori non e' certo facile e Davide ce la mette senz'altro tutta ma l'eccletismo compositivo non sempre giova, alle volte occore piu' sintesi e  maggior concretezza per dar vita ad un prodotto organico.
Occore precisare che le idee a Davide non mancano e che ci auguriamo di risentirlo al piu' presto con nuove composizioni e con settaggi nuovi sui suoi synth.
 

  "STAR TRACKER : PATCHWORK" (CD 2000) . Dietro la sigla STAR TRACKER si cela in realta il solo Libero Bovolenta e il titolo scelto dal nostro per intitolare il suo lavoro d'esordio e estremamnete significativo e rappresentativo di cio che intende proporci.Personalmente non posso proprio dire di essere un appassionato di queste sonorita' ma in tutta franchezza devo riconoscere che il disco in questione e' decisamente ben fatto e riuscito. PATCHWORK e un prodotto destinato alla pista da ballo ma non solo, contiene infiniti campionamenti vintage, ritmiche varie e ben programmate profondissime linee di basso alle volte acide alle volte funk. Le influenze potrebbero essere individualte sia dalle parti di DAFT PUNK ma anche da quelle degli ORBITAL, ma tutto questo potrebbe risultare riduttivo in quanto il nostro sviluppa uno stile proprio e personale.Nel calderone  finisce un po' di tutto dal funk al reggae ai primordiali suoni electro dei primi anni 80 (da A.Baker a GRAND MIXER DST  via Hancock) ottenedo un esplosivo cocktail danzereccio di fronte al quale ti trovi volente o meno a battere il piedino al ritmo delle casse dritte che STAR TRACKER ci scaglia contro.
Ballare non e' reato e divertirsi tanto meno.
Bello, intelligente e divertente.
 

 "ELECTROTUNE TWO" (PROMO 2002) Se non vado errato questa che ho sotto mano e' una versione non definitiva di quella che dovrebbe diventare la nuova compilation MENS TUNE. Sul sito non sono ancora disponibili informazioni dettagliate e ne viene annunciata la publicazione per il settembre di quest'anno. La copia in mio possesso contiene 5 pezzi ed alcune novita'. Sono infatti presenti pezzi (1 a testa) per vecchie conoscenze dell'etichetta come FIGURA 8, O.R.P.H.E.O., FUTURE PHASE che confezionano pezzi in linea con quanto gia' scritto all'inizio, ma anche un paio di nuove conoscenze. Si tratta infatti di 2 artisti gia' noti e recensiti qui a SPECTRUM : PUNTO EXE  e CUBICO.  I bolzanini ci propongono il loro consueto "techno hip hop" con la solita dovizia produttiva e con i soliti testi arguti, il secondo si conferma  in ottima forma e si propone come uno dei maggior esponenti di "elettronica intelligente" del nostro paese.
Prima o poi qualcuno si accorgera' di Simone Sorio.



aavv: electrotune 2
cd (mens tune/astrazioni foniche) 2002

di Emenuele Rodola'

"La seconda uscita della collana Electrotune, ricalca l'impronta della precedente allargando, però, il proprio range anche all'elettro-pop."
Apre Future Phase con una IDM/chill molto old-school, tra la Warp di Brothomstates e la melodica incantevolezza del primissimo Mellow-D; un pezzo che non prende mai il via ma che è un susseguirsi continuo di intermittenze melodiche su cyber-synth e blip beats. O.R.P.H.E.O. ci propone breakbeat dal sound intelligente ed acquatico, sempre mantenendo una certa costanza chill-out e senza pretendere frenesia da d'n'b. Segue Sabina Orlandini, la prima vera sorpresa dell'album, cantato puro e filtrato, esattamente sensuale come altresì propone a livello testuale; una voce che si dilata su un ritmo costante e synth spaziali in panbrello, arie magiche alla Luke The Wizard vs Aaron Goldbody. Figura Otto ci invita a prendere un cocktail nel suo lusk bar dove persone piacevoli piacevolmente discutono e sorridenti lasciano che la Natura musicale sia complice e si adatti anzi all'atmosfera: fiati e corde e agogo sintetici, bassline profonde e pad cristallini vestiti di color caffè. Punto.exe si destreggiano tra acrobazie vocodiche in iterazione e linee ritmiche da dancefloor per poi evolvere in un rap (certi 99 Posse) filtrato e nascosto nel sintetico. Rassicurante synth-pop in Roundpear e Maxa Frizher, con un punto a vantaggio di quest'ultimo per la bassline decisamente più accattivante, episodi entrambi di valore e buon gusto. Altre atmosfere lussuose per Bodega Bay, che tra sassofoni e synth ci propone un Xhale molto lounge ma più pieno di sè, chitarre funky ad alta frequenza e tribalismi IDM alla Mitchell Akiyama. Buonissimo l'impatto di Onemanband e il suo synth rock 'February Sky', voce trattata e sovrapposta, molto belli i bassi e molto intrigante la scelta del sassofono a fine pezzo, veramente la ciliegina sulla torta. I leads a fine pezzo, il parlato giapponese e le armonie argentee ne fanno per certi versi il pezzo di punta della compilation. Ma le sorprese non sono finite, Cubico spiraleggia tra noise e leads quasi goa in salsa IDM, in un buon intreccio di percussioni intelligenti; forse mi sarei aspettato più frenesia e com-passione per l'ascoltatore, da questo artista che sto imparando a conoscere. Chiude Rodion con la bellissima 'Ephél', colonna sonora per un film di rimpianti e dolcezze lasciate alle spalle. Breakbeat costanti e tappeti malinconici, mentre i synth narrando si incontrano con teneri arpeggi sognanti. Ottima conclusione per un album che si è aperto altrettanto sapientemente e che sa decisamente mantenere l'attenzione alta per la varietà e la rinfrancante competenza musicale che propone.
Siamo in vista di un'ulteriore episodio.
 http://www.astrazionifoniche.it



elettrodo : "st."
2002 cdr autoprodotto

di Emanuele Rodolà

Contenuto e forma aderiscono perfettamente in questo lavoro di Daniele Torcellini. Un inizio per nulla malvagio (richiami alla synthpop di Culture Kultur), un risultato molto appuntito, sin troppo appuntito: peccato davvero per le seguenti prove, buonissimi spunti (Melotron, Hoffman, Japanese Telecom, Peaches), ma troppo acri, è veramente la trasposizione sonora di ciò che propone l'immagine di copertina. Nulla da dire ai suoni in sè, riescono anche a parlarsi in qualche occasione, nulla da dire alla composizione vera e propria, per nulla mediocre, ma troppo di già sentito, dai richiami house al breakbeat da videogame, ai synth acidi di una electropop molto tradizionale e comunque già esplorata. Un OK per track07 e track04, che riascolto spesso, e mi chiedo come mai Elettrodo non abbia osato, con questa demo.
http://digilander.libero.it/elettrodo2002



eniac vs roccu
"roccu vs eniac"
cdr split 2001
 

di Adriano Zanni

Eniac e Roccu sono due singole entita' operative in quel di torino e in quel di lecce.Entrambe sono da considerarsi progetti solisti ed ambedue appaiono decisamente fuori dagli schemi.
Fabio Battistetti mente pensante ed operativa del progetto Eniac vanta notevoli e numerose collaborazioni ,suona parecchio dal vivo e cosa piu' importante ha dato vita ad una sua personale etichetta chiamata "Stella Cadente" nata per diffondere la sua muisica e non solo.
Roccu mente pensante(?) e braccio armato di se stesso non pare abbia molta voglia di parlarci di se stesso, si autodefinisce " half human half roccu" e questo ci basta.
Questi due loschi figuri hanno avuto la brillante idea di mettersi insieme per dare vita a questo cdr split.
Il disco in questione e' infatti equamente diviso a meta' sia in termini di tempo che di tracce propste.
Ad aprirlo e' il delirante Roccu che ci propone l'ascolto di 8 composizioni create con il solo utilizzo di software (un demo di Fruityloops,Reaktor Simsynth) e di un lettore  cd difettoso come hardware.
I titoli scelti per le composizioni sono a cavallo fra il demenziale ed il criptico , ma la proposta audio e' decisamente notevole. Il "mezzo umano e mezzo roccu" si muove in territori conosciuti dalle nostre parti proponendoci elettronica scarna essenziale, piena di glitches e composta partendo dagli errori generati da macchine in crash.Tale materia viene gia' affrontata  da innnumerevoli esponenti in ogni parte del globo che non vale nemmeno la pena di citare, anche perche' roccu pare trovare un via decisamente personale ed un approccio originale a quella stessa materia ormai piu' o meno codificata internazionalmente. Glitches e drones si incastrano perfettamente fra loro rincorrendosi, allontanandosi , ricomponendosi , andando a formare godibili pseudoritmiche e facendo da contraltare ai campioni utilizzati e ai pads creati presumibilmente con il glorioso Simsynth  dimostrando (quasi) sempre una spiccata attitudine melodica.
Insomma Roccu ci sa fare e questa sua dote che pare indurlo a non prendersi troppo sul serio scadendo in quello che troppo spesso porta i solitari cavalieri laptop all'autocompiacimento fine a se stesso, fa si che le sue 8 tracce iniziali scorrano via che e' un piacere.
Si prosegue con la seconda parte del cdr split curata da Eniac .
La parte da lui curata e' decisamente piu' ambiziosa e per meglio inquadrarla riportiamo la autopresentazione stampata all'interno del disco: "eniac ha giocato questa volta sulla musica della rete,utilizzando campioni (file midi e wave) scaricati da vari website, trasformandoli nei suoni che compongono queste canzoni. Un concept sulla rete che ogni di' entra sempre piu' nella vita di tutti, creando una unica rete di cervelli fibre ottiche ,chips,dove vive la comunicazione ma dove muore anche la comunicazione fra 2 persone, i sentimenti ed il resto.Ricordarsi cosa vuol dire la comunicazione attraverso il percorso inverso: prendere dalla rete e trasformare in emozioni,canzoni,suoni, segnali."
In effeti le 7 composizioni di Eniac che vanno a chiudere il disco sono decisamnte piu' difficili da descivere ma non per questo da sottovalutare.In un disperato sforzo recensivo le potremmo definire "ambientali" anche se in maniera del tutto non covenzionale .Le atmosfere che si respirano sono rarefatte e dlitatate lente ed evocative sopre le quali si vanno a sovrappore i testi "recitati" da sara e che sono riportati all'interno del cdr.
La proposta di Eniac appare compiuta ed affascinate ed il lavoro di reciclaggio di detriti e scorie prelevate dalla rete pare aver dato i frutti sperati.
Per chiudere il discorso non si puo' che parlare bene di questo disco sia per quanto riguarda le sonorita' proposte ,sia per quanto riguarda la volonta' di collaborazione di 2 artisti apparentemente diversi fra loro e che hanno deciso di unire le forze in un comune progetto.
Come si diceva prima e' una questione di comunicazione/interazione che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione, SFRUTTIAMOLA.
Vi consigliamo pertanto di procurarvene una copia,anche perche' pare che sia in odore di publicazione da parte della siciliana Snowdonia...... per cui !!!!



ent :"cohai"
2002 cd(?)r autoprodotto

di Adriano Zanni

Recentemente la webzine SINEWAVES ha publicato un bell'articolo a cura di Etero Genio che tenta di tracciare le coordinate della attuale scena (che brutta parola!) elettronica italiana.
Fra le pieghe di quell'articolo sono rimasto colpito da un'affermazione di Elio Martuscello che dichiarava:
"Sinteticamente, inevitabilmente con qualche imprecisione, si può sostenere di trovarsi di fronte ad un brano di musica concreta ogni qualvolta un'opera utilizza unicamente come materiali costitutivi solo eventi sonori registrati da fenomeni acustici naturali come quelli generati dai tuoni, dal mare, dalle voci di una folla, ecc. Oppure di musica elettronica se i materiali costitutivi sono di natura sintetica. Di musica elettroacustica se oltre alla combinazione di entrambi i criteri si utilizza anche uno strumentario live (acustico od elettronico). Di musica acusmatica quando un'opera è costituita da suoni sintetici o concreti, o da entrambi, ma che non prevede l'esecuzione live. Di musica improvvisata se non vi è nessuna partitura o criterio atto a condizionare i musicisti che suonano liberamente. Insomma, credo che attualmente è difficile trovare lavori che rispondano ad uno solo di questi criteri, spesso li comprendono tutti."
Sembrano dargli pienamente ragione i bellunesi ENT.
Quello degli ENT e' un caso emblematico , con un solo un cdr autoprodotto alle spalle hanno saputo ritagliarsi una certa notorieta' internazionale grazie sopratutto all'inclusione di un loro pezzo inserito nella lista  di mp3 on line del sito web della etichetta britannica Fat Cat.
L'uscita di questo nuovo lavoro era dunque molto attesa , le aspettative non sono certo andate deluse.
Confezionato in una bellissima busta in cartone ,autoprodotto in cdr(anche se occorre un buon occhio per rendersi conto di cio') il disco inquestione e' un autentico gioiello.
Cohai contiene 5 pezzi (contro i 4 dichiarati sulla copertina, la breve e senza titolo numero 3 viene saltata nella track list) di rara bellezza e raffinatezza.
Inutile sbilanciarsi in astruse definizioni stilistiche e categorizzazioni, secondo il modesto parere di chi scrive siamo davanti a splendida POP MUSIC.
E' certamente impresa ardua mettersi d'accordo su cosa sia, o rappresenti per ognuno di noi il termine POP viste le concezioni di comerciabilita' che il termine stesso puo' suggerire o lasciar sottointendere, ma tante' che se devo pensare a cosa oggi sia piu' accomunabile ,in ambito elettronico, al famigerato(per alcuni) concetto di pop, penso di poter affermare che COHAI degli ENT ci sia andato parecchio vicino. Melodoie cristalline si ricavano un proprio spazio all'interno di strutture apparentemente dominate da "rumori".Glitches vari che si trasformano in avvolgenti ritmiche.Parti acustiche alle volte  suonate  alle volte (forse?) campionate mescolate senza preconcetto alcuno con pariture digitali.Arrangiamenti che incuriosiscono per la loro apparente stranezza,  ma che convicono appieno per la loro straordinaria efficacia.La capacita non comune di passare con navigata noncuranza da passaggi di minimal elctronics ad atmosfere jazzate .La costante ricerca della melodia e della canzone ed un raffinatissimo gusto estetico  rendono questi 28 minuti di ascolto una delle esperienze piu' belle ed avvolgenti degli ultimi tempi.
Certamente una delle cose migliori pervenute dalle parti di SPECTRUM ma sicuramente anche una delle migliori uscite discografiche  italiane di tutto questo 2002.
C'e' solo da augurarsi che l'autoproduzione non penalizzi questo gioello.Non so se trovera' un'adeguata distibuzione , ma se un prodotto simile non riesce a catturare l'attenzione di qualche addetto ai lavori,allora vuol che ci attendono tempi ancora piu' duri di quegli attuali.

In attesa di conoscere il destino commerciale di questo disco siete obbligati a richiederne una copia a Emanuele Bartoluzzi e Michele Scariot contattandoli a questa email:
ents@libero.it

potete intanto scaricarvi un loro mp3 dal sito della Fat Cat qui:
http://www.fat-cat.co.uk/demo/

potete anche spronarli a completare (o forse e' meglio dire iniziare a realizzare) il loro sito che attualmene e' in costruzione, e che e' qui:
http://www.ent-love.org



fhievel :"fluctuazione"
2002 cdr autoprodotto
 
 

di Adriano Zanni

Dal piemonte e da Biella in particolare arriva Luca Bergero che utilizzando la sigla FHIEVEL costruisce questo suo esordio in cdr dal titolo FLUCTUAZIONE.
Di esordio si tartta e di esordio con il botto aggiungiamo noi. FHIEVELuca ci spara dritto nei nostri poveri e maltrattati padiglioni auricolari e nelle nostre stanche meningi(o almeno in quel che ne resta!!) le sue FLUCTUAZIONI.Ce le spara sotto forma di microsuoni e microsequenze, plasmate e adattate alla breve distanza di un unico pezzo di 15 minuti seppur diviso in 5 movimenti(leggi tracce) collegati fra loro senza soluzione di continuita'. La breve durata del lavoro ci costringere a non poter gridare al miracolo come l'istinto ci suggerirebbe, ma le premesse per ottimi sviluppi e seguiti ci sono tutte. Ottima qualita' di incisione ed equalizzazione per iniziare,ottima organizzazione dei suoni(rumori/glitches/frequenze/drones..ocomediavolovoletechiamarli) che vanno a creare atmosfere suggestive ed efficaci a cavallo fra sonorizzaioni e ambientazioni, dando vita alle fluctuazioni a cui il titolo del lavoro fa riferimento. Un ideale colonna sonora che descrive i tormentati stati d'animo del suo creatore alle prese cone le sue macchine. Un lavoro affascinante che cattura e incuriosice , caratterizzato da una  apparente semplicita' cosrtuttiva ma che fornisce complesse reazioni  emotive a chi lo ascolta.
A questo punto non ci resta che attendere FHIEVEL alle prese con la piu' inpegnativa lunga durata.
  info contatti e alcuni mp3 da scaricare qui
http://www.noisysoul.com
il lavoro e' distribuito da S'agita Recordings/S'Agita diffusion
 http://spazioinwind.libero.it/logoplasm/sagitarecordings/diffusion/



fhievel : "vetri di carta"
2003 cdr autoprodotto

di Adriano Zanni

Di fhievel avevamo gia' parlato(e bene) tempo addietro in occasione della publicazione del suo precedente cdr "fluctuazione".
Questo inizio d'anno ci ha portato la sua nuova fatica che porta il suggestivo titolo di "vetri di carta"
La prima piacevole sorpresa giunge dalla durata del lavoro ,che dopo le tempistiche ridotte del mini cd sulle quali era solito muoversi il nostro, si dilata fino giungere alla fatidica soglia dell'album.
Costantemente immerso in calcoli e formule  tipiche della programmazione in "Csound" Luca compie un piccolo miracolo : trasformare i freddi algoritmi e i cervellotici concetti di inviluppo in puro fluidissimo magna sonoro . Raramente si riesce ad ascoltare  in ambito di "microsuoni" , perche' e da quelle parti che il nostro sta dirigendosi, atmosfere cosi' ricercate a languide.
Le 4 tracce (48 minuti totali) sono susseguirsi di crepuscoli e e freddissime albeggiate, suoni inizialmete flebili e scomposti che magicamente trovano la propria collocazione complessiva all'interno di tessiture raffinatissime e dall'apparente semplicita'. Rarefazione e  liquefazione i sono termini che piu' si addicono agli acquarelli digitali che escono dalla tavolozza di fhievel.
Tavolozza che pare erroneamente essere coperta solo da tinte di grigio , ma che ad uno sguardo piu attento risulta essere in grado di riversare sulla tela colori piu' caldi ed intensi.
Suggestiva Microambient , sonorizzazioni digitalpsychadeliche.
Bellissimo!!!!
Fatevelo spedire a tutti i costi.
http://www.noisysoul.com/



fhievel "vetri di carta"
2003 cd-r s'agita recordings

di Etero Genio (no ©)

Luca Bergero è stato acclamato, già dai primi due mini-cd autoprodotti, come una delle più interessanti promesse della musica elettronica italiana. Tali entusiasmi, alla luce di questa prima realizzazione 'ufficiale', si dimostrano più che giustificati. Cosa c'è di particolare nella musica di Luca… niente e tutto, ma, soprattutto, ci sono quelle cose semplici in grado di farti riflettere senza riuscire a capire perché non ci avevi pensato prima, tanto paiono elementari. Un po' come succede per 4' 33" di John Cage. Un primo elemento che colpisce è legato all'eccellente qualità del suono, nitido e cristallino, che lascia intendere la padronanza acquisita da Luca sui mezzi che utilizza; Fhievel dimostra con ciò che la pulizia, l'ordine, l'attenzione riservata ai particolari, l'armonia e la delicatezza non sono necessariamente sintomo di ruffianeria e inespressività. Poi c'è il gusto nel miscelare suoni che possono espandersi, distendersi o frantumarsi gracidando, fischiettando e gorgheggiando; suoni che a volte sembrano inghiottire e digerire se stessi, come quando, in alcuni momenti, vengono accennati solubili pattern ritmici che svaniscono sul nascere. Sono suoni timidi, che sembrano aver paura di mostrarsi a causa di questa loro nudità così integrale. Tre o quattro anni fa rimasi colpito, durante un Festival di Angelica, dalla discrezione intrinseca allo splendido concerto degli AMM e oggi ritrovo lo stesso riserbo di quel concerto nel disco di Fhievel. "Vetri di carta" è fonte di buon umore e relax, ascoltarne le evoluzioni equivale a distendersi adagiati sulla riva di uno stagno o nell'intimità di una grande parco-voliera. "Vetri di carta" è il cd che consiglierei, in funzione terapeutica, a molti new-agers che conosco: rilassate le membra e lo spirito ma fatelo con classe, sobrietà e intelligenza. Fhievel è qui per aiutarvi.

contatti: http://www.noisysoul.com/



fong : "manifesto"
2003 cdr under my bed records

di Adriano Zanni

Da casa Under My Bed records giunge questo strano oggetto.
Pare essere un cdr , pare essere realizzato da qualcuno che si chiama fong, pare che si intitoli manifesto.
Pare essere non musica.
Pare contenere 22 pezzi , ma poi pare di capire che in effeti il pezzo contenuoi sia solo 1 e che tutto il disco duri 40 minuti.
Pare che fong sia un collettivo di non musicisti che preferisce restare anonimo.
Un sito web che non pare chiarire un bel niente.
Pare che sia musica che non esiste.
Pare che all'interno dello pseudo booklet ci sia scritto questo:
La musica in quanto materia finita di suoni organizzati dall'uomno non esiste.
Ogni cosa e' musica, la musica e' ogni cosa.
La musica in quanto prodotto di una singola mente e/o entita' , o di un gruppo di esse razionalmente organizzate, non esiste.
Ognuno produce musica, la musica non e' di ognuno.
La musica in quanto effetto di uno o piu' utensili consuetamente e canonicamente adibiti ad essa, non esiste
Ogni oggetto produce musica e la musica non e' cosa per gli oggetti.
La musica in quanto risultato dell'elaborazione culturale di una tradizione storica ,non esisste
Ogni eta' ha la sua musica e la musica non ha eta'.
La musica in quanto espressione di una o qualche conoscenza , non esiste.
La musica in quanto documento riproducibile,oggettivo e completo, non esiste.
La conoscenza non produce musica e la musica non determina conoscenza.
I supporti di ripoduzione  non contengono musica, e la musica non puo' fermarsi a quella riprodotta da un supporto esterno.
Pare comunque che il disco ESISTA.
Mi pare che sia qui nel mio riproduttore di formati acustici.
Pare.............

http://www.undermybed.org/main.html
pare anche: http://beam.to/fong



guignol
"electronica obscura"
cd-r 2001

di Luca Confusione

Elettronica autoctona italiana, scura e venata di a-ritmie downtempo, é il
prodotto che ci consegna Guignol.
Noi ascoltiamo...e godiamo del senso di spaesamento che ce ne deriva.
Frammenti di diverse realtà sonore vengono assemblati in loop mesmerici mai
privi di fascino ritmico.
Linee cupe ed essenziali di sequencer fanno da contrappunto a pattern di
batteria  (suoni vintage si trasformano eo vengono sovrapposti a break-beat
de-pitched) mentre tappeti, timbricamente riconducili a certe produzioni
EBM, e samples in reverse con lieto risuonare di riverberi metallici ci
accompagnano e dis-orientano.
Last Night Of The Kamikaze,Mistress Nikita e Witches Of
Donostia sono dilatazioni cerebrali per scuro-vestiti hacker.
Devils Are Surfing Over Mud é una  (Grand)Guignol[esca]
interpretazione, dove un Lustmord ammiccante sembra aver imparato la
break-dance.
2D Music é un sintetico e bidimensionale incedere di linee portanti e
ritmiche. Ubi Sunt é il pensiero di un affiliato industrial-ritualista
che poco alla volta devia verso il pensiero chimico.
Ma tutto il cd é su buonissimi livelli.  Da ascoltare e assimilare.
 

cotattate guignol per una copia
visitate il suo sito per scaricare mp3 e maggiori info
http://guignol.port5.com



Guignol : "g-spot inc."
2002 cdr autoprodotto
 
 

di Adriano Zanni

Bentornati nel malsano mondo di Guignol .
Un mondo fatto di  pillole e quarti d'acido, di guepirre in latex e sexy shop, di interludi ,zone di guerra  e canzoni d'amore ,abusi di alcool e risvegli con le membra a pezzi.
Ascoltare la musica del nostro e' un'esperienza fisica che non lascia tempo a troppe riflessioni o a elucubrazioni di sorta. Parte il cd e ci troviamo catapultati in qualche sudicio fumoso locale malfrequentato dove il dj spara break a manetta ma la gente ha altre attivita'(ben piu' interessanti) a cui dedicarsi.
EBM ? Techno? Trance? Punck Rock?
Niente di tutto questo e tutto questo insieme, fisicita' allo stato puro indipendente dal numero dei bpm proposti
Nichiliste scariche digitali, profonde linee di basso e atmosfere nord europee profuse senza risparmiarsi e senza perdersi in sofismi e tecnicismi inutili.
Dritto nelle palle!!!!
Uscite una sera con Gugnol e sicuramente la mattina dopo ve ne sarete pentiti

http://www.guignoldangereux.com/



Pietro Grossi
"battimenti" 2003 cd ants
"musicautomatica" 2002 lp die Schachtel
 
 

di Etero Genio (no ©)
 

A poco più di un anno dalla scomparsa di Pietro Grossi, uno dei precursori della musica elettronica italiana, escono questi dischi delegati a riproporne il nome; due pubblicazioni che cadono a fagiolo in un momento in cui, pur fra mille contraddizioni e difficoltà, i giovani sperimentatori elettronici italiani tentano di affermare la loro centralità creativa in un panorama musicale per il resto piuttosto arido. Cadono a fagiolo perché rilanciano la realtà di una solida tradizione dal carattere e dall'attitudine sperimentali, estranea quindi ai cliché della bella melodia, che nulla ha da invidiare a quelle che, da buoni esterofili, quotidianamente esaltiamo. Ma, oltre che alle tematiche generali, il nostro entusiasmo per queste due realizzazioni è determinato anche da motivazioni più intime. Innanzi tutto perché confermano la realtà di un'etichetta, la ANTS, che comincia a vantare un catalogo di tutto rispetto destinato, nei prossimi mesi, ad arricchirsi con ulteriori ottime realizzazioni; poi perché ci permettono di salutare la nascita di una nuova etichetta, ognuno sa quanto ce n'è bisogno, invero splendida nelle sue confezioni ricercate e ricche di informazioni sul musicista e sui brani proposti. Giuro che, ingannato dalla ragione sociale, ho pensato che si trattasse di un'etichetta tedesca, e mi sono stupito non poco quando ho scoperto che questa meraviglia aveva base nell'ancora italianissima Milano. Infine c'è il motivo che più influisce a suscitare il nostro entusiasmo, cioè la musica di Grossi che viene riproposta in alcune pagine essenziali, la sua prima composizione elettronica del 1961, due lavori basilari risalenti alla seconda metà di quello stesso decennio e una specie di testamento sonoro datato 1985, dove vengono indagati concetti quali musica senza fine, musica automatica e opera aperta, cioè nata da manipolazioni e destinata a essere manipolata. Grossi ha anticipato tendenze e motivi di discussione ancora oggi al centro dell'attenzione, dall'installazione sonora alla messa in discussione della 'proprietà intellettuale', dalle prime esperienze di telematica musicale alla creazione di rivoluzionari software; oltre a ciò ricordiamo l'insegnamento presso la prima cattedra italiana di Musica Elettronica (al Conservatorio di Firenze) e l'opera divulgativa fatta con l'associazione 'Vita Musicale Contemporanea'. Insomma, non c'è altro da dire per capire che si tratta di un personaggio da (ri)scoprire e da conoscere, magari prendendo al balzo la palla offerta da queste due ottime realizzazioni. Tanto di cappello e giù la testa.



HAPAX - HOME BY HOME
(2003, cd-r autoprodotto)
 

di Emanuele Rodolà
 

Conosciamo già Màoro Sanna (personalmente ho avuto il piacere di incontrarlo più di una volta di persona): lo ricordiamo per il suo progetto Black Dezign, avviato sotto pseudonimo, che fece anche comparsa nel famigerato Spectrum Box Project di un annetto fa. Màoro è sempre stato, per lo meno sotto il mio punto di vista, piuttosto ambiguo (musicalmente s'intende).
Ho sempre fatto una gran fatica a inquadrarlo, a dargli un genere, insomma a 'disporlo' nella mia libreria mentale-sonora. Certo è che sin dal primo ascolto ho osato configurare abbastanza audacemente il suo bagaglio musicale come ascendente una certa mentalità 'colta' e avanguardista che ho sempre ammirato. E le mie presupposizioni sembravano esatte. Sembravano, perchè sto di nuovo brancolando nel buio con questo Home By Home. Il lavoro apre con [operation], noise-rock (melodico?) assolutamente provocatorio (Provoke War è il titolo completo), per poi sfociare in un tostissimo ritmo synth da guerriglia, certo synth-pop tedesco con degradazioni e mitragliate di noise e hardcore industriale (Hypnoskull e squadra Ant-Zen docet). Un mosaico di integrazioni rumorose, che può talvolta dare fastidio per l'eccessiva eterogeneità di momenti che propone. E' un vero fare guerra se ci pensiamo, un continuum di assalti e di pause beffarde, sempre più violento e sempre più pacato, che mai si sovrappone, che ci fa ricordare che in guerra o si vince o si perde. Se un suono muore, un altro prende il suo posto, la coesistenza non è prevista nè tantomeno tollerata. Con 'The day is dawning' mi torna in mente ancora una certa tendenza dark-pop/EBM (Persephone, Melotron), dove mi aspetto un violoncello c'è un pad, e poi parte con un groove pazzesco quasi goa ma troppo noise (alcune produzioni di Haujobb). E' sempre cangiante, con un perenne acido nello stomaco. Uno scenario molto eloquente davvero.
Bellissimo il ritmo acido a metà brano, il noise alla Dj Cowbell/Junkfood (ultrafrequenze freneticissime per intenderci), il noise che veniva pubblicato in cassetta fino a qualche decennio fa.
Il brano da titolo è fantastico, ma quanto mi rilassa questo noise. Peccato duri solo qualche secondo. Per poi iniziare con il pezzo più distinto dell'intero prodotto. Molto molto rimembrante di Xpq-21, Hanzel und Gretyl e veramente troppo vicino all'EBM più versata per il dancefloor, con tanto di tribalismi ed effetti acustici e voci. 'Never ending war' è ancora Xpq-21, molto epico stavolta, decisamente la song più riuscita dell'album. Bassline ben fatta, il Chris Huelsbeck di Turrican, battaglie cybernoidi alla Terminator 3, frenetico e danzabile e tanto tanto colonna sonora (In Strict Confidence). Nulla di veramente nuovo, nè troppo sorprendente, tuttavia. Un lavoro da prendere a schiaffi per l'irrisoria sfrontatezza con cui si presenta, ma che va temuto per la carne cruda che ci fa assaggiare.
 

tutti i brani sono disponibili in formato MP3 su http://www.hapax.tk
per contatti: msanna@edig.it



Hi Life Connection
"demo" cd-r 2002

di Nicola Chiavari

Potremmo definirlo eclettismo sonoro. Quello strano gioco di atmosfere e
ritmiche diverse, culturalmente distanti, che si vengono a fondere nel
progetto Hi Life Connection. Il progetto nasce dall'incontro tra un dj
[Michele Isnardi] e un compositore [Guido Mignone], che con la
collaborazione di altri artisti, spaziano senza difficoltà tra trip hop,
dnb, dub, house e indie. Si parte dall'Oriente con Silver Haze, un misto tra
Nitin Sawhney e Thievery Corporation, e gradualmente si aumenta il ritmo
passando da Extatic Fever a Funk Sedition: ritmica funky-house, la voce di
Manuela Florio e una varietà di campioni che riempiono l'atmosfera. Oltre,
ci sono da scoprire le ritmiche dub di Nobody Knows, lo stile
dnb-orientalizzato di Digital Indica e Dancing at Dawn. Poi il viaggio
finisce: mai monotono ne ripetitivo, forse proprio per la varità
ritmico-stilistica che Hi Life Connection propone. Sicuramente un lavoro
positivo anche se l'eclettismo lo rende difficilmente catalogabile nella
'scaffalatura' elettronica attuale.



h.c.-b.
t0-10-222. (cd-r)
2001

di Adriano Zanni

"H.C.-B e' un progetto nato a catania nel settembre 2000.consiste in 6 persone e diversi strumenti (chitarre,basso,armonica,radio sintetizzatori,tromba xilofono e qualsiasi cosa produca un suono) ... Il lavoro e' stato creato con l'intenzione di creare una colonna sonora improvvisata sulle immagini del cortometraggio ElectronicLabyrinth di George Lucas. Cosi' recita il poverissimo (di informazioni) flyer allegato al cd.
Inserisco il cd nel lettore .... play,.... rumori crepitii improvvisazioni,...... strani suoni , strane atmosfere dilatate e lente, fiati ,......voci campionate filtrate e mandate in loop,elettronica che a volte prende il sopravvento sul suonato e suonato che a volte prende il sopravvento sull'elettronica,post rock(?),free jazz(!), la sensazione che ne ricavo e' di distacco. Il cd rimane nel lettore e io continuo a fare le mie cose distraendomi ,leggo scrivo telefono....... quando ad un certo punto mi accorgo che il tempo e passato e siamo gia' al terzo ascolto consecutivo. t0-10-222. comincia ad entrarmi in circolo e il mio organismo comincia ad assuefarsi. Comincio a prendere confidenza con i suoni che escono dalle casse e senza rendermene conto comicio ad immaginare le sequenze visive alle quali dovrebbero essere associate.Tutto diventa piu' familiare e coinvolgente, quasi rassicurante, sono pronto per (ri)cominciare il viaggio................... play........... rumori crepitii improvvisazioni,...... strani suoni , strane atmosfere dilatate e lente, fiati ,......voci campionate filtrate e mandate in loop,elettronica che a volte prende il sopravvento sul suonato e suonato che a volte prende il sopravvento sull'elettronica,post rock(?),free jazz(!).
Le immagini le crea il vostro cervello, la colonna sonora ce la mette h.c.-b.
 

per contattattre h.c.-b. gianapoli@supereva.it



hal 9000
demo (cd-r) 2001
 

di Mauro Carassai

Nel variegato universo delle autoproduzioni le collaterali strategie di promozione del proprio prodotto artistico godono di una libertà pressochè totale, ivi compresa quella di sottrarsi ad esse. Forse è per questo che il secondo demo degli Hal 9000 (Chiara alla voce, LaSte: rhodes, synth, programming e Luchino: basso, programming con la collaborazione di Dj Spoon) si presenta completamente scevro di orpelli informativi puntando soltanto sulle quattro tracce sonore corredate a malapena dei titoli. Così come l’Hal 9000 di Kubrikiana memoria era un essere commovente, dalla voce dolce e lusingatrice, i messaggi digitali del gruppo ravennate sanno insinuarsi nella mente dell’ascoltatore con la stessa capacità ammaliante. Dispensando piccole dosi di house, grooves sintetici a tratti davvero coinvolgenti, e orecchiabili melodie quasi sempre accattivanti, gli Hal 9000 confezionano in queste quattro tracce la fusione ideale tra sonorità wave dei tardi ’80 (grazie al gusto retro’ dei sintetizzatori di LaSte) e l’attitudine indie-pop degli Ustmamo’ (di cui si sentono gli echi nel cantato di Chiara). Dall’ondeggiante ballabilità di “Emotivamente instabile” e “Ti cerco spesso” attraverso la più riflessiva “Parlami” si giunge alla più riuscita della serie che è “Divagazioni”, forse perché più barocca, a tratti mentale e capace di caleidoscopiche esplosioni digitali di sorprendente fluidità. Non resta che ri-abbandonarsi ad occhi chiusi all’elttrodance del loro demo e sperare che, a differenza dell’Hal di Kubrik, gli Hal 9000 non si spengano in un rantolo incomprensibile e siano invece in grado di portare a termine la loro missione. Gli obiettivi sembrano vicini.



AA.VV. "On How A Picture Can Sound"
2003 mp3 Homemade Avantgarde
 
 

di Etero Genio (no ©)

mp3 si - mp3 no. Ultimamente, dovunque mi giro, sento infervorare la discussione, tanto che la questione sembra essere ormai diventata un affare di stato (e forse lo è davvero). Voglio allora spezzare una lancia a favore del si, pur fra mille dubbi, e dare alla distribuzione via mp3 il giusto riconoscimento per la risoluzione di almeno due problemi: (1) la possibilità di arrivare a un pubblico più ampio per musicisti che i costi di produzione e l'andamento del mercato chiuderebbero inesorabilmente fra le mura di casa e (2) la possibilità, per molti appassionati che vivono a distanza dai pochi negozi veramente specializzati, di poter indirizzare i propri acquisti basandosi su un ascolto diretto, saltando quindi la mediazione offerta da recensione, distribuzione e pubblicità. Voglio anche azzardare un parallelo fra queste compilation - o almeno fra le migliori di esse - e quello che sono le state le "Nuggets" per il garage rock, e spero che i protagonisti non si sentano sviliti da questo paragone che vuol essere tutt'altro che denigratorio.
Prima di scandagliare questa notevole raccolta mi sembra giusto rendere i dovuti meriti al suo ideatore, che modestamente si è tenuto fuori dai giochi, cioè a Lorenzo Brutti (ex Lush Rimbaud e oggi a capo dei progetti dll, John Deere e dell'etichetta Homemade Avantgarde); a lui vanno i nostri ringraziamenti per aver realizzato questo estroso incontro fra musiche e…  beh si, immagini… dacché ho dimenticato di specificare che ad ogni brano è associata un immagine pittorica, fotografica o di altro tipo, o forse è meglio dire che ogni brano è un libero commento all'immagine che il musicista stesso ha scelto.
L'apertura è destinata alla musica grottesca del duo italo-giapponese Tottemo Godzilla Riders, che potrei definire anche come no wave verace. L'immagine scelta è un'opera d'arte contemporanea, di Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, in cui vengono miscelati fotografia e fumetto, e direi che si adatta perfettamente alla poetica sghemba dei TGR.
Segue egø (aka Enrico Glerean) che alterna deliziosi tocchi di pianoforte con sospiri, interferenze di rumori e altri suoni meccanici. In questo caso l'immagine, rappresentazione di nudità manichinea, è una fotografia di Cindy Sherman intitolata Sex Pictures: Untitled # 261.
Direi che il più prevedibile nella scelta dell'immagine, quand'anche splendido nell'interpretazione, è Luca Sigurtà con L'assassin menacé di Renè Magritte. Il commento sonoro, già definito splendido, si basa su microsuoni concreti che fanno da sfondo a solenni tessiture di tipo organistico-chiesastico.
Lo svizzero Strotter Inst. oppone la manipolazione di quattro giradischi (senza fare utilizzo di alcun vinile) all'opera, datata ai primi del Novecento, di uno dei pionieri della fotografia, Young Farmers di August Sanders; che dire di questo brano costruito su una ripetitività dal tocco leggero, quasi che fosse ottenuto con una jew's harp messa in loop, se non che lo vedrei bene, per quanto lo trovo immacolato, nella mitica serie sugli strumenti autocostruiti della Ellipsis Arts.
Gli arpeggi di chitarra di Mouses And Sequencers (aka Nicola Giunta) galleggiano in un mare di suoni che fanno pensare a una voliera per oggetti canterini meccanici, splendida la 'pop art' collagistica di Luca Valenti che fa pendant con questo brano.
Ancora un ottimo accoppiamento è quello fra le manipolazioni chitarristiche, poetiche e trasparenti, dello svedese Differnet (forse significa different + net) e l'Elegy To The Spanish Republic n° 34 del pittore astratto Robert Motherwell; alle fluttuazioni della chitarra fanno da contrappunto suoni che sembrano provenire (o provengono?) da un piccolo mulinello d'acqua e dal miagolare di un gattino… il tutto è particolarmente seducente.
Seducente, del resto, lo è anche il brano successivo firmato dai Maxanto, fatto di pulviscolo e bolle di sapone (ancora manipolazioni chitarristiche), che ha per contraltare lo splendido monocromatismo Blue di Yves Klein. Curiosa è anche la storia di questi due ragazzi che Brutti ha conosciuto chattando, questa particolarità riattizza oltretutto le mie idee riguardo ai paralleli con le "Nuggets" del passato.
Nella parte finale della compilation sembrano essersi dati convegno gli ammalati di malinconia, a partire dai Mou, lips! che, poetici come sempre, appaiono però meno frizzanti e ritmati del solito. Pensare che hanno voluto abbinare il loro brano, raffinatamente melodioso e dalle tonalità organistiche, a un'esplosione di colori firmata da Emmanuel Allard (ma non è il boss della List?).
Dietro al simbolo ·  si nasconde l'accoppiata Fabio Ricci / Ivan Rossi, il primo bassista dei Vonneumann e l'altro proveniente dalle fila del collettivo ELEC. Il loro brano, il più ligio alle idee di scompenso digitale e meccanico, è in ogni caso intriso di malcelata poesia. Imprevedibile la scelta dell'immagine, un esempio del teorema di Claude Elwood Shannon (il matematico che con "A Mathematical Theory Of Communication" ha dato un contributo essenziale allo sviluppo dell'informatica).
Ahi ahi Punck…  ci sei? (sssssshhhhh!!!! è il padrone di casa, guai a parlarne male)... non bastava impostare una musica così introversa, mi vai anche a scegliere un dipinto come Melancholy del norvegese Edvard Munch (quello noto per l'Urlo e per le persecuzioni subite durante il regime nazista). Il dipinto, situabile fra tardo impressionismo e primo espressionismo, e la musica elegiaca che sta in equilibrio fra paradiso e inferno (o, se più vi piace, fra melodia e rumore) sono un duro colpo al cuore per noi amanti, mai pentiti, del grande Tim Buckley.
Un passo indietro, in direzione impressionista, viene fatto con il successivo brano di Sawako che, più riservata del solito, si mostra comunque fedele al suo gusto bucolico. Le mie impressioni sono confermate dalla scelta di una sua foto intitolata Snow Dream; Sawako è l'unica della raccolta ad abbinare materiale visivo e sonoro doppiamente suo, con un paesaggio campestre innevato che potrebbe benissimo derivare dalla Parigi secondottocentesca.
A chiudere in malinconia ci pensa la tromba di Demis Da Rold che è ben supportata, con il gusto che sempre li contraddistingue, dagli ENT (in realtà è il primo che è ospite dei secondi ma mi sembra che, nell'economia del brano, vada ad assumere il ruolo del protagonista). Abbinamento insindacabile con la tela Teste Vuote di Davide Zucco, un artista che mi sembra influenzato dalla pittura murale, sia in senso di murales che di graffiti.
Parti soniche e artwork sono scaricabili, interamente gratis, su www.homemadeavantgarde.vze.com.
Se non l'avete già fatto vi consiglio di correre, il paradiso non può attendere.



p.01" (cd autoproduzione 2001)

di Mauro Carassai
 

Magnetismi calibrati:

"p.01" è la dimostrazione di come nell'elettronica di
frontiera, e nella deep music in genere, sia del tutto
possibile sfuggire a sonorità furbe (di solito offerte
già bell'e pronte dalle odierne risorse tecnologiche)
o a proposte strategicamente pretenziose nel loro
finto radicalismo. Il nuovo progetto musicale a nome
Kar [nato dalla collaborazione tra alcune delle menti
dei disciolti Goah (gruppo elettroartpop romano autore
di due CD autoprodotti degni di nota) e
l'immaginazione sonica di Adriano Scerna con
contributo grafico di Marco Puppini], si impone
all'attenzione di chi ascolta principalmente per la
precisione con la quale disegna percorsi uditivi
anomali ma mai difficilmente praticabili. Non sembra
necessario, in questo caso, essere feticisti del sound
postindustriale o essere reduci da lunghi training in
territori isolazionisti. La musica dei Kar invita ad
aggirarsi tra loop parzialmente concentrici ed
echeggianti rumori di fondo con incredibile agilità;
poco importa se i primi riferimenti che vengono in
mente riconducono a esperimenti elettronici radicali
come quelli di Main, Cranioclast o Zoviet France. La
stimolazione auricolare per quanto intensa non risulta
mai provante e questo grazie a strutture fluide ed
evanescenti sapientemente assemblate.
Gli sferragliamenti (in "+") e il soffice tribalismo
metallico (in "lascia" ad esempio) di Scerna flirtano
perfettamente con i drones e i respiri elettronici
innescati in ogni dove dai pulsanti di Carcasi senza
mai scuotere l'ascolto, così come le nenie vocali
sinteticamente rimescolare di Tiziana Lo Conte (ex
voce Goah e Gronge) evocano stati di ansia
immediatamente rifluenti, in un gioco ininterrotto di
sintomi provocati solo per essere di colpo nuovamente
anestetizzati. Sensazioni 'ex machina' probabilmente
sperimentate ad entrambi i capi della linea
compositore-ascoltatore.
Se la presenza umana appare soltanto gradualmente (in
veste di sprazzi vocali parcamente disseminati o di
clangori percussivi delicatamente ritmati) in un
tragitto fatto per lo più di ambienze aliene, è
ugualmente solo nell'ultimo brano "izba" che si
riprende in qualche modo familiarità col termine
"musica" grazie ad un cullante suono di basso
elettrico in grado di farci salpare per un ondeggiante
traversata al cui orizzonte sembra forse di scorgere i
porti indistinti di Mogwai e Piano Magic.
Nonostante l'apprezzabile micro-eterogeneità delle
atmosfere (che seppur avvertibile non è mai scomposta)
comunque, il filo rosso che unisce le sette tracce
presenti in p.01 è proprio il non affievolirsi mai per
un solo istante dello stato tensivo in cui
l'ascoltatore viene mantenuto all'incedere dei brani.
Se dovessi descrivere la musica dei Kar con una
metafora, vi consiglierei di immaginarla come un
materassino anti-decubito dove adagiare i vostri
padiglioni senza alcuna paura circa possibilità di
atrofizzazione. Vi consiglio caldamente quindi di
portarvi in casa un simile tappeto sonoro dato che il
suo dispiegamento è oltretutto a costo zero. Il CD
infatti è reperibile gratuitamente contattando
l'indirizzo mail: mailto:grahgreen@yahoo.it. Vi costerà
soltanto alcune righe di commento una volta gustato
l'ascolto. Corrispettivo, questo, sul piano
dell'intelligenza promozionale, dell'attenzione che i
Kar riservano ai loro ascoltatori sul piano del
coinvolgimento uditivo.

"Profondo, evocativo, non solo per androidi."



Kar "p.02"
2002 CD Autoprodotto
 

di Etero Genio (no ©)

A volte mi chiedo se, a oltre trent'anni dall'estate californiana, può avere ancora senso parlare di psichedelia ma dopo aver ascoltato “p.02” direi proprio di sì. Infatti, se per psichedelia si intende una musica dilatata, evocativa, sognante e che non disdegna tratteggiature popolari, non c'è dubbio che questo è un disco psichedelico. Però non dobbiamo pensare ai Jefferson Airplane, e neppure ai Grateful Dead, perché in tal caso quella definizione sarebbe soltanto fuorviante, e d'altra parte certi termini sono da utilizzare con una certa malleabilità. Secondo me, ad esempio, uno dei dischi psichedelici più belli è stato fatto da un minimalista e, per la precisione, si tratta "A Rainbow In Curved Air" di Terry Riley. Ma torniamo a "p.02" che, in certi momenti, può ricordare i Floyd, i Faust e gli Spacemen 3, certo, ma al cui interno quella memoria viene lavorata come pongo e addizionata da altri elementi. Percussioni dal suono metallico che vengono utilizzate con una maestria invidiabile, ad esempio, e una strumentazione particolare che esula dai classici chitarra, basso, batteria, o al massimo tastiere, a cui spesso viene subordinata la psichedelia di tradizione più prettamente rock. Qui ci sono retroterra quali l'industrial o un tipo d'ambient non di sottofondo, che, in quanto tale, non è più ambient. C'è molto da scoprire, insomma, e la coppia Carcasi / Scerna sembra aver fatto notevoli progressi rispetto al pur ottimo disco d’esordio "p.01". La musica ha acquistato in fluidità, le aperture melodiche sono più significative e la scelta, con conseguente organizzazione, dei suoni è più accurata e nitida. Soprattutto mi sembra di notare un avvicinamento alla produzione dei Logoplasm, con i quali i Kar hanno un ottimo rapporto d'amicizia e collaborazione; ecco, credo di essere vicino alla comprensione di questo disco dicendo che fotografa le stesse situazioni già inquadrate dalla coppia Ippoliti / Lovreglio, solo che lo fa utilizzando un'angolazione diversa. In conclusione, lasciatemelo dire, "p.02" è un piccolo capolavoro. Perché spendere 20 euro e passa in un CD del pincopallino di turno quando con molto meno si può avere roba della madonna come questa?
Contatti e info: grahgreen@yahoo.it - ascerna@yahoo.it - zeropiu@yahoo.it



Kar + Tiziana Lo Conte "Check & Set"
2003 CD S'agita Recordings
 
 

di Etero Genio (no ©)
 
 
 

L'attesa per ascoltare nuove delizie firmate Kar è stata questa volta relativamente (mai troppo, comunque…) breve. Eccoli di nuovo in pista, dopo lo splendido "p.o2" recensito in questo spazio non molte lune or sono, accompagnati per di più dalla maga turchina Tiziana Lo Conte, e va detto che i bagliori promessi dal connubio - non nuovo, dal momento che la vocalist era presente anche nel loro primo disco - vengono mantenuti scintilla per scintilla. Il contenuto di questo dischetto, facendo fede il titolo, proviene da un concerto del 26 Febbraio; spezzoni del soundcheck e dell'esibizione ver-e-p-propria vengono sezionati e rimontati in tre brani che definire splendidi è davvero poca cosa. In occasione di "p.o2" ebbi a descrivere la loro musica come psichedelica e l'incidente, mi sembrò di capire, non piacque granché ad Adriano Scerna. Mi dispiace per lui ma devo confermare quell'impressione; basterebbe ascoltare la reiterazione ritmica situata fra il diciassettesimo e il ventesimo minuto circa del terzo brano, che non ho nessuna remora a definire come faust-floydiana, per capire quanto la mia espressione calzi a meraviglia con quello che vanno facendo i Kar. Tutta la loro musica è intrisa da un carattere visionario in grado di catturare la mente e lasciarla viaggiare… Riporto le parole sritte da Paolo Ippoliti dei Logoplasm, a proposito dei loro concerti, poiché le trovo piuttosto calzanti ed esplicative: "…dal vivo raggiungono una intensità quasi sciamanica, nel finale dell'ultimo concerto, di supporto a Nobukazu Takemura e Aki Tsuyuko, ero indeciso tra piangere e urlare ....". Probabilmente non ci sarebbe nulla da aggiungere, ma voglio sottolineare ulteriormente le loro caratteristiche sciamaniche, orgiastiche e tribali perché sono le cose che, in "Check & Set", più mi hanno colpito già dal primo ascolto; caratteristiche che vengono ampliate a dismisura dalla presenza, in veste di officiante al rito, di una splendida Tiziana che urla, geme e ansima quasi fosse posseduta… dagli spiriti vaganti di Yoko Ono e Patty Waters… cosa avevate mai inteso!!?!
Coinvolgenti, vibranti, intensi, malati, febbricitanti… di più, torridi… quasi a temperature da alto forno, così sono i Kar. Le qualità di Tiziana le conoscevamo fin dai tempi dei Gronge e dei Goah, la stessa cosa possiamo dirla a proposito di Marco Carcasi, anche lui è un ex Goah, e Adriano Scerna, che di recente ci aveva deliziato con l'ottimo "Akoe" (accreditato al suo alter ego Anofele); ma non sempre uno + uno + uno fa tre, in questo caso, per esempio, tende a infinito.



KINETIX: "X" + "Possible Forms"
2003 cd (Nova Ars Digitandi/Microsuoni)
 
 

di Vittorio Marozzi

Esordio per la nuova label italiana Nova Ars Digitandi e per Kinetix: misterioso progetto intorno al quale si mantiene il più fitto silenzio, anche se David di Microsuoni ci assicura che ne sentiremo molto parlare. Effettivamente in questa (non)musica si avverte una certa padronanza della materia elettronica, per cui scartiamo subito l’ipotesi che il o i fantomatici autori che si celano dietro siano alle prime armi. Due emissioni fra le mani: il primo disco, X, è fatto di una parte esterna che lo apre e lo chiude tra  impulsi e interferenze in sospensione, e una centrale con due tracce portanti di avant techno inframezzate da una suite atmosferica dilatata e glaciale. Il secondo doppio concept album è digital processing di limite: 2 dischi, entrambi di 8 tracce, della medesima durata (5:20) ciascuna, dove perdersi tra clicks, interferenze e giochi di frequenze ultrasoniche immersi in un meccanismo ritmico cangiante; ottima la resa finale. Tutto ai limiti dell’incomunicabilità. Restiamo sintonizzati.
 

nota di spectrum riguardo "possible forms" (tratta dal sito di microsuoni)
[il concetto: i 2 cd contengono lo stesso numero di tracce, tutte esattamente della medesima durata (5'.20"). così, se suonati in modo random su due lettori attivati contemporaneamente, generano una combinazione di 64 possibili forme sonore diverse. i suoni: con questo prodotto kinetix abbandona ogni residuo industriale, esprimendosi in architetture glitch e minipulsazioni techno di scuola nippon, tracciando richiami alla tradizione minimalista storica di alvin lucier. consigliatissimo ai microteorici e ai puristi della frequenza seno.]



Sashamato "forever in love"
aavv "Purity" vol 1
klubvision 2002
 
 
 

di Nicola Chiavari
 

Arriva, dalla neonata etichetta marchigiana Klubvision, il singolo di Sashamato 'Forever in Love'. Rispettando pienamente il progetto dell'etichetta, questo lavoro rientra nell'area Techno/Trance meno commerciale e meno generalista dello stile DANCE. Distante dai soliti motivetti estivi che impazzano per l'Italia, Sashamato si presenta con due mix di ottima fattura, in attesa del mix aggiuntivo by Robert Smith che arriverà in Settembre e completerà il lavoro.
Parallelamente a questa uscita va segnalata 'Purity vol.1', compilation di 8 tracce che raccoglie sonorità Trance. Da notare la presenza di John Digweed, dietro al progetto Bedrock, che è stato recentemente premiato come miglior dj del mondo. Suoi due lavori: Heaven Scent e Beautiful Strange.  Altri elementi degni di nota sono la presenza di dj Danjo con un remix di 'The Silmarillia' [importante uscita del 1998] e la presenza di Mark Shimmon con 'Take Me' [Coda].
Sicuramente un ottimo esordio per questa etichetta, che allarghera un pò gli orizzonti delle produzioni italiane.



Kriminal Museum "Plateau Phase"
2002 CD Chocolate Guns
 

di Etero Genio (no ©)

Il gruppo dei Kriminal Museum è un progetto del batterista veronese Zeno De Rossi, un musicista i cui interessi spaziano dal jazz alla musica klezmer e che ha all'attivo numerose collaborazioni con alcuni fra i migliori artisti italiani e stranieri, fra i gruppi dei quali fa parte ci sono: Kaiser Lupowitz Trio, Meshuge Klezmer Band, Full Metal Klezmer, Rope, Palo Alto e Sultry. La formula a quattro dei Kriminal Museum vede coinvolti il sassofonista Briggan Krauss e i tastieristi Ted Reichman (fisarmonica) e Jamie Saft (synth). Tutti e tre sono musicisti di primo piano della scena downtown newyorchese e hanno alle spalle collaborazioni eccellenti con nomi altisonanti e noti anche al grande pubblico quali John Zorn, Bobby Previte, Laurie Anderson, Anthony Braxton, Paul Simon, Don Byron e Bill Frisell. Mi piace pensare alla musica di questo gruppo come a qualcosa che si genera al centro di un triangolo che ha per apici il vecchio trio di Albert Ayler, i Pillow e il New Klezmer Trio. Sono sensazioni che provengono dagli spasmi del sassofono di Krauss, dalla fisarmonica che per definizione dona sempre un senso popolare mediterraneo e dal mood improvvisativo dei quattro musicisti, venato di contemporaneità, che spinge continuamente verso la creazione di figurazioni astratte. Il magma sonoro è oscuro, pressante e elasticizzato in cicli di tensione distensione, si srotola alla maniera in cui si distenderebbero fibre di tessuto sbranato, ed è proprio all'interno di questo meccanismo che la batteria di Zeno de Rossi gioca il ruolo fondamentale che spetta al musicista leader del gruppo. I suoi giochi di luci e ombre riescono a dare un senso e un cemento a un insieme tutt'altro che facile da amalgamare. Tutti e quattro i brani sono stati registrati dal vivo nella Grande Mela, due al Tonic e due alla Downtown Music Gallery. Complimenti alla Chocolate Guns di Andrea Belfi che, dopo lo splendido “Ned N°2” dello stesso Andrea, con questa uscita fa ancora un centro pieno. Due su due, la media non è male.
Contatti e info: http://www.silenzio-distribuzione.it - http://www.s'agitarecordings.vze.com



krisma
"fido" (lp atlantic 1983)
 

recensione di Guido Chiesa publicata su Rockerilla gennaio 1984

Che i Krisma di Maurizio Arcieri e Cristina Moser non fossero un gruppo strettamente italiano,lo si sapeva gia' da molto. Non solo perche' frequentavano gia' da anni gli ambienti della new wave elettronica europea (la rivista newyorkese INTERWIEV ne parla come di un gruppo svizzero.....),ma anche perche' vuoi per la professionalita', vuoi per le registrazioni,la loro musica aveva un qualcosa che nessun giovane gruppo riusciva a realizzare. Ma che il discusso duo riuscisse ad atterrare in America e riuscisse a firmare un contratto con una grande compagnia come la Atlantic, e' certamente qualcosa che non ci aspettavamo e per cui dobbiamo tiglierci tanto di cappello.
E le sorprese non sono finite: a collaborare con loro nella stesura dei testi di questo primo lp americano,c'e' nientemeno che Arto Lindsay , di cui non finiremo mai di cantare le lodi quale ispiratore e protagonista della no wave. Dalla collaborazione con Arto,basata sulla reciproca amicizia piu' che su una impellente necessita' artistica (i Krisma da sempre cantano in inglese),sono nati testi bizzarri e piuttosto eclettici, che rappresentano una delle migliori soluzioni del disco. FIDO e' stato completamente registrato dal solo Arcieri con un CASIO MT 65 , uno strumento con cui si possono fare miracoli, ma che e' inevitabilmente limitato. Il difetto principale di questo disco e' infatti una certa piattezza che rischia di rovinare episodi per altro eccellenti. Sono soprattutto gli arrangiamenti e il mixing della voce a risultare insoddisfacenti, in particolare se rapportati al precedente album. Tra i brani piu' riusciti spiccano EYE TO EYE, FIND A FRIEND e la lirica HEROES OF THE SEA. Inutile stare a individuare le influenze perche' ce ne sarebbero troppe e nessuna. Vale ancora la pena di ricordare che i KRISMA sono l'unico gruppo italiano ad avere il privilegio di veder programmati i loro video sui network locali e nei club newyorkesi (come al DANCETERIA) .Resta un po' l'amaro in bocca per una prova non perfetta, ma che dovrebbe rappresentare il primo passo verso una nuova fase del gruppo italiano ( e speriamo che non sia l'unico.....).



aavv  sanity vs insanity
cd-r 2002
illogik records

di Adriano Zanni

 di ILLOGIK records ne so poco o nulla, se non che questa neonata(?) etichetta discografica (o crew come si definiscono) ha sede a torino e si occupa di musica elettronica. Ha un bel sito web, ma anche quello (come sempre troppo spesso accade) e stracolmo di animazioni in flash ma abbastanza carente di informazioni.ILLOGIK ci ha comunque inviato il cdr di cui andiamo a parlare.
Si tratta di una compilation che include 9 tracce proposte da 6 artisti che immaginiamo italiani(ma non ci giuriamo, vista la totale carenza di info allegate alla spedizione)

Le coordinate necessarie per inquadrare il tutto vanno ricercate in inghilterra dalla parti di WARP e REPHLEX alle quali la maggior parte degli artisti coinvolti nel progetto paiono accostarsi stilisticamente.Il termine IDM appare decisamente ipersfruttato e limitativo, ma tutto sommato serve ad inquadrare un certo tipo di cose che pur partendo da basi sperimentali e di ricerca, riescono comunque a smuovere le chiappe dei meno indolenti e piu' ricettivi frequentatori di dance floor.Si intuisce un massiccio uso di laptop e vecchie consolle atari utilizzate per la creazione degli ambienti sonori proposti sul cd.
Apre le danze MK2EROS con suoni da game boy prima generazione smontato e rimontato acorgendosi che qualche chip ci e' rimasto in mano, segue PULSAR con un ottima traccia che ricorda gli AUTECHRE piu danzabili e geometrici di un paio di album fa, si va avanti con tale  REMO WILLIAMS che ci propone una sorta di minimale e contorta electro a cavallo fra il danzabile e il riflessivo con loop vocali di sottofondo.Rientra nella casse PULSAR con un notevole esperimento ingegneria sonora disturabta e malsana per poi dare nuovamente sapzio a MK2EROS, il quale ha nel frattempo rimontato nel game boy i chip avanzati la volta scorsa, ma che evidentemente senza istruzioni non sa piu'che pesci pigliare (per fortuna!!) visto che questa volta gli esce una sorta di proto d'n'b di buon facino e atmosfera  e che lascia troppo presto spazio a DJ DADDY, il selecta in questione su una buona ritmica mid tempo pare voglia proporci una sorta di remake di qualche colonna sonora di un vecchio b movie fantascientifico di MARIO BAVA (RIP !!!!!!!!) condito da inquietanti voci aliene.Ci riprendiamo un attimo dal viaggio nel pianeta dei vampiri e ci caliamo nella proposta seguente a cura di PALIN DROME ,pare APHEX TWIN che musica una partita al vecchio e glorioso SPACE INVADERS utilizzando il fomso game boy di cui si diceva pocanzi e che  ripassa nelle mani di MK2EROS, che lo ripone in un cassetto ,e passa al suo laptop per costruire la sua ultima e migliore proposta .Chiude il tutto SEOUL con suoni riprocessati digitalmete e di difficilissama catolgazione ma sicuramente fra i miglior dell'intera proposta, a tratti pare di ascoltare un'ecoscandaglio da sommergibile alle volte pare di risalire in superfice per poi ripiombare negli scuri e poco rassicuranti abissi oceanici.
In sostanza e conclusione un'ottima proposta da parte di questa fantomatica crew/label ILLOGIK della quale speriamo di sentir parlare presto
Dio solo sa di quanto c'e' bisogno da queste parti di tante e nuove ILLOGIK
BATTETE UN COLPO.
 
 

contatti http://www.illogik.com



Land : "Sintonie"
cd (scenario music/audioglobe) 2001

di Adriano Zanni

Grazie al cielo  si puo' guardare agli anni ottanta in maniera diversa da come lo fa la" vertigine blu" e da tutta quella serie di cloni che il loro successo ha (de)generato. A riprova di cio' ecco quindi i Land con questo "Sintonie". Il gruppo riminese esordisce, dopo le solite trafile di demo e live set ,sulla lunga durata  con un lavoro di notevole inpatto rilasciato dalla attenta Scenario e distribuito da Audioglobe. Se e' chiaro, come si diceva all'inzio che le radici di Land vanno ricercate negli anni 80 , altrettanto chiaro e' che i riferimanti stilistici del gruppo vanno individuati nella new wave piu' innovativa del perido piuttosto che nel techno pop tanto in voga in questo periodo . Echi di Cabaret Voltaire e Bauhaus, Linee di basso alla Joy Division, arrangiamenti maturi,  un cantato efficace che spazia dall'italiano all'inglese con estrema disinvoltura, testi mai banali(tutti riportati nel booklet),una varieta' di bpm sapientemente dosata nella scelta della tracking list,fanno si che il disco scorra via liscio dall'inizio alla fine , che rimanga nell lettore per parecchio tempo e che fatichi ad uscirne .Sia chiaro pero' che non si tratta di una mera operazione di revival ,Land sta' col cuore negli anni ottanta ma con il cervello ai giorni nostri.
Nei vari pezzi del disco(15x73 min.) si ode infatti la moderinta' del terzo millennio , casse dritte ma anche ritmi spezzati (alle volte suonati, alle volte programmati) episodi piu' tecnologici e altri piu' d'atmosfera, il tutto  senza mai dimeticare l'obbiettivo che pare essere quello di realizzare perfette canzoni pop.Tale obbiettivo (per altro difficilissimo e ambizioso) e li' a portata di mano e possiamo tranquillamente affermare che i Land ci sono molto vicini.......molto!!!!.



Latex - Slightly out of frame
CD, Mechanism Records 2001
 
 

di Emanuele Rodolà
 

"Preparatevi al peggio", recita la scheda di presentazione del prodotto che ho tra le mani.
Elettronica suonata e improvvisata, 'riciclata' come ama dire la stessa Mechanism, in un buon pandemonio sonoro e terroristico che bilancia dark ambient e urla di synth e paraphernalia acustici che guizzano e ondeggiano per tutta la durata del lavoro: di matrice industriale, certamente molto meccanica non tanto nella forma quanto nel contenuto, ma anche lautamente post-rock/new wave. Meno audace della proposta dei colleghi Loozoo, e forse più propensa a reinfilarsi nel mio stereo. Nuova nella sua prepotenza, affatto infamiliare nella musica in sè, vagamente monotona a livello del sound, ma tutto sommato un lavoro niente male. E' il giudizio che si ottiene a partire prevenuti.



logoplasm: " produzioni varie"
cdrs s'agita recordings
 
 

di Adriano Zanni

 S'agita recordings . Logoplasm .
Nomi,sigle.
Cosa c'e dietro tutto questo?
Essenzialmente due persone: Laura e Paolo.
Due persone che sembrano vivere l'arte come una esperienza nella quale immergersi totalmente.
Due persone che compongono la loro musica firmandosi Logoplasm, ma che contemporaneamente decidono di produrre anche quella di altri,che dedicano parte del loro tempo a distribuire le autoproduzioni di artisti che apprezzano attraverso il loro sito internet, senza scopo di lucro o volonta' di guadagno,insomma due belle persone.
E' cosi' che nascono s'agita recordings e s'agita diffusion, due piccole (nelle proporzioni) ma grandi (negli intenti) realta' che in breve tempo riescono a diventare un piccolo punto di riferimento per una fervente e nutrita schiera di artisti legati al concetto di sperimentazione audio. Una cdr label di piccole dimensioni ma gia' apprezzata e conosciuta anche alivello internazionale, una della poche, troppo poche, che agiscono dalle nostre parti.
Il ricevere da parte loro un pacco contenente alcune produzioni Logoplasm, e' stata cosa molto gradita ed apprezzata dal sottoscritto, essenzialmente per l'occasione che mi si presenta di entrare,
o per lo meno di cercare di farlo, nel loro mondo , nella loro vita,nelle loro emozioni, nei loro stati d'animo.
La prima cosa che salta all'occhio e' l'aspetto esteriore  dei dischi ricevuti,spesso la confezione e' costituita solo da una semplice busta di politene trasparente,
sulle superfici dei cd appaiono disegni fatti a mano (probabilmente "unci") , titolo e dettagli(pochissimi) scritti sempre a mano con calligrafie infantili.
Piccoli "oggetti" realizzati con amore, prodotti in edizioni limitate o addirittura creati con il solo intento di farne dono agli amici. Da conservare orgogliosamente  e con cura.
Il Mondo dei Logoplasm e un mondo concreto,reale,semplice e affascinante.
Il mondo in cui i logoplasm agiscono e' quello dei field recordings e dei suoni concreti.Passano evidentemente ore ed ore in esterno a catturare frammenti di vita,esperienze ed emozioni per poi riorganizzarli al rientro in studio(casa) utilizzando un pc.
Non ho intenzione realizzare una recensione per questi lavori, mi risulta quasi impossibile per un semplice motivo:
da quando ho ricevuto questi dischi li sto ascoltando continuamente ed ogni volta vengo spiazzato. A seconda del mio stato d'animo o del luogo in cui l'ascolto avviene, le sensazioni che ne ricavo sono differenti dalle precedenti.Ogni volta la mia attenzione viene catturata da un suono che precendentemente non avevo notato o che forse il mio cervello aveva considerato in quella occsione secondario. Insomma, evidentemente il mondo dei Logoplasm pare avere l'enorme pregio di adattarsi alla mia vita ogni volta in modo diverso.
Scrivere percio' oggi, sarebbe diverso da quanto scriverei domani o da quanto avrei scritto ieri.
Raramente mi e' capitata un'esperienza simile.
Nel dettaglio a causarmi tale caos emotivo c'e':
(in ordine prettamente cronologico)
Limpida Caostella del Mattino -2000-
costituito da un unica traccia di 57 minuti ,
un organo (almeno cosi' sembra) ,suoni ambientali,fields,voci bisbigliate,note di piano(?)
un affascinante ed evocativo viaggio a cavallo fra atmosfere notturne e crepuscolari.
La Musica che finisce per sempre-2001-
lavoro piu' breve, organizzato in 5 traccie per un totale di 26 minuti
i 5 episodi appaiono diversi fra loro per le frequenze utilizzate e per le atmosfere ottenute,
inutile tentare di "isolare le fonti audio" ogni qualvolta credi di esserci riuscito un dubbio ti assale...
frammenti melodici ed altri piu' cupi.
Sublime Caos Nel cuore -2002-
publicato come numero 4 del catalogo s'agita recordings
in edizione numerata di 150 copie (la mia 104/150... stanno finendo? ...sbrigatevi!!!!)
7 pezzi 43 minuti
questa volta paolo e laura ci vengono in aiuto e all'interno della busta
allegano un foglietto nel quale elencano e ordinano la natura e la provenienza di tutti i suoni che compongono ogni singola traccia.
c'e da rimanere sbalorditi dalla quantita' e dalla varieta' delle fonti, alcuni esempi in ordine sparso:
lavatrici,motori,porte scricchiolanti  nel vento registrate dall'interno di un ristorante vuoto,pietre,legno,guinzagli per cani........
ma anche interferenze tv,organi,waves varie ,looping and samples
l'universo logoplasm, le sue sfaccettature,alcune delle sue facce in un unico disco
Un Libro Scritto in Automatico che il Cuore non Comprende -2002-
1 sola traccia di 23 minuti
creato con il solo intento di donarlo agli amici o di scambiarlo.
a mio avviso il piu' "musicale" del lotto
immagini,suoni,voci,cuori.
non so' perche' ma forse il mio preferito...........forse!!!!

L'unica certezza che mi rimane dopo l'ascolto di questi dischi e' che mi sento di consiglirveli con tutto il cuore.
Non e' importante analizzarli nel dettaglio,sezionarli,capirli.
E' importante viverli,usarli.

grazie LOGOPLASM.

contattateli

http://spazioinwind.libero.it/logoplasm/
http://www.sagitarecordings.dot.nu/



Loozoo - Le pattern monde
CD, Mechanism Records 2001
 
 

di Emanuele Rodolà
 
 

Loozoo è un progetto a quattro mani e una voce, pubblicato e distribuito in Italia dai siculi Mechanism rec., un'etichetta per il sottoscritto precedentemente ignota ma da tenere certamente d'occhio. Ritmiche abrasive e degradazioni sonore, è ciò ci pone a metà tra le cosiddette 'formiche' quali Scott Sturgis (aka Converter)/Vromb e le più intraprendenti produzioni di casa Hydrogen Dukebox (si pensi agli episodi d'n'b firmati Icarus/Nostramus). Nulla di troppo innovativo nè tantomeno sorprendente, ma tutto suona genuinamente coraggioso e d'assalto, deciso nei suoi groove e nei controbilanciamenti acustici (il piano di Political Gigolo); irriverente, grezzo, forse troppo ardito nella sua potenza per poter veramente dire qualcosa di rumoroso, e troppo rumoroso per poter veramente dire qualcosa di ardito. Confidiamo nel fatto che dal 2001 si siano fatti passi da gigante.



nevrotype
"visionetics" (2001)
cinenova/white&black

di Nicola Chiavari

Napoli sempre più alla ribalta nella scena musicale italiana. Dopo
Almamegretta e 99 Posse, ma soltanto in ordine cronologico, è il momento dei
Nevrotype che si presentano al grande pubblico con l'uscita di 'Visionetics'
by Cinenova Records (distribuzione White&Black). Il progetto poggia sulle
spalle di Franky B, Woby and Ambrò e si compone di 11 tracce audio e una
traccia video; le tracce audio spaziano tra diversi generi dell'underground
elettronico alternando d'n'b, garage e breakbeat. Facili sono i riferimenti
[e le citazioni?!?] ad altri grandi artisti del settore: Dj Shadow, Aphex
Twin, Portishead, Ed Rush & Optical, Basement Jaxx, Chemical Brothers sono
solo alcuni dei nomi più conosciuti che vengono in mente.
Particolarità del lavoro è quella di spaziare tra sonorità e ambienti assai
distanti tra loro, partendo da Napoli [vd. 'Napoli Anthem' e 'Neuromakia'
potenti rap su base d'n'b in napoletano] si attraversa il 'Gange' e si
arriva in Giappone, per incontrare gli Otaku [smanettoni/patiti] del
giradischi. Non si parla a caso del giradischi, perchè Franki B è membro del
Men-in-Skratch [4° al DMC World Championship tenutosi quest'anno a Londra] e
porta la sua esperienza all'interno del progetto, dimostrando come il
turntablism sia una realtà sempre più presente anche nelle produzioni di
studio e non solo nei djset.
Chiave di lettura del cd è il continuo intrecciarsi di opposti che si
completano: da un lato la tecnologia, l'avanguardia e la modernità che si
esprimono attraverso la forma e i ritmi caratteristici degli ultimi anni;
dall'altro le tradizioni, le radici e il legame con la propria terra che
traspaiono dalle scelte linguistiche, dalle citazioni e dalla location del
video, appunto girato a Napoli. Anche il video allegato alle tracce audio [è
quello di "Napoli Anthem", elaborazione e produzione a cura del team
milanese Assemble], rispecchia le tematiche e le problematiche espresse
attraverso le 11 tracce: si gioca continuamente sul tema delle
contrapposizioni alternando la moderna architettura di alcuni edifici
napoletani  con l'ambiente dei vicoli, saltando da moderni 'passi' di
break-dance a movenze tipiche delle arti marziali.
Una sola pecca per questo lavoro: se fosse uscito qualche anno fa, saremmo
qui a parlare di un gruppo di mostri piuttosto che di grandi otaku!



'mbromo: "kkoto.primo"
2002 cdr + net release(ogredung 043-048)
 

di Emanuele Rodola'

Tempo fa ricevetti da un signore chiamato Giulio Libonati ('mbromo) il cd in
questione. Fu anzitutto una piacevole sorpresa per me avere finalmente a che
fare con la scena underground italiana in maniera diretta, ma d'altro canto
sapevo di dover aspettarmi un lavoro che poteva pendolare facilmente tra il
mediocre e l'eccellente. Non posso nascondervi la gioia provata ascoltando
questo debutto. La prima prova di Giulio ha tutto ciò che serve per fare
presa: i pezzi hanno una loro gustosa 'sensibilità pop', un refrain
orecchiabile e un meccanismo ambientale che accomuna giri di basso analogico
a spunti drill'n'bass alla synthpop più oscura. 'mbromo apre con una
bassline colorita che in presa diretta accompagna acrobatici breakbeat quasi
jungle (forse percussioni un pò trasbordanti), su sintetici tappeti corali e
sorridenti noise a inizio e fine pezzo (flott.mas). Qualche passo più
avanti, e si intravede quella sottile linea gialla che troppo spesso ha
separato l'elettronica più commerciale (pensiamo ai Prodigy) da un qualcosa
di più significativo e decisamente più intrigante: 180 battiti scanditi da
batterie elettroniche e synth vibranti, in un risultato ammaliante e che non
stanca mai. 5000 sono le dita felici dell'autore su carillon e pizzicati e
secchi e battenti pattern di drums. Un mood più blu che precede il giulio
più incazzato e intrepido di tipo gr a, virtuosismi drill'n'bass che poco
hanno da spartire con taluni clichè di genere: pattern ben implementati e
decisamente intriganti, un ripetersi sintetico di ferocia contenuta che
tuttavia richiede un pò di varietà. Reminiscenze industriali in like a
virgin, motivi da mormorare in serene giornate di solitudine; il livello si
abbassa lievemente con la più datata tlòn, mantenendo al contempo la qualità
sonora a un buon piano e carendo di un'intuizione che forse avrebbe potuto
dare più spessore al ripetersi di sintetizzazioni vocali di un'ambient
ritmica dei tempi passati: un pezzo che è tuttavia simpatico e cui ci si può
facilmente affezionare.
Questo kkoto.primo ci regala piccole perle e un ascolto sempre interessante
e quantomeno abbastanza variegato; 'mbromo dimostra di saper sviluppare
buone intuizioni mantenendo sempre una certa linea frenetica nel sound, che
andrebbe invece più differenziato a seconda di ciò che vuol proporre.

per contattare 'mbromo: giulio_li@hotmail.com
"kkoto.primo" è pubblicato in due EP dalla netlabel Ogredung:
http://ogredung.i-node.it



Massimo: "hello dirty"
2002 cd (mego)
 

Di Luca Confusione

Decisamente a mio agio con materiali del genere. A mio agio con Massimiliano Sapienza e quello che ne consegue. Cioè quello che produce, di sonoro, visivo o parlato-scritto ('l'odio per l'arte è una fonte di ispirazione continua' semplicemente delizioso e pop). Di questa sua interpretazione elettronica oltranzista avevamo già avuto un assaggio nella sua uscita per Fallt ("Invalid Object - Var") e in "Hey Babe, Let Me See Your USB and I Will Show You My Firewire" su Mego, ma qui andiamo ben oltre. Esplorazioni intrafrequenziali, campionamenti tagliati con i denti, autoreferenzialità computeristica (sbaglio o sento una vecchia stampante ad aghi?), poesia granularizzata. Crushing e sottrazione di bit metteranno a dura prova i vostri riproduttori. Il suicidio dell'alta fedeltà in un paesaggio, però, che concede anche oasi sonore insperate e carezzevoli come batuffoli di carta vetrata nelle orecchie. Dodici pezzi in cui decostruzione e mascheramento son eufemismi pop da applicare a una massa sonora non indifferente, mentre ci si delizia con l'umorismo da nerd alienato e gratuitamente represso che contorna il tutto. Prendetelo, ascoltatelo e rallegratevi di conoscere qualcuno che nel nostro paese riesce a sembrar alieno quanto l'otaku dei nostri sogni.



mercemorta  :"demo"
cdr autoprodotto 2002

di Adriano Zanni

 Daniel Torcellini,  gia' attivo sotto la sigla SMD (stupid dance music), sottopone alla nostra attenzione un demo di 5 tracce utlizzando per l'occasione la nuova ragione sociale di MERCEMORTA.
Il avoro, a detta dlel'autore, e' nato con l'intento di sonorizzare installazioni/applicazioni/esposizioni.... in preparazione presso il circuito universitario ravennate.
Appare sempre difficoltoso giudicare un qualcosa nato per interagire con altre forme artistiche diverse dalla musica,
ma possiamo affermare che la parte audio contenuta in questo dischetto e' di discreta fattura.
Ottimamente registrato il demo ci introduce nel mondo di MERCEMORTA ,
un mondo costituito da apparecchiature digitali che disegnano atmosfere ritmiche scarne  e secche
utilizzate per movimentare paesaggi melodici di discreta efficacia e orecchiabilita'.
Electronica strumentale dalla battuta media con "intrusioni" chitarristiche.
Chi scrive individua nelle tracce 2 e 5 gli episodi migliori .
Un appunto appare doveroso:

Il demo si apre con un pezzo decisamente elettro, decisamente orientato ai pavimenti da ballo, decisamente ben fatto, decisamente fuori contesto rispetto al resto.
Decisamente....... poco importa.

per contatti:
Daniel torcellini
danisdm@yahoo.it



meta::led - s/t
(cd-r autoprodotto)
 

di Emanuele Rodolà
 

Sarà per il fatto che va incontro alle mie abitudini sonore, sarà per  l'artwork decisamente accattivante (stampa su carta marrone), ma questo meta::led mi è piaciuto proprio. Ed è
qualcosa che piace al primo ascolto: 'bianco silenzio di un cielo pulsante' riprende sinusoidalmente il tema proposto nelle parole, e quindi white noise e click pulsanti su arpeggi melodici di accordi spaziali, quasi un chill-in  cosmico in attesa che la marea si alzi e ci riporti dolcemente verso la nostra casa-madre. Avrebbe fatto più  impressione se ci fosse stato un missaggio con la successiva 'una vita in pentola', bel minimalismo synth/industrial (bellissimi i giochi vocali) sulla riva frastagliata dell'oceano mare dei suoni, immenso e profondissimo buio tempo. Un serie di rivoli noise subacquei e campionamenti ambientali azzeccatissimi, e i 5min scorrono che è un vero piacere. Ottimo il passaggio a fine traccia. Sapiente uso di echi e riverberi in 'molti soli between us (orizzonti dormiti)', ingenue note e tappeti cosmogonici ricamati da micro-rumorismi in hallway. Parlano coi suoni le belle ritmiche IDM, i campioni vocal-radiofonici; forse un over-use del riverbero, ma nulla di spiacevole,  la sensazione di stare a un passo dal sole e assaporarne i calori è sempre lì. E' di una calma celestiale questo lavoro, molto uniforme ma privo di noiosa cadenza ambient, e lì dove le onde si gettano sulle rocce, e stanno per svelare il segreto più intimo della fonte, si perdono 'sospiri cuneiformi alla deriva' (certo Luca Sigurtà), una vera carezza al cuore. Un grazie per non averci proposto l'ennesimo frettoloso sperimentalismo new-noise, un calcio nel didietro per non essersi fatto sentire prima da queste parti. Speriamo davvero di non dover aspettare dicembre duemilaetre per una conferma



minox : "downworks"
cd (Suiteinc/Audioglobe)
2001

di Romano Rigamonti
 
 
 
 
 

L ’istantanea in scala di grigio di una tazzina vuota su di una tovaglia spiegazzata ed uno sfondo indecifrabile nella sua oscurità sono gli anfitrioni visibili della poesia musicale, semplice e malinconica, dell’album Downworks dei Minox, che nasconde il meglio di sè proprio nelle atmosfere soniche che sa creare con le sue tredici tracce.
Sono brani carichi di emozioni appena abbozzate, ma, per questo motivo, misteriose ed attraenti, come lo sfondo oscuro della foto in scala di grigio che ci accoglie in copertina.
I Minox ci intrappolano con le loro atmosfere dai colori sonori complessi che si esprimono con il downbeat, l’elettronica, la sperimentazione, ma specialmente con la semplice poesia della musica, a tratti malinconica e struggente.
Mirco Magnani e Marco Monfardini, i due Minox, coadiuvati dai Dubital e con la partecipazione di Gentle People, Lydia Lunch, Nobukazu Takemura e Blaine L. Reininger ci propongono un lavoro in grado di essere semplice, diretto e contemporaneamente un forte stimolante per la mente.
Tanti potrebbero essere i possibili riferimenti che questi brani fanno trovare nella memoria, tuttavia, proprio per la loro ingente quantità, perdono di importanza, mettendo in evidenza la bellezza dei brani nel loro insieme, come il delicato suono del pianoforte dei brani In Figueras e Pseudo che dice molto più con la sua semplice melodia di mille citazioni e l’inizio di Fenotype, dalle movenze che riportano alla mente il migliore Aphex Twin, serve solo a farci scivolare nella bellissima Tribute To The End che lo segue.
Certamente esiste una musica che con il suo fare arrembante conquista subito la platea, ma non è certamente il caso di questo Downworks, che trova la forza per farsi strada nell’animo di chi ascolta nelle emozioni appena sussurrate, magari attraverso il semplice suono di un clarinetto, o di un pianoforte.
Una volta aperta la porta alle delicate passioni sonore di questo album difficilmente potrete arginarne la forza coinvolgente.
Imperdibile.



MOUSES AND SEQUENCERS - "GALAXY 5000"
3" cd-r . autoprodotto 2002
 
 

di Emanuele Rodolà
 

Un vero gioiellino questo Galaxy 5000 (electro-acustics space trip in five parts); dal punto di vista del sound, ciò per cui io facilmente perdo la testa: gementi, malinconiche, ovattate melodie su percussionismi dal sapore reverie e reversed, elettroacustica di corde di chitarra (Idmonster docet), e tirate sperimentali che ricordano per certi versi il chitarrista Nakaido 'Chabo' Reichi (il riverbero sulla chitarra ha molto fascino). Peccato davvero i pezzi durino così poco. L'intero lavoro è velato da un senso di joie-de-vivre universale, di espressione mistica ma insieme molto futuristica: il David Shea di Free Chocolate Love nel terzo pezzo, rappresentazione sonora del destino dell'uomo, governabile, e che va anzi a coincidere con lo svolgersi delle azioni umane e dell''artista'. Arie asiatiche (per quanto riguarda le armonie) nel quarto pezzo, con una cadenza alla Duvet, solo molto più pulita e senza surround -e a mio modesto parere, l'intero mini-cd sarebbe stato molto più profondo con qualche accorgimento sul panning. Qualche difetto di equalizzazione qua e là, ma nulla di troppo fastidioso. Conclude una track sognante e tesa, veramente la ciliegina sulla torta. Mi ripeto, 5 o 6 minuti in più non avrebbero guastato; ciò che mi rimane ogni volta che risento Galaxy 5000 è un profondo senso di insoddisfazione, con apici di viaggio mentale in diversi punti, e come solo pochissimi artisti hanno saputo insegnarmi.

info: giuntaposta@libero.it



Mou, Lips! : "Nord me"
mp3ep 2002
 

dil Luca Confusione

Un mini-ep liberamente scaricabile dei Mou, Lips! è cosa da non perdersi di questi tempi.
Tempi di belle cose e grandi cantonate (che palle il 2002). Ma i nostri fanno parte delle cose che ci sono piaciute e ci donano tre songs calde e pulsanti, di cui potete effettuare il download su  Observatory Online (la faccia net della label "Skylab Operation).
'Deep Blue Ocean Of Emptiness' è la colonna sonora dell'omonimo video di Bianco Valente, un accogliente concavità sonora con buzzing e noises accarezza cervello. 'Letter from Home (remix)' è un anticipo ri-formulato di un pezzo che si potrà gustare sul loro nuovo album "Peanuts and Shells Geometria" in uscita a gennaio su List Records, onde sinuosoidali tratteggiano, mentre l'ambiente attraversa la melodia con scratch materici.  'Seppia Rossa (.Tape. Remix)' chiude con bleeping dispari che si trasformano in un (as)solo random per poi riprendere forma e chiudersi.
Consigliato.

http://www.observatoryonline.org/os18/index.html    per scaricare "nord me"
http://www.bianco-valente.com
http://www.list-en.com/



mou lips!:"peanuts and shells geometria"
cd (List/Microsuoni 2003)
 

di Luca Confusione

Andrea Gabriele (fuoriuscito dai tu, m') e Emanuela de Angelis (già in joyce whore not, per diverse compilation) sono i Mou, Lips, o meglio ne sono l'incarnazione fisica. Mou, lips! in verità è il contenuto di questo cd. Una scatola sonora,  come direbbero loro, nella quale si posson trovare loop avvolgenti, caldi, ticchettii, crackle vinilici  dolcemente ritmici e ready mady melodici. L'idea di un oggetto caldo, mutaforma, delimitato (perché di contenere materia si tratta) dalle parole e dalla musica del momento (questo cd).  Mi sembra indicativo che a cogliere questa idea sia stata la List (http://www.list-en.com/ giovanissima label francese) e non una qualche etichetta italiana (anche perché appoggi del genere l'italia per l'elettronica ne fornisce veramente pochi). Le composizioni sono frutto di improvvisazione e rilettura. Lavorio che porta a risultati sonori non semplici e per questo affascinanti. Non siamo nella terra dell'ovvio, interesse e curiosità come parole d'ordine (meno male, e pensare che sono italiani) per arrivare a risultati che solo ottenuti sembrano semplici. Bisognerebbe averne di più di cose così. Incastri timbrici; dove un field recording è la controparte naturale di una melodia sintetica e dove continuità ritmiche si alternano a break e cambi di atmosfera insperati composti anche registrazioni di quotidiani rumori. Più semplicemente chiamiamolo feel giocoso ed evocativo. Elettronica? Anche. Ma non limitiamoci. I Mou, lips! suonano pieni, mai scarni (anche se atmosfere minime ne attraversiamo). Organici sarebbe la parola giusta, ma con  ccezioni diverse da come l'ho usata altre volte, qui si vedono occhi e capelli, maglioni, tappeti, laptop, chitarre, double bass, sounding table.Da segnalare 'peanuts and shells geometria', 'ai's reness', 'i'm into you more than anything else'. Scusate, da segnalare è il cd intero.
Prendetevelo.

http://www.mou-lips.com/



nyva
"demo"
cd-r 2002

di Mauro Carassai

Sorpresa insolitamente piacevole quella che ci dona Monica Gregori col suo progetto Nyva, confezionando tre pregevolissime tracce demo di lunare pop prog-sintetico. Coadiuvata da Peppe Nunziatini, che oltre all’italianismo oltranzista del nomignolo contribuisce con basso e sintetizzatore, la musicista romana si diletta con sonorità elettroniche forse un po’ retrò e melodie vocali che portano, forse una volta di troppo, alla mente gli Ustmamo’. Non mi va di mentire affermando che le due cose intaccano il valore delle tre tracce quanto a esigenza di novità, perché lascio tale esigenza agli storiografi dell’underground italico. I tre brani (a parte qualche ingenuità nelle lyrics) sono perfetti così come sono: Libera evoluzione popedelica in espansione su acqueo tappeto synth e pulsante ritmo sensualmente groovy; Altrove , arabescata piece downtempo notturnamente malinconica condita con qualche profumo d’oriente, e Canto per me che chiude leziosamente il tutto oscillando tra il chitarrismo dreamy del ritornello e il (coinvolgente?) riff di basso elettrico che sostiene la rimanente struttura.
Monica scrive i brani, li canta, li suona li registra e li remixa… il tutto in modo davvero brillante. Drammaticamente d’accordo col Jim O’Rourke di Eureka : “Women of the world take over, cause if you don’t… the world will come to an end…”



Normality / Edge "Inner Photographs"
2003 5CD Afe
 
 

di Etero Genio (no ©)

Chiedo preventivamente scusa ai diretti interessati se utilizzo questo spazio e questa rece anche per parlare d'altro, ma l'argomento mi sembra degno d'interesse e, seppur indirettamente, coinvolge sia Spectrum che la Afe Records. Si sono verificati due fatti piuttosto interessanti e significativi a proposito delle pubblicazioni in supporto CD-R.
Il primo fatto riguarda il disco di Annea Lockwood "Thousand Year Dreaming", peraltro splendido, uscito originariamente per un'etichetta, la ¿What Next?, che alle fine del decennio scorso ha cessato le attività cedendo il proprio catalogo alla O.O. Discs. Recentemente quel disco è stato rimesso in commercio proprio dalla O.O. Discs su supporto CD-R, probabilmente è successo che alla O.O. si sono trovati fra le mani poche centinaia di confezioni vuote e hanno ritenuto più opportuno ed economico riempirle con delle copie masterizzate: 'bootlegano se stessi' è stato il simpatico commento espresso da Giovanni Antognozzi della Ants. Poco male per chi, come me, va da tempo sostenendo la dignità e la validità di questo tipo di supporto. In tutta la questione c'è però un aspetto che ha del ridicolo e riguarda quei distributori che rifiutano di trattare i CD-R e che invece si sono presi tranquillamente a carico le copie ufficialmete contraffatte di "Thousand Year Dreaming".
Il secondo fatto degno d'interesse riguarda William Basinski, che si è conquistato un posto d'onore in varie playlist di fine anno, ed è un episodio particolarmente significativo dato che la seconda e la terza parte dell'osannato progetto "The Disintegration Loop" sono uscite in CD-R a tiratura limitata (ed anche ad alto prezzo). Direte: tutto qui? Certo, ma se prendete tali fatti come sintomatici ne ricaverete che i CD-R si stanno pian piano ritagliando degli spazi anche nella cosiddetta produzione di grado superiore e questo non mi sembra una cosa da poco. Ho già l'impressione di sentire quel notorio 'io l'avevo detto' tipico da sempre degli aspiranti avvoltoi. State pur certi che, se quel momento arriverà, alla Afe verranno concessi tutti quegli spazi che oggi vengono negati in nome di una produzione più importante e il suo marchio verrà di botto inserito nella sezione riguardante i precursori.
Nell'attesa di ciò all'etichetta milanese non stanno con le mani in mano e mettono in commercio una nuova ondata di dischi, fra i quali spicca questo cofanetto quintuplo che viene presentato quasi come un dovere morale. Normality / Edge, altrimenti conosciuto come Hue, è infatti un artista schivo che, pur essendo attivo da molti anni, non ha ancora pubblicato nulla. Con questa mastodontica realizzazione si scava nel passato, recuperando materiale che sembrava ormai archiviato definitivamente, e si fa luce su quelle che sono le radici del musicista: dall'oscuro goticismo dei Joy Division, alle infiltrazioni industriali dei Clock DVA, al flirt con la dance dello Stewart ON-U Sound… fino all'ambient orwelliano di:Zoviet*France: e Lustmord. Come vedete i riferimenti si calano in un periodo ben preciso, gli anni Ottanta, e "Inner Photographs" si presenta come un'autentica antologia di quel decennio. L'autore , nel commentare queste pagine, parla di ingenuità. Io sarei piuttosto propenso a utilizzare le parole semplicità e spirito naif. Questi brani sono come tante istantanee che vengono recuperate dopo essere state dimenticate per lungo tempo in una valigia, e appaiono quindi sbiadite ma, proprio a causa di ciò, ancor più affascinanti. Il tutto è suddiviso in cinque stilemi, uno per CD, denominati "Dark Rhythms: Monochrome Life", "Industrial Noises: Avoid Contact", "Anxiogen Dances: Instable Balance", "Ambient Grooves: A Drowning Fish" e "Unpleasant Songs: il Confine". Un sesto CD, che contiene i brani più vecchi del lotto, non è incluso nel cofanetto ed è acquistabile separatamente al costo di 5 Euro; si intitola "Nervous System Overload" ed è confezionato artigianalmente dallo stesso autore con una copertina differente per ogni copia. Magari, a questo punto, sarebbe utile ascoltare quello che Hue sta facendo al presente. Attendiamo fiduciosi.


   orchestra vuota:
"naive music for borderline people" -  "residui"
cd-r  autoprodotti
 
 

di Adriano Zanni

Difficile capire come girano le cose talvolta.Sinceramente non sono sicuro se quanto mi sia capitato fra le mani sia confinato al casalingo formato del cd-r per volonta' del suo creatore o per la solita miopia dei cosidetti discografici nostrani.Tante' che queste 2 opere a nome ORCHESTRA VUOTA meriterebbero sicuramnete una  piu' importante vetrina vista anche la generale pochezza delle uscite discografiche italiane ,ufficiali o indipendenti che siano.
Alla consolle di comando dell'ORCHESTRA VUOTA  troviamo l'agrigentino Salvatore Pecoraro che pare cimentarsi con marchingegni elettronici da addirittura una ventina d'anni, anche se il progetto in questione pare abbia preso forma circa 2 d'anni e si sia definitivamente concretizzato in questi 2 cd-r che portano i rispettivi titoli di "RESIDUI" e "NAIVE MUSIC FOR BORDER-LINE PEOPLE".
Salvatore utilizza solo sotwares freeware o demo sfruttando e traendo beneficio e stimoli dalle apparenti limitazioni che cio' comporta ("Questo mi "costringe" ad operare in una sorta di live electronics continua senza mai avere versioni uguali (inoltre non utilizzo sequencers) per cui esiste sempre nella registrazione del materiale un atteggiamento da "buona la prima").
L'ascolto dei 2 dischi e' decisamente un'esperienza consigliata , i territori verso i quali si muove l'ORCHESTRA VUOTA ci portano in un certo qual modo indietro e contemporaneamente avanti nel tempo.Il concetto di presente non pare piu' di tanto interessare l'autore.Si percepiscono immediatamente ifluenze "kraute", Salvatore pare aver metabolizzato la lezione tramadataci da gruppi come i CAN e  i NEU, ma anche KLAUS SCHULTZE  e i TANGERINE DREAM piu' lisergici , a chi scrive a tratti ricordano anche gli WIRE.
Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio che potrebbe sorgervi, non si tratta assolutamnete di plagierismo o peggio ancora di una nostalgica operazione revivalistica,l'ORCHESTRA VUOTA come dicevamo prima attinge alla fonte ispirativa dal passato ma guarda decisamnete avanti.
Definire i suoni che stanno uscendo dalle mie casse e assai difficoltoso e problematico, anche se mi sento di affermare che se ha un senso parlare di psicadelia elettronica, beh allora forse in questo caso ci siamo davvero molto molto vicini. Le atmosfere dilatate e ipnotiche , la battuta lentissima e indolente (a tratti addirittura assente) ,la misurata ma affascinate startificazione del suono,la ripetitivita' di alcune sequenze,certi passaggi quasi elettroacustici contrastati dall'inserimento di frequenze digitali e lutilizzo di pad atmosferici creati con (soft?)synth modulari contribuiscono a trasportare l'ascoltatore in dimensioni parallele toccando vette di sublime magia.

Una lieve ma insignicante preferenza nei confronti di "NAIVE.." ma sono solo dettagli!!!
Avete Capito qualcosa  ?
No?
Meglio cosi , certa musica non la si puo' spiegare, va vissuta i prima persona e conservata gelosamente in un angolo della vostra memoria accanto ai vostri ricordi piu' cari.
Se avete ancora percio' un po' di spazio libero ne vostro hard disk cerebrale e sieste disposti a consumare un' pizzico dei neuroni che ancora vi restano,
contattate l'ORCHESTRA VUOTA e obbligate Salvatore a farvene pervenire una copia.

l'email di SALVATORE PECORARO e:
 sal@comserv.it



ordeal : "malan"
cd 2002
(eibon records)
 
 

di Mauro Carassai

Tutt'altro che terrificante si rivela l'esperienza che ci propone Gabriele
Santamaria a discapito del nome scelto per il suo autonomo progetto Ordeal,
parallelo agli industrial/isolazionisti I burn. Ulterirormente impreziosito
da una confezione grafica davvero notevole,"Malan" (licenziato dalla Eibon
Records) è sicuramente una tra le più interessanti proposte nel campo dello
sperimentalismo elettronico contemporaneo, autoctono e non. Le incursioni
transgenere nelle diverse regioni del territorio minimal ambient operate dai
brani sono davvero agili e penetranti al tempo stesso. Le diverse fonti
sonore utilizzate (softwares, oggetti, campionamenti, chitarre trattate) si
amalgamano ora in dilatazioni sonore magnetiche ed avvolgenti solcate da
drones frequenziali (Just the Same Logic Aside), ora in insoliti ovattati
tribalismi come quelli dei brani d'apertura, ora in alienanti soundtrack per
sinistre panoramiche catacombali (Graduale). Nel disco convivono la
staticità e la laconicità di alcuni dei lavori di casa Rune Grammofon (vedi
Waiting, One Empty Dish and a Dead Clock), gli 'altrove' sonici indistinti
del Biosphere più mesmerico (vedi One Haiku in Half-Sleep) e, in generale,
circa cinquanta minuti di moti orbitanti intorno al pianeta
industrial/isolazionista superlativamente tracciati. Il tutto è poi immerso
in un'atmosfera di misticismo digitale che, oltre a donare un senso di unità
pervasiva all'eterogeneità delle atmosfere, rende alcune delle composizioni
esperienze soniche totalizzanti. Ci sono dischi che immergono completamente
l'ascoltatore in mondi artificiali facendogli perdere qualsiasi contatto con
quello reale, altri che ne hanno solo la presunzione. "Malan" appartiene
sicuramente alla prima categoria


OHZ - Il mondo di OHZ
2003 cdr autoprodotto

di Emanuele Rodola'

"Quando il singolo strumento non poteva più render l'idea di musica che avevo in testa, mi sono avvicinato a questo nuovo modo di comporre".
Francesco Zanello, ve lo dico io, ha le idee chiare. La proposta musicale di OHZ si spinge tanto in là che riesce a far assurgere la semplicità a un ruolo talmente profondo, tematico, decisamente creativo, che mai avrei immaginato potesse ancora esistere la possibilità di movimento, nel mondo dei clichè. Francesco domina gli standard, rielabora e riassembla con tanta maestria da darmi la tentazione di prostrarmi di fronte a colui il quale ha avuto il potere decisionale di impostare le convenzioni nella musica e nei generi. Talmente genuino da far sorridere.
Ottimo il sound e il mastering, buonissima la composizione e l'accostamento tra dance, d'n'b, elettronica intelligente, techno/goa, jazz, rumorismo, sperimentazione vocale e campionamenti. Una sperimentazione autentica, in ogni ambito. Ogni singolo pezzo è degno di inchino, dal fantastico surrealismo ballabile "Ai confini della realtà" alle arie cantabili e rumoriste di "D Voodoo", alla melanconica intelligenza di "D Req I Em", passando attraverso dolcezza notturna in "Tenax" (certo Idmonster), e facendo il verso ai B-Movies anni '50 ("Ufo invasion"), per concludere con una sorpresina chip niente male. Mi ripeto, ogni traccia è comunque degna di nota, caratterizzata da una certa unica bellezza che la rende riascoltabile alla nausea.
Un lavoro come non se ne fanno da tempo.

contattate OHZ a : strazeus@tiscali.it



gianfranco pernaiachi "ora"
2002 2xCD ants/silenzio
 
 

di Etero Genio (no ©)

Pernaiachi non è certo un musicista di primo pelo, sia per quanto riguarda l'anagrafe (è nato a Roma nel 1951) sia per quanto riguarda l'attività che lo ha visto frequentare il conservatorio prima come allievo e poi come docente. Autore non particolarmente prolifico, ha solo altri tre dischi alle spalle, Pernaiachi porta a compimento con "Ora" una ricerca nei meandri del silenzio interiore che dura ormai da oltre vent'anni. Tale ricerca parte dall'opera musicale di Morton Feldman e da quella pittorica di Mark Rothko - tanto per fare due nomi, ma sarebbe lecito citarne anche altri come György Ligeti… - per approdare a questa enigmatica rappresentazione  che si differenzia, a causa di una maggiore introspezione, dalle più riuscite opere con cui potrebbe essere tessuto un paragone: 4'33" di John Cage, Stones di Christian Wolff, Silence del trio A. Braxton / L. Smith / L. Jenkins, Beinhaltung del trio P. Durrant / T. Lehn / R. Malfatti e Un peu de neige salie di Bernhard Günter. La reale difficoltà nell'approccio ad "Ora" sta proprio in questa sua introspezione, una caratteristica che da sempre richiede un tipo di particolare affinità fra l'artista e il suo pubblico per essere penetrata. In termini più chiari una canzone di Tim Buckley avrà sempre un pubblico più ristretto di una canzone di Bob Dylan, anche nel caso che questa sia strutturalmente più complessa da ascoltare. "Ora" è essenzialmente costituito da registrazioni concrete, suoni naturali o, come si usa dire oggi, field recordings. Rispetto a ciò emergono delle considerazioni: non sono le tecniche o le fonti utilizzate ma è la sensibilità dell'artista a fare di un'opera quello che è. Perché un disco di field recordings può esprimere una desolazione e un disagio in grado di renderlo più simile ad un disco fatto con un sassofono (il quale esprima gli stessi stati d’animo) che non a tutti gli altri dischi di field recordings del mondo. Così field recordings resta un termine vuoto, che non indica nulla, perché "Ora" potrebbe benissimo essere stato realizzato con un pianoforte o con l'uso di strumenti elettronici restando sempre quello che è: espressione pura di una ricerca sofferta e sofferente. "Ora" è un'opera aperta e in questo riprende le idee cageane a proposito del pubblico e dell'ambiente, quali elementi protagonisti e non semplicemente destinatari passivi dell'evento musicale, idee discograficamente messe a punto da  Eliane Radigue in ?=a=b=a+b, un singolo del 1969 i cui lati potevano essere ascoltati anche in sovrapposizione, con asincronie e velocità variabili. Le tre tracce che suddividono i due CD di "Ora" sono da intendere in questo senso e non come altrettante composizioni. Un tutto unico che l'ascoltatore-protagonista, sempre che abbia a disposizione due impianti o un mixer, può divertirsi a montare come meglio preferisce in un numero di combinazioni quasi inesauribile. Ma l'importanza - e la bellezza - di "Ora" non sta in questi ragguagli tecnici bensì nella sua indagine interiore, cioè la memoria, nel suo regalare emozioni, cioè il presente, e nel suo lasciare spazio all'immaginazione proiettandosi nel futuro, verso quella pace e quel distacco dal mondo materiale a cui tutti inconsciamente aneliamo. Verso la fine del tempo.

Contatti e info: http://www.silenzio-distribuzione.it



plastic violence : "brightness"
cdr 2003 death paradise autoproductions
 
 

di adriano zanni

Spesso i creatori di musica elettronica tendono ad estraniarsi dalla quotidianita' , e raramente affrontano direttamente tematiche politiche e sociali.
In netta contro tendenza vanno a collocarsi e ad agire i plastic violence che attraverso la loro death paradise autoproductions e con un orgoglioso NO GLITCH come sLOGOan assestano i loro attacchi al sistema e all'ordine costitutito.
Su scarne e ridotte all'osso tessiture sparano i loro messaggi tutt'altro che subliminali .
Brightess si apre con "insurrectional" brano costitutito da una lunga sequenza pseudoritmica  ripetuta all'infinito con pochissime variazioni e sulla quale sono inserite le voci dei gerarchi italiani tratte dall'orgia mediatica pre e post  g8 (quello tristemente famoso di genova)
La scelta del duo plastic violence pare essere indirizzata verso la sostanza piu' che verso la forma estetica , largo uso di sequencers e ritmiche ultra essenziali .Fisicita' piu' che atmosfera , un mix di analogico e digitale con echi di martinreviana memoria .
Voci ultra filtrate ci introducono al caotico mantra di "illegal alien", un diffuso rumore (bianco) di fondo ci accompagna in "bonded labor",crepitii in sequenza dilatata costituiscono l'ossatura di "helicopters in my head". La seguente "argentina" ci si presenta come l'episodio piu' "solare" dell'intero lavoro andando a tratti quasi ad avvicinarsi alla forma canzone, ma e' un fuoco di paglia e gli ultra minimali click"n"cuts di "thai girls" (la mia preferita) ci riportano alla "cruda" realta' e ci introducono al finale di questo brightness : la durissima "italian policy" e la deviante e conclusiva ultima traccia "...more+more slowly, until to desappear".
Un lavoro apprezzabile e coinvolgente con qualche pecca e parecchi pregi.
Ad un primo ascolto l'impressione che se ne ricava e forse quella di una certa diffusa "monotonia" all'interno delle singole tracce ,sempre piuttosto lunghe e che presentano poche variazioni, ma le note tratte da "cultura della miseria" di Alfredo M.Bonanno  stampate sulla copertina ci chiariscono parecchie cose e giustificano le scelte dei plastic violence.

"La degradazione ci lega a se',ci penetra imprimendo i suoi ritmi come un marchio sulla nostra vita./Ruderi che ci circondano si sollevano attivamente contro le nostre speranze, i sogni , i desideri./Li appiattiscono e li fanno vibrare al loro stesso ritmo,sempre piu' lentamente,fino a scomparire."

C'e' bisogno di death paradise e plastic violence,  non si vive di soli algoritmi.

contattateli qui:
deathparadise@katamail.com



plozzer
"worstward"
cd-r 2000

di Adriano Zanni

Non ho idea se sia' piu' costoso comprare un amplificatore e una chitarra o un computer o meglio, so' quanto costa un computer, ma non so' quanto possano costare un buon ampli e una chitarra. Cio' che e' certo e' che con il computer sei libero di agire come ti pare e lo puoi fare senza dover cedere ai ricatti dell'energumeno batterista di turno o alle velleita' artistico compositive dei compagni di viaggio,puoi suonare rock'n'roll a tutto volume come piu' ti piace.
I suoni che ti avrebbero fornito i componenti della band li puoi reperire ovunque: dalla tua collezione di vinile, dalla tv o da qualche vecchio b movie, insomma la' fuori esiste un intero mondo da campionare.
Plozzer ha scelto questa strada per suonare il suo rock'n'roll del terzo millennio.Sul suo pc si e' installato alcuni simpatici programmini ed ha cominciato a selezionare i campioni. Quando ne ha raccolti a sufficenza ha dato alle stampe questo autentico gioiellino chiamato "Worstward".
Nel frullatore di Plozzer finiscono un mare di cose da far rabbrividire i puristi del rock.Incastonati su basi scarne ed essenziali finiscono nomi del calibro di Doors,Barret,Hendrix,gli Scarafaggi,King krimson, ma anche sprazzi di telegiornali, la voce del grande Tomas Milian preso da chissa' quale pellicola ( e chissa' poi quanta altra roba non sono riuscito a riconoscere).Tutto cio' come dicevamo viene montato su basi che spaziano dalla house alla techno da Cocorico' passando per una sorta di protoJungle , tanti beat "Grassi" e con incursioni nel trip hop senza preoccuparsi minimamente di nascondere l'origine degli illustri artisti  di cui utilizza spudoratamente le registrazioni.
Questo e' un bene poiche' il risultato e' un autentico e geniale dischetto che non dovrebbe mancare a nessuna festa di addio al celibato o che suonato su un "ghetto blaster" potrebbe sostituire la chitarra stimpellata di fronte ad un falo' sulle spiagge riminesi della prossima estate.
Ci sono della pecche certo, ma  in fondo non e' cosi che si comincia a suonare il rock'n'roll?
Si comincia(va) con delle cover illustri suonate approssimativamente nel garge di casa e poi .......
Sicuramente questo gioellino non vedra' mai la luce "ufficilamente" a meno che non si trovi qualche folle major disposta a spendere un mare di soldi per pagare i diritti d'autore  a qualche centinaio di vecchie glorie del rock.
Forse e' meglio cos'. Fra vent'anni potrebbe diventare oggeto di culto fra i collezionisti di quegli arcaici oggetti che portavano il nome di cd
L'obbiettivo dichiarato di Plozzer e' quello di "mettere insieme pezzettini di musica propria e altrui per ricavarne conzoncine divertenti o d'atmosfera , buone per tutte le occasioni."
MISSIONE COMPIUTA.



Punto Exe
"al riparo da sguardi indiscreti"
cd 2001 (harlock)
 

Di : Nicola Chiavari

Prodotto dall'etichetta indipendente bolzanina Harlock, Al riparo da sguardi indiscreti è l'album d'esordio dei Punto.exe. Difficilmente inquadrabile tra i generi musicali canonici, il lavoro di Simonluca Laitempergher [musiche] e Petra Dotti [testi] si presenta come una fusione di percorsi diversi: da una parte le ritmiche elettroniche figlie del sintetizzatore, dall'altra lo stile cantato del rap, espressione della vita quotidiana. Ne esce un album a metà tra sentimento e ragione, tra elettronica e rap, tra precisione e improvvisazione, un'alternarsi continuo di senzioni che si esprimono ora nella ritmica fredda e matematica figlia del terzo millennio, ora in testi mai superficiali e scontati.
Per rendere ancora più difficilmente inquadrabile il lavoro, intervengo sonorità, campioni e melodie che nulla avrebbero a che fare con i due generi guida: così, per esempio, in Stati di Solitudine compaiono [campioni di] archi, fiati e pianoforte che mescolano ancora di più le carte in tavola.
Nel complesso un buon lavoro, che meriterebbe sicuramente più spazio e visibilità. Ma si sa, in Italia, in particolare nella scena elettronica, siamo molto esterofili, e se sotto a un cd non c'è il marchio UK difficilmente gli attribuiamo il giusto valore. Molto carina anche la grafica del cd.



AA.VV. ‘Quantize vs. the human feel’
2003 mp3 compilation quantize records
 
 

 di Etero Genio (no ©)

Mi sembra che non ci siano dubbi sul fatto che la musica elettronica italiana sta attraversando un momento particolarmente felice. Anche rispetto a quello che sembrava essere il gap da superare, la carenza di etichette, si intravedono dei segnali positivi. Il caso della Quantize Records - gestita da Pierpaolo Leo, Andrea Mangia, Daniele De Rossi e Francesco Brunotti - mi pare esemplare sia per quanto riguarda la qualità che per quanto riguarda i programmi. Se la prima è garantita dalla presenza di nomi ormai noti ai frequentatori di questa webzine (ENT, Urkuma, Wang Inc…), per i secondi c'è la promessa di far seguire a questo mp3 una nuova compilation, che dovrebbe uscire a breve termine, distribuita su supporto CD. Detto della bontà relativa alla maggior parte del materiale proposto - oltre ai nomi già citati ci sono Cable Corp, roQ, Kidsok Nuit, Pleo, Shin, Noxious Nub, VOV, Bjm e Mylicon/EN - voglio evitare di scendere nel particolare dei singoli brani in quanto mi sembra più utile abbozzare una critica, o meglio alcune osservazioni, nel tentativo di stimolare un ulteriore crescita. La prima osservazione riguarda la mancanza di omogeneità nel materiale proposto. Mi sembra che tale omogeneità sia indispensabile affinché un'etichetta - nel nostro caso la Quntize - possa acquistare una propria identità specifica. Direi addirittura che sarebbe utile una specie di marchio di fabbrica in grado di lasciar emergere un mood tipico, così com'è successo per le migliori etichette elettroniche europee sia in ambito sperimentale che in ambito pop (Warp, Mego, Bip Hop, Fällt…). Tale obiettivo può essere perseguibile anche attraverso il coinvolgimento di musicisti non italiani. A questo punto la seconda osservazione giunge praticamente da sola: la musica elettronica italiana non ha bisogno di rinchiudersi in se stessa ma di aprirsi verso l'esterno e di cercare un pubblico e un'affermazione pure al di là dei nostri confini. Tali obiettivi possono essere perseguiti attraverso una politica tesa alla ricerca di comuni denominatori, certamente non impossibili da trovare, in grado di accomunare artisti di diversa provenienza geografica. Mi dispiacerebbe che queste osservazioni venissero intese in termini negativi e non per quello che vogliono essere, un contributo sincero e costruttivo volto ad aiutare l'affermazione di musicisti che godono di tutta la mia stima e di un'etichetta che ha le caratteristiche per diventare un punto di riferimento stabile e duraturo. Ribadisco quindi l'assoluta bontà di "Quantize Vs. The Human Feel" e ne consiglio l'ascolto a tutti coloro che seguono con interesse la musica elettronica (e non solo quella italiana).
Scaricabile interamente e gratuitamente su :
http://www.quantize-records.com/



regivar : "colonna sonora per un film immaginario"
cdr (s'agita recordings 007) 2002
 

di Adriano Zanni

Uscita numero 7 del catalogo s'agita recording a nome Regivar.
Dietro l'enigmatico nome che pare avere origini ungheresi(?) si cela in realta' la bolognese Raffaella Graziosi
Singolare la storia di queste registrazioni che sono state effettuate nel 1999 e rimaste fino ad oggi in "forma privata"
Il solito acume di s'agita recordings ha fatto si' che il lavoro fosse ripsescato dai polverosi scaffali sui quali raffaella lo aveva "dimenticato" ,e dopo un attento lavoro di remastering curato da Giuseppe Verticchio (curatore di Oltre Il Suono) ,ha provveduto a renderlo disponibile al publico .
Abbiamo gia' piu' volte discusso della difficolta di relazionarsi con ipotetiche colonne sonore che vengono per forza di cose presentate senza l'ausilio delle immagini alle quali dovrebbero essere associate.In questo caso pero' il film non esiste nella realta' ed essendo appunto immaginario ci lascia liberi da vincoli associativi nei confronti di questa o quella pellicola.
Il film in questione sta' nella mente di regivar, ma anche nella vostra, anzi i film ,visto che la impressioni che io ne ricavo sono quelle di un'autrice che pare influenzata da molto e vario cinema.
Si colgono frammenti ed estratti audio alle volte associabili a ricordi noti (la spezia di lynchiana memoria...), alle volta a ricordi inconsci.
Ma quello che piacevolmente stupisce e l'organicita' del lavoro e la sua varieta'.Capace di passare da episodi piu' cupi e statici ad altri piu eterei e visionari.
Audioimmagini in movimento e continua trasformazione(,piano)sequenze dilatate e ipnotiche,scenari che si modificano con il trascorrere della "visione".
Ciatzioni colte sia filmiche che sonore sapientemente distribuite nelle 3 traccie  e nei 40 minuti di durata.
 Un'approccio decisamente personale alla materia e decisamente riuscito.

Buona Visione

http://www.sagitarecordings.vze.com
regivar@iperbole.bologna.it



regivar : "Afairytaleelatyriafa"
cdr (2003) s'agita recordings
 
 

di Adriano Zanni

Dalla sempre piu' intraprendente e sorprendente cdr label s'agita ci giunge il secondo lavoro di Raffaella Graziosi aka Regivar.
Incastonati  in un prezioso e raffinatissimo packaging troviamo i 2 dischetti che contengono l'ultima fatica dell'artista bolognese.
Avevamo lasciato Regivar alla prese con la bella materializzazione audio di visioni cinematografiche contenute nel suo precedente "Colonna Sonora per un Film Immaginario" ,
la ritroviamo qui a tentare di riprendere il discorso interrotto.
Purtroppo pero' qualcosa si e' inceppato e non tutto gira alla perfezione. Il lavoro e' molto lungo e suddiviso in 2 dischi dalle rispettive durate di 63 e 34 minuti circa.
Regivar opta questa volta per sonorita' molto cupe andando a creare a momenti eterei e sognanti sovrapposti ai  quali pero' ci troviamo a fare i conti con strani "effetti speciali" un po' troppo  "dark space " e con settaggi un po' troppo stantii .Spuntano qua' e la campionamenti, interludi  e fields recordings che riportano ad alta  quota , riconferiscono magia  al lavoro e  donano benessere  all'ascoltatore ,ma l'impressione di navigare in territori un po' troppo battuti da musicisti elettronici di un paio di decadi fa' torna minacciosamente ad incombere sulle plumbee atmosfere create dai synths di Raffaella. La scelta di non suddividere il lavoro in singole tracce obbliga l'ascoltatore ad una concentrazione assoluta ma rischia di penalizzare la fruizione totale dell'opera.
Opera che non si puo' certo considerare un fallimento, stiamo pur sempre parlando di un buon disco, ma che  ha il difetto di alternare momenti di reale bellezza a fasi che non convincono del tutto.
Certi della sensibilità'  di cui  Regivar e' dotata e alla quale ci ha in passato abituato, non abbiamo dubbi che in futuro continuerà' a regalarci emozioni sotto forma di quei preziosi oggetti che ostinatamente  e caparbiamente i ragazzi di s'agita recordings continuano a sfornare in barba ad ogni logica di mercato e verso i quali nutriamo affetto e riconoscenza pressoché illimitata.

http://www.sagitarecordings.vze.com



ROLF & FONKY
Coded Sleep
(Free Land Records)

di Vittorio Marozzi

Esce per la catanese Free Land e sotto la supervisione di Alessandro Vaccaro il primo lavoro dei marchigiani Mirco Uguccioni e Maurizio Ottavi, da tempo impicciati con la materia calda della musica di limite. La superficie informatica di questo primo full length del progetto Rolf + Fonky e coperta da scarne tessiture analogiche di matrice prevalentemente intelligent-techno, atmosfere e melodie astratte trascinate da fluide ritmiche rimbalzanti quasi sempre sui quarti e ad alto tasso ipnotico. Buona l’interazione tra i due, come dimostrano le diverse aperture (Geometry su tutte). Un esordio che lascia sperare in cose future anche più articolate e irregolari.



saimon :"six tracks"
2002 cdr auotoprodotto

di Adriano Zanni

Bizzarra la scelta effettuata da SAIMON per la realizzazione della copertina del suo cdr d'esordio:  al posto di foto,grafica e info utilizza ritagli di fumetti manga in bianco e nero.
Come dicevamo il lavoro e' caratterizzato dalla quasi totale assenza di info correlate, track list compresa.Unica concessione fatta alla nostra atavica necessita' di capire un po' di piu' riguardo cio' che andiamo ad ascoltare,e un foglietto scritto a mano che recita:
"cd realizzato con software per pc.      Genere:Ambient     Label di riferimento: Warp,Tigerbeat6,Milleplateaux."
In effetti alle volte la sintesi spiega piu' di mille inutili parole, Saimon ha gia' da solo inquadrato a me che ascolto e a voli che legggete di cosa si tratta.
Le sei tracce incluse (come dicevamo senza titolo)  sono pezzi ambientali realizzati con cura e con discreta attiudine produttiva.
Mancano forse di quel tocco di orignialita' e di quel qualcosa di personale che ci si attende speranzosi  da un'opera prima.
Ma caratteristica  fondamentali delle opere prime e' anche, e sopratutto, quella di tracciare le coordinate, le idee le direzioni da prendere  per sviluppi futuri.
Le sei tracce si ascoltano tutto sommato  volentieri e questo e' gia' un'ottima base di partenza.
Avanti tutta SAIMON

info:
lacrisi@tiscalinet.it



Raffaele Serra "Europe Endless"
2003 CD Afe
Talharion "Footsteps On Dead Leaves"
2003 CD Mantric Wave
 
 

di Etero Genio (no ©)

Raffaele Serra è un 'monumento' della musica elettronica italiana davanti al quale è bene inchinarsi con reverenza ma, nonostante ciò, ho difficoltà a parlarne perché le sue radici affondano negli anni Settanta, un periodo storico, nell'evoluzione di tale musica, che non mi ha mai affascinato. Vabbè… un confronto con quel passato era, prima o poi, inevitabile, quindi getto la spugna e cercherò, nonostante la mia 'inadeguatezza', di affrontarlo cercando di essere il più obiettivo possibile. L'obiettività impone, innanzi tutto, di dire che questi sono due ottimi dischi. Ne parlo al plurale perché mi sembrano evidenti, pur nella loro diversità, tanti punti di contatto negli elementi che ne forgiano l'essenza reale, quella di breviari di elettronica e ripetitività che travalicano la semplice raccolta di brani a beneficio di opere da comprendere e considerare nel loro insieme. Proprio in tale qualità, e complessità, riesco a recepirne anche istintivamente l'eccellente fattura laddove ho invece difficoltà a collegarmi con alcuni dei singoli episodi. Ciò vale soprattutto per quanto riguarda "Europe Endless", il cui titolo è una manifesta citazione dei Kraftwerk, che è opera di grana più fine e che mostra anche una maggiore attenzione verso moods definibili 'massificati'. I 13 brani del CD, che è dedicato a Fassbinder, sono 'ritratti' di altrettante città europee - in realtà, dato che Berlino compare due volte, le città tratteggiate sono 12; a meno che non si debba intendere tale duplicità in relazione alla lunga dicotomia est-ovest, che un decennio di armonizzazione non è certo bastato a sanare completamente, vissuta per quasi mezzo secolo dalla capitale tedesca.
Le diverse realtà urbane vengono stilizzate con mood differenti, la qual cosa rivela un'attenzione particolare riservata all'autonomia dei singoli brani laddove il progetto firmato da Serra come Talharion gioca di più sull'impatto dell'insieme. "Europe Endless" si distingue anche per una maggiore attenzione riservata alla melodia (sarà questo il motivo per cui mi piace di meno) con momenti in cui l'incastro dei suoni, utilizzati con gusto pittorico, raggiunge apici di assoluta fluidità. Quali esempi calzanti citerei soprattutto Köln e Amsterdam. Serra riesce ad ammaliare anche quando si cala, a suo modo, nella tradizione: così nelle atmosfere bohémien tradotte dalla fisarmonica di Paris - ah! Che amore L'accordéoniste della Piaf - come in quegli speziati portali aperti verso l'oriente che sono Praha e Zagreb. Ascoltare simili cose in questo momento, mentre i venti di una nuova guerra soffiano sempre più violenti, riesce a commuovermi fin quasi al pianto. Trovo invece davvero ostici i ritmi ostentati e lineari di Barcelona e Berlin (Metallic Universe) cosiccome il jazz elettrico al quale Düsseldorf mi fa pensare (mi sto riferendo al jazz elettrico degli anni '70, un genere che non mi ha mai completamente convinto). Non me ne voglia il buon Serra, in fondo è solo questione di gusti. Quella che in "Europe Endless" è un uniformità progettuale, se preferiamo un viaggio a tappe, in "Footsteps On Dead Leaves" si presenta quale oscura indagine su un unico luogo (o su un'unica idea). Si tratta di una suite in sei parti il cui potere avvolgente cresce fino a raggiungere vertici di inguaribile malessere nella IVª, Vª e VIª sezione dove fanno buon gioco ritmi - e voci - catacombali (o ipnotici). Spero che la definizione dark-ambient non sia obsoleta per definire queste meditabonde escursioni nell'oblio. Altrimenti fate vobis.



Claudio Sichel : "il giardino di eden"
(Basilica del Santo Sala dello studio teologico-Padova 22-6-02)
2002 cdr autoprodotto

di Adriano Zanni

 Padova  pare dimostrarsi posto ricettivo ai richiami offerti dalle nuove tecnologie digitali e sopratutto alle possibilita' che le stesse offrono in ambito di sperimentazione sonora.
Dalla stessa citta' che  ha proposto  alla nostra attenzione artisti del calibro di Alessandro"Mugen"Canova, e.g.ø' e Talk Show Host, giunge Claudio Sichel con la sua proposta.
Il nostro si divincola egregiamente fra la composizione sonora e le arti visive,il suo approccio artistico appare decisamente complesso e lo porta ad affermare quanto segue:

Gran parte della produzione artistica d'oggi rende bene l'immagine del nostro tempo tuttavia la sua potenza espressiva risiede solo nell' attualità dei soggetti/ oggetti/ concetti che rappresenta e non nel modo in cui questi vengono rappresentati .
Io penso ad un'arte capace di intuire le forme del mondo di domani. La sua forza è proporzionale alla propria capacità di analisi formale ed estetica .
L'arte che punta sullo studio della forma apporta un contributo effettivo .
Tutto il resto avanza solo in apparenza , in realtà non fa che ruotare su se stesso .
Non sono interessato a tradurre idee o concetti in opere d'arte
Io voglio partire dalla realtà che mi circonda per creare nuove forme , strutture , meccanismi .

A dimostrazione di cio' sottopone al nostro ascolto "Il Giardino di Eden" .
Il lavoro si materializza sotto forma di un cdr autoprodotto contenente una unica traccia di 11 minuti circa.
Come orgogliosamente riportato sulla confezione ,la serie consecutiva di 3 d (DDD) mette subito le cose in chiaro per quanto riguarda la  straordinaria qualita' d'incisione di questo lavoro
Qualita' che si matiene elevata anche dal punto di vista dei contenuti artistici che lo stesso contiene.
La somma di sonorita'  elettroniche minimali ,suoni concreti,l'utilizzo di fonti audio "classiche" (flauti oboe?....) , un funzionale utilizzo di vocalizzi lirici  femminili contrapposti a drones taglienti, intermezzi pseudo percussivi  e atmosfere rarefatte movimentano l'andamento (solo apparentemente) statico del lavoro.
Risultano evidenti le influenze (peraltro non nascoste) di pietre miliari come Cage e Nono,  differenziandosi pero' da questi nella forma sostanziale e  soprattutto nella fruibilta' dell'opera  che non sempre i maestri  citati hanno saputo o voluto concedere.
La brevita' del lavoro ci inpone una certa dose di pacatezza nel giudizio, ma le premesse sono certamnete molto "concrete".

visitate il sito di Claudio Sichel
http://digilander.libero.it/laborintus/



Luca Sigurta'
"la sindrome di stoccolma"
cd-r 2001
 

di Adriano Zanni

Luca Sigurta' ha iniziato ad interessarsi all'elettronica sperimentale agli inizi degli anni 90 trafficando con  "strani aggeggi" e registrando i risultati ottenuti sulle glorise k7. Il tempo e' passato i microprocessori si sono rimpiccioliti  i prezzi delle tecnologie digitali sono crollati e hanno fatto si' che luca abbia trovato nel computer un nuovo e prezioso alleato che gli ha permesso di far girare al meglio i suoi "strani aggeggi" e di sviluppare le proprie idee.  Dopo un paio di cdr autoprodotti nel biennio 99-00 , l'anno scorso da' alla luce questo "la sindrome di stoccolma" che abbiamo fra le mani.
Luca sceglia la via del minimalismo piu' estremo per dare forma ai suoi sogni (incubi?) e lo fa senza compromessi .Le 5 tracce (25 min circa) che lo compongono sono pregne di suoni creati chissa' come e ripocessati al pc, di glitches nati da cd graffiati  ricampionati  mandati ossesivamente in loop e che rimbalzano da un canale all'altro , di piccoli frammenti melodici decontestualizzati e suonati al contrario. Una voce "lontana" e carica di echo tenta faticosamente di emergere preforando le pareti che la imprigionano,un pianoforte (suonato da Tommaso Clerico) che di tanto in tanto invece ad emergere ci riesce e quando lo fa rende ancora piu' drammatico il tutto.
Sicuramente un lavoro difficile ma ricco di fascino e che come ci consiglia l'autore da' il meglio di se' ascoltato in cuffia.

La sindrome di stoccolma e'  quello strano fenomeno che tende a far si che il rapito familiarizzi con il rapitore e che  con il trascorrere del tempo di prigionia arrivi  addirittura ad affezionarsi a lui .
Chi scrive e stato tenuto prigioniero di questo dischetto e coimcia ad invaghirsene al punto tale da attendre con ansia il materializzarsi dei nouvi incubi (sogni?) del suo creatore.



manuele cecconello e luca sigurta' : "terre"
cd-rom/vcd/dvd autoprodotto 2002
 
 

di Adriano Zanni

Che le cose in questo apatico paese si stiano muovendo e' fortunantamente un dato di fatto.I materiali giungono in redazione con sempre maggior frequenza e varieta' di proposte.
Quello che ho appena ricevuto e' pero' uno di quei pacchetti che speravo di ricevere da tempo, lo apro e senza preoccuparmi troppo di cosa mi sia capitato fra le mani lo inserisco nel lettore cd del mio impianto hi fi. Nessun risultato se non la scritta error che appare sul display. Penso sia allora il caso di leggere le note informative allegate. Scopro presto che in realta' si tratta di un video cd leggibile con un qualunque pc o eventualmente tramite un lettore dvd.
Ancora piu' incuriosito lo estraggo dallo stereo e lo inserisco nel mio pc. All'avvio partono immagini e suoni e comincio a godermi questo lavoro.
Si intitola "terrre" ed e' di fatto un cortometraggio realizzato a 4 mani dal videomaker manuele cecconello e dallo sperimentatore audio luca sigurta' (gia' noto qui a spectrum).
Il lavoro e' un riuscitissimo esempio di come si possa cercare di far interagire il suono con le immagini o se preferite viceversa.
Le immagini che ci scorrono davanti sono state girate da manuele cecconello in super 8 , elaborate con tecniche digitali e svrapposte al soundscape creato da luca sigurta'.
O forse e' avvenuto l'esatto contrario? Poco importa , tant'e che la simbiosi cercata dai due e perfettamente riuscita e l'interazione fra le due fasi audiovisive e pressoche' totale
Si parte da una foglia trasportata dallo scorrere di un ruscello e quindi immersa nell'elemento acqua per poi passare al suo esatto contrario cioe' il fuoco filmato in modo poco convenzionale e mescolato a immagini di difficile interpretazione ma di sicuro fascino,nella seconda parte del video infine vengono inseriti particolari anatomici di corpi nudi virati in viola/fucsia di notevole impatto visivo e suggestione.Il tutto e' sonorizzato in maniera perfetta dallle minimali sequenze microtonali create da luca sigurta' .
Una breve ma intesa esperienza che speriamo abbia presto un seguito con una durata maggiore.
Ottimo prodotto realizzato da menti aperte e ricettive, ottima cura dei dettagli della grafica di copertina.
Stupenda l'idea di inserire al'interno di ogni confezione un un frammento di pellicola che ne certifica la creazione in serie numerata di 100 esemplari e che mi rende orgoglioso di possederne una.
Da notare che il discetto oltre al cortometraggio contiene anche due tracce audio in formato wav create da luca sigurta'.Si tratta del pezzo terra nella versione originale utilizzata per il video e di una versione remixata dallo stesso autore che a mio avviso e' anche meglio della prima.
Un piccolo e prezioso gioiello da custodire con cura.
Mi sa che mi dovro' comprare un DVD.



Snowboy - Greatest ReMix
2002 - cd-r autoprodotto
 
 
 

di Emanuele Rodolà
 
 
 

Mi ha fatto un enorme piacere questo Snowboy, davvero. Non siamo ignorati fuori dalla nostra 'scena' (se mai ne esiste alcuna), nossignore, l'universo synth-microsinusoidale è una realtà che esiste all'interno di un ben vasto fenomeno elettronico, e Gian Carlo Petracco ne rappresenta il lato più metal e rockeggiante.
Il cd che ho tra le mani è un compendio di tracce composte tra il 1999 e il 2001, rimaneggiate all'uopo in un Greatest Product che è di certo una sorpresa per i profani quanto per gli 'addetti ai lavori'.
Inizia (pre)potentemente con Powarsound, che tra Hanzel Und Gretyl, Android Lust e 24-7 Spyz spazia in una miriade di citazioni sino a sfiorare l'electrobody di Front 242; di impatto, la qualità è buona, non eccezionale, il cantato è forse non troppo soluto, e si ha l'impressione con la seguente Generation 2001 di avere a che fare sempre con gli stessi movimenti: nulla di più erroneo. Richiami ai Front Line Assembly di Hard Wired e crossover alla Cypress Hill di Skulls & Bones, solo più acido (Dark Game), punk (You can do it, bello l'assolo di chitarra), flanger, synth, devastante black metal alla Coal Chamber (Alienvasion). C'è anche qualcosa di più acustico (B-side an angel), ma al contempo tremendamente elettrico, ritorna un'industrial (Any anybody in any way, a dir la verità non troppo riuscita) con decenti parti sintetiche ma troppo mutevole, e poi si assesta e si alterna e si riassesta di nuovo, e tra sgommate di metal riecheggia in d'n'b (Corrupt soul), bestiale Coal Chamber di nuovo (AlieNation), e un crossover più divertito (Sex sex sex the n° of). In un certo senso 'piacevole' lo Snowboy di MutAttention, un bel pezzo davvero, scariche di mitra che diventano mitragliate di percussioni con tanto di urla di dolore (e registrazioni di spari e sirene), decisamente il pezzo più riuscito. Non troppo convincenti Deep Crazy e Disagree, che però riescono a proporre un motivo che fa presa e qualche buono spunto alternativo, per concludere con una sorpresina funky/metal sintetica (ABACAB Mila), quasi EBM (Funker Vogt), tutta nuova.
Un pò pesantuccio il sabato mattina, ci sarebbe certamente qualcosa da ritoccare a livello di mastering e a livello compositivo, ma non è certo la varietà che manca; forse è una mia impressione il fatto che col metal si tenda sempre a creare la stessa roba. Noi speriamo a nuove incursioni di questo genere, perchè è un qualcosa che lascia sperare davvero; e io, dopo 2 ore di nevicata (perchè me lo sono sbevazzato due volte), me ne torno al mio j-pop. Aaah.
 

Petracco Gian Carlo - snob@libero.it
http://digilander.libero.it/boysnow



society upside down: "demo"
cdr autoprodotto 2002
 

di Emanuele Rodola'

Non mi aspettavo davvero di trovare una cosa del genere tra le cose da ascoltare, e non nascondo di essermi trovato di
fronte a una piacevole sorpresa : i Society Upside Down mi hanno stupito sin dal primo ascolto.
Il progetto di Sergio Liguori e Fabio Farinaro si propone come "tentativo di unire all'elettronica sperimentale una matrice
rock", come del resto testimoniato da 'Rock is my feel', il primo dei tre pezzi, che stupisce subito per la qualità di masterizzazione, quasi da studio oserei dire.
Gli autori si destreggiano tra sintetizzazioni vocodiche e strumentazioni più tradizionali come il piano di inizio brano (forse un pò troppo 'pulito', ma ben piazzato) e linee di basso quasi funky
su tribalismi technoidi, mantenendo un'impostazione vocale che rimanda ai Beatles di Sgt.Pepper, e adottando
soluzioni sentite nel Cliff Martinez più malinconico (la voce cut&loop). Un pezzo che si fa cantare e che non fa storcere il naso
anche con un testo un pò scontato. Segue 'Code switching', veramente notevole nella sua orecchiabilità e
sapientemente fedele alle invasioni emozionali di cui parla nel testo (in inglese per motivi musicali, a detta di
loro, per motivi di comunicazionabilità ed esterofilia). Forse una nota negativa sono le percussioni e il basso,
che, seppur ben scritti, suonano sempre uguali nei tre pezzi (il basso in particolare è un pò privo di personalità).
'Smoking under the sun', più gridato degli altri, ci riporta davvero negli anni sessanta per poi procedere con dei synth
attraverso linee di breakbeat e hihat a tempo, siamo quasi sulla pista da ballo.
I brani sono quasi tutti ritornelli, impossibile non fare attenzione a ciò che accade a livello sonoro, ma forse sarebbe
stato meglio mantenersi più calmi, soprattutto in visione di un prodotto full-lenght.
Si prevedono molti ulteriori ascolti di questo mini-album da parte del sottoscritto, in attesa di una conferma che spero
non tardi ad arrivare.

contatti: apolidea@yahoo.it o sirguy3000@yahoo.it



Soleil Noir
"300702" 2003 cd autoprodotto
rcf
"plateaux" 2003 cd autoprodotto
Merkur
"geist" 2003 cd autoprodotto
 
 

La nascita di IXEM e la terza edizione di Superfici Sonore, eventi di cui avrete sicuramente letto anche in questa web-zine, hanno portato alla luce un sottobosco elettro-elettronico italiano ancor più vispo e attivo di quello che le parole scritte nei giornali, i dischi che girano, gli mp3 e i rari concerti lasciavano presupporre; ciò anche se la partecipazione alle due iniziative è stata parziale e non ha coinvolto quel sottobosco nella sua globalità. Uno dei nomi più interessanti, fra i tanti emersi in questo pullulare di talenti in erba, è quello di Ciro Fioratti, un musicista difficile da inquadrare e classificare a causa di un'attitudine che lo porta a scorrere fra vari mood espressivi. Soleil Noir, il progetto più importante al quale partecipa, è, in definitiva, anche il meno personale, e non solo perché condiviso con un'altra persona; è il più importante perché rappresenta il suo ingresso nel mondo della musica, in modo convinto e costante, ed è il meno personale perché, come sempre accade in simili casi, le influenze sono molteplici e massicce, a partire dagli Scorn, dice lui, per arrivare agli Skinny Puppy, dico io (e anche a Techno Animal, Ice, Slotek e quant'altro di buono girava intorno alle vecchie compilation "Electric Ladyland" della Mille Plateaux). Questo non vuol dire che il materiale targato Soleil Noir è scadente, tutt'altro e, se volete fare luce sulla personalità di Fioratti, dovete inevitabilmente iniziare da lì. In "300702", oltretutto, ci sono dei remix fatti dalle due principali anime soliste di Fioratti e da m., l'altra metà dei Soleil Noir; quindi si tratta di un CD che può già dare indicazioni concrete sulla famiglia "sn" nel suo insieme. I progetti solisti di Fioratti - ferma restando quella patina dark che si è attaccata, indelebile, alla sua pelle - si differenziano e si distanziano fra se, attraversando trattamenti techno, dub o semplicemente lavorando intorno alla costruzione di strutture improvvisate. Prendi Merkur, sigla con la quale è all'esordio, e ci trovi particelle techno che paiono limatura sfuggita a ingranaggi di oscuri macchinari industriali. Anche quando, con la sigla rcf, si dedica all'indagine improvvisativa, o a strutture in cui c'è comunque una  forte componente casuale, lo fa con quell'impegno e  quella partecipazione rinvenibili in tutte le sue iniziative. "Plateaux" è il terzo disco che viene prodotto con tale sigla e mantiene fede alle promesse fatte, con gli spippolamenti di Fioratti che lambiscono spazi diversi; si tratta di un lavoro dedicato alla memoria, e anche a Gilles Deleuze e Félix Guattari, creato miracolosamente utilizzando registrazioni effettuate in tempi diversi, dal 1995 al 2002, con fonti sonore e tecniche utilizzate piuttosto differenziate l'una dall'altra. Tutta questa tensione centrifuga viene costretta da Fioratti in un discorso incredibilmente unitario e sistematico, questo è il miracolo, ammesso che di miracoli abbiate bisogno. Comunque, anche se avete bisogno solo di buona musica, questi tre dischetti sono altamente raccomandati. E, a questo punto, speriamo che Ciro porti a termine la collaborazione con Andrea Belfi; visto quanto i due hanno saputo produrre a Firenze, nel contesto di Superfici Sonore, c'è da aspettarsi davvero delle grandi cose. Termino, fuori tema, parlando proprio di Belfi, per ricordare, a chi ancora non ce l'avesse, il suo splendido disco "Ned N°2", autentica pietra miliare dell'elettro-elettronica italiana che adesso potete facilmente trovare in distribuzione presso S'agita, Silenzio e Fringes… mi sembra che anche per i più pigri non ci siano più scuse plausibili. Bye bye e alla prossima. rcf_@hotmail.com - http://soleilnoir.interfree.it/
Etero Genio (no ©)



Soundabout
"Polvo"
 cd (Vip Clochard/Audioglobe)
2001

di Romano Rigamonti

La ricerca di equilibri tra una fruibilità pop ed i sound elettrici ed elettronici è la coordinata guida del primo album dei Soundabout, Polvo.
Quattro giovani fiorentini con la passione per la musica rappresentano l’anima dei Soundabout, un gruppo che si è formato nel 1999 dall’unione di due formazioni precedenti, una dedita all’hiphop e l’altra all’electro bossa; i loro mezzi espressivi possono contare sulla chitarra di Jeppe Catalano, le tastiere e le drum machine di Gionni Dall’Orto e Francesco Cipriani e sulla voce di Angelo Teardo.
Dopo un’esperienza maturata specialmente durante le serate nei club a suonare dal vivo, i Soundabout, con i dieci brani di Polvo, riassumono e danno ordine alle loro coordinate stilistiche, mostrando l’evidente desiderio di adagiare il loro sound su tutte le influenze e le tendenze dell’oggi, facendo attenzione a non incorrere in incomprensibili cerebralismi.
Libertà di pensare alla musica come ad un insieme unico al cui interno generi e stili si mischiano di continuo è la prima sensazione che si prova di fronte alle dieci canzoni di questo album, dove solo il desiderio di fare musica dei Soundabout può fare l’ordine necessario, tracciando un’originale linea artistica.
Il groove che guida i Soundabout appare evidente nella ricerca di equilibri tra le atmosfere scure, i ritmi electro e breakbeat, il suono analogico della chitarra classica, o elettrica e la voce di Angelo, che si staglia sugli sfondi musicali pronta a rivendicare un’essenza pop del sound elettronico, che ricorda a volte l’electro pop degli anni ottanta, come lo testimoniano i brani Onde, Nuvola e Anni 80 per Sempre.
I Soundabout iniziano il loro cammino dalla polvere, Polvo per l’appunto, un pulviscolo elettronico molto persistente che desideriamo rincontrare presto.



st ride : "st ride"
cd (snowdonia/mizmaze  2001)

di Gianluca Niccolini

I St.Ride sono un trio genovese. La copertina, elaborata dai Maisie, mi piace, e forse ancora di più dopo l’ascolto del cd. La grafica, invece, è da enciclopedia informatica.
A questo punto viene voglia di dire (con voce stridula e bambinesca): ‘Voglio tutta l’elettronica di questo libro e la voglio facilmente!’. Elettronica facile quella dei St.Ride? Non proprio. Accessibile per chi è disposto a sfogliarli, a scorrerli e soffermarsi ogni tanto sui macchinoni oggi inutili (non per noi ovviamente). Computer grandi come stanze. Come interi appartamenti. L’elettronica non è funzionale, é affascinante! Via allora a girare le manopole (di cosa poi?… immagino vari armamentari synth, mixer e scatolette varie) a estrarre glitches e rumori dallo stereo di casa e a trattare la voce (altre scatolette… nastri?).
“Antares” e “Mystipic” potrebbero indurre a pensare che ci troviamo di fronte ad adepti ‘microwaves italiani’, ma non è così: campionamenti ritmico\melodici, un frammento degli Area che affiora e affonda in “Area X “ (e dove altrimenti?) fra ritmiche inscatolate\filtrate e synth che fanno da tappeto e attraversano rapidamente il campo uditivo (pannano? termine troppo da gelateria?). In “Alienite” un lungo fill di batteria manipolato con il fido campionatore(?), un loop di piano e scratch‘n’noises ci restituiscono una bella atmosfera da disco Blue Note con i graffi (anche profondi) al punto giusto. E roviniamoli ‘sti microsolchi allora!
Suoni da carillon centrifugato ci catturano in “Black C”: entra una tastiera, ritmica elettronica disintonata e ambientazione sicuramente sottomarina. Ma il pezzo migliore, a mio giudizio, è “Squeak the mouse” (titolo citazione del divertente fumetto comico\porno\gore di Mattioli immaginiamo…): batteria saltellante\metronomica, un campione di violoncello (?) agganciato con sputo e punto di start, voci radio, un accompagnamento di sonar, contrappunto di scratch rumoristico. Bello e sghembo, ci si accende anche una sigaretta a un certo punto. Una bella sonorizzazione per il fumetto sopra-citato. Bella bella.
Non posso che consigliare l’album per sedute porno\pranoterapeutiche e come sottofondo per esercizi di stretching. Io già lo uso.
Fatevi risentire St. Ride.



S.talker inc
"subminimal"
cdr autoprodotto 2002
 
 

di Vittorio Marozzi:

Il problema della scena elettronica italiana è l’avere gran parte dell’immaginario intrappolato nei cliché sonori della Warp, quelli degli anni novanta per la precisione. Ciò risulta maggiormente evidente se ci si addentra nella situazione capitolina. Gli S. talker inc. non fanno eccezione, pur lasciando intravedere spiragli potenzialmente in grado di dirigerli fuori da questo circolo vizioso. Il primo mini cd di questo trio tenta di rifletterne la musica in una fotoesposizione di 24 minuti per 5 tracce di atmosferizzazioni sognanti, clicks e ritmi metronomicamente elastici. Difficile prendere un punto di riferimento preciso, l’album si alterna tra electro breaks ad incastro, accelerazioni jungle e dinamiche idm. Un suono meno definito e una maggiore attenzione verso i clicks non guasterebbe, piuttosto che sciorinare inutilmente alcuni suoni di drum oramai da modernariato. Buono comunque l’effetto creato dal galleggiamento orbitale dei patterns su di un’atmosfera oniricamente oscillante. Una produzione comunque di livello nel panorama elettronico italiano che meriterebbe il supporto di un’etichetta e di una distribuzione adeguata.

di Adriano Zanni

Ottime notizie dalla movimentata scena capitolina.Confezionato in una curatissima veste grafica ci giunge questo "subminimal" ad opera di S:talker inc.
Dietro la sigla la prima sorpresa, non si tratta infatti del "solito" solitario cavaliere armato di laptop ma di un gruppo vero e proprio.
Landa. Franz e Yuri sono le menti che si celano dietro questa creatura capace,con l'aiuto di un paio di ospiti, di dare alla luce la propria opera prima(?).
5 tracce per 24 minuti di affascinati cavalcate ambientali caratterizzate da una scelta dei suoni claustofobica e da un senso della produzione invidiabile.
I 3 riescono a mettere in sincronia quasi perfetta le proprie macchine, ad incastrare con millimetrica precisione, pulitissimi drones fra ritmiche digitali ottimamante programmate.
Con il senso della melodia sempre presente, danno vita alla loro idea della forma canzone passando senza la minima esitazione da episodi piu' rarefatti ad altri piu' ritmici.
L'bbligata via dell'autoproduzione costringe i nostri a rimanere confinati in ambiti sotterranei che gli vanno certamente stretti
 Sara' anche la solita demagogia, ma opere come queste meriterebbero un po' piu' di attenzione da parte dei soliti..................vabbe e' sempre la solita storia!!!!
La warp (tanto per indicarne una ) ha publicato di peggio, ma anche molte etichette del bel paese........ chi vuole intendere.........

contattate S.talker inc
 s_talker_inc@hotmail.com
 
 



talk show host : "demo"
cdr autoprodotto 2002
 

di Luca Confusione

Cosa si può tirar fuori da un pc corredato di una scheda audio economica, qualche software (Cool Edit, Fruity Loops) e voglia di suonare?
Tutto!
Solo che è sempre il solito discorso.
Bisogna che ci sia un qualcuno dietro gli strumenti. Altrimenti sono solo cose. C'è voluto un qualcuno anche per farci ascoltare il silenzio, quindi...
Due teste coadiuvate da pochi strumenti (vedi sopra), ci sono dietro questo progetto Talk Show Host, con base in Roma, e mi sento di dire che son teste pensanti.
Pensanti piacevoli pensieri (suoni) anche...
Figure ritmiche e melodie carezzevol-tristi di scuola IDM, incedere Orbital, uno o due beat chimici, fields recordings metropolitani.
Piacevole. Niente di estremo o particolarmente nuovo; un lavoro ben fatto capace di farsi riascoltare.
Unico neo, come dicevo, una certa sensazione di deja-vu... ma per le soluzioni personali c'è tempo.
E poi il deja-vu non è così male... quel brivido lungo la schiena, le immagini che ti scorrono avanti gli occhi. Non vi pare?



the man from japan
cd-r 2002 autoprodotto

di Nicola Chiavari

The man from Japan, ovvero il lato groove/lounge di Fabio Nobili. Non c'è che dire, per essere la prima produzione di questo genere, è veramente un ottimo lavoro. Vario nel ritmo e nelle melodie, mai monotono o noioso come molti lavori di chi è un rookie. Sicuramente aiutato dalla lunga militanza su palchi e palchetti dell'underground milanese [con Axum e MHZ], Fabio Nobili non trascura la profondità del sound, arricchendolo con campioni di varia provenienza. Trombe [Vers le soir, Moogy nights], flauti [The man from Japan] piano [Argentina Dreaming, con campionamenti da Mi Buenos Aires querido] e basso [es.: quello di Paolo Baracetti, in Criterion] aggiungono quel quid in più che fanno di una buona ricetta, un piatto speciale. E' un vero peccato che questo progetto non trovi sbocchi più ampi, in un mercato dove molte produzioni non raggiungono neanche il livello minimo della decenza.

Per contatti: themanfromjapan@infinito.it



technogod :"undo"
cd ( mox/audioglobe) 2001

di Romano Rigamonti

Eclettismo stilistico ed ironia sono i due principali elementi del nuovo album Undo degli italici Technogod.
Giunti a quello che loro definiscono come il “nostro terzo political dance record”, i Technogod con questo Undo si incamminano lungo tutte le strade stilistiche conosciute, al solo fine di trovare il proprio groove fondamentale.
Undo è un calderone elettronico entro cui bolle irrequieto un minestrone dai gusti variegati: dall’acido al funk, dal breakbeat alla hardcore, alla techno fino al puro gusto del semplice voler stupire, con accostamenti di testi e suoni quanto mai temerari.
Piacevole, anche se discontinuo, il sound di Undo si muove a scatti stilistici nei sedici brani che lo compongono, tra cui compaiono anche due cover, Spara Jurij dei CCCP e Rock and Roll all Nite dei Kiss, entrando in sintonia specialmente con la parte fisica e materiale del nostro essere e proponendo momenti in cui, pur mantenendosi gelidi, è assolutamente impossibile non lasciarsi andare almeno ad un dondolio ritmico del cranio.
Questo album non è solo un pout pourri stilistico, ma è anche un contenitore di testi ironici e dissacranti che colpiscono a trecentosessanta gradi, urtando i centri di potere e di ideologia tanto nel vecchio continente quanto nel nuovo, i brani Brankaleo, Junior Bush Killa e Heavy Rotation ne sono un buon esempio.
Undo è il solido segnale della raggiunta maturità stilistica di una bella creatura musicale tutta italiana, che risponde al nome di Technogod.



Tu m' "Domenica / Novembre"
2002 LP ERS/Staalplaat
 

 di Etero Genio (no ©)

Una volta, in politica, si usava il concetto di cambiamento nella continuità ed è proprio questo motto che mi sembrava gli abruzzesi tu m' volessero rispolverare, arrivando quasi a farne una filosofia di vita. Da quando Chris Cutler decise che la sua ReR avrebbe distribuito"Phone Book", il loro primo CD-R autoprodotto, a questo LP uscito per una sussidiaria della Staalplaat sono trascorsi circa due anni, e nel frattempo vi sono stati altri due CD per la Cut e per la Grain Of Sand. In questo lasso di tempo quel loro mondo all'apparenza stabile ha subito microscopiche variazioni fino ad arrivare al primo lato di questo LP che dà uno scossone a quell'apparente immobilità di cui abbiamo detto. Parlandone loro utilizzano il termine 'pop', ma io lo vedo piuttosto come qualcosa che flirta con, e filtra, certe tendenze espresse dalla musica popolare. I cinque brani girano in buona parte intorno a uno stesso tema melodico, quello che cambia è il ritmo, la velocità, le sequenze, gli intervalli e la disposizione. Diciamo che si tratta un po' di un gioco di prestigio, una moltiplicazione dei pani e dei pesci dalla quale escono fuori pagnotte tutte diverse e pesci di varie specie. Nel primo brano, ad esempio, sembra di assistere a un'improbabile incontro fra Funkadelic, Thomas Brinkmann e Gastr Del Sol. Ma, in generale, è la versatilità ritmica ad essere stupefacente e ciò va a sancire l'identità dei vari brani: l'inizio del secondo ha una sincope tagliata, il quarto è simil-hip hop e il quinto sembra un afro-jazz davisiano. Si tratta di una sequenza strepitosa, a suo modo quasi ballabile, che conferma i due tu m' fra le menti più lucide della musica improvvisata contemporanea. I tre brani del secondo lato sono più lunghi, più dilatati, più minimali ed evocativi. Se non avessi fatto il discorsetto introduttivo mi verrebbe da dire che rappresentano il classico suono tu m'. In realtà questi tre brani sono la cosa più prossima ai Repeat di "Temporary Contemporary" che loro abbiano mai fatto e serviranno egregiamente a tranquillizzare quei fan che potrebbero rimanere sconvolti dall'ascolto del primo lato. "Domenica / Novembre" - lo chiamo così anche se in realtà questi due termini sono rispettivamente il titolo del lato A e del lato B - meriterebbe una diffusione ben maggiore di quella che il formato LP potrà garantirgli. Peccato.

http://www.tu-m.com/



Paolo Veneziani
"lambda suite" cd-r 1999-2000
 

di Adriano Zanni:

Paolo Veneziani e' un vulcano in eruzione,pare non riuscire a stare fermo senza trovare nuove strade,direzioni inesplorate verso cui dirigersi per il solo gusto di scoprire cosa potrebbe trovare percorrendole.Fa' musica sviluppando piu' progetti ma anche grafica,immagini digitalizzate ad alta risoluzione e chissa' cos'altro ancora.
Fra i progetti sonori che sta sviluppando troviamo questo " LAMBDA SUITE".
Diciamo subito che non si tratta di un lavoro facile innanzitutto per come si presenta.Dura 29.49 minuti (oppure 1788 secondi come ama dire lui) tutti distribuiti su una sola traccia. Analizzando meglio il lavoro occorre sottolineare come pero' il tutto sia (s)composto in almeno 4 movimenti(?) che che costituiscono l'ossatura dell'intera opera. LAMBDA SUITE  puo' essere definto un lavoro Ambient e certamente evoca ricordi di ENOiana memoria ma e' caratterizzato da un tocco decisamente personale. Non e' certo facile descriverlo o recensirlo data la complessita' e il minimalismo con cui e' stato concepito, pieno come' di atmosfere che vanno dal digitale al classico, da suoni che riportano alla mente la drammaticita' della natura e dei suoi elementi che sembrano, per alcuni momenti fornire una via di fuga dal quotidiano pieno di alienante tecnologia.Frequenze pseudo ritmiche e cupe intrusioni rumoristiche ogni tanto fanno capolino e ti riportano a quello stesso quotidiano di cui dicevamo pocanzi, che poco ha a che fare con le onde del mare, con i delfini che lo abitano, ma nel quale sembra che Paolo non  stia poi cosi' male. LAMBDA SUITE va preso per quello che e' : una via di fuga, o piu' semplicemente un modo per staccare, decomprimersi ,tuffarsi in atmosfere dilatate e lente dove il concetto di tempo e spazio appaiono alquanto relativi, senza per questo dover scadere in certa sciatta new age o in chill out da ipermercato. Personalmente nell'affrontare questo disco ho smesso quasi subito di pormi domande e ho abbandonato le spoglie del recensore che cercava di anallizare la sua costruzione , i suoi pregi(parecchi) e i suoi difetti(alcuni), lo ho lasciato scorrere naturalmente. Le sensazioni che ne sono derivate sono state piacevoli e coinvolgenti,questo mi basta.
 

Da sottolineare come il lavoro sia scaricabile in versione mp3 nella sua intera durata, o se meglio preferite, prima di affrontare un impegnativo download, sono disponibili anche 2 singoli movimenti con i quali farvi un'idea del lavoro. cliccate qui <<<<<<<<<

Visitando il sito di Paolo Veneziani potrete scoprire gli altri suoi progetti audio e visuali.



PAOLO VENEZIANI - QUADRAMUSIC
2002. cd-r autoprodotto, ogredung mp3 release
 
 
 

di Emanuele Rodolà
 
 
 

Ricordo ancora il mio primo incontro col neo-suono venezianiano; è da allora che i miei ascolti elettrici sono sempre più andati a configurarsi con la ricerca ardita di una idea inesatta che accostai al joie-de-vivre impressionista. Perchè questo è l'impressionismo in musica. Bianchissime notti oscurate da pennellate ligetiane a frequenza purissima: un continuum sonoro-mentale e lunare; è così che suonerebbe il sistema solare, se solo avesse un suono. Alcune citazioni a Lambda Suite, per non parlare dei richiami noise di Alphabet, si mescolano ora con trilli sirenici e gocce di metallo sul pavimento, per un ascolto che non riesce mai ad annoiarsi e ad annoiare. Assolutamente imperdibile il terzo movimento, un Nobukazu Takemura ambientoide e cibernoide, senza interruzioni, senza salti, un ritorno controcorrente risospinto senza posa nel passato, è qui che la nostra ricerca ha termine, tra i pad solari e i gas ionizzati delle atmosfere, tra la gioia di un ritorno a casa e la consapevolezza di aver lasciato qualcosa nello spazio. Torna il Paolo Veneziani più viaggiante, caldo e invitante nel vero, e solo in apparenza glaciale.
Mi permetto di sollevare obiezioni riguardo a una presunta 'noia compositiva' che a detta di alcuni intride l'intero lavoro: non si creda a l'uomo dietro la macchina o a tecnicismi di sorta, nè tantomeno al potere degli allori (se capite cosa intendo). In Quadramusic, bisogna credere al suono.
 

http://eleventhplace.cjb.net
paoloveneziani@ogredung.org



Giuseppe Verticchio : "Distant Skylines"
2001 cdr autoprodotto

Nimh : "Line of Fire"
2001 cdr autoprodotto
 

Di Adriano Zanni

Giuseppe Verticchio e' un'attivissimo ed instancabile personaggio. A lui  si deve la creazione e il mantenimento on line di quella realta' /comunita' che prende il nome di "Oltre il Suono", attorno alla quale, con il passare del tempo, si e' aggregata una nutrita ed agguerrita schiera di musicisti,i prevalentemente provenienti dalla capitale e le cui gesta sono state tempo fa documentate dalla bellissima raccolta che si intitolava "Beyond the Sound "(della quale trovate la rece qui su spectrum).
Giuseppe e' un musicista , produce suoni in proprio sotto diverse ragioni sociali , e' membro di progetti  musicali paralleli, scrive recensioni,gestisce un sito web, mantiene una lista di discussione, insomma e' uno di quei personaggi ai quali occore dire grazie e che risultano essere uno dei sempre piu' numerosi punti di riferimento per una scena in costante crescita.
Cio' di cui andiamo a parlare in questa sede (con vergognoso ritardo!!!) e' della sua musica racchiusa in un paio di sue uscite discografiche.
Ad aprire la serie troviamo "Line of Fire" (a firma Nimh) , lavoro elettronico contente 2 sole  lunghe tracce che pero' mutano e si evolvono continuamente trasportando  l'ascoltatore da un lato all'altro del suo universo sonoro. Un universo fatto di tese e cupe atmosfere create con massiccio uso di synths analogici(?), incomprensibili voci russe, suoni ambientali meccanici, mezzi in movimento .
LFO impazziti conferiscono a tratti pienezza e una pesante carica di  tensione ,poi smorzata da quasi silenzi e ripresa da  suggestive scariche di energia naturale.
Un riuscito alternarsi di sensazioni claustrofobiche e di forte impatto emotivo ,con il grosso pregio  di rendere i suoni creati dalle macchine utilizzate per la creazione del disco, a volte  piu' naturali di quelli realmente catturati ed "imprigionati" in queste complesse partiture. L'unico difetto che (forse un po' forzatamente) si puo' trovare e' la  troppa similitudine tra le due parti del disco .
Decisamente diverso appare invece "Distant Skylines" (a nome Giuseppe Verticchio). Forzatamente lo si potrebbe definire un audio diario di viaggio. E' infatti realizzato principalmente utilizzando sonorita' create da strumenti etnici tailandesi in parte suonati dal nostro ed in parte catturati sul posto da giuseppe durante un suo viaggio in quella parte del mondo.
Date le premesse mi sarei  immaginato di trovarmi di fornte ad un lavoro piu' solare del precendente, ed invece con lo scorrere delle tracce (5) vengo subito  piacevolmente smentito.
Il meticolso lavoro di riprocessamento delle fonti sorgenti e l'azzeccatissima scelta di montaggio delle stesse riscono a conferire al tutto un'atmosfera sinistra e malsana, quasi rituale.
L'apparentemente giocoso vociare di un mercatino mandato in loop inquieta ,i suoni creati da strumenti dall'impronunciabile nome e suonati in una sorta di festa ,ci portano lontanissimo dai consueti itinerari turistici e ad anni luce da club med  vari e da  visioni di spiagge incantate.Si prosegue con eteree e ipnotiche linee melodiche  spezzate da percussioni varie ,loop vocali carichi di echo e si conclude con la bellissima voce di una bambina che con la sua filastrocca finale sembra riportarci, alla  piu rassicurante(?) realta' quotidiana.
Per girare il mondo a volte non occorre prendere un'areo......



punck "cdr01"
2002 cd-r autoprodotto
 

Di Luca Confusione

Elettronica generata unicamente con pc laptop (seguono caratteristiche tecniche) e softwares, questo “cdr01” a nome Punck.
Dal nome si dovrebbe arguire che la tendenza è quella a un sano DIY e approccio spontaneistico ai materiali e agli strumenti.
Quello che ci domandiamo è: si può essere spontanei utilizzando un laptop?
Forse si, è la risposta.
Anzi (e qui ci andrebbe infilata una bella bestemmia) di sicuro si.
Sono anni che trattiamo con sta roba. I pc li troviamo anche negli asili nido. Cosa dovrebbero avere di più complesso di una chitarra o di una batteria. Sono semplicemente diversi.Diversi e simili.
Diversi nelle modalità di utilizzo ma simili (forse) nelle finalità, nell’output(?).
Al di là degli instradamenti intenzionali, Punck ci propone in questo cd le sue elaborazioni e i suoi suoni, più elaborazioni ad opera di altri (Sawako, Lift2, Formatt) e su altrui materiali.
Ne risulta un panning discontinuo fra territori sperimentali destrutturati nella migliore tradizione odierna che tende a degradare brutalmente le fonti sonore e un territorio dove la leggibilità è maggiore ma non totale; fischi, reverse playing e granular-de-tuning la fanno comunque da padrone sia con una ritmica come base, sia con filo conduttore-background una voce (bello l’iincipit del cd con la voce francofona neutra-descrittiva di vita media da protagonista di “Men bites dogs” pacato).
Da segnalare il lift2 punck rmx e cdr01-03 per le nostre chiappe stanche, sawako under psych punck treatment e cdr01-04 (ariette Residents(iane) da queste parti) per le nostre meningi.
cdr01-05 chiude il il cd su tone-ring riverberati e ostinati plucked finali.Sognante e interruptus.
Vedo una comune neo-hippy nel nostro futuro, dove in cubicoli abitativi minimi diverse persone (rigorosamente biancovestite) dedicano la loro esistenza allo sharing degli averi e voleri sostentandosi con le proprie urine e pochi altri prodotti naturali frutto del facile e noioso vivere.
I have a dream?

Liberamente scaricabile dal sito di Punck.



punck: "mu" + mp3
cdr autoprodotto/s'agita recordings 2002
 

di Etero Genio

Punck (Adriano Zanni) è uno dei più intelligenti e personali architetti sonori del panorama elettronico italiano. Abilissimo nel dosare e abbinare i colori, che restano sempre nitidi e mai affastellati, cosiccome nel dare alla sua musica un notevole senso del ritmo anche quando questo non è manifesto (come in 7 Min 24 Sec). La sua è una musica che sembra a volte rispondere a geometrie call & response. I pezzi forti del mini CD-R sono il brano già citato (il cui titolo sembra omaggiare, non so quanto volontariamente, Cage) e 090578 dove viene musicata - con suoni forieri di guerra - la drammatica telefonata che annunciava l’uccisione di Aldo Moro. Ed è proprio l’oppressivo clima pre-conflitto che stiamo respirando in questi mesi ad aver spinto Punck a registrare i tre brani reperibili solo in rete. In essi vengono musicati con suoni elettronici e field recordings alcuni versi di Brecht e Georgacas recitati dalla voce di Tino Buazzelli. Scarni ed essenziali come il messaggio che intendono trasmettere (7/8).

gli mp3 in questione sono reperibili qui:
http://www.punck.net/appunti.html


punck : "forge ep"
mp3 release - 8bitrecs 2002
 

di Luca Confusione

Uscita di hallowen per Punck su 8Bit Records (mi piace molto questo nome). Elettronica italiana ma con ben poco di mediterraneo. La festa delle streghe si fa sentire, fa freddo... temperature da superconduttori... e da in-umani (freccia nera chi se lo ricorda? elettricità dalla testa). Medie ed alte frequenze in buzzing, squeaking. Noise digitali che evolvono e vengono manipolati. Tone rings in loop. Voci dall'altro mondo (e potevano mancare), ma bisbigliate. Tre tracce di ottima minimal evolving electronic music, dove timbri interferenziali abbozzano ritmiche per insetti con gli occhi consumati di fronte a un monitor. Frequentate Punck e 8BitRecords, avrete di che festeggiare

potete ascoltare e scaricare "forge ep" qui:
http://www.8bitrecs.com/cgi/artinfo.cgi?artist=Punck



WAX PROJEKT LABORATORY -" THE MEAT"
cdr autprodotto 2002
 

di Emanuele Rodolà

E' facile afferrare sin dai primi suoni di The Meat il concetto di libertà mentale di Giulio Ascoli (la mente dietro al progetto): nessuna forma ben definita, ma al contempo delineata in un preciso intento, cioè creare immagini mentali nell'ascoltatore. Potrebbe suonare un progetto piuttosto pretenzioso, in particolar modo se si considera il fatto che abbiamo a che fare con reminescenze della Warp più percussionista e frenetica e curiose ambientazioni dark alla Die Form inizio anni '80. Le sonorità sono piuttosto crude ed essenziali, i breakbeat e le bassline non pretendono nulla e forse proprio per questo motivo sono più facilmente apprezzabili. Si odono taluni spunti noise e bassi sfibrati in 'Dialling' e 'Vocal Soup', beats cangianti in frequenze alto-basse e quasi cibernetiche, vocalizzazioni sintetiche quasi copiate & incollate su basi che si ripetono più e più volte e che non sembrano evolvere mai. Gli spunti suggeriti dall'autore sono molto validi e in ogni pezzo è presente qualche piccola perla d'intuizione (bei breakbeat in 'Warm Pancake'), ma in 65min di musica si ha sempre la stessa cadenza, e alla lunga stanca le orecchie. Bei click in panning sempre in Warm Pancake; curiosa la sperimentazione di 'Muffins Chorus', beats filtrati su campioni corali (Gangsta's Paradise?), ma ancora una volta i pattern sono riproposti troppe volte; la scarica ipnotica di laser sottomarini è ben fatta, ma posta sui breakbeat iniziali non fa bene il suo lavoro. 'Digital Cake' presenta dei synth acidi interessanti e belle linee ritmiche, un buon lavoro. A seguire si hanno alcuni episodi interessanti e degni di nota, ma il campionario sonoro di Giulio sembra sempre lo stesso e l'uso che ne fa non presenta aspetti singolari da sottolineare. Molto belli i synth acidi in 'Hot Cheese', il noise di 'Lessfish', le sonorità quasi drum'n'bass di 'Hearless' (divertente il suono UFO) e ottimo l'inizio di '20 seconds left', molto goth e molto aggressivo, peccato per l'evolversi un pò scarno. A 3min e 25 secondi tocchiamo l'apice dell'aggressività, un pezzo molto interessante e degno di ulteriori ascolti ad alto volume.
L'intero prodotto è calato in una certa ambientazione synthpop oscura (i Dark Illumination di 'I know now'), con richiami sintetici alla Culture Kultur e iterazioni di sapore underground.
Qualcosa piuttosto variabile ma al contempo troppo omogenea e 'allungata': buoni i suggerimenti ma troppo montati in catena; ma dipende da ciò che si vuole proporre mentalmente.