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aal: " dear dead days"
cdr (s'agita recordings 006) -2002
di Adriano Zanni
Capitolo numero 6 del catalogo s'agita recordings a firma aal ,pseudo
dietro il quale si nasconde il toscano Davide Valecchi (gia' per altro
colui che inauguro' il catalogo della label romana), e che porta
il titolo di "Dear Dead Days". Si tratta di un lavoro dalla media durata
(23 min) suddiviso in 7 traccie . Se per quel primo capitolo ("13" s'agita001)
il nostro si muoveva in ambito di registrazioni ambientali e field recordings,
qui aal opta per soluzioni piu' marcatamente elettroniche . Il suo approccio
nei confronti della materia digitale appare pero' decisamente anomalo rispetto
ad i dettami attualmente in voga. E' si' vero infatti che si odono glitches
,codici impazziti e sequenze ripetute, ma utilizzati funzionalmente e non
invasivamente rispetto a quanto davide cerca di comunicarci,appaiono
cioe' come un completamento della composizione e non parte portante della
stessa. Pare quasi che aal sia restio a rendere publico il suo stato d'animo
e raggiunga cosi' una sorta di compromesso interiore regalandoci questi
7 liquidi frammenti della sua vita quotidiana. Musica strumentale,rarefatta
e rallentata fino quasi al limite in alcuni episodi,piu cupa ed
ossessiva in altri. Tutta pero' di notevole impatto e grande fascino. Ambient
oramai significa tutto e il contrario di tutto, e' un territorio sempre
piu' labile i cui confini si sono espansi a dismisura ed incontrollabilmente,
aal pero' pare trovarsi a proprio agio in queste immense e siderali
atmosfere spazio temporali e ci invita a compiere un breve viaggio in
compagnia sua e dei suoi "cari giorni morti".
Altamente consigliato.
contatti:
http://spazioweb.inwind.it/aal
s'agita recordings
di Etero Genio (no ©)
Questa rece vuol essere innanzi tutto un riconoscimento all’ottimo lavoro
fatto, attraverso la sua etichetta Afe Records, da Andrea Marutti. Musicista
egli stesso, suoi i progetti Amon, Never Known, Wolkspurz & Ramirez,
Spiral e Lips Vago, da qualche tempo gestisce quest'etichetta specializzata
in CD-R che vanta già un catalogo di tutto rispetto; è obbligatorio
parlarne e, dato che il catalogo della Afe è composto in buona parte
da nomi stranieri, questo spiega la contingente apertura di questo spazio
anche ad artisti che risiedono al di là dei patri confini. Inizio
con le critiche, in pratica una sola, da individuare in un'abbondante produzione
che alla distanza penalizza i più validi fra i singoli CD, una maggiore
selezione non sarebbe nociva né da un punto di vista dell'immagine
né per quanto riguarda la media del livello qualitativo. I pregi
sono invece molti, a iniziare dalle confezioni che spaccano il culo a numerose
produzioni maggiori. Spesso i CD sono racchiusi in digipack corredati da
splendide immagini, ma non mancano eccezioni di ulteriore raffinatezza
come il CD di Dronæment, per esempio, che è involtato con
una speciale carta giapponese legata con un pezzo di rafia. Per coloro
che, giustamente, non si accontentano di una bella confezione c'è
la musica che di solito raggiunge buoni livelli qualitativi e, a volte,
addirittura ottimi. "Yr" di Dronæment rappresenta proprio uno dei
casi di eccellenza. L'autore è Marcus Obst, un tedesco che fa anche
parte del duo Das Rhythmische Ornament e gestisce la piccola etichetta
Nauze [Muzick]. "Yr" è proprio il frutto di una collaborazione produttiva
fra la Afe e la Nauze, cooperazione che si allarga addirittura a una terza
etichetta, la milanese Blade Records. La musica è molto evocativa,
drones creati con un vecchio organo e un synth che solo in quattro dei
sette brani vengono rispettivamente addizioni con registrazioni di una
risacca marina, di una chitarra acustica, di un temporale e, infine, dallo
splendido violoncello di Markus Altmann. Il CD contiene anche una traccia
per computer dove, oltre a numerose informazioni sul disco e sull'autore,
vi sono delle immagini dai colori ovattati nelle quali è già
possibile immaginare e scoprire il contenuto delle tracce audio. Penso
non ci sia altro da aggiungere su una musica che solo l'ascolto, e le emozioni
che ne derivano, può aiutare a decifrare ulteriormente. Un acquisto
consigliatissimo.
Un buon livello contraddistingue anche "Pilgrimini" e "Frozen", quest'ultimo
è l'unico di questi tre CD-R che può essere considerato interamente
made in Italy. "Frozen" era già uscito due anni fa in versione autoprodotta
e la decisione della Afe di ristamparlo in questa nuova veste più
curata è, quanto meno, encomiabile. Si tratta di un unico brano,
quasi un'ora di durata, che propone una rappresentazione molto suggestiva
dei grandi deserti di ghiaccio. La figura solitaria che, nell'immagine
di copertina, si staglia sulle tonalità blu-turchine dello sfondo
sembra già un simbolo di solitudine, ma anche di immenso e incontrollabile.
In sintonia con ciò i drones creati da Nimh generano un effetto
di masse che crettano, che si staccano e che si sciolgono per poi liquefarsi.
Nimh ha pubblicato, quasi in contemporanea con "Frozen", anche un 3" CD-R
per l'etichetta francese Taâlem. In "Lanna Memories", questo il titolo,
vengono utilizzati soltanto strumenti tradizionali tailandesi e field recordings.
La messa a confronto fra i due dischi è utilissima per comprendere
l'abilità e la sensibilità dell'autore nel passare dall'utilizzo
di strumenti tradizionali, alla rielaborazione-montaggio di registrazioni
naturali e a forme di elettronica incontaminata. Ciò che piace in
Nimh, e che crea simpatia, è proprio questa sua attitudine che lo
porta a comprendere con la giusta sensibilità sia il grande sud
che il grande nord, sia una strada di Theran che un’isola artica; se questa
sensibilità fosse patrimonio comune probabilmente nel mondo ci sarebbero
meno guai. Dietro la sigla Nimh si nasconde Giuseppe Verticchio, lo stesso
tipo che, con una sensibilità altrettanto sincera, gestisce il sito
Oltre il suono (http://web.tiscali.it/oltreilsuono).
Dietro al paravento Peter Percept si cela invece il francese Andréas
Marchal che alcuni già conosceranno per lo splendido "Sensible EP"
pubblicato a nome Autistre sempre per la Afe. Si tratta di un fantasioso
esploratore di ritmi e melodie dal vago sapore aphexiano, abbastanza audace
nelle soluzioni e quasi sempre improntato a un sano e folle divertimento.
In contemporanea con "Pilgrimini" esce, per l'etichetta scozzese Mouthmoth
Records, "Caca Poussière" che il funambolico Marchal firma con lo
pseudonimo Captain Stéphanie. Nonostante alcuni episodi meno riusciti,
anche questo CD ha le caratteristiche per lasciare soddisfatti, se non
tutti almeno gli appassionati di questo tipo di elettronica più
scanzonata, pazzoide e dalle caratteristiche quasi pop.
Contatti e info: Afe c/o Andrea Marutti, Via Villoresi 5, 20143 Milano
- http://www.aferecords.com - e-mail: info@aferecords.com - fax ++39.02.8358225
paolo ippolit,laura lovreglio,davide valecchi: "a lifetime in a blink"
cdr (a la verticale de l'ete' 002) 2002
di Adriano Zanni
Buone nuove da casa s'agita recordings.
La cdr label laziale (oramai diventata una delle certezze e uno dei
pochi punti di riferimento della scena sperimentele italiana) ha creato
la sua prima sotto divisione.
Il nome scelto per questa operazione e' il suggestivo "a la verticale
de l'ete' " .
Le due prime uscite scelte per inaugurare il catalogo sono realizzate
"in famiglia" e portano rispettivamente le firme di Paolo Ippoliti (la
meta' di Logoplasm) con il suo primo lavoro solista,
e quelle dello stesso Paolo stavolta in compagnia di Laura Lovreglio
(l'altra meta' di Logoplasm) e dell'amico fraterno Davide Valecchi (AAL).
Come sempre la prima cosa che colpisce e cattura l'attenzione e' la
confezione scelta e realizzata per contenere i suoni che ci vengono proposti.
Entrambi i dischi sono infatti insertiti in buste di cartone nero sul
quale vengono sovrapposti (incollati) dettagli di foto dai bordi irregolarmente
ritagliati e bruciacchiati.
Confezionati con certosina pazienza con l'intento di creare pezzi unici,
tutti simili fra loro ma evidentemente uno diverso dall'altro.Splendidi
"Oggetti".
Le sorprese non si limitano certo alla confezione, ma proseguono
piacevolmente andando ad esplorare il loro contenuto.
"libera una falena capodoglio imprigionata nelle plastica" e' il primo
lavoro solista realizzato da Paolo Ippoliti ed e' un disco "durissimo"
quasi dilaniante.
Piu' che di un lavoro solista si tratta di un lavoro autobiografico.Paolo
allega infatti un paio di pagine scritte di suo pugno e narranti momenti
importanti della sua vita.
Momenti duri,momenti piu' piacevoli,sogni e delusioni esposti con disarmante
chiarezza e immediatezza.
La scelta dei suoni inseriti nel disco appare come la logica conseguenza
delle sue esperienze di vita.
Realizzato con la consueta tecnica del field recordings, il lavoro
si discosta dalle tecniche di realizzazione abitaulmente utilizzate come
Logoplasm.
Eccezion fatta per l'ultima traccia (piu' familiare) nei circa 60 minuti
della sua durata "libera una falena capodoglio imprigionata nella plastica"
ci spara dritte al cuore la crudezza delle registrazioni effettuate da
paolo .Ascoltiamo cosi' il suono di pesanti blocchi di pietra trascinati
sull'asfalto e registrati con microfoni a contatto,crepitii notturni,suoni
metallici,conversazioni lontane.....
Il tutto senza rielaborazione alcuna e funzionalmente al testo di cui
parlavamo pocanzi e che diventa percio' parte integrante e indispensabile
chiave di lettura di questo lavoro.
Come dicevo prima si tratta di un affascinate durissimo viaggio nel
quotidiano di Paolo Ippoliti, la trasposizione audio dei suoi stati d'animo,la
materializzazione delle sue esperienze.
Ascoltarlo pare quasi di violare la sua intimita', emoziona e colpisce
profondamente.
L'ultima traccia (piu' in stile Logoplasm come si diceva) sembra quasi
riportarci alla "normalita' ",sembra quasi voler scandire la fine dei mometi
duri passati, la speranza per il futuro......
La dimostrazione di come "semplici" suoni possano raccontare la vita.
Diverse atmosfere si respirano invece in "a lifetime in a blink" , secondo
capitolo della serie realizzato da Paolo,Laura e Davide.
Alla fine di giugno del 2002 I Logoplasm si sono recati in vacanza
a casa di Davide Valecchi(AAL) e' li hanno sfruttato il tempo a disposizione
per concepire questo lavoro.
La rilassatezza delle atmosfere contenute nel disco pare quindi essere
frutto di un momento sereno passato fra amici in un posto gradevole.
Ne sono nate improvvisazioni al pianoforte che sono succesivamente
state sovrapposte a registrazioni ambientali provenienti dallo sterminato
archivio logoplasm.
Temporali ci portano "ten thousand miles away" ,Il chiassoso vociferio
di bambini intenti a giocare all'aria aperta ci ricordano che " the sun
is just a yellow star".
Interludi, "starry nigth" ed altre magie fanno si che il tempo divenga
,per piu' di un'ora ,un concetto assai relativo e poco importante, quasi
secondario.
Un disco motlo intimista che trasmette ottimismo e pacatezza, improvvisazioni
pianistiche "gentili" e funzionali al discorso.
Il tutto introdotto da una bellissima poesia di Paolo che apre il bel
booklet allegato.
procurateveli
mettetevi comodi
spegnete luci e cervello
usate le cuffie
premete play
buon viaggio!!
http://www.sagitarecordings.vze.com
di Adriano Zanni
Siamo vicini al limite di compatibilita' con Spectrum. Intendo dire
che la recensione di un disco Rock (pop?) su queste pagine ce la trovate
per un semplice motivo : la evidente e riuscita contaminazione con l'elettronica.
Il gruppo campano si presenta al publico con un buon ep contenente
5 traccie e dalla durata di 21 minuti.Amano definire (ah le definizioni
......) la propria musica Elettrorartrock ma aldila' di tutto confezionano
un pugno di popsong (ah altra definizione...) gradevoli ben fatte e ottimamente
realizzate.Si comincia con "pagine" dal ritornello killer e dalla melodia
cristallina,si continua piu' o meno sulla stessa direzione con "fino in
fondo" e si arriva alle 3 piccole perle del lavoro :"Realta' Artificiale"
,trascinante e danzereccia che piacera' sia ai frequentatori dei club sia
ai piu' rockettari ,"Come un riflesso" piu' intimista ed evocativa, entrambe
ottimo esempio di quella contaminazione fra rock ed elettronica di qui
parlavamo all'inizio.Chiude il tutto "un lungissimo istante" probabilemente
il pezzo piu' bello dell'intero ep, semplicemente una bella canzone (basta
definizioni.......).
Da sottolineare che nel cd e' compresa una traccia multimediale (comprendete
bio,foto,video....)
21 minuti di musica sono un po' pochi per gridare al miracolo, ma le
premesse ci sono.
A risentirci sulla lunga durata, speriamo ancora piu' contaminata.
info : www.dfv.it
Di Adriano Zanni
Avenue 26 e la tecnologica creatura di Stefano Cerruti (amico
e collaboratore di Luca Sigurta' gia' recensito su queste pagine..ndr).
Il mini cd che ci sottopone all'ascolto e' stato realizzato con l'ausilio
di sofsynth e molto lavoro di mixing "cercando di fissare la sua
passione per l'elettronica minimale con la trance e il mouse on mars style".
Il lavoro parte bene con la buona e scarna "the burning sun" per
perdersi purtroppo un po' per starda.
Intendiamoci le 5 tracce che seguono non sono da buttare, si
percepiscono buone intuizioni e una discreta attitudine a muoversi verso
territori affascinanti, ma manca quel tocco di originalita' e di varieta'
che e' lecito attendersi da lavori come questi.
Insomma un po' di coraggio in piu' e qualche variazione ai temi affrontati
in ogni traccia non avrebbero guastato.
I suoni e le sequenze scelti sono spesso azzeccati, ma se ripetuti
per tutta la durata del pezzo con solo qualche piccola impercettibile variazione
alla lunga stancano, stesso vale per le ritmiche.
Un breakbeat mandato in loop per tutta la durata del pezzo contribuisce
a vanificare il lavoro svolto per la creazione della stessa.
I concetti di trance e minimalismo andrebbero interpretati un po' meno
alla lettera.
Da non intendersi come una stroncatura ma come uno stimolo e un punto
di partenza per un certo miglioramento.
Le idee non mancano , vanno solo sviluppate.
Attendiamo con ansia nuove cose da Avenue 26.
di Adriano Zanni
Da Livorno giunge la proposta di Autobam. Artista multimediale impegnato
a plasmare la materia digitale a proprio piacimento facendo interagire
fra loro le sue possibili forme espressive.
Quindi grafica ,web design e audio che pare nascere appositamente per
sonorizzare tali forme espressive.
La branchia applicativa ( fra quelle che e' solito frequentare) che
Simone decide di condividere con noi e quella destinata a stimolare
i nostri/vostri padiglioni auricolari.
Lo stimolo avviene grazie ad un cdr contenente 5 brevi composizioni
digitali la cui somma totale (in termini di tempo ) raggiunge i 16
minuti.
Autobam porta il suo attacco sonico utilizzando quasi completamente
elementi ritmici costruiti con sapienza e originalita'.
Click"n"Cuts taglienti sui quali trovano posto solo pochissimi
suoni, voci (o pseudo tali) filtrate, basse frequenze utilizzate per spezzare
la piacevole ripetitivita' e per conferire profondita'
Alcuni brevissimi interventi "proto industrial" e accenni elettroacustici
compaiono qua' e la' come per confondere le acque .
Minimalismo diffuso e piacevolmente profuso a piene mani.
Visto che il lavoro e':
di 2 anni fa e dura solo 16 minuti, aspettiamo a gioire compiutamente,
ma ci sono gia' ottimi motivi per sperare di trovarsi di fronte a qualcosa
di concreto.
http://www.autobam.it/
di Vittorio Marozzi
Lo stato dell’arte dell’elettronica made in italy lo trovate in rete all’indirizzo technoseeker.com. Progettata dall’ultraaffaccendato Fabio Scalabroni, "/ AutoCd" è una raccolta autoprodotta che ogni mese si muove con disinvoltura tra molteplici sfaccettature della cosiddetta Intelligent Dance Music, stilando nel contempo un resoconto sull’avanguarda elettronica italiana meglio proiettata in avanti. Stavolta tra gli episodi di maggior rilievo spiccano Zeta Project con un electro boogie ad alto coefficiente melodico, Smokeproof con una superlativa suite techno-ambient, Steve Austin (hihihihi) alle prese con un coacervo di bleeps e suoni analogici dal retrogusto ludico, a seguire gli umori ambientali di Masta, le esplorazioni tessiturali di Cogor e degli Ambit 3 per chiudere con le movenze industrial di Paolo Veneziani e le Warperie di Syntax Error. Ce n’è per tutti i gusti in questa raccolta che si impone tra le migliori produzioni italiane del genere nonché come attendibile panoramica su una scena elettronica iperprolifica e fin troppo sottovalutata. Il tutto AGGRATISE!!
potete scaricare la compilation qui:
http://www.technoseeker.com/AutoCd/index.html
di Vittorio Marozzi
Proseguono le esplorazioni del progetto multimediale Technoseeker (www.technoseeker.com)
nei territori dell’elettronica made in Italy. Stavolta il quarto appuntamento
della serie “/ AutoCd” si supera in corsa per la qualità generale
del suono e per l’ottima consequenzialità tra i rispettivi episodi.
Con un occhio sempre puntato verso stilemi di limite in ambito idm, viene
fuori un coacervo di codici che potrebbero suonare come gli Autechre di
adesso se avessero continuato per la strada intrapresa agli esordi e culminata
poi in quel capolavoro di elettroarrangiamenti ultraspezzati che fu l’album
“Tri Repetae”. Un ottimo insieme che mantiene uno standard qualitativo
altissimo, incredibile se ci si ricorda di trovarsi di fronte a produzioni
esclusivamente italiane. Parte Masta con una traccia di puro ritmo e atmosfera,
sincopi electro-intelligent ad incastro - non sono da meno i bleeps tessuti
da Cogor - a seguire l’alieno Amptek mette sul piatto della bilancia
tutta la sua esperienza in tema di composizione e assemblamento con un
inquietante martellamento ritmico ad alto coefficiente ambientale - catturanti
le incedenze e le frammentazioni melodiche sognanti di Composite Profuse
- gira bene anche il motore di Synchro Start pur se con suoni più
di maniera prontamente atmosferizzati da squillanti accenni melodici -
creano in fine un ottimo contraltare le scansioni ad incastro e le melodie
in galleggiamento di Synapsia, le tensioni e i balzi orbitali degli S.
Talker inc e le oscillazioni ambient degli Ambit 3 che chiudono il più
riuscito capitolo della serie fin’ora. Restate sintonizzati su queste frequenze.
di Adriano Zanni
Si potrebbe pensare che se un'artista italiano riesce a pubblicare un
cd per un'etichetta discografica straniera,si e' ottenuta una piccola vittoria.
Se pero' guardiamo le cose da un'altro punto di vista non c'e' da stare
un granche' allegri.
Non avendo trovato nessuno disposto ad ascoltarlo dalle nostre parti
,Graziano Lella, in arte ARG e proveniente da roma, e' riuscito a trovare
nella interessantissima e portoghese SIRR-ecords l'unico interlocutore
disposto a rendere pubblico questo materiale (registrato 2 anni fa!!).
Come a dimostrare che in altri paesi esiste molto piu' coraggio e
spirito d'iniziativa che non qui da noi.
Arg si muove in territori a cavallo fra l'elettroacustico, i suoni
concreti e il riprocessamento dei suoni attraverso l'uso del computer.
Il disco (4 tracce 45 min) si apre con "classer l'enfance/la vie que
dort " pezzo suddiviso in 3 parti contenenti frammenti di varia natura
e dedicato allo scrittore farcese Georges Perec, molto intrigante l'intenzione
di lasciare libero l'ascoltatore di scomporre e rimontare a proprio piacimento
(in un ipotetico rimontaggio) i frammenti di questo puzzle sonoro in cui
a farla da padrone sono i suoni ottenuti dal maltrattamento/riprocessamento
di un sax baritono.
Si prosegue con "policiclo" ,una affascinante e rigorosa sequenza di
micrsuoni ottenuti partendo da una decostruzione (ottenuta con processi
di sintesi granulare) di 2 brevissimi campioni vocali femminili.
Partendo dal "rigore compositivo di Robert Bresson",Arg ci trasporta
direttamente nella terza traccia intitolata "pomeriggio a rovaniemi".Utilzzando
prevalentemente un basso preparato,costruisce un'atmosfera concettualmente
rigida ma al tempo stesso fruibile e ascoltabile ,fatta di silenziosi rumori
alternati a rumorosi silenzi.
A chiudere il tutto i 15 minuti di "pupille gustative".Tipico esempio
di musica concreta, un pezzo in cui vengono ricontestualizzati/decontestualizzati
suoni di varia e indefinibile natura,montati e abbinati fra loro andando
ad ottenere un criptica ma affascinate visione d'insieme.
In sintesi, un ottimo lavoro proveniente da un compositore attento
e ispirato .
Speriamo che non debbano passare altri 2 anni per ascoltare in quale
direzione Graziano Lella intenda indirizzare le proprie sperimentazioni.
per contatti:
http://web.tiscali.it/argart/
http://www.sirr-ecords.com
di Adriano Zanni
Se non ho capito male l'entita' awr e' (una) parte integrante del laboratorio
di ricerca auto nominatosi AWRLAB ed impegnato ad esplorare le correlazioni
esistenti fra udibile e vedibile.
Si sottopongono alla mia attenzione sotto forma di un cdr ottimamente
confezionato ed illustrato in perfetto lego style.
Fitto campionario analogico e largo uso di parti suonate (con perizia
e precisione )abbinate a massiccio drum programming.
Ricorrenti richiami ai sempre piu' lontani anni 80 e al contrario
di quanto dichiarato nelle intenzioni, piu' che ricerca e sperimentazione
ci pare di percepire una discreta facilita' di ascolto fissata su disco.
Chi vi scrive sta da tempo disperatamente cercando un appiglio a cui aggrapparsi,
ma nonostante i continui passaggi di questo disco nel lettore, fatica
a trovare elementi che possano elevare questo disco al di sopra della sufficienza
e al di sopra della media di (auto)produzioni elettroniche italiane
Manca secondo il mio modesto e personalissimo parere quel qualcosa
in piu' che rende l'ascolto di un disco un'esperienza straordinaria e coinvolgente.
Questo ethereal playground passa e ripassa davanti senza mai
catturare completamente l'attenzione, ti ritrovi sempre a pensare ad altro
con il suo mid tempo in sottofondo.
Non me ne vogliano questi ragazzi, ma per catturare l'attenzione occorre
trovare una via piu' personale e sviluppare qualche idea piu' coraggiosa.
Idee che seppur in fase embrionale , si percepiscono ,e sulle
quali occorre insistere maggiormente.
Molto provocatoriamente potremmo dire :"Osare di piu' e suonare di
meno". I mezzi ci sono......................
http://www.awrlab.subito.cc/
di Adriano Zanni
Giampaolo Sofia e' il responsabile dei "rumori elettronici" ascoltati
nel lavoro di h.c.-b gia' recensito da queste parti. Insieme ad Alessandro
Giordano nel 2000 ha dato vita in quel di Catania a questo progetto sotto
la fantomatica sigla b.o.m . Pare che il fulcro della loro attivita sia
imperniato sulle esibizioni live con un repertorio all'attivo che supera
le due ore. Questo demo viene descritto come parte di quel repertorio.
Sorge percio' spontanea subito una domanda : Perche visto la quantita'
di materiale all'attivo esordire con un demo dalla durata di 10 minuti
(3 tracce) ?. Questo perche' come potrete intuire una manciata di minuti
non puo' essere rappresentativa (se non in parte) di un progetto decisamente
piu' complesso. Ma tant'e'........ e ci troviamo quindi a cercare di descrivere
quello che i "parsimoniosi" b.o.m ci concedono.
Le 3 traccie incluse sono realizzate su solide basi ritmiche realizzate
alle volte con softwre a volte con drum machines sulle quali si appoggiano
comodamente le incisive linee costruite da Alessandro con il suo
basso.Il duo crea i pad utilizzando tastire giocattolo e suoni di synth
(analogici?) che vengono maltrattati dai vari plug in caricati sui loro
mac.Fanno capolino qua e' la' voci estemporanee ,frequenze radio e noises
vari. Le atmosfere che si respirano sono cupe malsane, poco rassicuranti
e nulla concedono al buon umore, forse non propriammente originali ma discrteatmente
costruite e strutturate. Di sicuramente buono c'e che riportano alla (mia)
mente alcune cose dei Cabaret Voltaire (sono vecchio !!!!!) anche se piu'
per le atmosfere che per le sonorita' a dire il vero.
In sintesi come primo assaggio del pasto b.o.m non c'e' male,
ma per scoprire se la le loro ricette sono di completo gradimento
occorre attentdere le altre portate che ci auguriamo un po' piu' abbondanti.
per contattare b.o.m : curve55@genie.it
di Gianluca Niccolini :
Incedere di passi che diventano ritmo(un campione preso da qualche film?),
interferenze radio (voci da cronaca sportiva anche) e sweeping di synth.
Riverberi, cling clang di chitarra, riff filtrati e batteria da piano
giocattolo suonato da anfetaminico. Il tutto con atmosfera da piscina coperta
e arpeggi da orologiaio pazzo.
Poco?
I primi pezzi.
E si parte a immaginare. La nostra stanzetta è piu’ fredda del
solito. Guardiamo fuori. Lampioni che illuminano la strada. Nessuno in
giro?
Cazzarola la situazione non mi era sembrata così tragica. Avanti.
Colonna sonora per un film di John Carpenter (un 1997 fuga da New York
all’italiana?) o Cronenberg (ma non è troppo serioso?).
“Il terrapieno” una batteria, base di synth e ostinato assolo riverberato
che si frantumano in base da film apocalitticometropolitano anni 80.
Il paesaggio mentale che ci formiamo è composto da pareti di
cemento, vecchie ringhiere arrugginite azzurro acquamarina (belle eh?quando
la vernice si stacca a scaglie!) e asfalto con fogli di giornali svolazzanti.
Tappeti di synth crescono. Entra una batteria aliena, sakuachi riverberati
(forse. Ancora la cara vecchia chitarra trasformata?), chitarra in reverse
(“Il serbatoio dell’acqua”).
“Il rifugio antiaereo” ci da sensazione di azione con il suo riff in
loop e i ricami dell’assolo con delay. Ci stiamo muovendo dall’isola? Forse
è solo una sensazione.
“L’acrobata” ci risveglia con le sue citazioni di virtuosismi, percussioni
e fischi metallici. Poi si trasforma in un arpeggio protratto in ambiente
alieno (bleep e drone) che si spegne in una tromba d’ascensore.
Si procede verso il finale fra fischi e percussioni filtrate e stranamente(?)
metalliche.
“Sogni” una voce recitante con delay e riverbero che la rendono un
altro strumento, un rumore d’ambiente. Sotto le chitarre danno il tempo
alle nostre nenie da bambini spauriti. Entra una chitarra elettrica suonata
con l’archetto, un synth.
Tutto finisce con Balbo(?) che mette fine al pezzo.
Stop fuori la cassetta. Una birra? Forse è meglio!
Spegniamo la tv.Il film è finito.
Ma tu guarda che roba passano a quest’ora.
Meno male.
Perché a me è piaciuto molto.
Chissà cosa c’è in programmazione domani su Snowdonia?
di Luca Confusione
Una "raccolta di nuova ambient-electronic music dall'italia" sono le
parole con le quali questo cd si autodefinisce nel retro-copertina.
Elettronica e ambient.
Significanti senza significato al giorno d'oggi?
Forse.
Significati che si ridefiniscono ad ogni ascolto, ad ogni recensione.
Sicuramente.
Mi piacerebbe chiarire che le abilità elettroniche dei componenti
il progetto si estende fino ad autoprodursi completamente o con l'ausilio
di pochi esterni. E questo é già molto.
Questo é un punto al quale, con le possibilità offerte
dallo sviluppo elettronico attuale, tutti dovrebbero arrivare.
Saltare direttamente anelli della catena produttiva. Per arrivare...
dovunque ci si prefigga di arrivare. E una nuova (?) caratterizzazione
della parola elettronica l'abbiamo sfornata.
Musica d'ambiente.
In questo caso é l'ambiente stesso che dà musica. Concetto
affrontato e sviluppato già da altri, ma in contesti ben più
esotici (penso ad un Alan Lamb o ad un Francisco Lopez).
Qui si sente l'aria di ambienti più familiari, ma rappesentati
con un interessante sfasamento espressivo rispetto al normale oscillare
dei pensieri. Un nuovo racconto di quello che vediamo ogni giorno, o forse
di quello che non vediamo.
Buone intuizioni.
Su tutte Nimh con il suo viaggio metropolitano a bassissima frequenza
(campionamenti sul campo con ronzio-synth che fagocita il resto).
Kar con resonance e riverberi di materiali trattati. Anofele con feedback
di lfo su dente di sega che si stempera in campionamenti.
Il resto é contorno, a tratti piacevole, a tratti già
sentito o poco mirato.
Aspettiamo la prova successiva, quando non avremo più ambient
o elettronica come termini da ridefinire ma altre parole.
La connotazione, sia in musica che in altri campi é fonte di
nuovi stimoli.
Preferisco non riuscire che ridefinire.
di Nicola Chiavari
Altro progetto che arriva dall'underground elettronico è Blacksun,
che si presenta con 'Shred it!' e cerca di ritagliarsi uno spazio nella
scena italiana. Il ritmo è veloce, a volte addirittura frenetico
e martellante (Virus-X), ma raramente si percepiscono delle variazioni
della base tematica. Le voci di Luciano e Mara sono sempre sintetizzate
e mai presentano degli spunti di originalità: sembra di ascoltare
qualcuno che reciti una nenia del terzo millennio, sempre con lo stesso
tono, sempre con la stessa impostazione vocale, sempre allo stesso ritmo.
Purtroppo all'interno del lavoro mancano quegli accorgimenti che fanno
fare ad un progetto il salto di qualità: si inizia e si finisce
sfruttando sempre le stesse sonorità. Alla fine, inevitabilmente,
l'attenzione cala.
di adriano zanni
Un comune cdr, un solo post it rosa appiccicato sopra riportante
l'impronunciabile nome bzzzauz, nessuna nota allegata, nessun titolo alle
canzoni (di questo si tratta!!!!), nessuna nota di copertina, anzi quella
mi hanno detto via mail che me l'avrebbero spedita appena l'avrebbero fatta.
Eppure....................
Eppure i romani(?) fabio e lorenzo riescono a catturare l'attenzione
con una avara manciata di canzoni pop spalmate su poco piu' di 15 minuti.
Tocco da "musicisti" , melodia, qualche orchestrazione, e un impasto
forse non troppo originale ma comunque non banale e sufficentemente promettente.
Qualche reminiscenza jazz un piglio quasi cantautorale ,qualche
accenno di chitarra .
Tante idee che balenano per la testa e che ancora si manifestano
ad uno stato apparentemente embrionale.
Una sana incoscenza traspare, aggiungendo un tocco di malsana follia
quelle che rose sembrano gia'.........fioriranno?
contatti : ziducaixao@tiscalinet.it
di Mauro Carassai
Proposta digitale davvero notevole quella che ci fa Alessandro Canova
con lo splendido viaggio nei territori isolazionisti del suo Cdr “Blank
Disc Vol. 1”. Un’immersione uditiva totale tra sonorità ai limiti
del minimalismo, ambient rumorista ridotta ad alienazione cibernetica e
glitch noises sapientemente dosati. Per tracciarne le coordinate sarebbe
vano ricorrere a riferimenti come i Pan Sonic per la presenza di dilatazioni
soniche quali il dub robotico di 771 o la stasi meditativa di First
Day of January; né ci sono d’aiuto le concezioni post-ambientali
riconducibili all’opera di Bernhard Gunter dato che in “Blank Disc Vol.
1” i suoni/rumori/disturbi restano comunque decisamente in primo piano
senza calarsi negli interstizi della realtà. Le sperimentazioni
che Canova conduce da qualche anno a questa parte su onde sinusoidali e
rumore bianco lo hanno portato a confezionare un proprio (micro)sound davvero
personale ed efficace. 2C-B ricorda i lavori di Richard Chartier o di marca
12K alla Taylor Dupree, con 773 Canova si avvicina alle sonorità
di Inerex o Terrorstate, mentre per 774 si può immaginare un improbabile
sovrapposizione di campioni ossessivamente ripetuti su un tappeto microtonale
intessuto per l’occasione da Christopher Charles. Questi però sono
solo tentativi di ancoraggio. “Blank Disc Vol. 1”, selezione di brani tratti
da precedenti lavori pubblicati su Pachinkostudio e Pale Mother Recordings,
offre uno spettro di atmosfere sintetiche realmente vario e ricercato.
A questo punto non resta che attendere davvero con ansia i risultati del
suo attuale lavoro per il progetto “Mega Structures” basato su registrazioni
processate e sound design ultra-minimale. Da parte mia, conterò
i secondi.
di Adriano Zanni
" C_comman_dos e' un gruppo di sperimentazione visiva-sonora, per contribuire
alla realizzazione del villaggio globale. Il gruppo e' composto da Mek,
musicista-elettronico CR02-Robot, meccanismo di sintesi vocale e Marko
designer.."
Questa e' la autopresentazione che abbiamo estrapolato dalla traccia
multimediale contenuta nel cd che abbiamo ricevuto dal c_comman_dos.
Al di la' di ogni giro di parole i ragazzi emiliani ci propongono
la loro visione futuribile delle cose sotto forma di techno.
4 tracce dai titoli in tema piu una 5a come bonus camuffata da
dj set il tutto confezionato in una discreta grafica ed adesivi allegati.
Atmosfere dai 140 bpm in su , casse dritte che piu' dritte non si puo',
vocoder in dosi massicce , linee di basso profonde e sequenze acide in
"re-birth style"
Nulla di nuovo e sconvolgente dal punto di vista della proposta o che
possa distinguerli dal marasma di produzioni analoghe che gonfiano
isub woofer dei dance floor piu' cattivi d'europa, anche se dalla
loro hanno una discreta attitudine minimale e un tocco tutto sommato personale.
Piu' interessante invece sarebbe approfondire le ragioni per cui questo
genere di sonorita' catturano sempre piu' diffusamente le attenzioni degli
adolescenti a cavallo di questi 2 millenni e come socialmente non sia una
bestemmia considerare la scena tecnho la cosa attualmente piu' vicina all'attitudine
punk e diy che animava noi vecchietti una vita fa.
Ma questa e' un'altra storia.............
Continuate a picchiare duro commandos!!!!
di Romano Rigamonti
Siamo immersi nel rumore, di qualsiasi natura esso sia, e quando assume
connotati organizzati in forme melodiche e ritmiche noi vi associamo il
termine Musica.
Su questa base tutti possono fare Musica ed è la grande rivoluzione
che ha scardinato il monopolio creativo legato al concetto ‘classico’ del
‘fare musica’, incapsulato in rigide forme codificate da un pentagramma.
Ora tutto questo non è più: esiste ancora il pentagramma,
ma come sottoinsieme della Musica del Suono.
L’elettronica, Internet ed i nuovi formati mp3 sono le chiavi per comprendere
questo cambiamento e per intuire le enormi possibilità che questi
strumenti possono dare a chiunque abbia le idee giuste, come Simone Sorio
in arte Cubico (www.cubico.it).
Grafica, multimedia, internet sono i suoi molteplici linguaggi espressivi,
ma con la musica egli comunica e trasmette certamente le vibrazioni più
interessanti, pulsazioni che troviamo nel suo nuovo cd dal titolo Tracce
+ Bsides.
Come nel precedente album Minimo Indispensabile, Cubico utilizza massicciamente
il linguaggio espressivo dell’elettrone per veicolare il suo sound e vi
riesce egregiamente in tutti i sedici brani di questa sua seconda fatica;
in particolare i pezzi Spin 8, Compliceto, Poorjubgle pt.1 e pt.2 e Transistor
rappresentano il suo personale standard, composto da un crossover tra l’electro,
la techno ambient ed il breakbeat.
Le sue coordinate musicali non sono particolarmente cambiate dal precedente
album, ed è un bene, un segno tangibile di una stabilità
di gusti personali che lo fa avvicinare alla prima scuola Warp, con repentine
fughe in quel di Rephlex, cercando una via del tutto nuova e personale
alla sua musica.
Simone Sorio, in arte Cubico, sta imparando a volare sulle ali elettroniche
della migliore scuola techno ambient e breakbeat, e già si intravedono
spuntare le sue ali, altrettanto elettroniche, quanto forti e coinvolgenti.
di adriano zanni
Do it yourself ? No, Digitally Influenced Youngster, ma non fa' poi
molta differenza.
Chi siano e quanti siano poco importa perché' queste 6 tracce
contenute in questo dr d'esordio(?) fanno intravedere buone possibilità'
di sviluppo.
Seppur ancora acerbo e ancora indeciso su quale direzione intraprendere
definitivamente il suono di questa formazione appare come un positivo work
in progress.
Echi d'n'b, ritmiche spezzate (non sempre), interventi di tromba e
repentini cambi di ritmo e d'atmosfera, fanno si che le tracce catturino
l'attenzione e non passino inosservate.
Certo siamo ancora distanti da un vero e proprio marchio di fabbrica
, ma poi non così' tanto.
La brevità' del lavoro certo aiuta e potrebbe fuorviare, ma
ci siamo quasi e il prodotto in questione lascia ben sperare .
Non deludeteci.
Beat oriented.
bluesforce@libero.it
di Adriano Zanni
Stefano Panzera aka dedo ferrarese di origine e trapiantato in
quel di Bologna e' un amante del ritmo ,della melodia e delle canzoni.
Ama particolaremente certe atmosfere legate ed affini all'universo
che ruota intorno alla attuale scena tedesca ed in particolare
alle produzioni MORRMUSIC.
Le ama davvero ed incodizionatamente, al punto tale da realizzare la
sua opera prima "toys" imperniandola su composizioni fatte nascere intorno
a campioni tratti da artisti piu' o meno legati a quel giro o a quella
etichetta.
3 delle 5 toy(leggi tracce) che costituiscono l'ossatura del disco
sono infatti da considerarsi "libere versioni elettroniche ispirate dal
brano da cui il campione proviene".
Quello che si ottiene e' davvero un piccolo gioiellino di melodia e
ritmo, un lavoro ben realizzato e prodotto, melodico e ritmico.
Dedo se la cava bene sia nella costituzione delle atmosfere che nelle
scelte ritimche.
Tutto ok quindi?
Non proprio, o meglio, solo in parte.
Perche'?
Perche in realta' non sono proprio convinto del tutto che ci sia poi
cosi' bisogno di emuli dei LIMP o dei FUNKSTORUNG, quando abbiamo
gia' i LIMP ed i FUNKSTORUNG.
Mi spiego meglio: se ci sono capacita' e senso della produzione , e
ci sono credetemi, perche voler a tutti i costi ricreare atmosfere gia'
note ,quasi al limite del plagiarismo?
Perche invece non sfurttare tali doti nella ricerca di una via piu'
personale?
La pratica del campionamento si dovrebbe sfruttare in maniera piu'
"sovversiva".
la MORR c'e' gia', i MUM pure ,ora vogliamo DEDO!!!!!!!!
di Emanuele Rodolà
E' da un pò che non si sente buona melodia IDM in Italia; remando contro la corrente minimal/noise (che sembra la tendenza più diffusa ultimamente), Stefano Panzera (Dedo) costruisce questo arioso mini-cd (tre pezzi, due versioni dal titolo omonimo, più un 'bluepiano') tutto attorno a una stessa dimensione melodica, veramente adatta anche alla grafica che accompagna il cd-r. E' chiaro come l'autore abbia digerito abbastanza bene le diverse sfumature della cosiddetta 'elettronica intelligente', addirittura sviluppando alcune intuizioni che già avevamo sentito in Esa Ruoho (Lackluster, soprattutto le basse frequenze) e Xerxes (per quel che riguarda i campioni vocali, molto evocativi); la melodia implementata nella right version si fa decisamente più interessante (e meno tediosa) nella versione reverse (che è attualmente il pezzo che preferisco), dove anche gli spunti drill'n'bass (certo Kaneel), che non prendono mai il via, sono sostituiti da un pulitissimo snare contorniato da ali di insetti in riverbero che suonano e si immergono nella scena a dovere. Qualche riferimento a Idmonster e Mouses & Sequencers per il sound, che va comunque appuntato qua e là. Bluemorning si presenta ed eventualmente si propone come IDM-hit estiva; un lavoro pulito, ma c'è ancora un pò di strada da fare. Decisamente non il genere di cose che si dimenticano subito dopo l'ascolto.
per contatti: stefanopanzera@libero.it
di Nicola Chiavari
Questa volta il viaggio parte da Torino, città simbolo delle
sonorità elettroniche italiane degli ultimi anni. Nel pieno rispetto
dei canoni cittadini, Fabrizio Fassio, qui come dEMI, presenta 'Vuoto a
rendere'. E' difficile capire dove inizino le influenze dei Subsonica
e dove finiscano quelle del comune background, resta il fatto che 'Cono
d'ombra' potrebbe trovarsi in un cd dei concittadini senza sfiguare. Tutto
il lavoro alterna ritmiche dub, breakbeat, a tratti rock pop, condite da
una grande (sia nella qualità che nella quantità!) presenza
del basso. Da segnalare una veloce escursione nel territorio dnb/jungle
in Mr.Tides. I campionamenti e le basi sono particolarmente curati e vengono
gestiti con grande maestria (dEMI è nelle vesti del factotum: dal
campionatore alle basi, voce, tastiere e tutto il resto... grafica inclusa!).
Non appare dello stesso livello la gestione delle parti vocali del cd.
Il cantato a volte assume tonalità che disturbano l'ascolto e lo
rendono quasi noioso o dissonante. Molto meglio il parlato di 'Non mi aspettare'
che conferisce al pezzo un clima quasi Royale. Quello che forse manca è
il colpo del ko. Tutti i pezzi sono di buon livello, ma nessuno compie
l'ultimo passo, il salto di qualità, che fa distinguere il cd in
mezzo a tante altre produzioni italiane contemporanee. Comunque nel complesso
è un buon inizio, in attesa di un nuovo capitolo che
sancisca il distacco dal cordone della città madre, sicuri che
le qualità tecniche di dEMI sapranno ricreare ambientazioni più
ricercate. Perchè la stoffa non manca
di Etero Genio (no ©)
Lorenzo Brutti rappresenta una delle conferme più convincenti
sull'ottimo stato di salute di cui gode la musica elettro-elettronica italiana.
È interessante seguirne il percorso - dal gruppo pop rock dei Lush
Rimbaud al progetto dll - perché sintomatico di un interscambio
ormai generalizzato fra rock, elettronica e improvvisazione… una tendenza
che, usando un brutto termine, potrei definire come jimorourkismo. Il brano
di questo mini CD è stato realizzato utilizzando un sampler di chitarra
preparata e suonata con l'archetto (l'inglese ha un perfetto termine per
definire l'atto di suonare con l'archetto, to bow, in italiano questa parola
purtroppo non esiste a meno che non si utilizzino i brutti archeggiare
o sviolinare); il risultato è pura magia, una litania suggestiva,
crepuscolare e bellissima che può ricordare Haino come Ambarchi.
A me ha fatto pensare soprattutto a quello che doveva essere il suono triste
di un’armonica suonata da uno schiavo nero al ritorno da una dura giornata
di lavoro nei campi di cotone. Un unico brano è sicuramente insufficiente
per dare un giudizio definitivo su dll, però possiamo già
scorgere una certa maturità, chiarezza d’idee e magari la possibilità
futura, una volta che Lorenzo si sarà liberato dalla cappa di certi
inevitabili modelli, di trovare una dimensione ancor più personale.
Al momento questi 11 minuti sono comunque più che sufficienti per
gridare al piccolo miracolo.
Vorrei segnalare il fatto che Lorenzo, oltre al progetto dll, è
coinvolto anche nel duo John Deere, nel cui contesto la sua chitarra (spesso
arpeggiata) si confronta con un laptop. Qualche impressione anche su questo
piccolo gruppo (dovrebbe trasformarsi in trio) che, seppur interessante,
appare forse più immaturo. Si nota soprattutto un distacco fra i
suoni della chitarra e quelli elettronici che sembrano viaggiare come due
corpi separati. Ho poi la sensazione che vi sia una tendenza a caricare
ed arricchire eccessivamente i brani, anche quando sarebbe più utile
concentrarsi sui particolari e sviscerare i singoli suoni. Comunque poco
male, anche il primo CD dei Repeat suonava così, sfocato e mal amalgamato.
Oltre ai due progetti musicali l'attività di Lorenzo si concretizza
pure nell'etichetta di CD-R Homemade Avantgarde. Il brulicare di queste
piccole realtà è un altro sintomo positivo a proposito dello
stato di salute dell'elettro-elettronica italiana, non c’è che da
esserne soddisfatti e buon lavoro a Brutti e ai suoi amici.
Contatti e info: homemadeavantgarde@hotmail.com - http://listen.to/homemadeavantgarde
Di Nicola Chiavari
Cromelech, secondo lavoro del Demiurgo Electronic Music Project, è
come un viaggio nella macchina del tempo. Si entra in una stanza piena
di tecnologia, software, sintetizzatori, mp3, pagine web e si esce in un'ambientazione
medievale, dove la ricerca armonica, ritmica e melodica creano la colonna
sonora di un racconto di fantasia. E' questa la nota positiva, originale,
di questo progetto. Il risultato non è techno, house o trance. Non
è basso e batteria. Non è un ritmo martellante. E' la colonna
sonora di un viaggio fantastico che Paolo Di Pierdomenico e Luca 'Bafometto'
Galli stanno scrivendo. E' la descrizione di ambienti, personaggi e avvenimenti
con degli strumenti che troppo spesso generano solamente risultati commerciali.
Come se l'originalità non bastasse, questo demo ha un taglio
tutto suo: non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Contrariamente
a molti altri progetti, Demiurgo distribuisce gratuitamente questo materiale
per avere un feedback dagli ascoltatori. Per scoprire pregi e difetti di
ciò che stanno narrando hanno messo a disposizione le tracce mp3
nel loro sito www.demiurgo.it. Alcune tracce non sono 'ritoccate' [raw
mix], altre sono in via di sviluppo, altre sono quasi definitive. Ascoltateli
e giudicate!
di Nicola Chiavari
'Ad Occhi Chiusi', lavoro autoprodotto dalla band romana Denzoe e distribuito
da Self, è un'altro di quei progetti, figli del terzo millenio,
che difficilmente sono riconducibili ad un solo genere. Nello stesso ambito
convivono strutture tipicamente pop con sonorità e ritmi elettronici,
chitarre e campionamenti, vecchio e nuovo. Un continuo mescolarsi di riferimenti
e di samples che danno come risultato un ottimo lavoro, mai monotono e
molto curato: si va dal campionamento di Maria De Filippi ai Duran Duran,
dalle chitarre rock ai ritmi jungle. I testi sono essenziali ma carichi
di significati. Le parti vocali occupano i giusti spazi alternandosi con
ritornelli melodici e messaggi martellanti. Come in un puzzle, ogni elemento
da il proprio contributo ai singoli pezzi, ogni pezzo da un contributo
al progetto. C'è una gran varietà di sonorità, ma
nulla è superfluo, e il suono finale è comunque semplice,
diretto e pulito. Forse proprio questa è la caretteristica che fa
di questo cd, un ottimo cd.
Alcuni campioni potremmo avvicinare i Denzoe ad Aphex Twin, ma come
faremmo a gustificare i ritmi più martellanti stile Prodigy e Chemical
Brhoters? Come potremmo spiegare l'impostazione di 'Strana Strage' senza
ricordarci di Erz? E il campionamento di Mussolini in 'Allucinazione collettiva'?
Difficile catalogare il lavoro in questione, se non aprendo il cassetto
dei lavori del terzo millenio. Rock? Pop? Electro? Denzoe!
Per contatti: www.denzoe.it
di Mauro Carassai
In accattivante confezione grafica ciber-minimale di pervinca blu e
preceduto da una piacevole e promettente Intro strumentale downtempo,
arriva diretto e senza fronzoli il messaggio dei Dohzens,band elettro-hip
hop trutturata attorno ai testi e le voci di Silek e Boonnie, alle percussioni
di Fungo ,alle musiche di Nevo, alle incursioni degli scratches di
Mote. Purtroppo le promesse dell'introduzione strumentale sono destinate
a restare disattese, non
dal punto di vista qualitativo ma perché nei restanti sei brani
i Dohzens affidano il loro discorso sonorosoprattutto al messaggio vocale.
Belli i campionamenti utilizzati e anche gli incastri ritmici digitalmente
processati, ma spesso le sperimentazioni su sonorità in stile dub-ultratecnologico
(Hi-Tech, Luce e Tempesta, Sei Sicuro?) finiscono per costituire più
che altro un'anomalia di fondo rispetto alle verbali marce rappate delle
lyrics controculturali che uidano
la maggior parte delle tracce. Piacevole eccezione forse la parte introduttiva
della finale Distorgo col suo immergere voci e musica in maniera brillantemente
complementare in un'area grigia tra glitch-samples e voce cantilenante.
Il Cd contiene, oltre alle sette tracce audio anche una traccia multimediale
con grafica e struttura particolarmente curate, a conferma del fatto che
Hi-Tech è sicuramente un buon prodotto sotto molti aspetti, anche
se resta curamente dedicato più a chi insegue innesti elettronicamente
rigenerativi nei terreni dell'hip hop che a chi non demorde nell'inseguire
possibilità cantautoriali in territori sintetico-digitali.
di Etero Genio (no ©)
Si dice che la data di nascita del collettivo N.E.E.M. risalga addirittura
al lontano 1964, quando a Firenze un gruppo di agitati / agitatori decise
di dar vita a un’accozzaglia non meglio definibile se non Nuove Esperienze
di Eresia Musicale. Nella storia del collettivo ci sono due date fondamentali:
gli anni della contestazione sessantottina, quando su un camion carico
di strumenti accompagna le manifestazioni suonando e lanciando slogan,
e il 1979, anno in cui la Maso Records pubblica il precedente e, fino ad
oggi, unico loro disco intitolato "Come eravamo brutti da piccini". Accanto
a queste tappe fondamentali ci sono però altri momenti importanti
come le collaborazioni con gli attori Carlo Monni e Victor Cavallo. Questo
"Jodel…" rappresenta quindi il secondo progetto discografico di una N.E.E.M.
che il tempo ha cambiato, manipolato, rinnovato e plasmato a sua immagine
e somiglianza. Accanto ai pochi membri fondatori rimasti (Francesco Donnini,
Guglielmo Lattanzi e Edoardo Ricci) ci sono forze nuove (passatemi il brutto
termine) come Pippo Picchietti, Eugenio Sanna, Mauro Orselli, Jacopo Andreini
e un intero set di DJs / manipolatori (l'importanza che l'elettronica ha
oggi nella N.E.E.M., ancor più per quanto riguarda la comunicazione
fra i vari elementi di un organico che si aggira sui trenta elementi che
non per la musica stessa, è sancito dalla e- che precede lo storico
nome). Si tratta di un insieme, come dicono loro stessi, formato da 'musicisti,
attori, poeti, cabarettisti, scansafatiche, disturbatori della quiete pubblica,
casalinghe, ferrovieri in pensione, punk foruncolosi e vecchie cariatidi'.
Quella che ne risulta è un'esperienza unica per il nostro paese,
un laboratorio libero al cui interno può succedere di tutto e nel
quale termini quali teatro, poesia e improvvisazione musicale perdono inevitabilmente
le loro rigide connotazioni. All'interno della N.E.E.M. confluiscono il
teatro di strada, le bande di New Orleans, il barrelhouse , i kollektief
olandesi, il cabaret, i medicine show e molto altro. Ma soprattutto nello
specifico di "Jodel…", che è progetto discografico e quindi diverso
da quelle che sono poi le esibizioni dal vivo, c'è tanta musica:
dal jazz al blues, dal rock alla tradizione araba, dalla musica popolare
alla tradizione demenziale italiana. "Jodel…" è un CD talmente ricco
di idee che analizzarne i singoli frammenti esula dallo spazio e dal tempo
che ho a disposizione, lascio quindi questa incombenza al lettore avventuroso
che deciderà di addentrarsi in questo corroborante dedalo di gag,
scampoli e citazioni.
Contatti e info: burpenterprise@yahoo.com
Il Corposo pacco ricevuto (gia' da un bel po' ...ehmmm) da MENS TUNE
records ci da' l'occasione di per fare luce sulle produzioni di questa
etichetta.
Per inquadrare nei giusti binari il tutto conviene sicuramente riportare
quanto scrivono sul loro sito web:
La Mens Tune è l'etichetta della Astrazioni Foniche che nasce
nella primavera del 1999.
Ideata da un'equipe di addetti al settore, che fanno capo ad alcuni
studios italiani, con l 'intento di produrre musica elettronica ad ampio
raggio.
Prima della metà del 2000, la label conta nel proprio catalogo
tre produzioni disponibili solo attraverso alcuni siti internet. Poco dopo
e più precisamente alla fine di giugno 2000 verrà stampato
e successivamente distribuito il cd di Star Tracker intitolato "Patchwork"
nonché due mesi più tardi la compilation "Electrotune One",
che per l'occasione verrà rivista nella sua veste grafica ed arricchita
in quella musicale. A distanza di un anno viene pubblicato un mini cd dei
Figura Otto in edizione limitata contenente quattro brani ed il cd "Overground"
de L'Ensemble.
Nel 2002 l'etichetta entra a far parte di AudioCoop (l'associazione
italiana per il coordinamento delle etichette indipendenti italiane).
Alla fine di luglio dell'anno corrente al catalogo si aggiunge il secondo
appuntamento con la compilation "Electrotune", questa volta allargata anche
all'elettro-pop.
Le altre produzioni per il 2002 saranno il nuovo cd dei Figura
Otto intitolato "Too Much Sugar Can Decay The Teeth" e dei Project Form
"Electrocaribe".
Per il 2003 sono previsti i nuovi lavori di Star Tracker e de L'Ensemble.
Veniamo dunque a perlare dei titoli che ci sono pervenuti:
"Electrotune one"(cd 2000) e' una sorta di dichiarazione d'intenti
e ci invita a compiere un viaggio esplorativo attravesro quelle che sono
le sonorita' proposte dagli artisti che gravitano intorno allìetichetta.Si
comincia con la proto IDM di RODION dal tocco abbastanza personale e dalla
affascinate intro.Aseguire UBIT che ,con le sue melodie digitali a cavallo
fra electronica ed electro, ci regala 5 minuti e 23 secondi di buone vibrazioni.La
traccia 3 e' probabilmente una delle cose migliori del disco intero,a proporcela
e' il progetto denominato
O.R.P.H.E.O .iL titolo del pezzo( Simple Jazz) gia' di per se' puo'
farvi capiere quali sono le cordinate da seguire: NU JAZZ di pregevolissima
fattura in cui campioni di matrice classica si confrontano con sonorita'
digitali e ritmiche spezzate d'n'b.Un piccolo gioellino che se fosse provenuto
dall'estero.......... Di seguito CLEAN PEE a rasserenare gli animi con
la sua proposta soffusa e ipnotica dalla battuta "media" .E' poi la volta
de L'ENSEMBLE con un rmx di un pezzo contenuto nell'album di cui parleremo
piu' diffusamente in seguito. La succesiva proposta e affidata alle sapienti
mani di M.RAMANZIN (membro dei FIGURA 8) che attraverso un perciso e curato
programming ci riporta in teritori black (leggi Jazz) . Si cambia decisamente
atmosfera con FUTURE PHASE che al di la' di ogni possibile catalogazione
si presenta al publico con la sua "tissot", cristallino ed orecchiabilissimo
techno pop dal retrogusto anni ottanta.Si prosegue con STAR TRACKER che
remixa "lullabyte"(pezzo del suo album recensito piu' avanti) in chiave
acid...Tocca a ROBERTO NOLE' che e' un chitarrista che si serve di sequencer,synth
e macchine varie per accompagnare le sue trame e che purtoppo ci propone
una traccia decisamente noiosa e sterile che pare riuscire solo nell'intento
di farci sapere che con la chitarra ci sa' fare, troppo poco.....per fortuna
l'atmosfera si torna a riscaldare con la buona ambient d'n'b proposta da
MISTIK e con le raffinate atmosfere ascoltabili/danzabili di ASTRAL BODY.
A chiudere il tutto troviamo nuovamente STAR TRACKER.
"FIGURA 8 ep" (cd 2001) Questo ep proposto dai veneti FIGURA 8
e un piccolo gioiellino e probabilmente la migliore delle uscite che MENS
TUNE ci ha inviato.
In effetti basta poco per descriverlo , 4 tracce in cui il quartetto
presenta atmosfere jazz soul e black in genere realizzate fondendo
l'utilizzo di moderne tecnolgie digitali(RAMA)con tastiere analogiche(ALE),
una vera tromba suonata(PONCHO) e una melodiosa voce( DANIELA BRUSCIA).
Quello che viene fuori e' una manciata di di canzoni che spaziano dal NU
JAZZ alla HOUSE passando per atmosfere calde e rilassate da night club
.La loro propensione al live show si percepsce anche in queste tracce da
studio realizzate con classe e maestria e che meriterebbero sicuramente
maggior diffusione non avendo nulla da invidiare a molte produzioni
che giungono dalla terra d'albione. SARANNO FAMOSI?
" L'ENSEMBLE: OVERGROUND" (CD 2001) L' Ensemble è il nome
di un progetto che nasce intorno al 1995 da un' idea del compositore Italiano
Davide Cremonini, ma che vede la sua maturazione solo quattro anni più
tardi a causa della difficoltosa trasposizione concertistica. Particolare
curiosità è suscitata dalle incredibili mescolanze tra generi
musicali all' apparenza difficilmente compatibili, ma che nel caso de L'
Ensemble trovano un' insolito quanto affascinante equilibrio. Strumenti
acustici provenienti dalle culture più diverse e suoni elettronici
sono gli ingredienti principali di una musica a tratti morbida, a tratti
aspra e dalle forti ambientazioni cinematografiche.
Quanto leggete qui sopra e stato preso direttamente dal sito dell'etichetta
e puo' sevire ad inquadrare il progetto di andiamo a parlare :L'ENSEMBLE.
Davide Cremonini si presenta al publico con questo lavoro dal
titolo "OVERGROUND" .Un lavoro difficile, complesso e purtroppo riuscito
solo in parte.Il problema maggiore sembra essere quello del tempo che trascorre.Se
non vado errato la composizione dei pezzi inseriti nel disco risale circa
alla meta' degli anni 90 e la attuale rivisitazione non riesce a
scrollarsi di dosso il peso di sonorita' gia' troppo sentite fino ad oggi.
Nel disco ci sono anche episodi riusciti(la conclusiva Spontaneus Flux
ad esempio) ma in generale l'atmosfera che si respira e' aime' abbastanza
stantia e il tentativo dell'autore di svariare costantemente tra sonorizzazioni,
chitarre gipsy, suoni naturali, lineee di basso e cupismi vari alla lunga
riesce a disorientare anche il piu' predisposto degli ascoltatori.
Muoversi in questi territori non e' certo facile e Davide ce la mette
senz'altro tutta ma l'eccletismo compositivo non sempre giova, alle volte
occore piu' sintesi e maggior concretezza per dar vita ad un prodotto
organico.
Occore precisare che le idee a Davide non mancano e che ci auguriamo
di risentirlo al piu' presto con nuove composizioni e con settaggi nuovi
sui suoi synth.
"STAR TRACKER : PATCHWORK" (CD 2000) . Dietro la sigla STAR TRACKER
si cela in realta il solo Libero Bovolenta e il titolo scelto dal nostro
per intitolare il suo lavoro d'esordio e estremamnete significativo e rappresentativo
di cio che intende proporci.Personalmente non posso proprio dire di essere
un appassionato di queste sonorita' ma in tutta franchezza devo riconoscere
che il disco in questione e' decisamente ben fatto e riuscito. PATCHWORK
e un prodotto destinato alla pista da ballo ma non solo, contiene infiniti
campionamenti vintage, ritmiche varie e ben programmate profondissime linee
di basso alle volte acide alle volte funk. Le influenze potrebbero essere
individualte sia dalle parti di DAFT PUNK ma anche da quelle degli ORBITAL,
ma tutto questo potrebbe risultare riduttivo in quanto il nostro sviluppa
uno stile proprio e personale.Nel calderone finisce un po' di tutto
dal funk al reggae ai primordiali suoni electro dei primi anni 80 (da A.Baker
a GRAND MIXER DST via Hancock) ottenedo un esplosivo cocktail danzereccio
di fronte al quale ti trovi volente o meno a battere il piedino al ritmo
delle casse dritte che STAR TRACKER ci scaglia contro.
Ballare non e' reato e divertirsi tanto meno.
Bello, intelligente e divertente.
"ELECTROTUNE TWO" (PROMO 2002) Se non vado errato questa che ho
sotto mano e' una versione non definitiva di quella che dovrebbe diventare
la nuova compilation MENS TUNE. Sul sito non sono ancora disponibili informazioni
dettagliate e ne viene annunciata la publicazione per il settembre di quest'anno.
La copia in mio possesso contiene 5 pezzi ed alcune novita'. Sono infatti
presenti pezzi (1 a testa) per vecchie conoscenze dell'etichetta come FIGURA
8, O.R.P.H.E.O., FUTURE PHASE che confezionano pezzi in linea con quanto
gia' scritto all'inizio, ma anche un paio di nuove conoscenze. Si tratta
infatti di 2 artisti gia' noti e recensiti qui a SPECTRUM : PUNTO EXE
e CUBICO. I bolzanini ci propongono il loro consueto "techno hip
hop" con la solita dovizia produttiva e con i soliti testi arguti, il secondo
si conferma in ottima forma e si propone come uno dei maggior esponenti
di "elettronica intelligente" del nostro paese.
Prima o poi qualcuno si accorgera' di Simone Sorio.
di Emenuele Rodola'
"La seconda uscita della collana Electrotune, ricalca l'impronta della
precedente allargando, però, il proprio range anche all'elettro-pop."
Apre Future Phase con una IDM/chill molto old-school, tra la Warp di
Brothomstates e la melodica incantevolezza del primissimo Mellow-D; un
pezzo che non prende mai il via ma che è un susseguirsi continuo
di intermittenze melodiche su cyber-synth e blip beats. O.R.P.H.E.O. ci
propone breakbeat dal sound intelligente ed acquatico, sempre mantenendo
una certa costanza chill-out e senza pretendere frenesia da d'n'b. Segue
Sabina Orlandini, la prima vera sorpresa dell'album, cantato puro e filtrato,
esattamente sensuale come altresì propone a livello testuale; una
voce che si dilata su un ritmo costante e synth spaziali in panbrello,
arie magiche alla Luke The Wizard vs Aaron Goldbody. Figura Otto ci invita
a prendere un cocktail nel suo lusk bar dove persone piacevoli piacevolmente
discutono e sorridenti lasciano che la Natura musicale sia complice e si
adatti anzi all'atmosfera: fiati e corde e agogo sintetici, bassline profonde
e pad cristallini vestiti di color caffè. Punto.exe si destreggiano
tra acrobazie vocodiche in iterazione e linee ritmiche da dancefloor per
poi evolvere in un rap (certi 99 Posse) filtrato e nascosto nel sintetico.
Rassicurante synth-pop in Roundpear e Maxa Frizher, con un punto a vantaggio
di quest'ultimo per la bassline decisamente più accattivante, episodi
entrambi di valore e buon gusto. Altre atmosfere lussuose per Bodega Bay,
che tra sassofoni e synth ci propone un Xhale molto lounge ma più
pieno di sè, chitarre funky ad alta frequenza e tribalismi IDM alla
Mitchell Akiyama. Buonissimo l'impatto di Onemanband e il suo synth rock
'February Sky', voce trattata e sovrapposta, molto belli i bassi e molto
intrigante la scelta del sassofono a fine pezzo, veramente la ciliegina
sulla torta. I leads a fine pezzo, il parlato giapponese e le armonie argentee
ne fanno per certi versi il pezzo di punta della compilation. Ma le sorprese
non sono finite, Cubico spiraleggia tra noise e leads quasi goa in salsa
IDM, in un buon intreccio di percussioni intelligenti; forse mi sarei aspettato
più frenesia e com-passione per l'ascoltatore, da questo artista
che sto imparando a conoscere. Chiude Rodion con la bellissima 'Ephél',
colonna sonora per un film di rimpianti e dolcezze lasciate alle spalle.
Breakbeat costanti e tappeti malinconici, mentre i synth narrando si incontrano
con teneri arpeggi sognanti. Ottima conclusione per un album che si è
aperto altrettanto sapientemente e che sa decisamente mantenere l'attenzione
alta per la varietà e la rinfrancante competenza musicale che propone.
Siamo in vista di un'ulteriore episodio.
http://www.astrazionifoniche.it
di Emanuele Rodolà
Contenuto e forma aderiscono perfettamente in questo lavoro di Daniele
Torcellini. Un inizio per nulla malvagio (richiami alla synthpop di Culture
Kultur), un risultato molto appuntito, sin troppo appuntito: peccato davvero
per le seguenti prove, buonissimi spunti (Melotron, Hoffman, Japanese Telecom,
Peaches), ma troppo acri, è veramente la trasposizione sonora di
ciò che propone l'immagine di copertina. Nulla da dire ai suoni
in sè, riescono anche a parlarsi in qualche occasione, nulla da
dire alla composizione vera e propria, per nulla mediocre, ma troppo di
già sentito, dai richiami house al breakbeat da videogame, ai synth
acidi di una electropop molto tradizionale e comunque già esplorata.
Un OK per track07 e track04, che riascolto spesso, e mi chiedo come mai
Elettrodo non abbia osato, con questa demo.
http://digilander.libero.it/elettrodo2002
di Adriano Zanni
Eniac e Roccu sono due singole entita' operative in quel di torino e
in quel di lecce.Entrambe sono da considerarsi progetti solisti ed ambedue
appaiono decisamente fuori dagli schemi.
Fabio Battistetti mente pensante ed operativa del progetto Eniac vanta
notevoli e numerose collaborazioni ,suona parecchio dal vivo e cosa piu'
importante ha dato vita ad una sua personale etichetta chiamata "Stella
Cadente" nata per diffondere la sua muisica e non solo.
Roccu mente pensante(?) e braccio armato di se stesso non pare abbia
molta voglia di parlarci di se stesso, si autodefinisce " half human half
roccu" e questo ci basta.
Questi due loschi figuri hanno avuto la brillante idea di mettersi
insieme per dare vita a questo cdr split.
Il disco in questione e' infatti equamente diviso a meta' sia in termini
di tempo che di tracce propste.
Ad aprirlo e' il delirante Roccu che ci propone l'ascolto di 8 composizioni
create con il solo utilizzo di software (un demo di Fruityloops,Reaktor
Simsynth) e di un lettore cd difettoso come hardware.
I titoli scelti per le composizioni sono a cavallo fra il demenziale
ed il criptico , ma la proposta audio e' decisamente notevole. Il "mezzo
umano e mezzo roccu" si muove in territori conosciuti dalle nostre parti
proponendoci elettronica scarna essenziale, piena di glitches e composta
partendo dagli errori generati da macchine in crash.Tale materia viene
gia' affrontata da innnumerevoli esponenti in ogni parte del globo
che non vale nemmeno la pena di citare, anche perche' roccu pare trovare
un via decisamente personale ed un approccio originale a quella stessa
materia ormai piu' o meno codificata internazionalmente. Glitches e drones
si incastrano perfettamente fra loro rincorrendosi, allontanandosi , ricomponendosi
, andando a formare godibili pseudoritmiche e facendo da contraltare ai
campioni utilizzati e ai pads creati presumibilmente con il glorioso Simsynth
dimostrando (quasi) sempre una spiccata attitudine melodica.
Insomma Roccu ci sa fare e questa sua dote che pare indurlo a non prendersi
troppo sul serio scadendo in quello che troppo spesso porta i solitari
cavalieri laptop all'autocompiacimento fine a se stesso, fa si che le sue
8 tracce iniziali scorrano via che e' un piacere.
Si prosegue con la seconda parte del cdr split curata da Eniac .
La parte da lui curata e' decisamente piu' ambiziosa e per meglio inquadrarla
riportiamo la autopresentazione stampata all'interno del disco: "eniac
ha giocato questa volta sulla musica della rete,utilizzando campioni (file
midi e wave) scaricati da vari website, trasformandoli nei suoni che compongono
queste canzoni. Un concept sulla rete che ogni di' entra sempre piu' nella
vita di tutti, creando una unica rete di cervelli fibre ottiche ,chips,dove
vive la comunicazione ma dove muore anche la comunicazione fra 2 persone,
i sentimenti ed il resto.Ricordarsi cosa vuol dire la comunicazione attraverso
il percorso inverso: prendere dalla rete e trasformare in emozioni,canzoni,suoni,
segnali."
In effeti le 7 composizioni di Eniac che vanno a chiudere il disco
sono decisamnte piu' difficili da descivere ma non per questo da sottovalutare.In
un disperato sforzo recensivo le potremmo definire "ambientali" anche se
in maniera del tutto non covenzionale .Le atmosfere che si respirano sono
rarefatte e dlitatate lente ed evocative sopre le quali si vanno a sovrappore
i testi "recitati" da sara e che sono riportati all'interno del cdr.
La proposta di Eniac appare compiuta ed affascinate ed il lavoro di
reciclaggio di detriti e scorie prelevate dalla rete pare aver dato i frutti
sperati.
Per chiudere il discorso non si puo' che parlare bene di questo disco
sia per quanto riguarda le sonorita' proposte ,sia per quanto riguarda
la volonta' di collaborazione di 2 artisti apparentemente diversi fra loro
e che hanno deciso di unire le forze in un comune progetto.
Come si diceva prima e' una questione di comunicazione/interazione
che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione, SFRUTTIAMOLA.
Vi consigliamo pertanto di procurarvene una copia,anche perche' pare
che sia in odore di publicazione da parte della siciliana Snowdonia......
per cui !!!!
di Adriano Zanni
Recentemente la webzine SINEWAVES ha publicato un bell'articolo a cura
di Etero Genio che tenta di tracciare le coordinate della attuale scena
(che brutta parola!) elettronica italiana.
Fra le pieghe di quell'articolo sono rimasto colpito da un'affermazione
di Elio Martuscello che dichiarava:
"Sinteticamente, inevitabilmente con qualche imprecisione, si può
sostenere di trovarsi di fronte ad un brano di musica concreta ogni qualvolta
un'opera utilizza unicamente come materiali costitutivi solo eventi sonori
registrati da fenomeni acustici naturali come quelli generati dai tuoni,
dal mare, dalle voci di una folla, ecc. Oppure di musica elettronica se
i materiali costitutivi sono di natura sintetica. Di musica elettroacustica
se oltre alla combinazione di entrambi i criteri si utilizza anche uno
strumentario live (acustico od elettronico). Di musica acusmatica quando
un'opera è costituita da suoni sintetici o concreti, o da entrambi,
ma che non prevede l'esecuzione live. Di musica improvvisata se non vi
è nessuna partitura o criterio atto a condizionare i musicisti che
suonano liberamente. Insomma, credo che attualmente è difficile
trovare lavori che rispondano ad uno solo di questi criteri, spesso li
comprendono tutti."
Sembrano dargli pienamente ragione i bellunesi ENT.
Quello degli ENT e' un caso emblematico , con un solo un cdr autoprodotto
alle spalle hanno saputo ritagliarsi una certa notorieta' internazionale
grazie sopratutto all'inclusione di un loro pezzo inserito nella lista
di mp3 on line del sito web della etichetta britannica Fat Cat.
L'uscita di questo nuovo lavoro era dunque molto attesa , le aspettative
non sono certo andate deluse.
Confezionato in una bellissima busta in cartone ,autoprodotto in cdr(anche
se occorre un buon occhio per rendersi conto di cio') il disco inquestione
e' un autentico gioiello.
Cohai contiene 5 pezzi (contro i 4 dichiarati sulla copertina, la breve
e senza titolo numero 3 viene saltata nella track list) di rara bellezza
e raffinatezza.
Inutile sbilanciarsi in astruse definizioni stilistiche e categorizzazioni,
secondo il modesto parere di chi scrive siamo davanti a splendida POP MUSIC.
E' certamente impresa ardua mettersi d'accordo su cosa sia, o rappresenti
per ognuno di noi il termine POP viste le concezioni di comerciabilita'
che il termine stesso puo' suggerire o lasciar sottointendere, ma tante'
che se devo pensare a cosa oggi sia piu' accomunabile ,in ambito elettronico,
al famigerato(per alcuni) concetto di pop, penso di poter affermare che
COHAI degli ENT ci sia andato parecchio vicino. Melodoie cristalline si
ricavano un proprio spazio all'interno di strutture apparentemente dominate
da "rumori".Glitches vari che si trasformano in avvolgenti ritmiche.Parti
acustiche alle volte suonate alle volte (forse?) campionate
mescolate senza preconcetto alcuno con pariture digitali.Arrangiamenti
che incuriosiscono per la loro apparente stranezza, ma che convicono
appieno per la loro straordinaria efficacia.La capacita non comune di passare
con navigata noncuranza da passaggi di minimal elctronics ad atmosfere
jazzate .La costante ricerca della melodia e della canzone ed un raffinatissimo
gusto estetico rendono questi 28 minuti di ascolto una delle esperienze
piu' belle ed avvolgenti degli ultimi tempi.
Certamente una delle cose migliori pervenute dalle parti di SPECTRUM
ma sicuramente anche una delle migliori uscite discografiche italiane
di tutto questo 2002.
C'e' solo da augurarsi che l'autoproduzione non penalizzi questo gioello.Non
so se trovera' un'adeguata distibuzione , ma se un prodotto simile non
riesce a catturare l'attenzione di qualche addetto ai lavori,allora vuol
che ci attendono tempi ancora piu' duri di quegli attuali.
In attesa di conoscere il destino commerciale di questo disco siete
obbligati a richiederne una copia a Emanuele Bartoluzzi e Michele Scariot
contattandoli a questa email:
ents@libero.it
potete intanto scaricarvi un loro mp3 dal sito della Fat Cat qui:
http://www.fat-cat.co.uk/demo/
potete anche spronarli a completare (o forse e' meglio dire iniziare
a realizzare) il loro sito che attualmene e' in costruzione, e che e' qui:
http://www.ent-love.org
di Adriano Zanni
Dal piemonte e da Biella in particolare arriva Luca Bergero che utilizzando
la sigla FHIEVEL costruisce questo suo esordio in cdr dal titolo FLUCTUAZIONE.
Di esordio si tartta e di esordio con il botto aggiungiamo noi. FHIEVELuca
ci spara dritto nei nostri poveri e maltrattati padiglioni auricolari e
nelle nostre stanche meningi(o almeno in quel che ne resta!!) le sue FLUCTUAZIONI.Ce
le spara sotto forma di microsuoni e microsequenze, plasmate e adattate
alla breve distanza di un unico pezzo di 15 minuti seppur diviso in 5 movimenti(leggi
tracce) collegati fra loro senza soluzione di continuita'. La breve durata
del lavoro ci costringere a non poter gridare al miracolo come l'istinto
ci suggerirebbe, ma le premesse per ottimi sviluppi e seguiti ci sono tutte.
Ottima qualita' di incisione ed equalizzazione per iniziare,ottima organizzazione
dei suoni(rumori/glitches/frequenze/drones..ocomediavolovoletechiamarli)
che vanno a creare atmosfere suggestive ed efficaci a cavallo fra sonorizzaioni
e ambientazioni, dando vita alle fluctuazioni a cui il titolo del lavoro
fa riferimento. Un ideale colonna sonora che descrive i tormentati stati
d'animo del suo creatore alle prese cone le sue macchine. Un lavoro affascinante
che cattura e incuriosice , caratterizzato da una apparente semplicita'
cosrtuttiva ma che fornisce complesse reazioni emotive a chi lo ascolta.
A questo punto non ci resta che attendere FHIEVEL alle prese con la
piu' inpegnativa lunga durata.
info contatti e alcuni mp3 da scaricare qui
http://www.noisysoul.com
il lavoro e' distribuito da S'agita Recordings/S'Agita diffusion
http://spazioinwind.libero.it/logoplasm/sagitarecordings/diffusion/
di Adriano Zanni
Di fhievel avevamo gia' parlato(e bene) tempo addietro in occasione
della publicazione del suo precedente cdr "fluctuazione".
Questo inizio d'anno ci ha portato la sua nuova fatica che porta il
suggestivo titolo di "vetri di carta"
La prima piacevole sorpresa giunge dalla durata del lavoro ,che dopo
le tempistiche ridotte del mini cd sulle quali era solito muoversi il nostro,
si dilata fino giungere alla fatidica soglia dell'album.
Costantemente immerso in calcoli e formule tipiche della programmazione
in "Csound" Luca compie un piccolo miracolo : trasformare i freddi algoritmi
e i cervellotici concetti di inviluppo in puro fluidissimo magna sonoro
. Raramente si riesce ad ascoltare in ambito di "microsuoni" , perche'
e da quelle parti che il nostro sta dirigendosi, atmosfere cosi' ricercate
a languide.
Le 4 tracce (48 minuti totali) sono susseguirsi di crepuscoli e e freddissime
albeggiate, suoni inizialmete flebili e scomposti che magicamente trovano
la propria collocazione complessiva all'interno di tessiture raffinatissime
e dall'apparente semplicita'. Rarefazione e liquefazione i sono termini
che piu' si addicono agli acquarelli digitali che escono dalla tavolozza
di fhievel.
Tavolozza che pare erroneamente essere coperta solo da tinte di grigio
, ma che ad uno sguardo piu attento risulta essere in grado di riversare
sulla tela colori piu' caldi ed intensi.
Suggestiva Microambient , sonorizzazioni digitalpsychadeliche.
Bellissimo!!!!
Fatevelo spedire a tutti i costi.
http://www.noisysoul.com/
di Etero Genio (no ©)
Luca Bergero è stato acclamato, già dai primi due mini-cd autoprodotti, come una delle più interessanti promesse della musica elettronica italiana. Tali entusiasmi, alla luce di questa prima realizzazione 'ufficiale', si dimostrano più che giustificati. Cosa c'è di particolare nella musica di Luca… niente e tutto, ma, soprattutto, ci sono quelle cose semplici in grado di farti riflettere senza riuscire a capire perché non ci avevi pensato prima, tanto paiono elementari. Un po' come succede per 4' 33" di John Cage. Un primo elemento che colpisce è legato all'eccellente qualità del suono, nitido e cristallino, che lascia intendere la padronanza acquisita da Luca sui mezzi che utilizza; Fhievel dimostra con ciò che la pulizia, l'ordine, l'attenzione riservata ai particolari, l'armonia e la delicatezza non sono necessariamente sintomo di ruffianeria e inespressività. Poi c'è il gusto nel miscelare suoni che possono espandersi, distendersi o frantumarsi gracidando, fischiettando e gorgheggiando; suoni che a volte sembrano inghiottire e digerire se stessi, come quando, in alcuni momenti, vengono accennati solubili pattern ritmici che svaniscono sul nascere. Sono suoni timidi, che sembrano aver paura di mostrarsi a causa di questa loro nudità così integrale. Tre o quattro anni fa rimasi colpito, durante un Festival di Angelica, dalla discrezione intrinseca allo splendido concerto degli AMM e oggi ritrovo lo stesso riserbo di quel concerto nel disco di Fhievel. "Vetri di carta" è fonte di buon umore e relax, ascoltarne le evoluzioni equivale a distendersi adagiati sulla riva di uno stagno o nell'intimità di una grande parco-voliera. "Vetri di carta" è il cd che consiglierei, in funzione terapeutica, a molti new-agers che conosco: rilassate le membra e lo spirito ma fatelo con classe, sobrietà e intelligenza. Fhievel è qui per aiutarvi.
contatti: http://www.noisysoul.com/
di Adriano Zanni
Da casa Under My Bed records giunge questo strano oggetto.
Pare essere un cdr , pare essere realizzato da qualcuno che si chiama
fong, pare che si intitoli manifesto.
Pare essere non musica.
Pare contenere 22 pezzi , ma poi pare di capire che in effeti il pezzo
contenuoi sia solo 1 e che tutto il disco duri 40 minuti.
Pare che fong sia un collettivo di non musicisti che preferisce restare
anonimo.
Un sito web che non pare chiarire un bel niente.
Pare che sia musica che non esiste.
Pare che all'interno dello pseudo booklet ci sia scritto questo:
La musica in quanto materia finita di suoni organizzati dall'uomno
non esiste.
Ogni cosa e' musica, la musica e' ogni cosa.
La musica in quanto prodotto di una singola mente e/o entita' , o di
un gruppo di esse razionalmente organizzate, non esiste.
Ognuno produce musica, la musica non e' di ognuno.
La musica in quanto effetto di uno o piu' utensili consuetamente e
canonicamente adibiti ad essa, non esiste
Ogni oggetto produce musica e la musica non e' cosa per gli oggetti.
La musica in quanto risultato dell'elaborazione culturale di una tradizione
storica ,non esisste
Ogni eta' ha la sua musica e la musica non ha eta'.
La musica in quanto espressione di una o qualche conoscenza , non esiste.
La musica in quanto documento riproducibile,oggettivo e completo, non
esiste.
La conoscenza non produce musica e la musica non determina conoscenza.
I supporti di ripoduzione non contengono musica, e la musica
non puo' fermarsi a quella riprodotta da un supporto esterno.
Pare comunque che il disco ESISTA.
Mi pare che sia qui nel mio riproduttore di formati acustici.
Pare.............
http://www.undermybed.org/main.html
pare anche: http://beam.to/fong
di Luca Confusione
Elettronica autoctona italiana, scura e venata di a-ritmie downtempo,
é il
prodotto che ci consegna Guignol.
Noi ascoltiamo...e godiamo del senso di spaesamento che ce ne deriva.
Frammenti di diverse realtà sonore vengono assemblati in loop
mesmerici mai
privi di fascino ritmico.
Linee cupe ed essenziali di sequencer fanno da contrappunto a pattern
di
batteria (suoni vintage si trasformano eo vengono sovrapposti
a break-beat
de-pitched) mentre tappeti, timbricamente riconducili a certe produzioni
EBM, e samples in reverse con lieto risuonare di riverberi metallici
ci
accompagnano e dis-orientano.
Last Night Of The Kamikaze,Mistress Nikita e Witches Of
Donostia sono dilatazioni cerebrali per scuro-vestiti hacker.
Devils Are Surfing Over Mud é una (Grand)Guignol[esca]
interpretazione, dove un Lustmord ammiccante sembra aver imparato la
break-dance.
2D Music é un sintetico e bidimensionale incedere di linee portanti
e
ritmiche. Ubi Sunt é il pensiero di un affiliato industrial-ritualista
che poco alla volta devia verso il pensiero chimico.
Ma tutto il cd é su buonissimi livelli. Da ascoltare e
assimilare.
cotattate guignol per una copia
visitate il suo sito per scaricare mp3 e maggiori info
http://guignol.port5.com
di Adriano Zanni
Bentornati nel malsano mondo di Guignol .
Un mondo fatto di pillole e quarti d'acido, di guepirre in latex
e sexy shop, di interludi ,zone di guerra e canzoni d'amore ,abusi
di alcool e risvegli con le membra a pezzi.
Ascoltare la musica del nostro e' un'esperienza fisica che non lascia
tempo a troppe riflessioni o a elucubrazioni di sorta. Parte il cd e ci
troviamo catapultati in qualche sudicio fumoso locale malfrequentato dove
il dj spara break a manetta ma la gente ha altre attivita'(ben piu' interessanti)
a cui dedicarsi.
EBM ? Techno? Trance? Punck Rock?
Niente di tutto questo e tutto questo insieme, fisicita' allo stato
puro indipendente dal numero dei bpm proposti
Nichiliste scariche digitali, profonde linee di basso e atmosfere nord
europee profuse senza risparmiarsi e senza perdersi in sofismi e tecnicismi
inutili.
Dritto nelle palle!!!!
Uscite una sera con Gugnol e sicuramente la mattina dopo ve ne sarete
pentiti
http://www.guignoldangereux.com/
di Etero Genio (no ©)
A poco più di un anno dalla scomparsa di Pietro Grossi, uno dei
precursori della musica elettronica italiana, escono questi dischi delegati
a riproporne il nome; due pubblicazioni che cadono a fagiolo in un momento
in cui, pur fra mille contraddizioni e difficoltà, i giovani sperimentatori
elettronici italiani tentano di affermare la loro centralità creativa
in un panorama musicale per il resto piuttosto arido. Cadono a fagiolo
perché rilanciano la realtà di una solida tradizione dal
carattere e dall'attitudine sperimentali, estranea quindi ai cliché
della bella melodia, che nulla ha da invidiare a quelle che, da buoni esterofili,
quotidianamente esaltiamo. Ma, oltre che alle tematiche generali, il nostro
entusiasmo per queste due realizzazioni è determinato anche da motivazioni
più intime. Innanzi tutto perché confermano la realtà
di un'etichetta, la ANTS, che comincia a vantare un catalogo di tutto rispetto
destinato, nei prossimi mesi, ad arricchirsi con ulteriori ottime realizzazioni;
poi perché ci permettono di salutare la nascita di una nuova etichetta,
ognuno sa quanto ce n'è bisogno, invero splendida nelle sue confezioni
ricercate e ricche di informazioni sul musicista e sui brani proposti.
Giuro che, ingannato dalla ragione sociale, ho pensato che si trattasse
di un'etichetta tedesca, e mi sono stupito non poco quando ho scoperto
che questa meraviglia aveva base nell'ancora italianissima Milano. Infine
c'è il motivo che più influisce a suscitare il nostro entusiasmo,
cioè la musica di Grossi che viene riproposta in alcune pagine essenziali,
la sua prima composizione elettronica del 1961, due lavori basilari risalenti
alla seconda metà di quello stesso decennio e una specie di testamento
sonoro datato 1985, dove vengono indagati concetti quali musica senza fine,
musica automatica e opera aperta, cioè nata da manipolazioni e destinata
a essere manipolata. Grossi ha anticipato tendenze e motivi di discussione
ancora oggi al centro dell'attenzione, dall'installazione sonora alla messa
in discussione della 'proprietà intellettuale', dalle prime esperienze
di telematica musicale alla creazione di rivoluzionari software; oltre
a ciò ricordiamo l'insegnamento presso la prima cattedra italiana
di Musica Elettronica (al Conservatorio di Firenze) e l'opera divulgativa
fatta con l'associazione 'Vita Musicale Contemporanea'. Insomma, non c'è
altro da dire per capire che si tratta di un personaggio da (ri)scoprire
e da conoscere, magari prendendo al balzo la palla offerta da queste due
ottime realizzazioni. Tanto di cappello e giù la testa.
di Emanuele Rodolà
Conosciamo già Màoro Sanna (personalmente ho avuto il
piacere di incontrarlo più di una volta di persona): lo ricordiamo
per il suo progetto Black Dezign, avviato sotto pseudonimo, che fece anche
comparsa nel famigerato Spectrum Box Project di un annetto fa. Màoro
è sempre stato, per lo meno sotto il mio punto di vista, piuttosto
ambiguo (musicalmente s'intende).
Ho sempre fatto una gran fatica a inquadrarlo, a dargli un genere,
insomma a 'disporlo' nella mia libreria mentale-sonora. Certo è
che sin dal primo ascolto ho osato configurare abbastanza audacemente il
suo bagaglio musicale come ascendente una certa mentalità 'colta'
e avanguardista che ho sempre ammirato. E le mie presupposizioni sembravano
esatte. Sembravano, perchè sto di nuovo brancolando nel buio con
questo Home By Home. Il lavoro apre con [operation], noise-rock (melodico?)
assolutamente provocatorio (Provoke War è il titolo completo), per
poi sfociare in un tostissimo ritmo synth da guerriglia, certo synth-pop
tedesco con degradazioni e mitragliate di noise e hardcore industriale
(Hypnoskull e squadra Ant-Zen docet). Un mosaico di integrazioni rumorose,
che può talvolta dare fastidio per l'eccessiva eterogeneità
di momenti che propone. E' un vero fare guerra se ci pensiamo, un continuum
di assalti e di pause beffarde, sempre più violento e sempre più
pacato, che mai si sovrappone, che ci fa ricordare che in guerra o si vince
o si perde. Se un suono muore, un altro prende il suo posto, la coesistenza
non è prevista nè tantomeno tollerata. Con 'The day is dawning'
mi torna in mente ancora una certa tendenza dark-pop/EBM (Persephone, Melotron),
dove mi aspetto un violoncello c'è un pad, e poi parte con un groove
pazzesco quasi goa ma troppo noise (alcune produzioni di Haujobb). E' sempre
cangiante, con un perenne acido nello stomaco. Uno scenario molto eloquente
davvero.
Bellissimo il ritmo acido a metà brano, il noise alla Dj Cowbell/Junkfood
(ultrafrequenze freneticissime per intenderci), il noise che veniva pubblicato
in cassetta fino a qualche decennio fa.
Il brano da titolo è fantastico, ma quanto mi rilassa questo
noise. Peccato duri solo qualche secondo. Per poi iniziare con il pezzo
più distinto dell'intero prodotto. Molto molto rimembrante di Xpq-21,
Hanzel und Gretyl e veramente troppo vicino all'EBM più versata
per il dancefloor, con tanto di tribalismi ed effetti acustici e voci.
'Never ending war' è ancora Xpq-21, molto epico stavolta, decisamente
la song più riuscita dell'album. Bassline ben fatta, il Chris Huelsbeck
di Turrican, battaglie cybernoidi alla Terminator 3, frenetico e danzabile
e tanto tanto colonna sonora (In Strict Confidence). Nulla di veramente
nuovo, nè troppo sorprendente, tuttavia. Un lavoro da prendere a
schiaffi per l'irrisoria sfrontatezza con cui si presenta, ma che va temuto
per la carne cruda che ci fa assaggiare.
tutti i brani sono disponibili in formato MP3 su http://www.hapax.tk
per contatti: msanna@edig.it
di Nicola Chiavari
Potremmo definirlo eclettismo sonoro. Quello strano gioco di atmosfere
e
ritmiche diverse, culturalmente distanti, che si vengono a fondere
nel
progetto Hi Life Connection. Il progetto nasce dall'incontro tra un
dj
[Michele Isnardi] e un compositore [Guido Mignone], che con la
collaborazione di altri artisti, spaziano senza difficoltà tra
trip hop,
dnb, dub, house e indie. Si parte dall'Oriente con Silver Haze, un
misto tra
Nitin Sawhney e Thievery Corporation, e gradualmente si aumenta il
ritmo
passando da Extatic Fever a Funk Sedition: ritmica funky-house, la
voce di
Manuela Florio e una varietà di campioni che riempiono l'atmosfera.
Oltre,
ci sono da scoprire le ritmiche dub di Nobody Knows, lo stile
dnb-orientalizzato di Digital Indica e Dancing at Dawn. Poi il viaggio
finisce: mai monotono ne ripetitivo, forse proprio per la varità
ritmico-stilistica che Hi Life Connection propone. Sicuramente un lavoro
positivo anche se l'eclettismo lo rende difficilmente catalogabile
nella
'scaffalatura' elettronica attuale.
di Adriano Zanni
"H.C.-B e' un progetto nato a catania nel settembre 2000.consiste in
6 persone e diversi strumenti (chitarre,basso,armonica,radio sintetizzatori,tromba
xilofono e qualsiasi cosa produca un suono) ... Il lavoro e' stato creato
con l'intenzione di creare una colonna sonora improvvisata sulle immagini
del cortometraggio ElectronicLabyrinth di George Lucas. Cosi' recita il
poverissimo (di informazioni) flyer allegato al cd.
Inserisco il cd nel lettore .... play,.... rumori crepitii improvvisazioni,......
strani suoni , strane atmosfere dilatate e lente, fiati ,......voci campionate
filtrate e mandate in loop,elettronica che a volte prende il sopravvento
sul suonato e suonato che a volte prende il sopravvento sull'elettronica,post
rock(?),free jazz(!), la sensazione che ne ricavo e' di distacco. Il cd
rimane nel lettore e io continuo a fare le mie cose distraendomi ,leggo
scrivo telefono....... quando ad un certo punto mi accorgo che il tempo
e passato e siamo gia' al terzo ascolto consecutivo. t0-10-222. comincia
ad entrarmi in circolo e il mio organismo comincia ad assuefarsi. Comincio
a prendere confidenza con i suoni che escono dalle casse e senza rendermene
conto comicio ad immaginare le sequenze visive alle quali dovrebbero essere
associate.Tutto diventa piu' familiare e coinvolgente, quasi rassicurante,
sono pronto per (ri)cominciare il viaggio................... play...........
rumori crepitii improvvisazioni,...... strani suoni , strane atmosfere
dilatate e lente, fiati ,......voci campionate filtrate e mandate in loop,elettronica
che a volte prende il sopravvento sul suonato e suonato che a volte prende
il sopravvento sull'elettronica,post rock(?),free jazz(!).
Le immagini le crea il vostro cervello, la colonna sonora ce la mette
h.c.-b.
per contattattre h.c.-b. gianapoli@supereva.it
di Mauro Carassai
Nel variegato universo delle autoproduzioni le collaterali strategie
di promozione del proprio prodotto artistico godono di una libertà
pressochè totale, ivi compresa quella di sottrarsi ad esse. Forse
è per questo che il secondo demo degli Hal 9000 (Chiara alla voce,
LaSte: rhodes, synth, programming e Luchino: basso, programming con la
collaborazione di Dj Spoon) si presenta completamente scevro di orpelli
informativi puntando soltanto sulle quattro tracce sonore corredate a malapena
dei titoli. Così come l’Hal 9000 di Kubrikiana memoria era un essere
commovente, dalla voce dolce e lusingatrice, i messaggi digitali del gruppo
ravennate sanno insinuarsi nella mente dell’ascoltatore con la stessa capacità
ammaliante. Dispensando piccole dosi di house, grooves sintetici a tratti
davvero coinvolgenti, e orecchiabili melodie quasi sempre accattivanti,
gli Hal 9000 confezionano in queste quattro tracce la fusione ideale tra
sonorità wave dei tardi ’80 (grazie al gusto retro’ dei sintetizzatori
di LaSte) e l’attitudine indie-pop degli Ustmamo’ (di cui si sentono gli
echi nel cantato di Chiara). Dall’ondeggiante ballabilità di “Emotivamente
instabile” e “Ti cerco spesso” attraverso la più riflessiva “Parlami”
si giunge alla più riuscita della serie che è “Divagazioni”,
forse perché più barocca, a tratti mentale e capace di caleidoscopiche
esplosioni digitali di sorprendente fluidità. Non resta che ri-abbandonarsi
ad occhi chiusi all’elttrodance del loro demo e sperare che, a differenza
dell’Hal di Kubrik, gli Hal 9000 non si spengano in un rantolo incomprensibile
e siano invece in grado di portare a termine la loro missione. Gli obiettivi
sembrano vicini.
di Etero Genio (no ©)
mp3 si - mp3 no. Ultimamente, dovunque mi giro, sento infervorare la
discussione, tanto che la questione sembra essere ormai diventata un affare
di stato (e forse lo è davvero). Voglio allora spezzare una lancia
a favore del si, pur fra mille dubbi, e dare alla distribuzione via mp3
il giusto riconoscimento per la risoluzione di almeno due problemi: (1)
la possibilità di arrivare a un pubblico più ampio per musicisti
che i costi di produzione e l'andamento del mercato chiuderebbero inesorabilmente
fra le mura di casa e (2) la possibilità, per molti appassionati
che vivono a distanza dai pochi negozi veramente specializzati, di poter
indirizzare i propri acquisti basandosi su un ascolto diretto, saltando
quindi la mediazione offerta da recensione, distribuzione e pubblicità.
Voglio anche azzardare un parallelo fra queste compilation - o almeno fra
le migliori di esse - e quello che sono le state le "Nuggets" per il garage
rock, e spero che i protagonisti non si sentano sviliti da questo paragone
che vuol essere tutt'altro che denigratorio.
Prima di scandagliare questa notevole raccolta mi sembra giusto rendere
i dovuti meriti al suo ideatore, che modestamente si è tenuto fuori
dai giochi, cioè a Lorenzo Brutti (ex Lush Rimbaud e oggi a capo
dei progetti dll, John Deere e dell'etichetta Homemade Avantgarde); a lui
vanno i nostri ringraziamenti per aver realizzato questo estroso incontro
fra musiche e… beh si, immagini… dacché ho dimenticato di
specificare che ad ogni brano è associata un immagine pittorica,
fotografica o di altro tipo, o forse è meglio dire che ogni brano
è un libero commento all'immagine che il musicista stesso ha scelto.
L'apertura è destinata alla musica grottesca del duo italo-giapponese
Tottemo Godzilla Riders, che potrei definire anche come no wave verace.
L'immagine scelta è un'opera d'arte contemporanea, di Crescenzo
Del Vecchio Berlingieri, in cui vengono miscelati fotografia e fumetto,
e direi che si adatta perfettamente alla poetica sghemba dei TGR.
Segue egø (aka Enrico Glerean) che alterna deliziosi tocchi
di pianoforte con sospiri, interferenze di rumori e altri suoni meccanici.
In questo caso l'immagine, rappresentazione di nudità manichinea,
è una fotografia di Cindy Sherman intitolata Sex Pictures: Untitled
# 261.
Direi che il più prevedibile nella scelta dell'immagine, quand'anche
splendido nell'interpretazione, è Luca Sigurtà con L'assassin
menacé di Renè Magritte. Il commento sonoro, già definito
splendido, si basa su microsuoni concreti che fanno da sfondo a solenni
tessiture di tipo organistico-chiesastico.
Lo svizzero Strotter Inst. oppone la manipolazione di quattro giradischi
(senza fare utilizzo di alcun vinile) all'opera, datata ai primi del Novecento,
di uno dei pionieri della fotografia, Young Farmers di August Sanders;
che dire di questo brano costruito su una ripetitività dal tocco
leggero, quasi che fosse ottenuto con una jew's harp messa in loop, se
non che lo vedrei bene, per quanto lo trovo immacolato, nella mitica serie
sugli strumenti autocostruiti della Ellipsis Arts.
Gli arpeggi di chitarra di Mouses And Sequencers (aka Nicola Giunta)
galleggiano in un mare di suoni che fanno pensare a una voliera per oggetti
canterini meccanici, splendida la 'pop art' collagistica di Luca Valenti
che fa pendant con questo brano.
Ancora un ottimo accoppiamento è quello fra le manipolazioni
chitarristiche, poetiche e trasparenti, dello svedese Differnet (forse
significa different + net) e l'Elegy To The Spanish Republic n° 34
del pittore astratto Robert Motherwell; alle fluttuazioni della chitarra
fanno da contrappunto suoni che sembrano provenire (o provengono?) da un
piccolo mulinello d'acqua e dal miagolare di un gattino… il tutto è
particolarmente seducente.
Seducente, del resto, lo è anche il brano successivo firmato
dai Maxanto, fatto di pulviscolo e bolle di sapone (ancora manipolazioni
chitarristiche), che ha per contraltare lo splendido monocromatismo Blue
di Yves Klein. Curiosa è anche la storia di questi due ragazzi che
Brutti ha conosciuto chattando, questa particolarità riattizza oltretutto
le mie idee riguardo ai paralleli con le "Nuggets" del passato.
Nella parte finale della compilation sembrano essersi dati convegno
gli ammalati di malinconia, a partire dai Mou, lips! che, poetici come
sempre, appaiono però meno frizzanti e ritmati del solito. Pensare
che hanno voluto abbinare il loro brano, raffinatamente melodioso e dalle
tonalità organistiche, a un'esplosione di colori firmata da Emmanuel
Allard (ma non è il boss della List?).
Dietro al simbolo · si nasconde l'accoppiata Fabio Ricci
/ Ivan Rossi, il primo bassista dei Vonneumann e l'altro proveniente dalle
fila del collettivo ELEC. Il loro brano, il più ligio alle idee
di scompenso digitale e meccanico, è in ogni caso intriso di malcelata
poesia. Imprevedibile la scelta dell'immagine, un esempio del teorema di
Claude Elwood Shannon (il matematico che con "A Mathematical Theory Of
Communication" ha dato un contributo essenziale allo sviluppo dell'informatica).
Ahi ahi Punck… ci sei? (sssssshhhhh!!!! è il padrone di
casa, guai a parlarne male)... non bastava impostare una musica così
introversa, mi vai anche a scegliere un dipinto come Melancholy del norvegese
Edvard Munch (quello noto per l'Urlo e per le persecuzioni subite durante
il regime nazista). Il dipinto, situabile fra tardo impressionismo e primo
espressionismo, e la musica elegiaca che sta in equilibrio fra paradiso
e inferno (o, se più vi piace, fra melodia e rumore) sono un duro
colpo al cuore per noi amanti, mai pentiti, del grande Tim Buckley.
Un passo indietro, in direzione impressionista, viene fatto con il
successivo brano di Sawako che, più riservata del solito, si mostra
comunque fedele al suo gusto bucolico. Le mie impressioni sono confermate
dalla scelta di una sua foto intitolata Snow Dream; Sawako è l'unica
della raccolta ad abbinare materiale visivo e sonoro doppiamente suo, con
un paesaggio campestre innevato che potrebbe benissimo derivare dalla Parigi
secondottocentesca.
A chiudere in malinconia ci pensa la tromba di Demis Da Rold che è
ben supportata, con il gusto che sempre li contraddistingue, dagli ENT
(in realtà è il primo che è ospite dei secondi ma
mi sembra che, nell'economia del brano, vada ad assumere il ruolo del protagonista).
Abbinamento insindacabile con la tela Teste Vuote di Davide Zucco, un artista
che mi sembra influenzato dalla pittura murale, sia in senso di murales
che di graffiti.
Parti soniche e artwork sono scaricabili, interamente gratis, su www.homemadeavantgarde.vze.com.
Se non l'avete già fatto vi consiglio di correre, il paradiso
non può attendere.
di Mauro Carassai
Magnetismi calibrati:
"p.01" è la dimostrazione di come nell'elettronica di
frontiera, e nella deep music in genere, sia del tutto
possibile sfuggire a sonorità furbe (di solito offerte
già bell'e pronte dalle odierne risorse tecnologiche)
o a proposte strategicamente pretenziose nel loro
finto radicalismo. Il nuovo progetto musicale a nome
Kar [nato dalla collaborazione tra alcune delle menti
dei disciolti Goah (gruppo elettroartpop romano autore
di due CD autoprodotti degni di nota) e
l'immaginazione sonica di Adriano Scerna con
contributo grafico di Marco Puppini], si impone
all'attenzione di chi ascolta principalmente per la
precisione con la quale disegna percorsi uditivi
anomali ma mai difficilmente praticabili. Non sembra
necessario, in questo caso, essere feticisti del sound
postindustriale o essere reduci da lunghi training in
territori isolazionisti. La musica dei Kar invita ad
aggirarsi tra loop parzialmente concentrici ed
echeggianti rumori di fondo con incredibile agilità;
poco importa se i primi riferimenti che vengono in
mente riconducono a esperimenti elettronici radicali
come quelli di Main, Cranioclast o Zoviet France. La
stimolazione auricolare per quanto intensa non risulta
mai provante e questo grazie a strutture fluide ed
evanescenti sapientemente assemblate.
Gli sferragliamenti (in "+") e il soffice tribalismo
metallico (in "lascia" ad esempio) di Scerna flirtano
perfettamente con i drones e i respiri elettronici
innescati in ogni dove dai pulsanti di Carcasi senza
mai scuotere l'ascolto, così come le nenie vocali
sinteticamente rimescolare di Tiziana Lo Conte (ex
voce Goah e Gronge) evocano stati di ansia
immediatamente rifluenti, in un gioco ininterrotto di
sintomi provocati solo per essere di colpo nuovamente
anestetizzati. Sensazioni 'ex machina' probabilmente
sperimentate ad entrambi i capi della linea
compositore-ascoltatore.
Se la presenza umana appare soltanto gradualmente (in
veste di sprazzi vocali parcamente disseminati o di
clangori percussivi delicatamente ritmati) in un
tragitto fatto per lo più di ambienze aliene, è
ugualmente solo nell'ultimo brano "izba" che si
riprende in qualche modo familiarità col termine
"musica" grazie ad un cullante suono di basso
elettrico in grado di farci salpare per un ondeggiante
traversata al cui orizzonte sembra forse di scorgere i
porti indistinti di Mogwai e Piano Magic.
Nonostante l'apprezzabile micro-eterogeneità delle
atmosfere (che seppur avvertibile non è mai scomposta)
comunque, il filo rosso che unisce le sette tracce
presenti in p.01 è proprio il non affievolirsi mai per
un solo istante dello stato tensivo in cui
l'ascoltatore viene mantenuto all'incedere dei brani.
Se dovessi descrivere la musica dei Kar con una
metafora, vi consiglierei di immaginarla come un
materassino anti-decubito dove adagiare i vostri
padiglioni senza alcuna paura circa possibilità di
atrofizzazione. Vi consiglio caldamente quindi di
portarvi in casa un simile tappeto sonoro dato che il
suo dispiegamento è oltretutto a costo zero. Il CD
infatti è reperibile gratuitamente contattando
l'indirizzo mail: mailto:grahgreen@yahoo.it. Vi costerà
soltanto alcune righe di commento una volta gustato
l'ascolto. Corrispettivo, questo, sul piano
dell'intelligenza promozionale, dell'attenzione che i
Kar riservano ai loro ascoltatori sul piano del
coinvolgimento uditivo.
"Profondo, evocativo, non solo per androidi."
di Etero Genio (no ©)
A volte mi chiedo se, a oltre trent'anni dall'estate californiana, può
avere ancora senso parlare di psichedelia ma dopo aver ascoltato “p.02”
direi proprio di sì. Infatti, se per psichedelia si intende una
musica dilatata, evocativa, sognante e che non disdegna tratteggiature
popolari, non c'è dubbio che questo è un disco psichedelico.
Però non dobbiamo pensare ai Jefferson Airplane, e neppure ai Grateful
Dead, perché in tal caso quella definizione sarebbe soltanto fuorviante,
e d'altra parte certi termini sono da utilizzare con una certa malleabilità.
Secondo me, ad esempio, uno dei dischi psichedelici più belli è
stato fatto da un minimalista e, per la precisione, si tratta "A Rainbow
In Curved Air" di Terry Riley. Ma torniamo a "p.02" che, in certi momenti,
può ricordare i Floyd, i Faust e gli Spacemen 3, certo, ma al cui
interno quella memoria viene lavorata come pongo e addizionata da altri
elementi. Percussioni dal suono metallico che vengono utilizzate con una
maestria invidiabile, ad esempio, e una strumentazione particolare che
esula dai classici chitarra, basso, batteria, o al massimo tastiere, a
cui spesso viene subordinata la psichedelia di tradizione più prettamente
rock. Qui ci sono retroterra quali l'industrial o un tipo d'ambient non
di sottofondo, che, in quanto tale, non è più ambient. C'è
molto da scoprire, insomma, e la coppia Carcasi / Scerna sembra aver fatto
notevoli progressi rispetto al pur ottimo disco d’esordio "p.01". La musica
ha acquistato in fluidità, le aperture melodiche sono più
significative e la scelta, con conseguente organizzazione, dei suoni è
più accurata e nitida. Soprattutto mi sembra di notare un avvicinamento
alla produzione dei Logoplasm, con i quali i Kar hanno un ottimo rapporto
d'amicizia e collaborazione; ecco, credo di essere vicino alla comprensione
di questo disco dicendo che fotografa le stesse situazioni già inquadrate
dalla coppia Ippoliti / Lovreglio, solo che lo fa utilizzando un'angolazione
diversa. In conclusione, lasciatemelo dire, "p.02" è un piccolo
capolavoro. Perché spendere 20 euro e passa in un CD del pincopallino
di turno quando con molto meno si può avere roba della madonna come
questa?
Contatti e info: grahgreen@yahoo.it - ascerna@yahoo.it - zeropiu@yahoo.it
di Etero Genio (no ©)
L'attesa per ascoltare nuove delizie firmate Kar è stata questa
volta relativamente (mai troppo, comunque…) breve. Eccoli di nuovo in pista,
dopo lo splendido "p.o2" recensito in questo spazio non molte lune or sono,
accompagnati per di più dalla maga turchina Tiziana Lo Conte, e
va detto che i bagliori promessi dal connubio - non nuovo, dal momento
che la vocalist era presente anche nel loro primo disco - vengono mantenuti
scintilla per scintilla. Il contenuto di questo dischetto, facendo fede
il titolo, proviene da un concerto del 26 Febbraio; spezzoni del soundcheck
e dell'esibizione ver-e-p-propria vengono sezionati e rimontati in tre
brani che definire splendidi è davvero poca cosa. In occasione di
"p.o2" ebbi a descrivere la loro musica come psichedelica e l'incidente,
mi sembrò di capire, non piacque granché ad Adriano Scerna.
Mi dispiace per lui ma devo confermare quell'impressione; basterebbe ascoltare
la reiterazione ritmica situata fra il diciassettesimo e il ventesimo minuto
circa del terzo brano, che non ho nessuna remora a definire come faust-floydiana,
per capire quanto la mia espressione calzi a meraviglia con quello che
vanno facendo i Kar. Tutta la loro musica è intrisa da un carattere
visionario in grado di catturare la mente e lasciarla viaggiare… Riporto
le parole sritte da Paolo Ippoliti dei Logoplasm, a proposito dei loro
concerti, poiché le trovo piuttosto calzanti ed esplicative: "…dal
vivo raggiungono una intensità quasi sciamanica, nel finale dell'ultimo
concerto, di supporto a Nobukazu Takemura e Aki Tsuyuko, ero indeciso tra
piangere e urlare ....". Probabilmente non ci sarebbe nulla da aggiungere,
ma voglio sottolineare ulteriormente le loro caratteristiche sciamaniche,
orgiastiche e tribali perché sono le cose che, in "Check & Set",
più mi hanno colpito già dal primo ascolto; caratteristiche
che vengono ampliate a dismisura dalla presenza, in veste di officiante
al rito, di una splendida Tiziana che urla, geme e ansima quasi fosse posseduta…
dagli spiriti vaganti di Yoko Ono e Patty Waters… cosa avevate mai inteso!!?!
Coinvolgenti, vibranti, intensi, malati, febbricitanti… di più,
torridi… quasi a temperature da alto forno, così sono i Kar. Le
qualità di Tiziana le conoscevamo fin dai tempi dei Gronge e dei
Goah, la stessa cosa possiamo dirla a proposito di Marco Carcasi, anche
lui è un ex Goah, e Adriano Scerna, che di recente ci aveva deliziato
con l'ottimo "Akoe" (accreditato al suo alter ego Anofele); ma non sempre
uno + uno + uno fa tre, in questo caso, per esempio, tende a infinito.
di Vittorio Marozzi
Esordio per la nuova label italiana Nova Ars Digitandi e per Kinetix:
misterioso progetto intorno al quale si mantiene il più fitto silenzio,
anche se David di Microsuoni ci assicura che ne sentiremo molto parlare.
Effettivamente in questa (non)musica si avverte una certa padronanza della
materia elettronica, per cui scartiamo subito l’ipotesi che il o i fantomatici
autori che si celano dietro siano alle prime armi. Due emissioni fra le
mani: il primo disco, X, è fatto di una parte esterna che lo apre
e lo chiude tra impulsi e interferenze in sospensione, e una centrale
con due tracce portanti di avant techno inframezzate da una suite atmosferica
dilatata e glaciale. Il secondo doppio concept album è digital processing
di limite: 2 dischi, entrambi di 8 tracce, della medesima durata (5:20)
ciascuna, dove perdersi tra clicks, interferenze e giochi di frequenze
ultrasoniche immersi in un meccanismo ritmico cangiante; ottima la resa
finale. Tutto ai limiti dell’incomunicabilità. Restiamo sintonizzati.
nota di spectrum riguardo "possible forms" (tratta dal sito di microsuoni)
[il concetto: i 2 cd contengono lo stesso numero di tracce, tutte esattamente
della medesima durata (5'.20"). così, se suonati in modo random
su due lettori attivati contemporaneamente, generano una combinazione di
64 possibili forme sonore diverse. i suoni: con questo prodotto kinetix
abbandona ogni residuo industriale, esprimendosi in architetture glitch
e minipulsazioni techno di scuola nippon, tracciando richiami alla tradizione
minimalista storica di alvin lucier. consigliatissimo ai microteorici e
ai puristi della frequenza seno.]
di Nicola Chiavari
Arriva, dalla neonata etichetta marchigiana Klubvision, il singolo di
Sashamato 'Forever in Love'. Rispettando pienamente il progetto dell'etichetta,
questo lavoro rientra nell'area Techno/Trance meno commerciale e meno generalista
dello stile DANCE. Distante dai soliti motivetti estivi che impazzano per
l'Italia, Sashamato si presenta con due mix di ottima fattura, in attesa
del mix aggiuntivo by Robert Smith che arriverà in Settembre e completerà
il lavoro.
Parallelamente a questa uscita va segnalata 'Purity vol.1', compilation
di 8 tracce che raccoglie sonorità Trance. Da notare la presenza
di John Digweed, dietro al progetto Bedrock, che è stato recentemente
premiato come miglior dj del mondo. Suoi due lavori: Heaven Scent e Beautiful
Strange. Altri elementi degni di nota sono la presenza di dj Danjo
con un remix di 'The Silmarillia' [importante uscita del 1998] e la presenza
di Mark Shimmon con 'Take Me' [Coda].
Sicuramente un ottimo esordio per questa etichetta, che allarghera
un pò gli orizzonti delle produzioni italiane.
di Etero Genio (no ©)
Il gruppo dei Kriminal Museum è un progetto del batterista veronese
Zeno De Rossi, un musicista i cui interessi spaziano dal jazz alla musica
klezmer e che ha all'attivo numerose collaborazioni con alcuni fra i migliori
artisti italiani e stranieri, fra i gruppi dei quali fa parte ci sono:
Kaiser Lupowitz Trio, Meshuge Klezmer Band, Full Metal Klezmer, Rope, Palo
Alto e Sultry. La formula a quattro dei Kriminal Museum vede coinvolti
il sassofonista Briggan Krauss e i tastieristi Ted Reichman (fisarmonica)
e Jamie Saft (synth). Tutti e tre sono musicisti di primo piano della scena
downtown newyorchese e hanno alle spalle collaborazioni eccellenti con
nomi altisonanti e noti anche al grande pubblico quali John Zorn, Bobby
Previte, Laurie Anderson, Anthony Braxton, Paul Simon, Don Byron e Bill
Frisell. Mi piace pensare alla musica di questo gruppo come a qualcosa
che si genera al centro di un triangolo che ha per apici il vecchio trio
di Albert Ayler, i Pillow e il New Klezmer Trio. Sono sensazioni che provengono
dagli spasmi del sassofono di Krauss, dalla fisarmonica che per definizione
dona sempre un senso popolare mediterraneo e dal mood improvvisativo dei
quattro musicisti, venato di contemporaneità, che spinge continuamente
verso la creazione di figurazioni astratte. Il magma sonoro è oscuro,
pressante e elasticizzato in cicli di tensione distensione, si srotola
alla maniera in cui si distenderebbero fibre di tessuto sbranato, ed è
proprio all'interno di questo meccanismo che la batteria di Zeno de Rossi
gioca il ruolo fondamentale che spetta al musicista leader del gruppo.
I suoi giochi di luci e ombre riescono a dare un senso e un cemento a un
insieme tutt'altro che facile da amalgamare. Tutti e quattro i brani sono
stati registrati dal vivo nella Grande Mela, due al Tonic e due alla Downtown
Music Gallery. Complimenti alla Chocolate Guns di Andrea Belfi che, dopo
lo splendido “Ned N°2” dello stesso Andrea, con questa uscita fa ancora
un centro pieno. Due su due, la media non è male.
Contatti e info: http://www.silenzio-distribuzione.it - http://www.s'agitarecordings.vze.com
recensione di Guido Chiesa publicata su Rockerilla gennaio 1984
Che i Krisma di Maurizio Arcieri e Cristina Moser non fossero un gruppo
strettamente italiano,lo si sapeva gia' da molto. Non solo perche' frequentavano
gia' da anni gli ambienti della new wave elettronica europea (la rivista
newyorkese INTERWIEV ne parla come di un gruppo svizzero.....),ma anche
perche' vuoi per la professionalita', vuoi per le registrazioni,la loro
musica aveva un qualcosa che nessun giovane gruppo riusciva a realizzare.
Ma che il discusso duo riuscisse ad atterrare in America e riuscisse a
firmare un contratto con una grande compagnia come la Atlantic, e' certamente
qualcosa che non ci aspettavamo e per cui dobbiamo tiglierci tanto di cappello.
E le sorprese non sono finite: a collaborare con loro nella stesura
dei testi di questo primo lp americano,c'e' nientemeno che Arto Lindsay
, di cui non finiremo mai di cantare le lodi quale ispiratore e protagonista
della no wave. Dalla collaborazione con Arto,basata sulla reciproca amicizia
piu' che su una impellente necessita' artistica (i Krisma da sempre cantano
in inglese),sono nati testi bizzarri e piuttosto eclettici, che rappresentano
una delle migliori soluzioni del disco. FIDO e' stato completamente registrato
dal solo Arcieri con un CASIO MT 65 , uno strumento con cui si possono
fare miracoli, ma che e' inevitabilmente limitato. Il difetto principale
di questo disco e' infatti una certa piattezza che rischia di rovinare
episodi per altro eccellenti. Sono soprattutto gli arrangiamenti e il mixing
della voce a risultare insoddisfacenti, in particolare se rapportati al
precedente album. Tra i brani piu' riusciti spiccano EYE TO EYE, FIND A
FRIEND e la lirica HEROES OF THE SEA. Inutile stare a individuare le influenze
perche' ce ne sarebbero troppe e nessuna. Vale ancora la pena di ricordare
che i KRISMA sono l'unico gruppo italiano ad avere il privilegio di veder
programmati i loro video sui network locali e nei club newyorkesi (come
al DANCETERIA) .Resta un po' l'amaro in bocca per una prova non perfetta,
ma che dovrebbe rappresentare il primo passo verso una nuova fase del gruppo
italiano ( e speriamo che non sia l'unico.....).
di Adriano Zanni
di ILLOGIK records ne so poco o nulla, se non che questa neonata(?)
etichetta discografica (o crew come si definiscono) ha sede a torino e
si occupa di musica elettronica. Ha un bel sito web, ma anche quello (come
sempre troppo spesso accade) e stracolmo di animazioni in flash ma abbastanza
carente di informazioni.ILLOGIK ci ha comunque inviato il cdr di cui andiamo
a parlare.
Si tratta di una compilation che include 9 tracce proposte da 6 artisti
che immaginiamo italiani(ma non ci giuriamo, vista la totale carenza di
info allegate alla spedizione)
Le coordinate necessarie per inquadrare il tutto vanno ricercate in
inghilterra dalla parti di WARP e REPHLEX alle quali la maggior parte degli
artisti coinvolti nel progetto paiono accostarsi stilisticamente.Il termine
IDM appare decisamente ipersfruttato e limitativo, ma tutto sommato serve
ad inquadrare un certo tipo di cose che pur partendo da basi sperimentali
e di ricerca, riescono comunque a smuovere le chiappe dei meno indolenti
e piu' ricettivi frequentatori di dance floor.Si intuisce un massiccio
uso di laptop e vecchie consolle atari utilizzate per la creazione degli
ambienti sonori proposti sul cd.
Apre le danze MK2EROS con suoni da game boy prima generazione smontato
e rimontato acorgendosi che qualche chip ci e' rimasto in mano, segue PULSAR
con un ottima traccia che ricorda gli AUTECHRE piu danzabili e geometrici
di un paio di album fa, si va avanti con tale REMO WILLIAMS che ci
propone una sorta di minimale e contorta electro a cavallo fra il danzabile
e il riflessivo con loop vocali di sottofondo.Rientra nella casse PULSAR
con un notevole esperimento ingegneria sonora disturabta e malsana per
poi dare nuovamente sapzio a MK2EROS, il quale ha nel frattempo rimontato
nel game boy i chip avanzati la volta scorsa, ma che evidentemente senza
istruzioni non sa piu'che pesci pigliare (per fortuna!!) visto che questa
volta gli esce una sorta di proto d'n'b di buon facino e atmosfera
e che lascia troppo presto spazio a DJ DADDY, il selecta in questione su
una buona ritmica mid tempo pare voglia proporci una sorta di remake di
qualche colonna sonora di un vecchio b movie fantascientifico di MARIO
BAVA (RIP !!!!!!!!) condito da inquietanti voci aliene.Ci riprendiamo un
attimo dal viaggio nel pianeta dei vampiri e ci caliamo nella proposta
seguente a cura di PALIN DROME ,pare APHEX TWIN che musica una partita
al vecchio e glorioso SPACE INVADERS utilizzando il fomso game boy di cui
si diceva pocanzi e che ripassa nelle mani di MK2EROS, che lo ripone
in un cassetto ,e passa al suo laptop per costruire la sua ultima e migliore
proposta .Chiude il tutto SEOUL con suoni riprocessati digitalmete e di
difficilissama catolgazione ma sicuramente fra i miglior dell'intera proposta,
a tratti pare di ascoltare un'ecoscandaglio da sommergibile alle volte
pare di risalire in superfice per poi ripiombare negli scuri e poco rassicuranti
abissi oceanici.
In sostanza e conclusione un'ottima proposta da parte di questa fantomatica
crew/label ILLOGIK della quale speriamo di sentir parlare presto
Dio solo sa di quanto c'e' bisogno da queste parti di tante e nuove
ILLOGIK
BATTETE UN COLPO.
contatti http://www.illogik.com
di Adriano Zanni
Grazie al cielo si puo' guardare agli anni ottanta in maniera
diversa da come lo fa la" vertigine blu" e da tutta quella serie di cloni
che il loro successo ha (de)generato. A riprova di cio' ecco quindi i Land
con questo "Sintonie". Il gruppo riminese esordisce, dopo le solite trafile
di demo e live set ,sulla lunga durata con un lavoro di notevole
inpatto rilasciato dalla attenta Scenario e distribuito da Audioglobe.
Se e' chiaro, come si diceva all'inzio che le radici di Land vanno ricercate
negli anni 80 , altrettanto chiaro e' che i riferimanti stilistici del
gruppo vanno individuati nella new wave piu' innovativa del perido piuttosto
che nel techno pop tanto in voga in questo periodo . Echi di Cabaret Voltaire
e Bauhaus, Linee di basso alla Joy Division, arrangiamenti maturi,
un cantato efficace che spazia dall'italiano all'inglese con estrema disinvoltura,
testi mai banali(tutti riportati nel booklet),una varieta' di bpm sapientemente
dosata nella scelta della tracking list,fanno si che il disco scorra via
liscio dall'inizio alla fine , che rimanga nell lettore per parecchio tempo
e che fatichi ad uscirne .Sia chiaro pero' che non si tratta di una mera
operazione di revival ,Land sta' col cuore negli anni ottanta ma con il
cervello ai giorni nostri.
Nei vari pezzi del disco(15x73 min.) si ode infatti la moderinta' del
terzo millennio , casse dritte ma anche ritmi spezzati (alle volte suonati,
alle volte programmati) episodi piu' tecnologici e altri piu' d'atmosfera,
il tutto senza mai dimeticare l'obbiettivo che pare essere quello
di realizzare perfette canzoni pop.Tale obbiettivo (per altro difficilissimo
e ambizioso) e li' a portata di mano e possiamo tranquillamente affermare
che i Land ci sono molto vicini.......molto!!!!.
di Emanuele Rodolà
"Preparatevi al peggio", recita la scheda di presentazione del prodotto
che ho tra le mani.
Elettronica suonata e improvvisata, 'riciclata' come ama dire la stessa
Mechanism, in un buon pandemonio sonoro e terroristico che bilancia dark
ambient e urla di synth e paraphernalia acustici che guizzano e ondeggiano
per tutta la durata del lavoro: di matrice industriale, certamente molto
meccanica non tanto nella forma quanto nel contenuto, ma anche lautamente
post-rock/new wave. Meno audace della proposta dei colleghi Loozoo, e forse
più propensa a reinfilarsi nel mio stereo. Nuova nella sua prepotenza,
affatto infamiliare nella musica in sè, vagamente monotona a livello
del sound, ma tutto sommato un lavoro niente male. E' il giudizio che si
ottiene a partire prevenuti.
di Adriano Zanni
S'agita recordings . Logoplasm .
Nomi,sigle.
Cosa c'e dietro tutto questo?
Essenzialmente due persone: Laura e Paolo.
Due persone che sembrano vivere l'arte come una esperienza nella quale
immergersi totalmente.
Due persone che compongono la loro musica firmandosi Logoplasm, ma
che contemporaneamente decidono di produrre anche quella di altri,che dedicano
parte del loro tempo a distribuire le autoproduzioni di artisti che apprezzano
attraverso il loro sito internet, senza scopo di lucro o volonta' di guadagno,insomma
due belle persone.
E' cosi' che nascono s'agita recordings e s'agita diffusion, due piccole
(nelle proporzioni) ma grandi (negli intenti) realta' che in breve tempo
riescono a diventare un piccolo punto di riferimento per una fervente e
nutrita schiera di artisti legati al concetto di sperimentazione audio.
Una cdr label di piccole dimensioni ma gia' apprezzata e conosciuta anche
alivello internazionale, una della poche, troppo poche, che agiscono dalle
nostre parti.
Il ricevere da parte loro un pacco contenente alcune produzioni Logoplasm,
e' stata cosa molto gradita ed apprezzata dal sottoscritto, essenzialmente
per l'occasione che mi si presenta di entrare,
o per lo meno di cercare di farlo, nel loro mondo , nella loro vita,nelle
loro emozioni, nei loro stati d'animo.
La prima cosa che salta all'occhio e' l'aspetto esteriore dei
dischi ricevuti,spesso la confezione e' costituita solo da una semplice
busta di politene trasparente,
sulle superfici dei cd appaiono disegni fatti a mano (probabilmente
"unci") , titolo e dettagli(pochissimi) scritti sempre a mano con calligrafie
infantili.
Piccoli "oggetti" realizzati con amore, prodotti in edizioni limitate
o addirittura creati con il solo intento di farne dono agli amici. Da conservare
orgogliosamente e con cura.
Il Mondo dei Logoplasm e un mondo concreto,reale,semplice e affascinante.
Il mondo in cui i logoplasm agiscono e' quello dei field recordings
e dei suoni concreti.Passano evidentemente ore ed ore in esterno a catturare
frammenti di vita,esperienze ed emozioni per poi riorganizzarli al rientro
in studio(casa) utilizzando un pc.
Non ho intenzione realizzare una recensione per questi lavori, mi risulta
quasi impossibile per un semplice motivo:
da quando ho ricevuto questi dischi li sto ascoltando continuamente
ed ogni volta vengo spiazzato. A seconda del mio stato d'animo o del luogo
in cui l'ascolto avviene, le sensazioni che ne ricavo sono differenti dalle
precedenti.Ogni volta la mia attenzione viene catturata da un suono che
precendentemente non avevo notato o che forse il mio cervello aveva considerato
in quella occsione secondario. Insomma, evidentemente il mondo dei Logoplasm
pare avere l'enorme pregio di adattarsi alla mia vita ogni volta in modo
diverso.
Scrivere percio' oggi, sarebbe diverso da quanto scriverei domani o
da quanto avrei scritto ieri.
Raramente mi e' capitata un'esperienza simile.
Nel dettaglio a causarmi tale caos emotivo c'e':
(in ordine prettamente cronologico)
Limpida Caostella del Mattino -2000-
costituito da un unica traccia di 57 minuti ,
un organo (almeno cosi' sembra) ,suoni ambientali,fields,voci bisbigliate,note
di piano(?)
un affascinante ed evocativo viaggio a cavallo fra atmosfere notturne
e crepuscolari.
La Musica che finisce per sempre-2001-
lavoro piu' breve, organizzato in 5 traccie per un totale di 26 minuti
i 5 episodi appaiono diversi fra loro per le frequenze utilizzate e
per le atmosfere ottenute,
inutile tentare di "isolare le fonti audio" ogni qualvolta credi di
esserci riuscito un dubbio ti assale...
frammenti melodici ed altri piu' cupi.
Sublime Caos Nel cuore -2002-
publicato come numero 4 del catalogo s'agita recordings
in edizione numerata di 150 copie (la mia 104/150... stanno finendo?
...sbrigatevi!!!!)
7 pezzi 43 minuti
questa volta paolo e laura ci vengono in aiuto e all'interno della
busta
allegano un foglietto nel quale elencano e ordinano la natura e la
provenienza di tutti i suoni che compongono ogni singola traccia.
c'e da rimanere sbalorditi dalla quantita' e dalla varieta' delle fonti,
alcuni esempi in ordine sparso:
lavatrici,motori,porte scricchiolanti nel vento registrate dall'interno
di un ristorante vuoto,pietre,legno,guinzagli per cani........
ma anche interferenze tv,organi,waves varie ,looping and samples
l'universo logoplasm, le sue sfaccettature,alcune delle sue facce in
un unico disco
Un Libro Scritto in Automatico che il Cuore non Comprende -2002-
1 sola traccia di 23 minuti
creato con il solo intento di donarlo agli amici o di scambiarlo.
a mio avviso il piu' "musicale" del lotto
immagini,suoni,voci,cuori.
non so' perche' ma forse il mio preferito...........forse!!!!
L'unica certezza che mi rimane dopo l'ascolto di questi dischi e' che
mi sento di consiglirveli con tutto il cuore.
Non e' importante analizzarli nel dettaglio,sezionarli,capirli.
E' importante viverli,usarli.
grazie LOGOPLASM.
contattateli
http://spazioinwind.libero.it/logoplasm/
http://www.sagitarecordings.dot.nu/
di Emanuele Rodolà
Loozoo è un progetto a quattro mani e una voce, pubblicato e
distribuito in Italia dai siculi Mechanism rec., un'etichetta per il sottoscritto
precedentemente ignota ma da tenere certamente d'occhio. Ritmiche abrasive
e degradazioni sonore, è ciò ci pone a metà tra le
cosiddette 'formiche' quali Scott Sturgis (aka Converter)/Vromb e le più
intraprendenti produzioni di casa Hydrogen Dukebox (si pensi agli episodi
d'n'b firmati Icarus/Nostramus). Nulla di troppo innovativo nè tantomeno
sorprendente, ma tutto suona genuinamente coraggioso e d'assalto, deciso
nei suoi groove e nei controbilanciamenti acustici (il piano di Political
Gigolo); irriverente, grezzo, forse troppo ardito nella sua potenza per
poter veramente dire qualcosa di rumoroso, e troppo rumoroso per poter
veramente dire qualcosa di ardito. Confidiamo nel fatto che dal 2001 si
siano fatti passi da gigante.
di Nicola Chiavari
Napoli sempre più alla ribalta nella scena musicale italiana.
Dopo
Almamegretta e 99 Posse, ma soltanto in ordine cronologico, è
il momento dei
Nevrotype che si presentano al grande pubblico con l'uscita di 'Visionetics'
by Cinenova Records (distribuzione White&Black). Il progetto poggia
sulle
spalle di Franky B, Woby and Ambrò e si compone di 11 tracce
audio e una
traccia video; le tracce audio spaziano tra diversi generi dell'underground
elettronico alternando d'n'b, garage e breakbeat. Facili sono i riferimenti
[e le citazioni?!?] ad altri grandi artisti del settore: Dj Shadow,
Aphex
Twin, Portishead, Ed Rush & Optical, Basement Jaxx, Chemical Brothers
sono
solo alcuni dei nomi più conosciuti che vengono in mente.
Particolarità del lavoro è quella di spaziare tra sonorità
e ambienti assai
distanti tra loro, partendo da Napoli [vd. 'Napoli Anthem' e 'Neuromakia'
potenti rap su base d'n'b in napoletano] si attraversa il 'Gange' e
si
arriva in Giappone, per incontrare gli Otaku [smanettoni/patiti] del
giradischi. Non si parla a caso del giradischi, perchè Franki
B è membro del
Men-in-Skratch [4° al DMC World Championship tenutosi quest'anno
a Londra] e
porta la sua esperienza all'interno del progetto, dimostrando come
il
turntablism sia una realtà sempre più presente anche
nelle produzioni di
studio e non solo nei djset.
Chiave di lettura del cd è il continuo intrecciarsi di opposti
che si
completano: da un lato la tecnologia, l'avanguardia e la modernità
che si
esprimono attraverso la forma e i ritmi caratteristici degli ultimi
anni;
dall'altro le tradizioni, le radici e il legame con la propria terra
che
traspaiono dalle scelte linguistiche, dalle citazioni e dalla location
del
video, appunto girato a Napoli. Anche il video allegato alle tracce
audio [è
quello di "Napoli Anthem", elaborazione e produzione a cura del team
milanese Assemble], rispecchia le tematiche e le problematiche espresse
attraverso le 11 tracce: si gioca continuamente sul tema delle
contrapposizioni alternando la moderna architettura di alcuni edifici
napoletani con l'ambiente dei vicoli, saltando da moderni 'passi'
di
break-dance a movenze tipiche delle arti marziali.
Una sola pecca per questo lavoro: se fosse uscito qualche anno fa,
saremmo
qui a parlare di un gruppo di mostri piuttosto che di grandi otaku!
di Emanuele Rodola'
Tempo fa ricevetti da un signore chiamato Giulio Libonati ('mbromo)
il cd in
questione. Fu anzitutto una piacevole sorpresa per me avere finalmente
a che
fare con la scena underground italiana in maniera diretta, ma d'altro
canto
sapevo di dover aspettarmi un lavoro che poteva pendolare facilmente
tra il
mediocre e l'eccellente. Non posso nascondervi la gioia provata ascoltando
questo debutto. La prima prova di Giulio ha tutto ciò che serve
per fare
presa: i pezzi hanno una loro gustosa 'sensibilità pop', un
refrain
orecchiabile e un meccanismo ambientale che accomuna giri di basso
analogico
a spunti drill'n'bass alla synthpop più oscura. 'mbromo apre
con una
bassline colorita che in presa diretta accompagna acrobatici breakbeat
quasi
jungle (forse percussioni un pò trasbordanti), su sintetici
tappeti corali e
sorridenti noise a inizio e fine pezzo (flott.mas). Qualche passo più
avanti, e si intravede quella sottile linea gialla che troppo spesso
ha
separato l'elettronica più commerciale (pensiamo ai Prodigy)
da un qualcosa
di più significativo e decisamente più intrigante: 180
battiti scanditi da
batterie elettroniche e synth vibranti, in un risultato ammaliante
e che non
stanca mai. 5000 sono le dita felici dell'autore su carillon e pizzicati
e
secchi e battenti pattern di drums. Un mood più blu che precede
il giulio
più incazzato e intrepido di tipo gr a, virtuosismi drill'n'bass
che poco
hanno da spartire con taluni clichè di genere: pattern ben implementati
e
decisamente intriganti, un ripetersi sintetico di ferocia contenuta
che
tuttavia richiede un pò di varietà. Reminiscenze industriali
in like a
virgin, motivi da mormorare in serene giornate di solitudine; il livello
si
abbassa lievemente con la più datata tlòn, mantenendo
al contempo la qualità
sonora a un buon piano e carendo di un'intuizione che forse avrebbe
potuto
dare più spessore al ripetersi di sintetizzazioni vocali di
un'ambient
ritmica dei tempi passati: un pezzo che è tuttavia simpatico
e cui ci si può
facilmente affezionare.
Questo kkoto.primo ci regala piccole perle e un ascolto sempre interessante
e quantomeno abbastanza variegato; 'mbromo dimostra di saper sviluppare
buone intuizioni mantenendo sempre una certa linea frenetica nel sound,
che
andrebbe invece più differenziato a seconda di ciò che
vuol proporre.
per contattare 'mbromo: giulio_li@hotmail.com
"kkoto.primo" è pubblicato in due EP dalla netlabel Ogredung:
http://ogredung.i-node.it
Di Luca Confusione
Decisamente a mio agio con materiali del genere. A mio agio con Massimiliano
Sapienza e quello che ne consegue. Cioè quello che produce, di sonoro,
visivo o parlato-scritto ('l'odio per l'arte è una fonte di ispirazione
continua' semplicemente delizioso e pop). Di questa sua interpretazione
elettronica oltranzista avevamo già avuto un assaggio nella sua
uscita per Fallt ("Invalid Object - Var") e in "Hey Babe, Let Me See Your
USB and I Will Show You My Firewire" su Mego, ma qui andiamo ben oltre.
Esplorazioni intrafrequenziali, campionamenti tagliati con i denti, autoreferenzialità
computeristica (sbaglio o sento una vecchia stampante ad aghi?), poesia
granularizzata. Crushing e sottrazione di bit metteranno a dura prova i
vostri riproduttori. Il suicidio dell'alta fedeltà in un paesaggio,
però, che concede anche oasi sonore insperate e carezzevoli come
batuffoli di carta vetrata nelle orecchie. Dodici pezzi in cui decostruzione
e mascheramento son eufemismi pop da applicare a una massa sonora non indifferente,
mentre ci si delizia con l'umorismo da nerd alienato e gratuitamente represso
che contorna il tutto. Prendetelo, ascoltatelo e rallegratevi di conoscere
qualcuno che nel nostro paese riesce a sembrar alieno quanto l'otaku dei
nostri sogni.
di Adriano Zanni
Daniel Torcellini, gia' attivo sotto la sigla SMD (stupid
dance music), sottopone alla nostra attenzione un demo di 5 tracce utlizzando
per l'occasione la nuova ragione sociale di MERCEMORTA.
Il avoro, a detta dlel'autore, e' nato con l'intento di sonorizzare
installazioni/applicazioni/esposizioni.... in preparazione presso il circuito
universitario ravennate.
Appare sempre difficoltoso giudicare un qualcosa nato per interagire
con altre forme artistiche diverse dalla musica,
ma possiamo affermare che la parte audio contenuta in questo dischetto
e' di discreta fattura.
Ottimamente registrato il demo ci introduce nel mondo di MERCEMORTA
,
un mondo costituito da apparecchiature digitali che disegnano atmosfere
ritmiche scarne e secche
utilizzate per movimentare paesaggi melodici di discreta efficacia
e orecchiabilita'.
Electronica strumentale dalla battuta media con "intrusioni" chitarristiche.
Chi scrive individua nelle tracce 2 e 5 gli episodi migliori .
Un appunto appare doveroso:
Il demo si apre con un pezzo decisamente elettro, decisamente orientato
ai pavimenti da ballo, decisamente ben fatto, decisamente fuori contesto
rispetto al resto.
Decisamente....... poco importa.
per contatti:
Daniel torcellini
danisdm@yahoo.it
di Emanuele Rodolà
Sarà per il fatto che va incontro alle mie abitudini sonore,
sarà per l'artwork decisamente accattivante (stampa su carta
marrone), ma questo meta::led mi è piaciuto proprio. Ed è
qualcosa che piace al primo ascolto: 'bianco silenzio di un cielo pulsante'
riprende sinusoidalmente il tema proposto nelle parole, e quindi white
noise e click pulsanti su arpeggi melodici di accordi spaziali, quasi un
chill-in cosmico in attesa che la marea si alzi e ci riporti dolcemente
verso la nostra casa-madre. Avrebbe fatto più impressione
se ci fosse stato un missaggio con la successiva 'una vita in pentola',
bel minimalismo synth/industrial (bellissimi i giochi vocali) sulla riva
frastagliata dell'oceano mare dei suoni, immenso e profondissimo buio tempo.
Un serie di rivoli noise subacquei e campionamenti ambientali azzeccatissimi,
e i 5min scorrono che è un vero piacere. Ottimo il passaggio a fine
traccia. Sapiente uso di echi e riverberi in 'molti soli between us (orizzonti
dormiti)', ingenue note e tappeti cosmogonici ricamati da micro-rumorismi
in hallway. Parlano coi suoni le belle ritmiche IDM, i campioni vocal-radiofonici;
forse un over-use del riverbero, ma nulla di spiacevole, la sensazione
di stare a un passo dal sole e assaporarne i calori è sempre lì.
E' di una calma celestiale questo lavoro, molto uniforme ma privo di noiosa
cadenza ambient, e lì dove le onde si gettano sulle rocce, e stanno
per svelare il segreto più intimo della fonte, si perdono 'sospiri
cuneiformi alla deriva' (certo Luca Sigurtà), una vera carezza al
cuore. Un grazie per non averci proposto l'ennesimo frettoloso sperimentalismo
new-noise, un calcio nel didietro per non essersi fatto sentire prima da
queste parti. Speriamo davvero di non dover aspettare dicembre duemilaetre
per una conferma
di Romano Rigamonti
L ’istantanea in scala di grigio di una tazzina vuota su di una tovaglia
spiegazzata ed uno sfondo indecifrabile nella sua oscurità sono
gli anfitrioni visibili della poesia musicale, semplice e malinconica,
dell’album Downworks dei Minox, che nasconde il meglio di sè proprio
nelle atmosfere soniche che sa creare con le sue tredici tracce.
Sono brani carichi di emozioni appena abbozzate, ma, per questo motivo,
misteriose ed attraenti, come lo sfondo oscuro della foto in scala di grigio
che ci accoglie in copertina.
I Minox ci intrappolano con le loro atmosfere dai colori sonori complessi
che si esprimono con il downbeat, l’elettronica, la sperimentazione, ma
specialmente con la semplice poesia della musica, a tratti malinconica
e struggente.
Mirco Magnani e Marco Monfardini, i due Minox, coadiuvati dai Dubital
e con la partecipazione di Gentle People, Lydia Lunch, Nobukazu Takemura
e Blaine L. Reininger ci propongono un lavoro in grado di essere semplice,
diretto e contemporaneamente un forte stimolante per la mente.
Tanti potrebbero essere i possibili riferimenti che questi brani fanno
trovare nella memoria, tuttavia, proprio per la loro ingente quantità,
perdono di importanza, mettendo in evidenza la bellezza dei brani nel loro
insieme, come il delicato suono del pianoforte dei brani In Figueras e
Pseudo che dice molto più con la sua semplice melodia di mille citazioni
e l’inizio di Fenotype, dalle movenze che riportano alla mente il migliore
Aphex Twin, serve solo a farci scivolare nella bellissima Tribute To The
End che lo segue.
Certamente esiste una musica che con il suo fare arrembante conquista
subito la platea, ma non è certamente il caso di questo Downworks,
che trova la forza per farsi strada nell’animo di chi ascolta nelle emozioni
appena sussurrate, magari attraverso il semplice suono di un clarinetto,
o di un pianoforte.
Una volta aperta la porta alle delicate passioni sonore di questo album
difficilmente potrete arginarne la forza coinvolgente.
Imperdibile.
di Emanuele Rodolà
Un vero gioiellino questo Galaxy 5000 (electro-acustics space trip in five parts); dal punto di vista del sound, ciò per cui io facilmente perdo la testa: gementi, malinconiche, ovattate melodie su percussionismi dal sapore reverie e reversed, elettroacustica di corde di chitarra (Idmonster docet), e tirate sperimentali che ricordano per certi versi il chitarrista Nakaido 'Chabo' Reichi (il riverbero sulla chitarra ha molto fascino). Peccato davvero i pezzi durino così poco. L'intero lavoro è velato da un senso di joie-de-vivre universale, di espressione mistica ma insieme molto futuristica: il David Shea di Free Chocolate Love nel terzo pezzo, rappresentazione sonora del destino dell'uomo, governabile, e che va anzi a coincidere con lo svolgersi delle azioni umane e dell''artista'. Arie asiatiche (per quanto riguarda le armonie) nel quarto pezzo, con una cadenza alla Duvet, solo molto più pulita e senza surround -e a mio modesto parere, l'intero mini-cd sarebbe stato molto più profondo con qualche accorgimento sul panning. Qualche difetto di equalizzazione qua e là, ma nulla di troppo fastidioso. Conclude una track sognante e tesa, veramente la ciliegina sulla torta. Mi ripeto, 5 o 6 minuti in più non avrebbero guastato; ciò che mi rimane ogni volta che risento Galaxy 5000 è un profondo senso di insoddisfazione, con apici di viaggio mentale in diversi punti, e come solo pochissimi artisti hanno saputo insegnarmi.
info: giuntaposta@libero.it
dil Luca Confusione
Un mini-ep liberamente scaricabile dei Mou, Lips! è cosa da non
perdersi di questi tempi.
Tempi di belle cose e grandi cantonate (che palle il 2002). Ma i nostri
fanno parte delle cose che ci sono piaciute e ci donano tre songs calde
e pulsanti, di cui potete effettuare il download su Observatory Online
(la faccia net della label "Skylab Operation).
'Deep Blue Ocean Of Emptiness' è la colonna sonora dell'omonimo
video di Bianco Valente, un accogliente concavità sonora con buzzing
e noises accarezza cervello. 'Letter from Home (remix)' è un anticipo
ri-formulato di un pezzo che si potrà gustare sul loro nuovo album
"Peanuts and Shells Geometria" in uscita a gennaio su List Records, onde
sinuosoidali tratteggiano, mentre l'ambiente attraversa la melodia con
scratch materici. 'Seppia Rossa (.Tape. Remix)' chiude con bleeping
dispari che si trasformano in un (as)solo random per poi riprendere forma
e chiudersi.
Consigliato.
http://www.observatoryonline.org/os18/index.html per
scaricare "nord me"
http://www.bianco-valente.com
http://www.list-en.com/
di Luca Confusione
Andrea Gabriele (fuoriuscito dai tu, m') e Emanuela de Angelis (già
in joyce whore not, per diverse compilation) sono i Mou, Lips, o meglio
ne sono l'incarnazione fisica. Mou, lips! in verità è il
contenuto di questo cd. Una scatola sonora, come direbbero loro,
nella quale si posson trovare loop avvolgenti, caldi, ticchettii, crackle
vinilici dolcemente ritmici e ready mady melodici. L'idea di un oggetto
caldo, mutaforma, delimitato (perché di contenere materia si tratta)
dalle parole e dalla musica del momento (questo cd). Mi sembra indicativo
che a cogliere questa idea sia stata la List (http://www.list-en.com/ giovanissima
label francese) e non una qualche etichetta italiana (anche perché
appoggi del genere l'italia per l'elettronica ne fornisce veramente pochi).
Le composizioni sono frutto di improvvisazione e rilettura. Lavorio che
porta a risultati sonori non semplici e per questo affascinanti. Non siamo
nella terra dell'ovvio, interesse e curiosità come parole d'ordine
(meno male, e pensare che sono italiani) per arrivare a risultati che solo
ottenuti sembrano semplici. Bisognerebbe averne di più di cose così.
Incastri timbrici; dove un field recording è la controparte naturale
di una melodia sintetica e dove continuità ritmiche si alternano
a break e cambi di atmosfera insperati composti anche registrazioni di
quotidiani rumori. Più semplicemente chiamiamolo feel giocoso ed
evocativo. Elettronica? Anche. Ma non limitiamoci. I Mou, lips! suonano
pieni, mai scarni (anche se atmosfere minime ne attraversiamo). Organici
sarebbe la parola giusta, ma con ccezioni diverse da come l'ho usata
altre volte, qui si vedono occhi e capelli, maglioni, tappeti, laptop,
chitarre, double bass, sounding table.Da segnalare 'peanuts and shells
geometria', 'ai's reness', 'i'm into you more than anything else'. Scusate,
da segnalare è il cd intero.
Prendetevelo.
http://www.mou-lips.com/
di Mauro Carassai
Sorpresa insolitamente piacevole quella che ci dona Monica Gregori col
suo progetto Nyva, confezionando tre pregevolissime tracce demo di lunare
pop prog-sintetico. Coadiuvata da Peppe Nunziatini, che oltre all’italianismo
oltranzista del nomignolo contribuisce con basso e sintetizzatore, la musicista
romana si diletta con sonorità elettroniche forse un po’ retrò
e melodie vocali che portano, forse una volta di troppo, alla mente gli
Ustmamo’. Non mi va di mentire affermando che le due cose intaccano il
valore delle tre tracce quanto a esigenza di novità, perché
lascio tale esigenza agli storiografi dell’underground italico. I tre brani
(a parte qualche ingenuità nelle lyrics) sono perfetti così
come sono: Libera evoluzione popedelica in espansione su acqueo tappeto
synth e pulsante ritmo sensualmente groovy; Altrove , arabescata piece
downtempo notturnamente malinconica condita con qualche profumo d’oriente,
e Canto per me che chiude leziosamente il tutto oscillando tra il chitarrismo
dreamy del ritornello e il (coinvolgente?) riff di basso elettrico che
sostiene la rimanente struttura.
Monica scrive i brani, li canta, li suona li registra e li remixa…
il tutto in modo davvero brillante. Drammaticamente d’accordo col Jim O’Rourke
di Eureka : “Women of the world take over, cause if you don’t… the world
will come to an end…”
di Etero Genio (no ©)
Chiedo preventivamente scusa ai diretti interessati se utilizzo questo
spazio e questa rece anche per parlare d'altro, ma l'argomento mi sembra
degno d'interesse e, seppur indirettamente, coinvolge sia Spectrum che
la Afe Records. Si sono verificati due fatti piuttosto interessanti e significativi
a proposito delle pubblicazioni in supporto CD-R.
Il primo fatto riguarda il disco di Annea Lockwood "Thousand Year Dreaming",
peraltro splendido, uscito originariamente per un'etichetta, la ¿What
Next?, che alle fine del decennio scorso ha cessato le attività
cedendo il proprio catalogo alla O.O. Discs. Recentemente quel disco è
stato rimesso in commercio proprio dalla O.O. Discs su supporto CD-R, probabilmente
è successo che alla O.O. si sono trovati fra le mani poche centinaia
di confezioni vuote e hanno ritenuto più opportuno ed economico
riempirle con delle copie masterizzate: 'bootlegano se stessi' è
stato il simpatico commento espresso da Giovanni Antognozzi della Ants.
Poco male per chi, come me, va da tempo sostenendo la dignità e
la validità di questo tipo di supporto. In tutta la questione c'è
però un aspetto che ha del ridicolo e riguarda quei distributori
che rifiutano di trattare i CD-R e che invece si sono presi tranquillamente
a carico le copie ufficialmete contraffatte di "Thousand Year Dreaming".
Il secondo fatto degno d'interesse riguarda William Basinski, che si
è conquistato un posto d'onore in varie playlist di fine anno, ed
è un episodio particolarmente significativo dato che la seconda
e la terza parte dell'osannato progetto "The Disintegration Loop" sono
uscite in CD-R a tiratura limitata (ed anche ad alto prezzo). Direte: tutto
qui? Certo, ma se prendete tali fatti come sintomatici ne ricaverete che
i CD-R si stanno pian piano ritagliando degli spazi anche nella cosiddetta
produzione di grado superiore e questo non mi sembra una cosa da poco.
Ho già l'impressione di sentire quel notorio 'io l'avevo detto'
tipico da sempre degli aspiranti avvoltoi. State pur certi che, se quel
momento arriverà, alla Afe verranno concessi tutti quegli spazi
che oggi vengono negati in nome di una produzione più importante
e il suo marchio verrà di botto inserito nella sezione riguardante
i precursori.
Nell'attesa di ciò all'etichetta milanese non stanno con le
mani in mano e mettono in commercio una nuova ondata di dischi, fra i quali
spicca questo cofanetto quintuplo che viene presentato quasi come un dovere
morale. Normality / Edge, altrimenti conosciuto come Hue, è infatti
un artista schivo che, pur essendo attivo da molti anni, non ha ancora
pubblicato nulla. Con questa mastodontica realizzazione si scava nel passato,
recuperando materiale che sembrava ormai archiviato definitivamente, e
si fa luce su quelle che sono le radici del musicista: dall'oscuro goticismo
dei Joy Division, alle infiltrazioni industriali dei Clock DVA, al flirt
con la dance dello Stewart ON-U Sound… fino all'ambient orwelliano di:Zoviet*France:
e Lustmord. Come vedete i riferimenti si calano in un periodo ben preciso,
gli anni Ottanta, e "Inner Photographs" si presenta come un'autentica antologia
di quel decennio. L'autore , nel commentare queste pagine, parla di ingenuità.
Io sarei piuttosto propenso a utilizzare le parole semplicità e
spirito naif. Questi brani sono come tante istantanee che vengono recuperate
dopo essere state dimenticate per lungo tempo in una valigia, e appaiono
quindi sbiadite ma, proprio a causa di ciò, ancor più affascinanti.
Il tutto è suddiviso in cinque stilemi, uno per CD, denominati "Dark
Rhythms: Monochrome Life", "Industrial Noises: Avoid Contact", "Anxiogen
Dances: Instable Balance", "Ambient Grooves: A Drowning Fish" e "Unpleasant
Songs: il Confine". Un sesto CD, che contiene i brani più vecchi
del lotto, non è incluso nel cofanetto ed è acquistabile
separatamente al costo di 5 Euro; si intitola "Nervous System Overload"
ed è confezionato artigianalmente dallo stesso autore con una copertina
differente per ogni copia. Magari, a questo punto, sarebbe utile ascoltare
quello che Hue sta facendo al presente. Attendiamo fiduciosi.
di Adriano Zanni
Difficile capire come girano le cose talvolta.Sinceramente non sono
sicuro se quanto mi sia capitato fra le mani sia confinato al casalingo
formato del cd-r per volonta' del suo creatore o per la solita miopia dei
cosidetti discografici nostrani.Tante' che queste 2 opere a nome ORCHESTRA
VUOTA meriterebbero sicuramnete una piu' importante vetrina vista
anche la generale pochezza delle uscite discografiche italiane ,ufficiali
o indipendenti che siano.
Alla consolle di comando dell'ORCHESTRA VUOTA troviamo l'agrigentino
Salvatore Pecoraro che pare cimentarsi con marchingegni elettronici da
addirittura una ventina d'anni, anche se il progetto in questione pare
abbia preso forma circa 2 d'anni e si sia definitivamente concretizzato
in questi 2 cd-r che portano i rispettivi titoli di "RESIDUI" e "NAIVE
MUSIC FOR BORDER-LINE PEOPLE".
Salvatore utilizza solo sotwares freeware o demo sfruttando e traendo
beneficio e stimoli dalle apparenti limitazioni che cio' comporta ("Questo
mi "costringe" ad operare in una sorta di live electronics continua senza
mai avere versioni uguali (inoltre non utilizzo sequencers) per cui esiste
sempre nella registrazione del materiale un atteggiamento da "buona la
prima").
L'ascolto dei 2 dischi e' decisamente un'esperienza consigliata , i
territori verso i quali si muove l'ORCHESTRA VUOTA ci portano in un certo
qual modo indietro e contemporaneamente avanti nel tempo.Il concetto di
presente non pare piu' di tanto interessare l'autore.Si percepiscono immediatamente
ifluenze "kraute", Salvatore pare aver metabolizzato la lezione tramadataci
da gruppi come i CAN e i NEU, ma anche KLAUS SCHULTZE e i TANGERINE
DREAM piu' lisergici , a chi scrive a tratti ricordano anche gli WIRE.
Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio che potrebbe sorgervi, non
si tratta assolutamnete di plagierismo o peggio ancora di una nostalgica
operazione revivalistica,l'ORCHESTRA VUOTA come dicevamo prima attinge
alla fonte ispirativa dal passato ma guarda decisamnete avanti.
Definire i suoni che stanno uscendo dalle mie casse e assai difficoltoso
e problematico, anche se mi sento di affermare che se ha un senso parlare
di psicadelia elettronica, beh allora forse in questo caso ci siamo davvero
molto molto vicini. Le atmosfere dilatate e ipnotiche , la battuta lentissima
e indolente (a tratti addirittura assente) ,la misurata ma affascinate
startificazione del suono,la ripetitivita' di alcune sequenze,certi passaggi
quasi elettroacustici contrastati dall'inserimento di frequenze digitali
e lutilizzo di pad atmosferici creati con (soft?)synth modulari contribuiscono
a trasportare l'ascoltatore in dimensioni parallele toccando vette di sublime
magia.
Una lieve ma insignicante preferenza nei confronti di "NAIVE.." ma sono
solo dettagli!!!
Avete Capito qualcosa ?
No?
Meglio cosi , certa musica non la si puo' spiegare, va vissuta i prima
persona e conservata gelosamente in un angolo della vostra memoria accanto
ai vostri ricordi piu' cari.
Se avete ancora percio' un po' di spazio libero ne vostro hard disk
cerebrale e sieste disposti a consumare un' pizzico dei neuroni che ancora
vi restano,
contattate l'ORCHESTRA VUOTA e obbligate Salvatore a farvene pervenire
una copia.
l'email di SALVATORE PECORARO e:
sal@comserv.it
di Mauro Carassai
Tutt'altro che terrificante si rivela l'esperienza che ci propone Gabriele
Santamaria a discapito del nome scelto per il suo autonomo progetto
Ordeal,
parallelo agli industrial/isolazionisti I burn. Ulterirormente impreziosito
da una confezione grafica davvero notevole,"Malan" (licenziato dalla
Eibon
Records) è sicuramente una tra le più interessanti proposte
nel campo dello
sperimentalismo elettronico contemporaneo, autoctono e non. Le incursioni
transgenere nelle diverse regioni del territorio minimal ambient operate
dai
brani sono davvero agili e penetranti al tempo stesso. Le diverse fonti
sonore utilizzate (softwares, oggetti, campionamenti, chitarre trattate)
si
amalgamano ora in dilatazioni sonore magnetiche ed avvolgenti solcate
da
drones frequenziali (Just the Same Logic Aside), ora in insoliti ovattati
tribalismi come quelli dei brani d'apertura, ora in alienanti soundtrack
per
sinistre panoramiche catacombali (Graduale). Nel disco convivono la
staticità e la laconicità di alcuni dei lavori di casa
Rune Grammofon (vedi
Waiting, One Empty Dish and a Dead Clock), gli 'altrove' sonici indistinti
del Biosphere più mesmerico (vedi One Haiku in Half-Sleep) e,
in generale,
circa cinquanta minuti di moti orbitanti intorno al pianeta
industrial/isolazionista superlativamente tracciati. Il tutto è
poi immerso
in un'atmosfera di misticismo digitale che, oltre a donare un senso
di unità
pervasiva all'eterogeneità delle atmosfere, rende alcune delle
composizioni
esperienze soniche totalizzanti. Ci sono dischi che immergono completamente
l'ascoltatore in mondi artificiali facendogli perdere qualsiasi contatto
con
quello reale, altri che ne hanno solo la presunzione. "Malan" appartiene
sicuramente alla prima categoria
di Emanuele Rodola'
"Quando il singolo strumento non poteva più render l'idea di
musica che avevo in testa, mi sono avvicinato a questo nuovo modo di comporre".
Francesco Zanello, ve lo dico io, ha le idee chiare. La proposta musicale
di OHZ si spinge tanto in là che riesce a far assurgere la semplicità
a un ruolo talmente profondo, tematico, decisamente creativo, che mai avrei
immaginato potesse ancora esistere la possibilità di movimento,
nel mondo dei clichè. Francesco domina gli standard, rielabora e
riassembla con tanta maestria da darmi la tentazione di prostrarmi di fronte
a colui il quale ha avuto il potere decisionale di impostare le convenzioni
nella musica e nei generi. Talmente genuino da far sorridere.
Ottimo il sound e il mastering, buonissima la composizione e l'accostamento
tra dance, d'n'b, elettronica intelligente, techno/goa, jazz, rumorismo,
sperimentazione vocale e campionamenti. Una sperimentazione autentica,
in ogni ambito. Ogni singolo pezzo è degno di inchino, dal fantastico
surrealismo ballabile "Ai confini della realtà" alle arie cantabili
e rumoriste di "D Voodoo", alla melanconica intelligenza di "D Req I Em",
passando attraverso dolcezza notturna in "Tenax" (certo Idmonster), e facendo
il verso ai B-Movies anni '50 ("Ufo invasion"), per concludere con una
sorpresina chip niente male. Mi ripeto, ogni traccia è comunque
degna di nota, caratterizzata da una certa unica bellezza che la rende
riascoltabile alla nausea.
Un lavoro come non se ne fanno da tempo.
contattate OHZ a : strazeus@tiscali.it
di Etero Genio (no ©)
Pernaiachi non è certo un musicista di primo pelo, sia per quanto riguarda l'anagrafe (è nato a Roma nel 1951) sia per quanto riguarda l'attività che lo ha visto frequentare il conservatorio prima come allievo e poi come docente. Autore non particolarmente prolifico, ha solo altri tre dischi alle spalle, Pernaiachi porta a compimento con "Ora" una ricerca nei meandri del silenzio interiore che dura ormai da oltre vent'anni. Tale ricerca parte dall'opera musicale di Morton Feldman e da quella pittorica di Mark Rothko - tanto per fare due nomi, ma sarebbe lecito citarne anche altri come György Ligeti… - per approdare a questa enigmatica rappresentazione che si differenzia, a causa di una maggiore introspezione, dalle più riuscite opere con cui potrebbe essere tessuto un paragone: 4'33" di John Cage, Stones di Christian Wolff, Silence del trio A. Braxton / L. Smith / L. Jenkins, Beinhaltung del trio P. Durrant / T. Lehn / R. Malfatti e Un peu de neige salie di Bernhard Günter. La reale difficoltà nell'approccio ad "Ora" sta proprio in questa sua introspezione, una caratteristica che da sempre richiede un tipo di particolare affinità fra l'artista e il suo pubblico per essere penetrata. In termini più chiari una canzone di Tim Buckley avrà sempre un pubblico più ristretto di una canzone di Bob Dylan, anche nel caso che questa sia strutturalmente più complessa da ascoltare. "Ora" è essenzialmente costituito da registrazioni concrete, suoni naturali o, come si usa dire oggi, field recordings. Rispetto a ciò emergono delle considerazioni: non sono le tecniche o le fonti utilizzate ma è la sensibilità dell'artista a fare di un'opera quello che è. Perché un disco di field recordings può esprimere una desolazione e un disagio in grado di renderlo più simile ad un disco fatto con un sassofono (il quale esprima gli stessi stati d’animo) che non a tutti gli altri dischi di field recordings del mondo. Così field recordings resta un termine vuoto, che non indica nulla, perché "Ora" potrebbe benissimo essere stato realizzato con un pianoforte o con l'uso di strumenti elettronici restando sempre quello che è: espressione pura di una ricerca sofferta e sofferente. "Ora" è un'opera aperta e in questo riprende le idee cageane a proposito del pubblico e dell'ambiente, quali elementi protagonisti e non semplicemente destinatari passivi dell'evento musicale, idee discograficamente messe a punto da Eliane Radigue in ?=a=b=a+b, un singolo del 1969 i cui lati potevano essere ascoltati anche in sovrapposizione, con asincronie e velocità variabili. Le tre tracce che suddividono i due CD di "Ora" sono da intendere in questo senso e non come altrettante composizioni. Un tutto unico che l'ascoltatore-protagonista, sempre che abbia a disposizione due impianti o un mixer, può divertirsi a montare come meglio preferisce in un numero di combinazioni quasi inesauribile. Ma l'importanza - e la bellezza - di "Ora" non sta in questi ragguagli tecnici bensì nella sua indagine interiore, cioè la memoria, nel suo regalare emozioni, cioè il presente, e nel suo lasciare spazio all'immaginazione proiettandosi nel futuro, verso quella pace e quel distacco dal mondo materiale a cui tutti inconsciamente aneliamo. Verso la fine del tempo.
Contatti e info: http://www.silenzio-distribuzione.it
di adriano zanni
Spesso i creatori di musica elettronica tendono ad estraniarsi dalla
quotidianita' , e raramente affrontano direttamente tematiche politiche
e sociali.
In netta contro tendenza vanno a collocarsi e ad agire i plastic violence
che attraverso la loro death paradise autoproductions e con un orgoglioso
NO GLITCH come sLOGOan assestano i loro attacchi al sistema e all'ordine
costitutito.
Su scarne e ridotte all'osso tessiture sparano i loro messaggi tutt'altro
che subliminali .
Brightess si apre con "insurrectional" brano costitutito da una lunga
sequenza pseudoritmica ripetuta all'infinito con pochissime variazioni
e sulla quale sono inserite le voci dei gerarchi italiani tratte dall'orgia
mediatica pre e post g8 (quello tristemente famoso di genova)
La scelta del duo plastic violence pare essere indirizzata verso la
sostanza piu' che verso la forma estetica , largo uso di sequencers e ritmiche
ultra essenziali .Fisicita' piu' che atmosfera , un mix di analogico e
digitale con echi di martinreviana memoria .
Voci ultra filtrate ci introducono al caotico mantra di "illegal alien",
un diffuso rumore (bianco) di fondo ci accompagna in "bonded labor",crepitii
in sequenza dilatata costituiscono l'ossatura di "helicopters in my head".
La seguente "argentina" ci si presenta come l'episodio piu' "solare" dell'intero
lavoro andando a tratti quasi ad avvicinarsi alla forma canzone, ma e'
un fuoco di paglia e gli ultra minimali click"n"cuts di "thai girls" (la
mia preferita) ci riportano alla "cruda" realta' e ci introducono al finale
di questo brightness : la durissima "italian policy" e la deviante e conclusiva
ultima traccia "...more+more slowly, until to desappear".
Un lavoro apprezzabile e coinvolgente con qualche pecca e parecchi
pregi.
Ad un primo ascolto l'impressione che se ne ricava e forse quella di
una certa diffusa "monotonia" all'interno delle singole tracce ,sempre
piuttosto lunghe e che presentano poche variazioni, ma le note tratte da
"cultura della miseria" di Alfredo M.Bonanno stampate sulla copertina
ci chiariscono parecchie cose e giustificano le scelte dei plastic violence.
"La degradazione ci lega a se',ci penetra imprimendo i suoi ritmi come un marchio sulla nostra vita./Ruderi che ci circondano si sollevano attivamente contro le nostre speranze, i sogni , i desideri./Li appiattiscono e li fanno vibrare al loro stesso ritmo,sempre piu' lentamente,fino a scomparire."
C'e' bisogno di death paradise e plastic violence, non si vive di soli algoritmi.
contattateli qui:
deathparadise@katamail.com
di Adriano Zanni
Non ho idea se sia' piu' costoso comprare un amplificatore e una chitarra
o un computer o meglio, so' quanto costa un computer, ma non so' quanto
possano costare un buon ampli e una chitarra. Cio' che e' certo e' che
con il computer sei libero di agire come ti pare e lo puoi fare senza dover
cedere ai ricatti dell'energumeno batterista di turno o alle velleita'
artistico compositive dei compagni di viaggio,puoi suonare rock'n'roll
a tutto volume come piu' ti piace.
I suoni che ti avrebbero fornito i componenti della band li puoi reperire
ovunque: dalla tua collezione di vinile, dalla tv o da qualche vecchio
b movie, insomma la' fuori esiste un intero mondo da campionare.
Plozzer ha scelto questa strada per suonare il suo rock'n'roll del
terzo millennio.Sul suo pc si e' installato alcuni simpatici programmini
ed ha cominciato a selezionare i campioni. Quando ne ha raccolti a sufficenza
ha dato alle stampe questo autentico gioiellino chiamato "Worstward".
Nel frullatore di Plozzer finiscono un mare di cose da far rabbrividire
i puristi del rock.Incastonati su basi scarne ed essenziali finiscono nomi
del calibro di Doors,Barret,Hendrix,gli Scarafaggi,King krimson, ma anche
sprazzi di telegiornali, la voce del grande Tomas Milian preso da chissa'
quale pellicola ( e chissa' poi quanta altra roba non sono riuscito a riconoscere).Tutto
cio' come dicevamo viene montato su basi che spaziano dalla house alla
techno da Cocorico' passando per una sorta di protoJungle , tanti beat
"Grassi" e con incursioni nel trip hop senza preoccuparsi minimamente di
nascondere l'origine degli illustri artisti di cui utilizza spudoratamente
le registrazioni.
Questo e' un bene poiche' il risultato e' un autentico e geniale dischetto
che non dovrebbe mancare a nessuna festa di addio al celibato o che suonato
su un "ghetto blaster" potrebbe sostituire la chitarra stimpellata di fronte
ad un falo' sulle spiagge riminesi della prossima estate.
Ci sono della pecche certo, ma in fondo non e' cosi che si comincia
a suonare il rock'n'roll?
Si comincia(va) con delle cover illustri suonate approssimativamente
nel garge di casa e poi .......
Sicuramente questo gioellino non vedra' mai la luce "ufficilamente"
a meno che non si trovi qualche folle major disposta a spendere un mare
di soldi per pagare i diritti d'autore a qualche centinaio di vecchie
glorie del rock.
Forse e' meglio cos'. Fra vent'anni potrebbe diventare oggeto di culto
fra i collezionisti di quegli arcaici oggetti che portavano il nome di
cd
L'obbiettivo dichiarato di Plozzer e' quello di "mettere insieme pezzettini
di musica propria e altrui per ricavarne conzoncine divertenti o d'atmosfera
, buone per tutte le occasioni."
MISSIONE COMPIUTA.
Di : Nicola Chiavari
Prodotto dall'etichetta indipendente bolzanina Harlock, Al riparo da
sguardi indiscreti è l'album d'esordio dei Punto.exe. Difficilmente
inquadrabile tra i generi musicali canonici, il lavoro di Simonluca Laitempergher
[musiche] e Petra Dotti [testi] si presenta come una fusione di percorsi
diversi: da una parte le ritmiche elettroniche figlie del sintetizzatore,
dall'altra lo stile cantato del rap, espressione della vita quotidiana.
Ne esce un album a metà tra sentimento e ragione, tra elettronica
e rap, tra precisione e improvvisazione, un'alternarsi continuo di senzioni
che si esprimono ora nella ritmica fredda e matematica figlia del terzo
millennio, ora in testi mai superficiali e scontati.
Per rendere ancora più difficilmente inquadrabile il lavoro,
intervengo sonorità, campioni e melodie che nulla avrebbero a che
fare con i due generi guida: così, per esempio, in Stati di Solitudine
compaiono [campioni di] archi, fiati e pianoforte che mescolano ancora
di più le carte in tavola.
Nel complesso un buon lavoro, che meriterebbe sicuramente più
spazio e visibilità. Ma si sa, in Italia, in particolare nella scena
elettronica, siamo molto esterofili, e se sotto a un cd non c'è
il marchio UK difficilmente gli attribuiamo il giusto valore. Molto carina
anche la grafica del cd.
di Etero Genio (no ©)
Mi sembra che non ci siano dubbi sul fatto che la musica elettronica
italiana sta attraversando un momento particolarmente felice. Anche rispetto
a quello che sembrava essere il gap da superare, la carenza di etichette,
si intravedono dei segnali positivi. Il caso della Quantize Records - gestita
da Pierpaolo Leo, Andrea Mangia, Daniele De Rossi e Francesco Brunotti
- mi pare esemplare sia per quanto riguarda la qualità che per quanto
riguarda i programmi. Se la prima è garantita dalla presenza di
nomi ormai noti ai frequentatori di questa webzine (ENT, Urkuma, Wang Inc…),
per i secondi c'è la promessa di far seguire a questo mp3 una nuova
compilation, che dovrebbe uscire a breve termine, distribuita su supporto
CD. Detto della bontà relativa alla maggior parte del materiale
proposto - oltre ai nomi già citati ci sono Cable Corp, roQ, Kidsok
Nuit, Pleo, Shin, Noxious Nub, VOV, Bjm e Mylicon/EN - voglio evitare di
scendere nel particolare dei singoli brani in quanto mi sembra più
utile abbozzare una critica, o meglio alcune osservazioni, nel tentativo
di stimolare un ulteriore crescita. La prima osservazione riguarda la mancanza
di omogeneità nel materiale proposto. Mi sembra che tale omogeneità
sia indispensabile affinché un'etichetta - nel nostro caso la Quntize
- possa acquistare una propria identità specifica. Direi addirittura
che sarebbe utile una specie di marchio di fabbrica in grado di lasciar
emergere un mood tipico, così com'è successo per le migliori
etichette elettroniche europee sia in ambito sperimentale che in ambito
pop (Warp, Mego, Bip Hop, Fällt…). Tale obiettivo può essere
perseguibile anche attraverso il coinvolgimento di musicisti non italiani.
A questo punto la seconda osservazione giunge praticamente da sola: la
musica elettronica italiana non ha bisogno di rinchiudersi in se stessa
ma di aprirsi verso l'esterno e di cercare un pubblico e un'affermazione
pure al di là dei nostri confini. Tali obiettivi possono essere
perseguiti attraverso una politica tesa alla ricerca di comuni denominatori,
certamente non impossibili da trovare, in grado di accomunare artisti di
diversa provenienza geografica. Mi dispiacerebbe che queste osservazioni
venissero intese in termini negativi e non per quello che vogliono essere,
un contributo sincero e costruttivo volto ad aiutare l'affermazione di
musicisti che godono di tutta la mia stima e di un'etichetta che ha le
caratteristiche per diventare un punto di riferimento stabile e duraturo.
Ribadisco quindi l'assoluta bontà di "Quantize Vs. The Human Feel"
e ne consiglio l'ascolto a tutti coloro che seguono con interesse la musica
elettronica (e non solo quella italiana).
Scaricabile interamente e gratuitamente su :
http://www.quantize-records.com/
di Adriano Zanni
Uscita numero 7 del catalogo s'agita recording a nome Regivar.
Dietro l'enigmatico nome che pare avere origini ungheresi(?) si cela
in realta' la bolognese Raffaella Graziosi
Singolare la storia di queste registrazioni che sono state effettuate
nel 1999 e rimaste fino ad oggi in "forma privata"
Il solito acume di s'agita recordings ha fatto si' che il lavoro fosse
ripsescato dai polverosi scaffali sui quali raffaella lo aveva "dimenticato"
,e dopo un attento lavoro di remastering curato da Giuseppe Verticchio
(curatore di Oltre Il Suono) ,ha provveduto a renderlo disponibile al publico
.
Abbiamo gia' piu' volte discusso della difficolta di relazionarsi con
ipotetiche colonne sonore che vengono per forza di cose presentate senza
l'ausilio delle immagini alle quali dovrebbero essere associate.In questo
caso pero' il film non esiste nella realta' ed essendo appunto immaginario
ci lascia liberi da vincoli associativi nei confronti di questa o quella
pellicola.
Il film in questione sta' nella mente di regivar, ma anche nella vostra,
anzi i film ,visto che la impressioni che io ne ricavo sono quelle di un'autrice
che pare influenzata da molto e vario cinema.
Si colgono frammenti ed estratti audio alle volte associabili a ricordi
noti (la spezia di lynchiana memoria...), alle volta a ricordi inconsci.
Ma quello che piacevolmente stupisce e l'organicita' del lavoro e la
sua varieta'.Capace di passare da episodi piu' cupi e statici ad altri
piu eterei e visionari.
Audioimmagini in movimento e continua trasformazione(,piano)sequenze
dilatate e ipnotiche,scenari che si modificano con il trascorrere della
"visione".
Ciatzioni colte sia filmiche che sonore sapientemente distribuite nelle
3 traccie e nei 40 minuti di durata.
Un'approccio decisamente personale alla materia e decisamente
riuscito.
Buona Visione
http://www.sagitarecordings.vze.com
regivar@iperbole.bologna.it
di Adriano Zanni
Dalla sempre piu' intraprendente e sorprendente cdr label s'agita ci
giunge il secondo lavoro di Raffaella Graziosi aka Regivar.
Incastonati in un prezioso e raffinatissimo packaging troviamo
i 2 dischetti che contengono l'ultima fatica dell'artista bolognese.
Avevamo lasciato Regivar alla prese con la bella materializzazione
audio di visioni cinematografiche contenute nel suo precedente "Colonna
Sonora per un Film Immaginario" ,
la ritroviamo qui a tentare di riprendere il discorso interrotto.
Purtroppo pero' qualcosa si e' inceppato e non tutto gira alla perfezione.
Il lavoro e' molto lungo e suddiviso in 2 dischi dalle rispettive durate
di 63 e 34 minuti circa.
Regivar opta questa volta per sonorita' molto cupe andando a creare
a momenti eterei e sognanti sovrapposti ai quali pero' ci troviamo
a fare i conti con strani "effetti speciali" un po' troppo "dark
space " e con settaggi un po' troppo stantii .Spuntano qua' e la campionamenti,
interludi e fields recordings che riportano ad alta quota ,
riconferiscono magia al lavoro e donano benessere all'ascoltatore
,ma l'impressione di navigare in territori un po' troppo battuti da musicisti
elettronici di un paio di decadi fa' torna minacciosamente ad incombere
sulle plumbee atmosfere create dai synths di Raffaella. La scelta di non
suddividere il lavoro in singole tracce obbliga l'ascoltatore ad una concentrazione
assoluta ma rischia di penalizzare la fruizione totale dell'opera.
Opera che non si puo' certo considerare un fallimento, stiamo pur sempre
parlando di un buon disco, ma che ha il difetto di alternare momenti
di reale bellezza a fasi che non convincono del tutto.
Certi della sensibilità' di cui Regivar e' dotata
e alla quale ci ha in passato abituato, non abbiamo dubbi che in futuro
continuerà' a regalarci emozioni sotto forma di quei preziosi oggetti
che ostinatamente e caparbiamente i ragazzi di s'agita recordings
continuano a sfornare in barba ad ogni logica di mercato e verso i quali
nutriamo affetto e riconoscenza pressoché illimitata.
http://www.sagitarecordings.vze.com
di Vittorio Marozzi
Esce per la catanese Free Land e sotto la supervisione di Alessandro Vaccaro il primo lavoro dei marchigiani Mirco Uguccioni e Maurizio Ottavi, da tempo impicciati con la materia calda della musica di limite. La superficie informatica di questo primo full length del progetto Rolf + Fonky e coperta da scarne tessiture analogiche di matrice prevalentemente intelligent-techno, atmosfere e melodie astratte trascinate da fluide ritmiche rimbalzanti quasi sempre sui quarti e ad alto tasso ipnotico. Buona l’interazione tra i due, come dimostrano le diverse aperture (Geometry su tutte). Un esordio che lascia sperare in cose future anche più articolate e irregolari.
di Adriano Zanni
Bizzarra la scelta effettuata da SAIMON per la realizzazione della copertina
del suo cdr d'esordio: al posto di foto,grafica e info utilizza ritagli
di fumetti manga in bianco e nero.
Come dicevamo il lavoro e' caratterizzato dalla quasi totale assenza
di info correlate, track list compresa.Unica concessione fatta alla nostra
atavica necessita' di capire un po' di piu' riguardo cio' che andiamo ad
ascoltare,e un foglietto scritto a mano che recita:
"cd realizzato con software per pc. Genere:Ambient
Label di riferimento: Warp,Tigerbeat6,Milleplateaux."
In effetti alle volte la sintesi spiega piu' di mille inutili parole,
Saimon ha gia' da solo inquadrato a me che ascolto e a voli che legggete
di cosa si tratta.
Le sei tracce incluse (come dicevamo senza titolo) sono pezzi
ambientali realizzati con cura e con discreta attiudine produttiva.
Mancano forse di quel tocco di orignialita' e di quel qualcosa di personale
che ci si attende speranzosi da un'opera prima.
Ma caratteristica fondamentali delle opere prime e' anche, e
sopratutto, quella di tracciare le coordinate, le idee le direzioni da
prendere per sviluppi futuri.
Le sei tracce si ascoltano tutto sommato volentieri e questo
e' gia' un'ottima base di partenza.
Avanti tutta SAIMON
info:
lacrisi@tiscalinet.it
di Etero Genio (no ©)
Raffaele Serra è un 'monumento' della musica elettronica italiana
davanti al quale è bene inchinarsi con reverenza ma, nonostante
ciò, ho difficoltà a parlarne perché le sue radici
affondano negli anni Settanta, un periodo storico, nell'evoluzione di tale
musica, che non mi ha mai affascinato. Vabbè… un confronto con quel
passato era, prima o poi, inevitabile, quindi getto la spugna e cercherò,
nonostante la mia 'inadeguatezza', di affrontarlo cercando di essere il
più obiettivo possibile. L'obiettività impone, innanzi tutto,
di dire che questi sono due ottimi dischi. Ne parlo al plurale perché
mi sembrano evidenti, pur nella loro diversità, tanti punti di contatto
negli elementi che ne forgiano l'essenza reale, quella di breviari di elettronica
e ripetitività che travalicano la semplice raccolta di brani a beneficio
di opere da comprendere e considerare nel loro insieme. Proprio in tale
qualità, e complessità, riesco a recepirne anche istintivamente
l'eccellente fattura laddove ho invece difficoltà a collegarmi con
alcuni dei singoli episodi. Ciò vale soprattutto per quanto riguarda
"Europe Endless", il cui titolo è una manifesta citazione dei Kraftwerk,
che è opera di grana più fine e che mostra anche una maggiore
attenzione verso moods definibili 'massificati'. I 13 brani del CD, che
è dedicato a Fassbinder, sono 'ritratti' di altrettante città
europee - in realtà, dato che Berlino compare due volte, le città
tratteggiate sono 12; a meno che non si debba intendere tale duplicità
in relazione alla lunga dicotomia est-ovest, che un decennio di armonizzazione
non è certo bastato a sanare completamente, vissuta per quasi mezzo
secolo dalla capitale tedesca.
Le diverse realtà urbane vengono stilizzate con mood differenti,
la qual cosa rivela un'attenzione particolare riservata all'autonomia dei
singoli brani laddove il progetto firmato da Serra come Talharion gioca
di più sull'impatto dell'insieme. "Europe Endless" si distingue
anche per una maggiore attenzione riservata alla melodia (sarà questo
il motivo per cui mi piace di meno) con momenti in cui l'incastro dei suoni,
utilizzati con gusto pittorico, raggiunge apici di assoluta fluidità.
Quali esempi calzanti citerei soprattutto Köln e Amsterdam. Serra
riesce ad ammaliare anche quando si cala, a suo modo, nella tradizione:
così nelle atmosfere bohémien tradotte dalla fisarmonica
di Paris - ah! Che amore L'accordéoniste della Piaf - come in quegli
speziati portali aperti verso l'oriente che sono Praha e Zagreb. Ascoltare
simili cose in questo momento, mentre i venti di una nuova guerra soffiano
sempre più violenti, riesce a commuovermi fin quasi al pianto. Trovo
invece davvero ostici i ritmi ostentati e lineari di Barcelona e Berlin
(Metallic Universe) cosiccome il jazz elettrico al quale Düsseldorf
mi fa pensare (mi sto riferendo al jazz elettrico degli anni '70, un genere
che non mi ha mai completamente convinto). Non me ne voglia il buon Serra,
in fondo è solo questione di gusti. Quella che in "Europe Endless"
è un uniformità progettuale, se preferiamo un viaggio a tappe,
in "Footsteps On Dead Leaves" si presenta quale oscura indagine su un unico
luogo (o su un'unica idea). Si tratta di una suite in sei parti il cui
potere avvolgente cresce fino a raggiungere vertici di inguaribile malessere
nella IVª, Vª e VIª sezione dove fanno buon gioco ritmi
- e voci - catacombali (o ipnotici). Spero che la definizione dark-ambient
non sia obsoleta per definire queste meditabonde escursioni nell'oblio.
Altrimenti fate vobis.
di Adriano Zanni
Padova pare dimostrarsi posto ricettivo ai richiami offerti
dalle nuove tecnologie digitali e sopratutto alle possibilita' che le stesse
offrono in ambito di sperimentazione sonora.
Dalla stessa citta' che ha proposto alla nostra attenzione
artisti del calibro di Alessandro"Mugen"Canova, e.g.ø' e Talk Show
Host, giunge Claudio Sichel con la sua proposta.
Il nostro si divincola egregiamente fra la composizione sonora e le
arti visive,il suo approccio artistico appare decisamente complesso e lo
porta ad affermare quanto segue:
Gran parte della produzione artistica d'oggi rende bene l'immagine del
nostro tempo tuttavia la sua potenza espressiva risiede solo nell' attualità
dei soggetti/ oggetti/ concetti che rappresenta e non nel modo in cui questi
vengono rappresentati .
Io penso ad un'arte capace di intuire le forme del mondo di domani.
La sua forza è proporzionale alla propria capacità di analisi
formale ed estetica .
L'arte che punta sullo studio della forma apporta un contributo effettivo
.
Tutto il resto avanza solo in apparenza , in realtà non fa che
ruotare su se stesso .
Non sono interessato a tradurre idee o concetti in opere d'arte
Io voglio partire dalla realtà che mi circonda per creare nuove
forme , strutture , meccanismi .
A dimostrazione di cio' sottopone al nostro ascolto "Il Giardino di
Eden" .
Il lavoro si materializza sotto forma di un cdr autoprodotto contenente
una unica traccia di 11 minuti circa.
Come orgogliosamente riportato sulla confezione ,la serie consecutiva
di 3 d (DDD) mette subito le cose in chiaro per quanto riguarda la
straordinaria qualita' d'incisione di questo lavoro
Qualita' che si matiene elevata anche dal punto di vista dei contenuti
artistici che lo stesso contiene.
La somma di sonorita' elettroniche minimali ,suoni concreti,l'utilizzo
di fonti audio "classiche" (flauti oboe?....) , un funzionale utilizzo
di vocalizzi lirici femminili contrapposti a drones taglienti, intermezzi
pseudo percussivi e atmosfere rarefatte movimentano l'andamento (solo
apparentemente) statico del lavoro.
Risultano evidenti le influenze (peraltro non nascoste) di pietre miliari
come Cage e Nono, differenziandosi pero' da questi nella forma sostanziale
e soprattutto nella fruibilta' dell'opera che non sempre i
maestri citati hanno saputo o voluto concedere.
La brevita' del lavoro ci inpone una certa dose di pacatezza nel giudizio,
ma le premesse sono certamnete molto "concrete".
visitate il sito di Claudio Sichel
http://digilander.libero.it/laborintus/
di Adriano Zanni
Luca Sigurta' ha iniziato ad interessarsi all'elettronica sperimentale
agli inizi degli anni 90 trafficando con "strani aggeggi" e registrando
i risultati ottenuti sulle glorise k7. Il tempo e' passato i microprocessori
si sono rimpiccioliti i prezzi delle tecnologie digitali sono crollati
e hanno fatto si' che luca abbia trovato nel computer un nuovo e prezioso
alleato che gli ha permesso di far girare al meglio i suoi "strani aggeggi"
e di sviluppare le proprie idee. Dopo un paio di cdr autoprodotti
nel biennio 99-00 , l'anno scorso da' alla luce questo "la sindrome di
stoccolma" che abbiamo fra le mani.
Luca sceglia la via del minimalismo piu' estremo per dare forma ai
suoi sogni (incubi?) e lo fa senza compromessi .Le 5 tracce (25 min circa)
che lo compongono sono pregne di suoni creati chissa' come e ripocessati
al pc, di glitches nati da cd graffiati ricampionati mandati
ossesivamente in loop e che rimbalzano da un canale all'altro , di piccoli
frammenti melodici decontestualizzati e suonati al contrario. Una voce
"lontana" e carica di echo tenta faticosamente di emergere preforando le
pareti che la imprigionano,un pianoforte (suonato da Tommaso Clerico) che
di tanto in tanto invece ad emergere ci riesce e quando lo fa rende ancora
piu' drammatico il tutto.
Sicuramente un lavoro difficile ma ricco di fascino e che come ci consiglia
l'autore da' il meglio di se' ascoltato in cuffia.
La sindrome di stoccolma e' quello strano fenomeno che tende a
far si che il rapito familiarizzi con il rapitore e che con il trascorrere
del tempo di prigionia arrivi addirittura ad affezionarsi a lui .
Chi scrive e stato tenuto prigioniero di questo dischetto e coimcia
ad invaghirsene al punto tale da attendre con ansia il materializzarsi
dei nouvi incubi (sogni?) del suo creatore.
di Adriano Zanni
Che le cose in questo apatico paese si stiano muovendo e' fortunantamente
un dato di fatto.I materiali giungono in redazione con sempre maggior frequenza
e varieta' di proposte.
Quello che ho appena ricevuto e' pero' uno di quei pacchetti che speravo
di ricevere da tempo, lo apro e senza preoccuparmi troppo di cosa mi sia
capitato fra le mani lo inserisco nel lettore cd del mio impianto hi fi.
Nessun risultato se non la scritta error che appare sul display. Penso
sia allora il caso di leggere le note informative allegate. Scopro presto
che in realta' si tratta di un video cd leggibile con un qualunque pc o
eventualmente tramite un lettore dvd.
Ancora piu' incuriosito lo estraggo dallo stereo e lo inserisco nel
mio pc. All'avvio partono immagini e suoni e comincio a godermi questo
lavoro.
Si intitola "terrre" ed e' di fatto un cortometraggio realizzato a
4 mani dal videomaker manuele cecconello e dallo sperimentatore audio luca
sigurta' (gia' noto qui a spectrum).
Il lavoro e' un riuscitissimo esempio di come si possa cercare di far
interagire il suono con le immagini o se preferite viceversa.
Le immagini che ci scorrono davanti sono state girate da manuele cecconello
in super 8 , elaborate con tecniche digitali e svrapposte al soundscape
creato da luca sigurta'.
O forse e' avvenuto l'esatto contrario? Poco importa , tant'e che la
simbiosi cercata dai due e perfettamente riuscita e l'interazione fra le
due fasi audiovisive e pressoche' totale
Si parte da una foglia trasportata dallo scorrere di un ruscello e
quindi immersa nell'elemento acqua per poi passare al suo esatto contrario
cioe' il fuoco filmato in modo poco convenzionale e mescolato a immagini
di difficile interpretazione ma di sicuro fascino,nella seconda parte del
video infine vengono inseriti particolari anatomici di corpi nudi virati
in viola/fucsia di notevole impatto visivo e suggestione.Il tutto e' sonorizzato
in maniera perfetta dallle minimali sequenze microtonali create da luca
sigurta' .
Una breve ma intesa esperienza che speriamo abbia presto un seguito
con una durata maggiore.
Ottimo prodotto realizzato da menti aperte e ricettive, ottima cura
dei dettagli della grafica di copertina.
Stupenda l'idea di inserire al'interno di ogni confezione un un frammento
di pellicola che ne certifica la creazione in serie numerata di 100 esemplari
e che mi rende orgoglioso di possederne una.
Da notare che il discetto oltre al cortometraggio contiene anche due
tracce audio in formato wav create da luca sigurta'.Si tratta del pezzo
terra nella versione originale utilizzata per il video e di una versione
remixata dallo stesso autore che a mio avviso e' anche meglio della prima.
Un piccolo e prezioso gioiello da custodire con cura.
Mi sa che mi dovro' comprare un DVD.
di Emanuele Rodolà
Mi ha fatto un enorme piacere questo Snowboy, davvero. Non siamo ignorati
fuori dalla nostra 'scena' (se mai ne esiste alcuna), nossignore, l'universo
synth-microsinusoidale è una realtà che esiste all'interno
di un ben vasto fenomeno elettronico, e Gian Carlo Petracco ne rappresenta
il lato più metal e rockeggiante.
Il cd che ho tra le mani è un compendio di tracce composte tra
il 1999 e il 2001, rimaneggiate all'uopo in un Greatest Product che è
di certo una sorpresa per i profani quanto per gli 'addetti ai lavori'.
Inizia (pre)potentemente con Powarsound, che tra Hanzel Und Gretyl,
Android Lust e 24-7 Spyz spazia in una miriade di citazioni sino a sfiorare
l'electrobody di Front 242; di impatto, la qualità è buona,
non eccezionale, il cantato è forse non troppo soluto, e si ha l'impressione
con la seguente Generation 2001 di avere a che fare sempre con gli stessi
movimenti: nulla di più erroneo. Richiami ai Front Line Assembly
di Hard Wired e crossover alla Cypress Hill di Skulls & Bones, solo
più acido (Dark Game), punk (You can do it, bello l'assolo di chitarra),
flanger, synth, devastante black metal alla Coal Chamber (Alienvasion).
C'è anche qualcosa di più acustico (B-side an angel), ma
al contempo tremendamente elettrico, ritorna un'industrial (Any anybody
in any way, a dir la verità non troppo riuscita) con decenti parti
sintetiche ma troppo mutevole, e poi si assesta e si alterna e si riassesta
di nuovo, e tra sgommate di metal riecheggia in d'n'b (Corrupt soul), bestiale
Coal Chamber di nuovo (AlieNation), e un crossover più divertito
(Sex sex sex the n° of). In un certo senso 'piacevole' lo Snowboy di
MutAttention, un bel pezzo davvero, scariche di mitra che diventano mitragliate
di percussioni con tanto di urla di dolore (e registrazioni di spari e
sirene), decisamente il pezzo più riuscito. Non troppo convincenti
Deep Crazy e Disagree, che però riescono a proporre un motivo che
fa presa e qualche buono spunto alternativo, per concludere con una sorpresina
funky/metal sintetica (ABACAB Mila), quasi EBM (Funker Vogt), tutta nuova.
Un pò pesantuccio il sabato mattina, ci sarebbe certamente qualcosa
da ritoccare a livello di mastering e a livello compositivo, ma non è
certo la varietà che manca; forse è una mia impressione il
fatto che col metal si tenda sempre a creare la stessa roba. Noi speriamo
a nuove incursioni di questo genere, perchè è un qualcosa
che lascia sperare davvero; e io, dopo 2 ore di nevicata (perchè
me lo sono sbevazzato due volte), me ne torno al mio j-pop. Aaah.
Petracco Gian Carlo - snob@libero.it
http://digilander.libero.it/boysnow
di Emanuele Rodola'
Non mi aspettavo davvero di trovare una cosa del genere tra le cose
da ascoltare, e non nascondo di essermi trovato di
fronte a una piacevole sorpresa : i Society Upside Down mi hanno stupito
sin dal primo ascolto.
Il progetto di Sergio Liguori e Fabio Farinaro si propone come "tentativo
di unire all'elettronica sperimentale una matrice
rock", come del resto testimoniato da 'Rock is my feel', il primo dei
tre pezzi, che stupisce subito per la qualità di masterizzazione,
quasi da studio oserei dire.
Gli autori si destreggiano tra sintetizzazioni vocodiche e strumentazioni
più tradizionali come il piano di inizio brano (forse un pò
troppo 'pulito', ma ben piazzato) e linee di basso quasi funky
su tribalismi technoidi, mantenendo un'impostazione vocale che rimanda
ai Beatles di Sgt.Pepper, e adottando
soluzioni sentite nel Cliff Martinez più malinconico (la voce
cut&loop). Un pezzo che si fa cantare e che non fa storcere il naso
anche con un testo un pò scontato. Segue 'Code switching', veramente
notevole nella sua orecchiabilità e
sapientemente fedele alle invasioni emozionali di cui parla nel testo
(in inglese per motivi musicali, a detta di
loro, per motivi di comunicazionabilità ed esterofilia). Forse
una nota negativa sono le percussioni e il basso,
che, seppur ben scritti, suonano sempre uguali nei tre pezzi (il basso
in particolare è un pò privo di personalità).
'Smoking under the sun', più gridato degli altri, ci riporta
davvero negli anni sessanta per poi procedere con dei synth
attraverso linee di breakbeat e hihat a tempo, siamo quasi sulla pista
da ballo.
I brani sono quasi tutti ritornelli, impossibile non fare attenzione
a ciò che accade a livello sonoro, ma forse sarebbe
stato meglio mantenersi più calmi, soprattutto in visione di
un prodotto full-lenght.
Si prevedono molti ulteriori ascolti di questo mini-album da parte
del sottoscritto, in attesa di una conferma che spero
non tardi ad arrivare.
contatti: apolidea@yahoo.it o sirguy3000@yahoo.it
La nascita di IXEM e la terza edizione di Superfici Sonore, eventi di
cui avrete sicuramente letto anche in questa web-zine, hanno portato alla
luce un sottobosco elettro-elettronico italiano ancor più vispo
e attivo di quello che le parole scritte nei giornali, i dischi che girano,
gli mp3 e i rari concerti lasciavano presupporre; ciò anche se la
partecipazione alle due iniziative è stata parziale e non ha coinvolto
quel sottobosco nella sua globalità. Uno dei nomi più interessanti,
fra i tanti emersi in questo pullulare di talenti in erba, è quello
di Ciro Fioratti, un musicista difficile da inquadrare e classificare a
causa di un'attitudine che lo porta a scorrere fra vari mood espressivi.
Soleil Noir, il progetto più importante al quale partecipa, è,
in definitiva, anche il meno personale, e non solo perché condiviso
con un'altra persona; è il più importante perché rappresenta
il suo ingresso nel mondo della musica, in modo convinto e costante, ed
è il meno personale perché, come sempre accade in simili
casi, le influenze sono molteplici e massicce, a partire dagli Scorn, dice
lui, per arrivare agli Skinny Puppy, dico io (e anche a Techno Animal,
Ice, Slotek e quant'altro di buono girava intorno alle vecchie compilation
"Electric Ladyland" della Mille Plateaux). Questo non vuol dire che il
materiale targato Soleil Noir è scadente, tutt'altro e, se volete
fare luce sulla personalità di Fioratti, dovete inevitabilmente
iniziare da lì. In "300702", oltretutto, ci sono dei remix fatti
dalle due principali anime soliste di Fioratti e da m., l'altra metà
dei Soleil Noir; quindi si tratta di un CD che può già dare
indicazioni concrete sulla famiglia "sn" nel suo insieme. I progetti solisti
di Fioratti - ferma restando quella patina dark che si è attaccata,
indelebile, alla sua pelle - si differenziano e si distanziano fra se,
attraversando trattamenti techno, dub o semplicemente lavorando intorno
alla costruzione di strutture improvvisate. Prendi Merkur, sigla con la
quale è all'esordio, e ci trovi particelle techno che paiono limatura
sfuggita a ingranaggi di oscuri macchinari industriali. Anche quando, con
la sigla rcf, si dedica all'indagine improvvisativa, o a strutture in cui
c'è comunque una forte componente casuale, lo fa con quell'impegno
e quella partecipazione rinvenibili in tutte le sue iniziative. "Plateaux"
è il terzo disco che viene prodotto con tale sigla e mantiene fede
alle promesse fatte, con gli spippolamenti di Fioratti che lambiscono spazi
diversi; si tratta di un lavoro dedicato alla memoria, e anche a Gilles
Deleuze e Félix Guattari, creato miracolosamente utilizzando registrazioni
effettuate in tempi diversi, dal 1995 al 2002, con fonti sonore e tecniche
utilizzate piuttosto differenziate l'una dall'altra. Tutta questa tensione
centrifuga viene costretta da Fioratti in un discorso incredibilmente unitario
e sistematico, questo è il miracolo, ammesso che di miracoli abbiate
bisogno. Comunque, anche se avete bisogno solo di buona musica, questi
tre dischetti sono altamente raccomandati. E, a questo punto, speriamo
che Ciro porti a termine la collaborazione con Andrea Belfi; visto quanto
i due hanno saputo produrre a Firenze, nel contesto di Superfici Sonore,
c'è da aspettarsi davvero delle grandi cose. Termino, fuori tema,
parlando proprio di Belfi, per ricordare, a chi ancora non ce l'avesse,
il suo splendido disco "Ned N°2", autentica pietra miliare dell'elettro-elettronica
italiana che adesso potete facilmente trovare in distribuzione presso S'agita,
Silenzio e Fringes… mi sembra che anche per i più pigri non ci siano
più scuse plausibili. Bye bye e alla prossima. rcf_@hotmail.com
- http://soleilnoir.interfree.it/
Etero Genio (no ©)
di Romano Rigamonti
La ricerca di equilibri tra una fruibilità pop ed i sound elettrici
ed elettronici è la coordinata guida del primo album dei Soundabout,
Polvo.
Quattro giovani fiorentini con la passione per la musica rappresentano
l’anima dei Soundabout, un gruppo che si è formato nel 1999 dall’unione
di due formazioni precedenti, una dedita all’hiphop e l’altra all’electro
bossa; i loro mezzi espressivi possono contare sulla chitarra di Jeppe
Catalano, le tastiere e le drum machine di Gionni Dall’Orto e Francesco
Cipriani e sulla voce di Angelo Teardo.
Dopo un’esperienza maturata specialmente durante le serate nei club
a suonare dal vivo, i Soundabout, con i dieci brani di Polvo, riassumono
e danno ordine alle loro coordinate stilistiche, mostrando l’evidente desiderio
di adagiare il loro sound su tutte le influenze e le tendenze dell’oggi,
facendo attenzione a non incorrere in incomprensibili cerebralismi.
Libertà di pensare alla musica come ad un insieme unico al cui
interno generi e stili si mischiano di continuo è la prima sensazione
che si prova di fronte alle dieci canzoni di questo album, dove solo il
desiderio di fare musica dei Soundabout può fare l’ordine necessario,
tracciando un’originale linea artistica.
Il groove che guida i Soundabout appare evidente nella ricerca di equilibri
tra le atmosfere scure, i ritmi electro e breakbeat, il suono analogico
della chitarra classica, o elettrica e la voce di Angelo, che si staglia
sugli sfondi musicali pronta a rivendicare un’essenza pop del sound elettronico,
che ricorda a volte l’electro pop degli anni ottanta, come lo testimoniano
i brani Onde, Nuvola e Anni 80 per Sempre.
I Soundabout iniziano il loro cammino dalla polvere, Polvo per l’appunto,
un pulviscolo elettronico molto persistente che desideriamo rincontrare
presto.
di Gianluca Niccolini
I St.Ride sono un trio genovese. La copertina, elaborata dai Maisie,
mi piace, e forse ancora di più dopo l’ascolto del cd. La grafica,
invece, è da enciclopedia informatica.
A questo punto viene voglia di dire (con voce stridula e bambinesca):
‘Voglio tutta l’elettronica di questo libro e la voglio facilmente!’. Elettronica
facile quella dei St.Ride? Non proprio. Accessibile per chi è disposto
a sfogliarli, a scorrerli e soffermarsi ogni tanto sui macchinoni oggi
inutili (non per noi ovviamente). Computer grandi come stanze. Come interi
appartamenti. L’elettronica non è funzionale, é affascinante!
Via allora a girare le manopole (di cosa poi?… immagino vari armamentari
synth, mixer e scatolette varie) a estrarre glitches e rumori dallo stereo
di casa e a trattare la voce (altre scatolette… nastri?).
“Antares” e “Mystipic” potrebbero indurre a pensare che ci troviamo
di fronte ad adepti ‘microwaves italiani’, ma non è così:
campionamenti ritmico\melodici, un frammento degli Area che affiora e affonda
in “Area X “ (e dove altrimenti?) fra ritmiche inscatolate\filtrate e synth
che fanno da tappeto e attraversano rapidamente il campo uditivo (pannano?
termine troppo da gelateria?). In “Alienite” un lungo fill di batteria
manipolato con il fido campionatore(?), un loop di piano e scratch‘n’noises
ci restituiscono una bella atmosfera da disco Blue Note con i graffi (anche
profondi) al punto giusto. E roviniamoli ‘sti microsolchi allora!
Suoni da carillon centrifugato ci catturano in “Black C”: entra una
tastiera, ritmica elettronica disintonata e ambientazione sicuramente sottomarina.
Ma il pezzo migliore, a mio giudizio, è “Squeak the mouse” (titolo
citazione del divertente fumetto comico\porno\gore di Mattioli immaginiamo…):
batteria saltellante\metronomica, un campione di violoncello (?) agganciato
con sputo e punto di start, voci radio, un accompagnamento di sonar, contrappunto
di scratch rumoristico. Bello e sghembo, ci si accende anche una sigaretta
a un certo punto. Una bella sonorizzazione per il fumetto sopra-citato.
Bella bella.
Non posso che consigliare l’album per sedute porno\pranoterapeutiche
e come sottofondo per esercizi di stretching. Io già lo uso.
Fatevi risentire St. Ride.
di Vittorio Marozzi:
Il problema della scena elettronica italiana è l’avere gran parte dell’immaginario intrappolato nei cliché sonori della Warp, quelli degli anni novanta per la precisione. Ciò risulta maggiormente evidente se ci si addentra nella situazione capitolina. Gli S. talker inc. non fanno eccezione, pur lasciando intravedere spiragli potenzialmente in grado di dirigerli fuori da questo circolo vizioso. Il primo mini cd di questo trio tenta di rifletterne la musica in una fotoesposizione di 24 minuti per 5 tracce di atmosferizzazioni sognanti, clicks e ritmi metronomicamente elastici. Difficile prendere un punto di riferimento preciso, l’album si alterna tra electro breaks ad incastro, accelerazioni jungle e dinamiche idm. Un suono meno definito e una maggiore attenzione verso i clicks non guasterebbe, piuttosto che sciorinare inutilmente alcuni suoni di drum oramai da modernariato. Buono comunque l’effetto creato dal galleggiamento orbitale dei patterns su di un’atmosfera oniricamente oscillante. Una produzione comunque di livello nel panorama elettronico italiano che meriterebbe il supporto di un’etichetta e di una distribuzione adeguata.
di Adriano Zanni
Ottime notizie dalla movimentata scena capitolina.Confezionato in una
curatissima veste grafica ci giunge questo "subminimal" ad opera di S:talker
inc.
Dietro la sigla la prima sorpresa, non si tratta infatti del "solito"
solitario cavaliere armato di laptop ma di un gruppo vero e proprio.
Landa. Franz e Yuri sono le menti che si celano dietro questa creatura
capace,con l'aiuto di un paio di ospiti, di dare alla luce la propria opera
prima(?).
5 tracce per 24 minuti di affascinati cavalcate ambientali caratterizzate
da una scelta dei suoni claustofobica e da un senso della produzione invidiabile.
I 3 riescono a mettere in sincronia quasi perfetta le proprie macchine,
ad incastrare con millimetrica precisione, pulitissimi drones fra ritmiche
digitali ottimamante programmate.
Con il senso della melodia sempre presente, danno vita alla loro idea
della forma canzone passando senza la minima esitazione da episodi piu'
rarefatti ad altri piu' ritmici.
L'bbligata via dell'autoproduzione costringe i nostri a rimanere confinati
in ambiti sotterranei che gli vanno certamente stretti
Sara' anche la solita demagogia, ma opere come queste meriterebbero
un po' piu' di attenzione da parte dei soliti..................vabbe e'
sempre la solita storia!!!!
La warp (tanto per indicarne una ) ha publicato di peggio, ma anche
molte etichette del bel paese........ chi vuole intendere.........
contattate S.talker inc
s_talker_inc@hotmail.com
di Luca Confusione
Cosa si può tirar fuori da un pc corredato di una scheda audio
economica, qualche software (Cool Edit, Fruity Loops) e voglia di suonare?
Tutto!
Solo che è sempre il solito discorso.
Bisogna che ci sia un qualcuno dietro gli strumenti. Altrimenti sono
solo cose. C'è voluto un qualcuno anche per farci ascoltare il silenzio,
quindi...
Due teste coadiuvate da pochi strumenti (vedi sopra), ci sono dietro
questo progetto Talk Show Host, con base in Roma, e mi sento di dire che
son teste pensanti.
Pensanti piacevoli pensieri (suoni) anche...
Figure ritmiche e melodie carezzevol-tristi di scuola IDM, incedere
Orbital, uno o due beat chimici, fields recordings metropolitani.
Piacevole. Niente di estremo o particolarmente nuovo; un lavoro ben
fatto capace di farsi riascoltare.
Unico neo, come dicevo, una certa sensazione di deja-vu... ma per le
soluzioni personali c'è tempo.
E poi il deja-vu non è così male... quel brivido lungo
la schiena, le immagini che ti scorrono avanti gli occhi. Non vi pare?
di Nicola Chiavari
The man from Japan, ovvero il lato groove/lounge di Fabio Nobili. Non c'è che dire, per essere la prima produzione di questo genere, è veramente un ottimo lavoro. Vario nel ritmo e nelle melodie, mai monotono o noioso come molti lavori di chi è un rookie. Sicuramente aiutato dalla lunga militanza su palchi e palchetti dell'underground milanese [con Axum e MHZ], Fabio Nobili non trascura la profondità del sound, arricchendolo con campioni di varia provenienza. Trombe [Vers le soir, Moogy nights], flauti [The man from Japan] piano [Argentina Dreaming, con campionamenti da Mi Buenos Aires querido] e basso [es.: quello di Paolo Baracetti, in Criterion] aggiungono quel quid in più che fanno di una buona ricetta, un piatto speciale. E' un vero peccato che questo progetto non trovi sbocchi più ampi, in un mercato dove molte produzioni non raggiungono neanche il livello minimo della decenza.
Per contatti: themanfromjapan@infinito.it
di Romano Rigamonti
Eclettismo stilistico ed ironia sono i due principali elementi del nuovo
album Undo degli italici Technogod.
Giunti a quello che loro definiscono come il “nostro terzo political
dance record”, i Technogod con questo Undo si incamminano lungo tutte le
strade stilistiche conosciute, al solo fine di trovare il proprio groove
fondamentale.
Undo è un calderone elettronico entro cui bolle irrequieto un
minestrone dai gusti variegati: dall’acido al funk, dal breakbeat alla
hardcore, alla techno fino al puro gusto del semplice voler stupire, con
accostamenti di testi e suoni quanto mai temerari.
Piacevole, anche se discontinuo, il sound di Undo si muove a scatti
stilistici nei sedici brani che lo compongono, tra cui compaiono anche
due cover, Spara Jurij dei CCCP e Rock and Roll all Nite dei Kiss, entrando
in sintonia specialmente con la parte fisica e materiale del nostro essere
e proponendo momenti in cui, pur mantenendosi gelidi, è assolutamente
impossibile non lasciarsi andare almeno ad un dondolio ritmico del cranio.
Questo album non è solo un pout pourri stilistico, ma è
anche un contenitore di testi ironici e dissacranti che colpiscono a trecentosessanta
gradi, urtando i centri di potere e di ideologia tanto nel vecchio continente
quanto nel nuovo, i brani Brankaleo, Junior Bush Killa e Heavy Rotation
ne sono un buon esempio.
Undo è il solido segnale della raggiunta maturità stilistica
di una bella creatura musicale tutta italiana, che risponde al nome di
Technogod.
di Etero Genio (no ©)
Una volta, in politica, si usava il concetto di cambiamento nella continuità ed è proprio questo motto che mi sembrava gli abruzzesi tu m' volessero rispolverare, arrivando quasi a farne una filosofia di vita. Da quando Chris Cutler decise che la sua ReR avrebbe distribuito"Phone Book", il loro primo CD-R autoprodotto, a questo LP uscito per una sussidiaria della Staalplaat sono trascorsi circa due anni, e nel frattempo vi sono stati altri due CD per la Cut e per la Grain Of Sand. In questo lasso di tempo quel loro mondo all'apparenza stabile ha subito microscopiche variazioni fino ad arrivare al primo lato di questo LP che dà uno scossone a quell'apparente immobilità di cui abbiamo detto. Parlandone loro utilizzano il termine 'pop', ma io lo vedo piuttosto come qualcosa che flirta con, e filtra, certe tendenze espresse dalla musica popolare. I cinque brani girano in buona parte intorno a uno stesso tema melodico, quello che cambia è il ritmo, la velocità, le sequenze, gli intervalli e la disposizione. Diciamo che si tratta un po' di un gioco di prestigio, una moltiplicazione dei pani e dei pesci dalla quale escono fuori pagnotte tutte diverse e pesci di varie specie. Nel primo brano, ad esempio, sembra di assistere a un'improbabile incontro fra Funkadelic, Thomas Brinkmann e Gastr Del Sol. Ma, in generale, è la versatilità ritmica ad essere stupefacente e ciò va a sancire l'identità dei vari brani: l'inizio del secondo ha una sincope tagliata, il quarto è simil-hip hop e il quinto sembra un afro-jazz davisiano. Si tratta di una sequenza strepitosa, a suo modo quasi ballabile, che conferma i due tu m' fra le menti più lucide della musica improvvisata contemporanea. I tre brani del secondo lato sono più lunghi, più dilatati, più minimali ed evocativi. Se non avessi fatto il discorsetto introduttivo mi verrebbe da dire che rappresentano il classico suono tu m'. In realtà questi tre brani sono la cosa più prossima ai Repeat di "Temporary Contemporary" che loro abbiano mai fatto e serviranno egregiamente a tranquillizzare quei fan che potrebbero rimanere sconvolti dall'ascolto del primo lato. "Domenica / Novembre" - lo chiamo così anche se in realtà questi due termini sono rispettivamente il titolo del lato A e del lato B - meriterebbe una diffusione ben maggiore di quella che il formato LP potrà garantirgli. Peccato.
http://www.tu-m.com/
di Adriano Zanni:
Paolo Veneziani e' un vulcano in eruzione,pare non riuscire a stare
fermo senza trovare nuove strade,direzioni inesplorate verso cui dirigersi
per il solo gusto di scoprire cosa potrebbe trovare percorrendole.Fa' musica
sviluppando piu' progetti ma anche grafica,immagini digitalizzate ad alta
risoluzione e chissa' cos'altro ancora.
Fra i progetti sonori che sta sviluppando troviamo questo " LAMBDA
SUITE".
Diciamo subito che non si tratta di un lavoro facile innanzitutto per
come si presenta.Dura 29.49 minuti (oppure 1788 secondi come ama dire lui)
tutti distribuiti su una sola traccia. Analizzando meglio il lavoro occorre
sottolineare come pero' il tutto sia (s)composto in almeno 4 movimenti(?)
che che costituiscono l'ossatura dell'intera opera. LAMBDA SUITE
puo' essere definto un lavoro Ambient e certamente evoca ricordi di ENOiana
memoria ma e' caratterizzato da un tocco decisamente personale. Non e'
certo facile descriverlo o recensirlo data la complessita' e il minimalismo
con cui e' stato concepito, pieno come' di atmosfere che vanno dal digitale
al classico, da suoni che riportano alla mente la drammaticita' della natura
e dei suoi elementi che sembrano, per alcuni momenti fornire una via di
fuga dal quotidiano pieno di alienante tecnologia.Frequenze pseudo ritmiche
e cupe intrusioni rumoristiche ogni tanto fanno capolino e ti riportano
a quello stesso quotidiano di cui dicevamo pocanzi, che poco ha a che fare
con le onde del mare, con i delfini che lo abitano, ma nel quale sembra
che Paolo non stia poi cosi' male. LAMBDA SUITE va preso per quello
che e' : una via di fuga, o piu' semplicemente un modo per staccare, decomprimersi
,tuffarsi in atmosfere dilatate e lente dove il concetto di tempo e spazio
appaiono alquanto relativi, senza per questo dover scadere in certa sciatta
new age o in chill out da ipermercato. Personalmente nell'affrontare questo
disco ho smesso quasi subito di pormi domande e ho abbandonato le spoglie
del recensore che cercava di anallizare la sua costruzione , i suoi pregi(parecchi)
e i suoi difetti(alcuni), lo ho lasciato scorrere naturalmente. Le sensazioni
che ne sono derivate sono state piacevoli e coinvolgenti,questo mi basta.
Da sottolineare come il lavoro sia scaricabile in versione mp3 nella sua intera durata, o se meglio preferite, prima di affrontare un impegnativo download, sono disponibili anche 2 singoli movimenti con i quali farvi un'idea del lavoro. cliccate qui <<<<<<<<<
Visitando il sito di Paolo Veneziani potrete scoprire gli altri suoi
progetti audio e visuali.
di Emanuele Rodolà
Ricordo ancora il mio primo incontro col neo-suono venezianiano; è
da allora che i miei ascolti elettrici sono sempre più andati a
configurarsi con la ricerca ardita di una idea inesatta che accostai al
joie-de-vivre impressionista. Perchè questo è l'impressionismo
in musica. Bianchissime notti oscurate da pennellate ligetiane a frequenza
purissima: un continuum sonoro-mentale e lunare; è così che
suonerebbe il sistema solare, se solo avesse un suono. Alcune citazioni
a Lambda Suite, per non parlare dei richiami noise di Alphabet, si mescolano
ora con trilli sirenici e gocce di metallo sul pavimento, per un ascolto
che non riesce mai ad annoiarsi e ad annoiare. Assolutamente imperdibile
il terzo movimento, un Nobukazu Takemura ambientoide e cibernoide, senza
interruzioni, senza salti, un ritorno controcorrente risospinto senza posa
nel passato, è qui che la nostra ricerca ha termine, tra i pad solari
e i gas ionizzati delle atmosfere, tra la gioia di un ritorno a casa e
la consapevolezza di aver lasciato qualcosa nello spazio. Torna il Paolo
Veneziani più viaggiante, caldo e invitante nel vero, e solo in
apparenza glaciale.
Mi permetto di sollevare obiezioni riguardo a una presunta 'noia compositiva'
che a detta di alcuni intride l'intero lavoro: non si creda a l'uomo dietro
la macchina o a tecnicismi di sorta, nè tantomeno al potere degli
allori (se capite cosa intendo). In Quadramusic, bisogna credere al suono.
http://eleventhplace.cjb.net
paoloveneziani@ogredung.org
Nimh : "Line of Fire"
2001 cdr autoprodotto
Di Adriano Zanni
Giuseppe Verticchio e' un'attivissimo ed instancabile personaggio. A
lui si deve la creazione e il mantenimento on line di quella realta'
/comunita' che prende il nome di "Oltre il Suono", attorno alla quale,
con il passare del tempo, si e' aggregata una nutrita ed agguerrita schiera
di musicisti,i prevalentemente provenienti dalla capitale e le cui gesta
sono state tempo fa documentate dalla bellissima raccolta che si intitolava
"Beyond the Sound "(della quale trovate la rece qui su spectrum).
Giuseppe e' un musicista , produce suoni in proprio sotto diverse ragioni
sociali , e' membro di progetti musicali paralleli, scrive recensioni,gestisce
un sito web, mantiene una lista di discussione, insomma e' uno di quei
personaggi ai quali occore dire grazie e che risultano essere uno dei sempre
piu' numerosi punti di riferimento per una scena in costante crescita.
Cio' di cui andiamo a parlare in questa sede (con vergognoso ritardo!!!)
e' della sua musica racchiusa in un paio di sue uscite discografiche.
Ad aprire la serie troviamo "Line of Fire" (a firma Nimh) , lavoro
elettronico contente 2 sole lunghe tracce che pero' mutano e si evolvono
continuamente trasportando l'ascoltatore da un lato all'altro del
suo universo sonoro. Un universo fatto di tese e cupe atmosfere create
con massiccio uso di synths analogici(?), incomprensibili voci russe, suoni
ambientali meccanici, mezzi in movimento .
LFO impazziti conferiscono a tratti pienezza e una pesante carica di
tensione ,poi smorzata da quasi silenzi e ripresa da suggestive scariche
di energia naturale.
Un riuscito alternarsi di sensazioni claustrofobiche e di forte impatto
emotivo ,con il grosso pregio di rendere i suoni creati dalle macchine
utilizzate per la creazione del disco, a volte piu' naturali di quelli
realmente catturati ed "imprigionati" in queste complesse partiture. L'unico
difetto che (forse un po' forzatamente) si puo' trovare e' la troppa
similitudine tra le due parti del disco .
Decisamente diverso appare invece "Distant Skylines" (a nome Giuseppe
Verticchio). Forzatamente lo si potrebbe definire un audio diario di viaggio.
E' infatti realizzato principalmente utilizzando sonorita' create da strumenti
etnici tailandesi in parte suonati dal nostro ed in parte catturati sul
posto da giuseppe durante un suo viaggio in quella parte del mondo.
Date le premesse mi sarei immaginato di trovarmi di fornte ad
un lavoro piu' solare del precendente, ed invece con lo scorrere delle
tracce (5) vengo subito piacevolmente smentito.
Il meticolso lavoro di riprocessamento delle fonti sorgenti e l'azzeccatissima
scelta di montaggio delle stesse riscono a conferire al tutto un'atmosfera
sinistra e malsana, quasi rituale.
L'apparentemente giocoso vociare di un mercatino mandato in loop inquieta
,i suoni creati da strumenti dall'impronunciabile nome e suonati in una
sorta di festa ,ci portano lontanissimo dai consueti itinerari turistici
e ad anni luce da club med vari e da visioni di spiagge incantate.Si
prosegue con eteree e ipnotiche linee melodiche spezzate da percussioni
varie ,loop vocali carichi di echo e si conclude con la bellissima voce
di una bambina che con la sua filastrocca finale sembra riportarci, alla
piu rassicurante(?) realta' quotidiana.
Per girare il mondo a volte non occorre prendere un'areo......
Di Luca Confusione
Elettronica generata unicamente con pc laptop (seguono caratteristiche
tecniche) e softwares, questo “cdr01” a nome Punck.
Dal nome si dovrebbe arguire che la tendenza è quella a un sano
DIY e approccio spontaneistico ai materiali e agli strumenti.
Quello che ci domandiamo è: si può essere spontanei utilizzando
un laptop?
Forse si, è la risposta.
Anzi (e qui ci andrebbe infilata una bella bestemmia) di sicuro si.
Sono anni che trattiamo con sta roba. I pc li troviamo anche negli
asili nido. Cosa dovrebbero avere di più complesso di una chitarra
o di una batteria. Sono semplicemente diversi.Diversi e simili.
Diversi nelle modalità di utilizzo ma simili (forse) nelle finalità,
nell’output(?).
Al di là degli instradamenti intenzionali, Punck ci propone
in questo cd le sue elaborazioni e i suoi suoni, più elaborazioni
ad opera di altri (Sawako, Lift2, Formatt) e su altrui materiali.
Ne risulta un panning discontinuo fra territori sperimentali destrutturati
nella migliore tradizione odierna che tende a degradare brutalmente le
fonti sonore e un territorio dove la leggibilità è maggiore
ma non totale; fischi, reverse playing e granular-de-tuning la fanno comunque
da padrone sia con una ritmica come base, sia con filo conduttore-background
una voce (bello l’iincipit del cd con la voce francofona neutra-descrittiva
di vita media da protagonista di “Men bites dogs” pacato).
Da segnalare il lift2 punck rmx e cdr01-03 per le nostre chiappe stanche,
sawako under psych punck treatment e cdr01-04 (ariette Residents(iane)
da queste parti) per le nostre meningi.
cdr01-05 chiude il il cd su tone-ring riverberati e ostinati plucked
finali.Sognante e interruptus.
Vedo una comune neo-hippy nel nostro futuro, dove in cubicoli abitativi
minimi diverse persone (rigorosamente biancovestite) dedicano la loro esistenza
allo sharing degli averi e voleri sostentandosi con le proprie urine e
pochi altri prodotti naturali frutto del facile e noioso vivere.
I have a dream?
Liberamente scaricabile dal sito di Punck.
di Etero Genio
Punck (Adriano Zanni) è uno dei più intelligenti e personali architetti sonori del panorama elettronico italiano. Abilissimo nel dosare e abbinare i colori, che restano sempre nitidi e mai affastellati, cosiccome nel dare alla sua musica un notevole senso del ritmo anche quando questo non è manifesto (come in 7 Min 24 Sec). La sua è una musica che sembra a volte rispondere a geometrie call & response. I pezzi forti del mini CD-R sono il brano già citato (il cui titolo sembra omaggiare, non so quanto volontariamente, Cage) e 090578 dove viene musicata - con suoni forieri di guerra - la drammatica telefonata che annunciava l’uccisione di Aldo Moro. Ed è proprio l’oppressivo clima pre-conflitto che stiamo respirando in questi mesi ad aver spinto Punck a registrare i tre brani reperibili solo in rete. In essi vengono musicati con suoni elettronici e field recordings alcuni versi di Brecht e Georgacas recitati dalla voce di Tino Buazzelli. Scarni ed essenziali come il messaggio che intendono trasmettere (7/8).
gli mp3 in questione sono reperibili qui:
http://www.punck.net/appunti.html
punck : "forge ep"
mp3 release - 8bitrecs 2002
di Luca Confusione
Uscita di hallowen per Punck su 8Bit Records (mi piace molto questo nome). Elettronica italiana ma con ben poco di mediterraneo. La festa delle streghe si fa sentire, fa freddo... temperature da superconduttori... e da in-umani (freccia nera chi se lo ricorda? elettricità dalla testa). Medie ed alte frequenze in buzzing, squeaking. Noise digitali che evolvono e vengono manipolati. Tone rings in loop. Voci dall'altro mondo (e potevano mancare), ma bisbigliate. Tre tracce di ottima minimal evolving electronic music, dove timbri interferenziali abbozzano ritmiche per insetti con gli occhi consumati di fronte a un monitor. Frequentate Punck e 8BitRecords, avrete di che festeggiare
potete ascoltare e scaricare "forge ep" qui:
http://www.8bitrecs.com/cgi/artinfo.cgi?artist=Punck
di Emanuele Rodolà
E' facile afferrare sin dai primi suoni di The Meat il concetto di libertà
mentale di Giulio Ascoli (la mente dietro al progetto): nessuna forma ben
definita, ma al contempo delineata in un preciso intento, cioè creare
immagini mentali nell'ascoltatore. Potrebbe suonare un progetto piuttosto
pretenzioso, in particolar modo se si considera il fatto che abbiamo a
che fare con reminescenze della Warp più percussionista e frenetica
e curiose ambientazioni dark alla Die Form inizio anni '80. Le sonorità
sono piuttosto crude ed essenziali, i breakbeat e le bassline non pretendono
nulla e forse proprio per questo motivo sono più facilmente apprezzabili.
Si odono taluni spunti noise e bassi sfibrati in 'Dialling' e 'Vocal Soup',
beats cangianti in frequenze alto-basse e quasi cibernetiche, vocalizzazioni
sintetiche quasi copiate & incollate su basi che si ripetono più
e più volte e che non sembrano evolvere mai. Gli spunti suggeriti
dall'autore sono molto validi e in ogni pezzo è presente qualche
piccola perla d'intuizione (bei breakbeat in 'Warm Pancake'), ma in 65min
di musica si ha sempre la stessa cadenza, e alla lunga stanca le orecchie.
Bei click in panning sempre in Warm Pancake; curiosa la sperimentazione
di 'Muffins Chorus', beats filtrati su campioni corali (Gangsta's Paradise?),
ma ancora una volta i pattern sono riproposti troppe volte; la scarica
ipnotica di laser sottomarini è ben fatta, ma posta sui breakbeat
iniziali non fa bene il suo lavoro. 'Digital Cake' presenta dei synth acidi
interessanti e belle linee ritmiche, un buon lavoro. A seguire si hanno
alcuni episodi interessanti e degni di nota, ma il campionario sonoro di
Giulio sembra sempre lo stesso e l'uso che ne fa non presenta aspetti singolari
da sottolineare. Molto belli i synth acidi in 'Hot Cheese', il noise di
'Lessfish', le sonorità quasi drum'n'bass di 'Hearless' (divertente
il suono UFO) e ottimo l'inizio di '20 seconds left', molto goth e molto
aggressivo, peccato per l'evolversi un pò scarno. A 3min e 25 secondi
tocchiamo l'apice dell'aggressività, un pezzo molto interessante
e degno di ulteriori ascolti ad alto volume.
L'intero prodotto è calato in una certa ambientazione synthpop
oscura (i Dark Illumination di 'I know now'), con richiami sintetici alla
Culture Kultur e iterazioni di sapore underground.
Qualcosa piuttosto variabile ma al contempo troppo omogenea e 'allungata':
buoni i suggerimenti ma troppo montati in catena; ma dipende da ciò
che si vuole proporre mentalmente.