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aal: " dear dead days"
cdr (s'agita recordings 006) -2002
di Adriano Zanni
Capitolo numero 6 del catalogo s'agita recordings a firma aal ,pseudo
dietro il quale si nasconde il toscano Davide Valecchi (gia' per altro
colui che inauguro' il catalogo della label romana), e che porta
il titolo di "Dear Dead Days". Si tratta di un lavoro dalla media durata
(23 min) suddiviso in 7 traccie . Se per quel primo capitolo ("13" s'agita001)
il nostro si muoveva in ambito di registrazioni ambientali e field recordings,
qui aal opta per soluzioni piu' marcatamente elettroniche . Il suo approccio
nei confronti della materia digitale appare pero' decisamente anomalo rispetto
ad i dettami attualmente in voga. E' si' vero infatti che si odono glitches
,codici impazziti e sequenze ripetute, ma utilizzati funzionalmente e non
invasivamente rispetto a quanto davide cerca di comunicarci,appaiono
cioe' come un completamento della composizione e non parte portante della
stessa. Pare quasi che aal sia restio a rendere publico il suo stato d'animo
e raggiunga cosi' una sorta di compromesso interiore regalandoci questi
7 liquidi frammenti della sua vita quotidiana. Musica strumentale,rarefatta
e rallentata fino quasi al limite in alcuni episodi,piu cupa ed
ossessiva in altri. Tutta pero' di notevole impatto e grande fascino. Ambient
oramai significa tutto e il contrario di tutto, e' un territorio sempre
piu' labile i cui confini si sono espansi a dismisura ed incontrollabilmente,
aal pero' pare trovarsi a proprio agio in queste immense e siderali
atmosfere spazio temporali e ci invita a compiere un breve viaggio in
compagnia sua e dei suoi "cari giorni morti".
Altamente consigliato.
contatti:
http://spazioweb.inwind.it/aal
s'agita recordings
di Etero Genio (no ©)
Questa rece vuol essere innanzi tutto un riconoscimento all’ottimo lavoro
fatto, attraverso la sua etichetta Afe Records, da Andrea Marutti. Musicista
egli stesso, suoi i progetti Amon, Never Known, Wolkspurz & Ramirez,
Spiral e Lips Vago, da qualche tempo gestisce quest'etichetta specializzata
in CD-R che vanta già un catalogo di tutto rispetto; è obbligatorio
parlarne e, dato che il catalogo della Afe è composto in buona parte
da nomi stranieri, questo spiega la contingente apertura di questo spazio
anche ad artisti che risiedono al di là dei patri confini. Inizio
con le critiche, in pratica una sola, da individuare in un'abbondante produzione
che alla distanza penalizza i più validi fra i singoli CD, una maggiore
selezione non sarebbe nociva né da un punto di vista dell'immagine
né per quanto riguarda la media del livello qualitativo. I pregi
sono invece molti, a iniziare dalle confezioni che spaccano il culo a numerose
produzioni maggiori. Spesso i CD sono racchiusi in digipack corredati da
splendide immagini, ma non mancano eccezioni di ulteriore raffinatezza
come il CD di Dronæment, per esempio, che è involtato con
una speciale carta giapponese legata con un pezzo di rafia. Per coloro
che, giustamente, non si accontentano di una bella confezione c'è
la musica che di solito raggiunge buoni livelli qualitativi e, a volte,
addirittura ottimi. "Yr" di Dronæment rappresenta proprio uno dei
casi di eccellenza. L'autore è Marcus Obst, un tedesco che fa anche
parte del duo Das Rhythmische Ornament e gestisce la piccola etichetta
Nauze [Muzick]. "Yr" è proprio il frutto di una collaborazione produttiva
fra la Afe e la Nauze, cooperazione che si allarga addirittura a una terza
etichetta, la milanese Blade Records. La musica è molto evocativa,
drones creati con un vecchio organo e un synth che solo in quattro dei
sette brani vengono rispettivamente addizioni con registrazioni di una
risacca marina, di una chitarra acustica, di un temporale e, infine, dallo
splendido violoncello di Markus Altmann. Il CD contiene anche una traccia
per computer dove, oltre a numerose informazioni sul disco e sull'autore,
vi sono delle immagini dai colori ovattati nelle quali è già
possibile immaginare e scoprire il contenuto delle tracce audio. Penso
non ci sia altro da aggiungere su una musica che solo l'ascolto, e le emozioni
che ne derivano, può aiutare a decifrare ulteriormente. Un acquisto
consigliatissimo.
Un buon livello contraddistingue anche "Pilgrimini" e "Frozen", quest'ultimo
è l'unico di questi tre CD-R che può essere considerato interamente
made in Italy. "Frozen" era già uscito due anni fa in versione autoprodotta
e la decisione della Afe di ristamparlo in questa nuova veste più
curata è, quanto meno, encomiabile. Si tratta di un unico brano,
quasi un'ora di durata, che propone una rappresentazione molto suggestiva
dei grandi deserti di ghiaccio. La figura solitaria che, nell'immagine
di copertina, si staglia sulle tonalità blu-turchine dello sfondo
sembra già un simbolo di solitudine, ma anche di immenso e incontrollabile.
In sintonia con ciò i drones creati da Nimh generano un effetto
di masse che crettano, che si staccano e che si sciolgono per poi liquefarsi.
Nimh ha pubblicato, quasi in contemporanea con "Frozen", anche un 3" CD-R
per l'etichetta francese Taâlem. In "Lanna Memories", questo il titolo,
vengono utilizzati soltanto strumenti tradizionali tailandesi e field recordings.
La messa a confronto fra i due dischi è utilissima per comprendere
l'abilità e la sensibilità dell'autore nel passare dall'utilizzo
di strumenti tradizionali, alla rielaborazione-montaggio di registrazioni
naturali e a forme di elettronica incontaminata. Ciò che piace in
Nimh, e che crea simpatia, è proprio questa sua attitudine che lo
porta a comprendere con la giusta sensibilità sia il grande sud
che il grande nord, sia una strada di Theran che un’isola artica; se questa
sensibilità fosse patrimonio comune probabilmente nel mondo ci sarebbero
meno guai. Dietro la sigla Nimh si nasconde Giuseppe Verticchio, lo stesso
tipo che, con una sensibilità altrettanto sincera, gestisce il sito
Oltre il suono (http://web.tiscali.it/oltreilsuono).
Dietro al paravento Peter Percept si cela invece il francese Andréas
Marchal che alcuni già conosceranno per lo splendido "Sensible EP"
pubblicato a nome Autistre sempre per la Afe. Si tratta di un fantasioso
esploratore di ritmi e melodie dal vago sapore aphexiano, abbastanza audace
nelle soluzioni e quasi sempre improntato a un sano e folle divertimento.
In contemporanea con "Pilgrimini" esce, per l'etichetta scozzese Mouthmoth
Records, "Caca Poussière" che il funambolico Marchal firma con lo
pseudonimo Captain Stéphanie. Nonostante alcuni episodi meno riusciti,
anche questo CD ha le caratteristiche per lasciare soddisfatti, se non
tutti almeno gli appassionati di questo tipo di elettronica più
scanzonata, pazzoide e dalle caratteristiche quasi pop.
Contatti e info: Afe c/o Andrea Marutti, Via Villoresi 5, 20143 Milano
- http://www.aferecords.com - e-mail: info@aferecords.com - fax ++39.02.8358225
paolo ippolit,laura lovreglio,davide valecchi: "a lifetime in a blink"
cdr (a la verticale de l'ete' 002) 2002
di Adriano Zanni
Buone nuove da casa s'agita recordings.
La cdr label laziale (oramai diventata una delle certezze e uno dei
pochi punti di riferimento della scena sperimentele italiana) ha creato
la sua prima sotto divisione.
Il nome scelto per questa operazione e' il suggestivo "a la verticale
de l'ete' " .
Le due prime uscite scelte per inaugurare il catalogo sono realizzate
"in famiglia" e portano rispettivamente le firme di Paolo Ippoliti (la
meta' di Logoplasm) con il suo primo lavoro solista,
e quelle dello stesso Paolo stavolta in compagnia di Laura Lovreglio
(l'altra meta' di Logoplasm) e dell'amico fraterno Davide Valecchi (AAL).
Come sempre la prima cosa che colpisce e cattura l'attenzione e' la
confezione scelta e realizzata per contenere i suoni che ci vengono proposti.
Entrambi i dischi sono infatti insertiti in buste di cartone nero sul
quale vengono sovrapposti (incollati) dettagli di foto dai bordi irregolarmente
ritagliati e bruciacchiati.
Confezionati con certosina pazienza con l'intento di creare pezzi unici,
tutti simili fra loro ma evidentemente uno diverso dall'altro.Splendidi
"Oggetti".
Le sorprese non si limitano certo alla confezione, ma proseguono
piacevolmente andando ad esplorare il loro contenuto.
"libera una falena capodoglio imprigionata nelle plastica" e' il primo
lavoro solista realizzato da Paolo Ippoliti ed e' un disco "durissimo"
quasi dilaniante.
Piu' che di un lavoro solista si tratta di un lavoro autobiografico.Paolo
allega infatti un paio di pagine scritte di suo pugno e narranti momenti
importanti della sua vita.
Momenti duri,momenti piu' piacevoli,sogni e delusioni esposti con disarmante
chiarezza e immediatezza.
La scelta dei suoni inseriti nel disco appare come la logica conseguenza
delle sue esperienze di vita.
Realizzato con la consueta tecnica del field recordings, il lavoro
si discosta dalle tecniche di realizzazione abitaulmente utilizzate come
Logoplasm.
Eccezion fatta per l'ultima traccia (piu' familiare) nei circa 60 minuti
della sua durata "libera una falena capodoglio imprigionata nella plastica"
ci spara dritte al cuore la crudezza delle registrazioni effettuate da
paolo .Ascoltiamo cosi' il suono di pesanti blocchi di pietra trascinati
sull'asfalto e registrati con microfoni a contatto,crepitii notturni,suoni
metallici,conversazioni lontane.....
Il tutto senza rielaborazione alcuna e funzionalmente al testo di cui
parlavamo pocanzi e che diventa percio' parte integrante e indispensabile
chiave di lettura di questo lavoro.
Come dicevo prima si tratta di un affascinate durissimo viaggio nel
quotidiano di Paolo Ippoliti, la trasposizione audio dei suoi stati d'animo,la
materializzazione delle sue esperienze.
Ascoltarlo pare quasi di violare la sua intimita', emoziona e colpisce
profondamente.
L'ultima traccia (piu' in stile Logoplasm come si diceva) sembra quasi
riportarci alla "normalita' ",sembra quasi voler scandire la fine dei mometi
duri passati, la speranza per il futuro......
La dimostrazione di come "semplici" suoni possano raccontare la vita.
Diverse atmosfere si respirano invece in "a lifetime in a blink" , secondo
capitolo della serie realizzato da Paolo,Laura e Davide.
Alla fine di giugno del 2002 I Logoplasm si sono recati in vacanza
a casa di Davide Valecchi(AAL) e' li hanno sfruttato il tempo a disposizione
per concepire questo lavoro.
La rilassatezza delle atmosfere contenute nel disco pare quindi essere
frutto di un momento sereno passato fra amici in un posto gradevole.
Ne sono nate improvvisazioni al pianoforte che sono succesivamente
state sovrapposte a registrazioni ambientali provenienti dallo sterminato
archivio logoplasm.
Temporali ci portano "ten thousand miles away" ,Il chiassoso vociferio
di bambini intenti a giocare all'aria aperta ci ricordano che " the sun
is just a yellow star".
Interludi, "starry nigth" ed altre magie fanno si che il tempo divenga
,per piu' di un'ora ,un concetto assai relativo e poco importante, quasi
secondario.
Un disco motlo intimista che trasmette ottimismo e pacatezza, improvvisazioni
pianistiche "gentili" e funzionali al discorso.
Il tutto introdotto da una bellissima poesia di Paolo che apre il bel
booklet allegato.
procurateveli
mettetevi comodi
spegnete luci e cervello
usate le cuffie
premete play
buon viaggio!!
http://www.sagitarecordings.vze.com
di Adriano Zanni
Siamo vicini al limite di compatibilita' con Spectrum. Intendo dire
che la recensione di un disco Rock (pop?) su queste pagine ce la trovate
per un semplice motivo : la evidente e riuscita contaminazione con l'elettronica.
Il gruppo campano si presenta al publico con un buon ep contenente
5 traccie e dalla durata di 21 minuti.Amano definire (ah le definizioni
......) la propria musica Elettrorartrock ma aldila' di tutto confezionano
un pugno di popsong (ah altra definizione...) gradevoli ben fatte e ottimamente
realizzate.Si comincia con "pagine" dal ritornello killer e dalla melodia
cristallina,si continua piu' o meno sulla stessa direzione con "fino in
fondo" e si arriva alle 3 piccole perle del lavoro :"Realta' Artificiale"
,trascinante e danzereccia che piacera' sia ai frequentatori dei club sia
ai piu' rockettari ,"Come un riflesso" piu' intimista ed evocativa, entrambe
ottimo esempio di quella contaminazione fra rock ed elettronica di qui
parlavamo all'inizio.Chiude il tutto "un lungissimo istante" probabilemente
il pezzo piu' bello dell'intero ep, semplicemente una bella canzone (basta
definizioni.......).
Da sottolineare che nel cd e' compresa una traccia multimediale (comprendete
bio,foto,video....)
21 minuti di musica sono un po' pochi per gridare al miracolo, ma le
premesse ci sono.
A risentirci sulla lunga durata, speriamo ancora piu' contaminata.
info : www.dfv.it
Di Adriano Zanni
Avenue 26 e la tecnologica creatura di Stefano Cerruti (amico
e collaboratore di Luca Sigurta' gia' recensito su queste pagine..ndr).
Il mini cd che ci sottopone all'ascolto e' stato realizzato con l'ausilio
di sofsynth e molto lavoro di mixing "cercando di fissare la sua
passione per l'elettronica minimale con la trance e il mouse on mars style".
Il lavoro parte bene con la buona e scarna "the burning sun" per
perdersi purtroppo un po' per starda.
Intendiamoci le 5 tracce che seguono non sono da buttare, si
percepiscono buone intuizioni e una discreta attitudine a muoversi verso
territori affascinanti, ma manca quel tocco di originalita' e di varieta'
che e' lecito attendersi da lavori come questi.
Insomma un po' di coraggio in piu' e qualche variazione ai temi affrontati
in ogni traccia non avrebbero guastato.
I suoni e le sequenze scelti sono spesso azzeccati, ma se ripetuti
per tutta la durata del pezzo con solo qualche piccola impercettibile variazione
alla lunga stancano, stesso vale per le ritmiche.
Un breakbeat mandato in loop per tutta la durata del pezzo contribuisce
a vanificare il lavoro svolto per la creazione della stessa.
I concetti di trance e minimalismo andrebbero interpretati un po' meno
alla lettera.
Da non intendersi come una stroncatura ma come uno stimolo e un punto
di partenza per un certo miglioramento.
Le idee non mancano , vanno solo sviluppate.
Attendiamo con ansia nuove cose da Avenue 26.
di Adriano Zanni
Da Livorno giunge la proposta di Autobam. Artista multimediale impegnato
a plasmare la materia digitale a proprio piacimento facendo interagire
fra loro le sue possibili forme espressive.
Quindi grafica ,web design e audio che pare nascere appositamente per
sonorizzare tali forme espressive.
La branchia applicativa ( fra quelle che e' solito frequentare) che
Simone decide di condividere con noi e quella destinata a stimolare
i nostri/vostri padiglioni auricolari.
Lo stimolo avviene grazie ad un cdr contenente 5 brevi composizioni
digitali la cui somma totale (in termini di tempo ) raggiunge i 16
minuti.
Autobam porta il suo attacco sonico utilizzando quasi completamente
elementi ritmici costruiti con sapienza e originalita'.
Click"n"Cuts taglienti sui quali trovano posto solo pochissimi
suoni, voci (o pseudo tali) filtrate, basse frequenze utilizzate per spezzare
la piacevole ripetitivita' e per conferire profondita'
Alcuni brevissimi interventi "proto industrial" e accenni elettroacustici
compaiono qua' e la' come per confondere le acque .
Minimalismo diffuso e piacevolmente profuso a piene mani.
Visto che il lavoro e':
di 2 anni fa e dura solo 16 minuti, aspettiamo a gioire compiutamente,
ma ci sono gia' ottimi motivi per sperare di trovarsi di fronte a qualcosa
di concreto.
http://www.autobam.it/
di Vittorio Marozzi
Lo stato dell’arte dell’elettronica made in italy lo trovate in rete all’indirizzo technoseeker.com. Progettata dall’ultraaffaccendato Fabio Scalabroni, "/ AutoCd" è una raccolta autoprodotta che ogni mese si muove con disinvoltura tra molteplici sfaccettature della cosiddetta Intelligent Dance Music, stilando nel contempo un resoconto sull’avanguarda elettronica italiana meglio proiettata in avanti. Stavolta tra gli episodi di maggior rilievo spiccano Zeta Project con un electro boogie ad alto coefficiente melodico, Smokeproof con una superlativa suite techno-ambient, Steve Austin (hihihihi) alle prese con un coacervo di bleeps e suoni analogici dal retrogusto ludico, a seguire gli umori ambientali di Masta, le esplorazioni tessiturali di Cogor e degli Ambit 3 per chiudere con le movenze industrial di Paolo Veneziani e le Warperie di Syntax Error. Ce n’è per tutti i gusti in questa raccolta che si impone tra le migliori produzioni italiane del genere nonché come attendibile panoramica su una scena elettronica iperprolifica e fin troppo sottovalutata. Il tutto AGGRATISE!!
potete scaricare la compilation qui:
http://www.technoseeker.com/AutoCd/index.html
di Vittorio Marozzi
Proseguono le esplorazioni del progetto multimediale Technoseeker (www.technoseeker.com)
nei territori dell’elettronica made in Italy. Stavolta il quarto appuntamento
della serie “/ AutoCd” si supera in corsa per la qualità generale
del suono e per l’ottima consequenzialità tra i rispettivi episodi.
Con un occhio sempre puntato verso stilemi di limite in ambito idm, viene
fuori un coacervo di codici che potrebbero suonare come gli Autechre di
adesso se avessero continuato per la strada intrapresa agli esordi e culminata
poi in quel capolavoro di elettroarrangiamenti ultraspezzati che fu l’album
“Tri Repetae”. Un ottimo insieme che mantiene uno standard qualitativo
altissimo, incredibile se ci si ricorda di trovarsi di fronte a produzioni
esclusivamente italiane. Parte Masta con una traccia di puro ritmo e atmosfera,
sincopi electro-intelligent ad incastro - non sono da meno i bleeps tessuti
da Cogor - a seguire l’alieno Amptek mette sul piatto della bilancia
tutta la sua esperienza in tema di composizione e assemblamento con un
inquietante martellamento ritmico ad alto coefficiente ambientale - catturanti
le incedenze e le frammentazioni melodiche sognanti di Composite Profuse
- gira bene anche il motore di Synchro Start pur se con suoni più
di maniera prontamente atmosferizzati da squillanti accenni melodici -
creano in fine un ottimo contraltare le scansioni ad incastro e le melodie
in galleggiamento di Synapsia, le tensioni e i balzi orbitali degli S.
Talker inc e le oscillazioni ambient degli Ambit 3 che chiudono il più
riuscito capitolo della serie fin’ora. Restate sintonizzati su queste frequenze.
di Adriano Zanni
Si potrebbe pensare che se un'artista italiano riesce a pubblicare un
cd per un'etichetta discografica straniera,si e' ottenuta una piccola vittoria.
Se pero' guardiamo le cose da un'altro punto di vista non c'e' da stare
un granche' allegri.
Non avendo trovato nessuno disposto ad ascoltarlo dalle nostre parti
,Graziano Lella, in arte ARG e proveniente da roma, e' riuscito a trovare
nella interessantissima e portoghese SIRR-ecords l'unico interlocutore
disposto a rendere pubblico questo materiale (registrato 2 anni fa!!).
Come a dimostrare che in altri paesi esiste molto piu' coraggio e
spirito d'iniziativa che non qui da noi.
Arg si muove in territori a cavallo fra l'elettroacustico, i suoni
concreti e il riprocessamento dei suoni attraverso l'uso del computer.
Il disco (4 tracce 45 min) si apre con "classer l'enfance/la vie que
dort " pezzo suddiviso in 3 parti contenenti frammenti di varia natura
e dedicato allo scrittore farcese Georges Perec, molto intrigante l'intenzione
di lasciare libero l'ascoltatore di scomporre e rimontare a proprio piacimento
(in un ipotetico rimontaggio) i frammenti di questo puzzle sonoro in cui
a farla da padrone sono i suoni ottenuti dal maltrattamento/riprocessamento
di un sax baritono.
Si prosegue con "policiclo" ,una affascinante e rigorosa sequenza di
micrsuoni ottenuti partendo da una decostruzione (ottenuta con processi
di sintesi granulare) di 2 brevissimi campioni vocali femminili.
Partendo dal "rigore compositivo di Robert Bresson",Arg ci trasporta
direttamente nella terza traccia intitolata "pomeriggio a rovaniemi".Utilzzando
prevalentemente un basso preparato,costruisce un'atmosfera concettualmente
rigida ma al tempo stesso fruibile e ascoltabile ,fatta di silenziosi rumori
alternati a rumorosi silenzi.
A chiudere il tutto i 15 minuti di "pupille gustative".Tipico esempio
di musica concreta, un pezzo in cui vengono ricontestualizzati/decontestualizzati
suoni di varia e indefinibile natura,montati e abbinati fra loro andando
ad ottenere un criptica ma affascinate visione d'insieme.
In sintesi, un ottimo lavoro proveniente da un compositore attento
e ispirato .
Speriamo che non debbano passare altri 2 anni per ascoltare in quale
direzione Graziano Lella intenda indirizzare le proprie sperimentazioni.
per contatti:
http://web.tiscali.it/argart/
http://www.sirr-ecords.com
di Adriano Zanni
Se non ho capito male l'entita' awr e' (una) parte integrante del laboratorio
di ricerca auto nominatosi AWRLAB ed impegnato ad esplorare le correlazioni
esistenti fra udibile e vedibile.
Si sottopongono alla mia attenzione sotto forma di un cdr ottimamente
confezionato ed illustrato in perfetto lego style.
Fitto campionario analogico e largo uso di parti suonate (con perizia
e precisione )abbinate a massiccio drum programming.
Ricorrenti richiami ai sempre piu' lontani anni 80 e al contrario
di quanto dichiarato nelle intenzioni, piu' che ricerca e sperimentazione
ci pare di percepire una discreta facilita' di ascolto fissata su disco.
Chi vi scrive sta da tempo disperatamente cercando un appiglio a cui aggrapparsi,
ma nonostante i continui passaggi di questo disco nel lettore, fatica
a trovare elementi che possano elevare questo disco al di sopra della sufficienza
e al di sopra della media di (auto)produzioni elettroniche italiane
Manca secondo il mio modesto e personalissimo parere quel qualcosa
in piu' che rende l'ascolto di un disco un'esperienza straordinaria e coinvolgente.
Questo ethereal playground passa e ripassa davanti senza mai
catturare completamente l'attenzione, ti ritrovi sempre a pensare ad altro
con il suo mid tempo in sottofondo.
Non me ne vogliano questi ragazzi, ma per catturare l'attenzione occorre
trovare una via piu' personale e sviluppare qualche idea piu' coraggiosa.
Idee che seppur in fase embrionale , si percepiscono ,e sulle
quali occorre insistere maggiormente.
Molto provocatoriamente potremmo dire :"Osare di piu' e suonare di
meno". I mezzi ci sono......................
http://www.awrlab.subito.cc/
di Adriano Zanni
Giampaolo Sofia e' il responsabile dei "rumori elettronici" ascoltati
nel lavoro di h.c.-b gia' recensito da queste parti. Insieme ad Alessandro
Giordano nel 2000 ha dato vita in quel di Catania a questo progetto sotto
la fantomatica sigla b.o.m . Pare che il fulcro della loro attivita sia
imperniato sulle esibizioni live con un repertorio all'attivo che supera
le due ore. Questo demo viene descritto come parte di quel repertorio.
Sorge percio' spontanea subito una domanda : Perche visto la quantita'
di materiale all'attivo esordire con un demo dalla durata di 10 minuti
(3 tracce) ?. Questo perche' come potrete intuire una manciata di minuti
non puo' essere rappresentativa (se non in parte) di un progetto decisamente
piu' complesso. Ma tant'e'........ e ci troviamo quindi a cercare di descrivere
quello che i "parsimoniosi" b.o.m ci concedono.
Le 3 traccie incluse sono realizzate su solide basi ritmiche realizzate
alle volte con softwre a volte con drum machines sulle quali si appoggiano
comodamente le incisive linee costruite da Alessandro con il suo
basso.Il duo crea i pad utilizzando tastire giocattolo e suoni di synth
(analogici?) che vengono maltrattati dai vari plug in caricati sui loro
mac.Fanno capolino qua e' la' voci estemporanee ,frequenze radio e noises
vari. Le atmosfere che si respirano sono cupe malsane, poco rassicuranti
e nulla concedono al buon umore, forse non propriammente originali ma discrteatmente
costruite e strutturate. Di sicuramente buono c'e che riportano alla (mia)
mente alcune cose dei Cabaret Voltaire (sono vecchio !!!!!) anche se piu'
per le atmosfere che per le sonorita' a dire il vero.
In sintesi come primo assaggio del pasto b.o.m non c'e' male,
ma per scoprire se la le loro ricette sono di completo gradimento
occorre attentdere le altre portate che ci auguriamo un po' piu' abbondanti.
per contattare b.o.m : curve55@genie.it
di Gianluca Niccolini :
Incedere di passi che diventano ritmo(un campione preso da qualche film?),
interferenze radio (voci da cronaca sportiva anche) e sweeping di synth.
Riverberi, cling clang di chitarra, riff filtrati e batteria da piano
giocattolo suonato da anfetaminico. Il tutto con atmosfera da piscina coperta
e arpeggi da orologiaio pazzo.
Poco?
I primi pezzi.
E si parte a immaginare. La nostra stanzetta è piu’ fredda del
solito. Guardiamo fuori. Lampioni che illuminano la strada. Nessuno in
giro?
Cazzarola la situazione non mi era sembrata così tragica. Avanti.
Colonna sonora per un film di John Carpenter (un 1997 fuga da New York
all’italiana?) o Cronenberg (ma non è troppo serioso?).
“Il terrapieno” una batteria, base di synth e ostinato assolo riverberato
che si frantumano in base da film apocalitticometropolitano anni 80.
Il paesaggio mentale che ci formiamo è composto da pareti di
cemento, vecchie ringhiere arrugginite azzurro acquamarina (belle eh?quando
la vernice si stacca a scaglie!) e asfalto con fogli di giornali svolazzanti.
Tappeti di synth crescono. Entra una batteria aliena, sakuachi riverberati
(forse. Ancora la cara vecchia chitarra trasformata?), chitarra in reverse
(“Il serbatoio dell’acqua”).
“Il rifugio antiaereo” ci da sensazione di azione con il suo riff in
loop e i ricami dell’assolo con delay. Ci stiamo muovendo dall’isola? Forse
è solo una sensazione.
“L’acrobata” ci risveglia con le sue citazioni di virtuosismi, percussioni
e fischi metallici. Poi si trasforma in un arpeggio protratto in ambiente
alieno (bleep e drone) che si spegne in una tromba d’ascensore.
Si procede verso il finale fra fischi e percussioni filtrate e stranamente(?)
metalliche.
“Sogni” una voce recitante con delay e riverbero che la rendono un
altro strumento, un rumore d’ambiente. Sotto le chitarre danno il tempo
alle nostre nenie da bambini spauriti. Entra una chitarra elettrica suonata
con l’archetto, un synth.
Tutto finisce con Balbo(?) che mette fine al pezzo.
Stop fuori la cassetta. Una birra? Forse è meglio!
Spegniamo la tv.Il film è finito.
Ma tu guarda che roba passano a quest’ora.
Meno male.
Perché a me è piaciuto molto.
Chissà cosa c’è in programmazione domani su Snowdonia?
di Luca Confusione
Una "raccolta di nuova ambient-electronic music dall'italia" sono le
parole con le quali questo cd si autodefinisce nel retro-copertina.
Elettronica e ambient.
Significanti senza significato al giorno d'oggi?
Forse.
Significati che si ridefiniscono ad ogni ascolto, ad ogni recensione.
Sicuramente.
Mi piacerebbe chiarire che le abilità elettroniche dei componenti
il progetto si estende fino ad autoprodursi completamente o con l'ausilio
di pochi esterni. E questo é già molto.
Questo é un punto al quale, con le possibilità offerte
dallo sviluppo elettronico attuale, tutti dovrebbero arrivare.
Saltare direttamente anelli della catena produttiva. Per arrivare...
dovunque ci si prefigga di arrivare. E una nuova (?) caratterizzazione
della parola elettronica l'abbiamo sfornata.
Musica d'ambiente.
In questo caso é l'ambiente stesso che dà musica. Concetto
affrontato e sviluppato già da altri, ma in contesti ben più
esotici (penso ad un Alan Lamb o ad un Francisco Lopez).
Qui si sente l'aria di ambienti più familiari, ma rappesentati
con un interessante sfasamento espressivo rispetto al normale oscillare
dei pensieri. Un nuovo racconto di quello che vediamo ogni giorno, o forse
di quello che non vediamo.
Buone intuizioni.
Su tutte Nimh con il suo viaggio metropolitano a bassissima frequenza
(campionamenti sul campo con ronzio-synth che fagocita il resto).
Kar con resonance e riverberi di materiali trattati. Anofele con feedback
di lfo su dente di sega che si stempera in campionamenti.
Il resto é contorno, a tratti piacevole, a tratti già
sentito o poco mirato.
Aspettiamo la prova successiva, quando non avremo più ambient
o elettronica come termini da ridefinire ma altre parole.
La connotazione, sia in musica che in altri campi é fonte di
nuovi stimoli.
Preferisco non riuscire che ridefinire.
di Nicola Chiavari
Altro progetto che arriva dall'underground elettronico è Blacksun,
che si presenta con 'Shred it!' e cerca di ritagliarsi uno spazio nella
scena italiana. Il ritmo è veloce, a volte addirittura frenetico
e martellante (Virus-X), ma raramente si percepiscono delle variazioni
della base tematica. Le voci di Luciano e Mara sono sempre sintetizzate
e mai presentano degli spunti di originalità: sembra di ascoltare
qualcuno che reciti una nenia del terzo millennio, sempre con lo stesso
tono, sempre con la stessa impostazione vocale, sempre allo stesso ritmo.
Purtroppo all'interno del lavoro mancano quegli accorgimenti che fanno
fare ad un progetto il salto di qualità: si inizia e si finisce
sfruttando sempre le stesse sonorità. Alla fine, inevitabilmente,
l'attenzione cala.
di adriano zanni
Un comune cdr, un solo post it rosa appiccicato sopra riportante
l'impronunciabile nome bzzzauz, nessuna nota allegata, nessun titolo alle
canzoni (di questo si tratta!!!!), nessuna nota di copertina, anzi quella
mi hanno detto via mail che me l'avrebbero spedita appena l'avrebbero fatta.
Eppure....................
Eppure i romani(?) fabio e lorenzo riescono a catturare l'attenzione
con una avara manciata di canzoni pop spalmate su poco piu' di 15 minuti.
Tocco da "musicisti" , melodia, qualche orchestrazione, e un impasto
forse non troppo originale ma comunque non banale e sufficentemente promettente.
Qualche reminiscenza jazz un piglio quasi cantautorale ,qualche
accenno di chitarra .
Tante idee che balenano per la testa e che ancora si manifestano
ad uno stato apparentemente embrionale.
Una sana incoscenza traspare, aggiungendo un tocco di malsana follia
quelle che rose sembrano gia'.........fioriranno?
contatti : ziducaixao@tiscalinet.it
di Mauro Carassai
Proposta digitale davvero notevole quella che ci fa Alessandro Canova
con lo splendido viaggio nei territori isolazionisti del suo Cdr “Blank
Disc Vol. 1”. Un’immersione uditiva totale tra sonorità ai limiti
del minimalismo, ambient rumorista ridotta ad alienazione cibernetica e
glitch noises sapientemente dosati. Per tracciarne le coordinate sarebbe
vano ricorrere a riferimenti come i Pan Sonic per la presenza di dilatazioni
soniche quali il dub robotico di 771 o la stasi meditativa di First
Day of January; né ci sono d’aiuto le concezioni post-ambientali
riconducibili all’opera di Bernhard Gunter dato che in “Blank Disc Vol.
1” i suoni/rumori/disturbi restano comunque decisamente in primo piano
senza calarsi negli interstizi della realtà. Le sperimentazioni
che Canova conduce da qualche anno a questa parte su onde sinusoidali e
rumore bianco lo hanno portato a confezionare un proprio (micro)sound davvero
personale ed efficace. 2C-B ricorda i lavori di Richard Chartier o di marca
12K alla Taylor Dupree, con 773 Canova si avvicina alle sonorità
di Inerex o Terrorstate, mentre per 774 si può immaginare un improbabile
sovrapposizione di campioni ossessivamente ripetuti su un tappeto microtonale
intessuto per l’occasione da Christopher Charles. Questi però sono
solo tentativi di ancoraggio. “Blank Disc Vol. 1”, selezione di brani tratti
da precedenti lavori pubblicati su Pachinkostudio e Pale Mother Recordings,
offre uno spettro di atmosfere sintetiche realmente vario e ricercato.
A questo punto non resta che attendere davvero con ansia i risultati del
suo attuale lavoro per il progetto “Mega Structures” basato su registrazioni
processate e sound design ultra-minimale. Da parte mia, conterò
i secondi.
di Adriano Zanni
" C_comman_dos e' un gruppo di sperimentazione visiva-sonora, per contribuire
alla realizzazione del villaggio globale. Il gruppo e' composto da Mek,
musicista-elettronico CR02-Robot, meccanismo di sintesi vocale e Marko
designer.."
Questa e' la autopresentazione che abbiamo estrapolato dalla traccia
multimediale contenuta nel cd che abbiamo ricevuto dal c_comman_dos.
Al di la' di ogni giro di parole i ragazzi emiliani ci propongono
la loro visione futuribile delle cose sotto forma di techno.
4 tracce dai titoli in tema piu una 5a come bonus camuffata da
dj set il tutto confezionato in una discreta grafica ed adesivi allegati.
Atmosfere dai 140 bpm in su , casse dritte che piu' dritte non si puo',
vocoder in dosi massicce , linee di basso profonde e sequenze acide in
"re-birth style"
Nulla di nuovo e sconvolgente dal punto di vista della proposta o che
possa distinguerli dal marasma di produzioni analoghe che gonfiano
isub woofer dei dance floor piu' cattivi d'europa, anche se dalla
loro hanno una discreta attitudine minimale e un tocco tutto sommato personale.
Piu' interessante invece sarebbe approfondire le ragioni per cui questo
genere di sonorita' catturano sempre piu' diffusamente le attenzioni degli
adolescenti a cavallo di questi 2 millenni e come socialmente non sia una
bestemmia considerare la scena tecnho la cosa attualmente piu' vicina all'attitudine
punk e diy che animava noi vecchietti una vita fa.
Ma questa e' un'altra storia.............
Continuate a picchiare duro commandos!!!!
di Romano Rigamonti
Siamo immersi nel rumore, di qualsiasi natura esso sia, e quando assume
connotati organizzati in forme melodiche e ritmiche noi vi associamo il
termine Musica.
Su questa base tutti possono fare Musica ed è la grande rivoluzione
che ha scardinato il monopolio creativo legato al concetto ‘classico’ del
‘fare musica’, incapsulato in rigide forme codificate da un pentagramma.
Ora tutto questo non è più: esiste ancora il pentagramma,
ma come sottoinsieme della Musica del Suono.
L’elettronica, Internet ed i nuovi formati mp3 sono le chiavi per comprendere
questo cambiamento e per intuire le enormi possibilità che questi
strumenti possono dare a chiunque abbia le idee giuste, come Simone Sorio
in arte Cubico (www.cubico.it).
Grafica, multimedia, internet sono i suoi molteplici linguaggi espressivi,
ma con la musica egli comunica e trasmette certamente le vibrazioni più
interessanti, pulsazioni che troviamo nel suo nuovo cd dal titolo Tracce
+ Bsides.
Come nel precedente album Minimo Indispensabile, Cubico utilizza massicciamente
il linguaggio espressivo dell’elettrone per veicolare il suo sound e vi
riesce egregiamente in tutti i sedici brani di questa sua seconda fatica;
in particolare i pezzi Spin 8, Compliceto, Poorjubgle pt.1 e pt.2 e Transistor
rappresentano il suo personale standard, composto da un crossover tra l’electro,
la techno ambient ed il breakbeat.
Le sue coordinate musicali non sono particolarmente cambiate dal precedente
album, ed è un bene, un segno tangibile di una stabilità
di gusti personali che lo fa avvicinare alla prima scuola Warp, con repentine
fughe in quel di Rephlex, cercando una via del tutto nuova e personale
alla sua musica.
Simone Sorio, in arte Cubico, sta imparando a volare sulle ali elettroniche
della migliore scuola techno ambient e breakbeat, e già si intravedono
spuntare le sue ali, altrettanto elettroniche, quanto forti e coinvolgenti.
di adriano zanni
Do it yourself ? No, Digitally Influenced Youngster, ma non fa' poi
molta differenza.
Chi siano e quanti siano poco importa perché' queste 6 tracce
contenute in questo dr d'esordio(?) fanno intravedere buone possibilità'
di sviluppo.
Seppur ancora acerbo e ancora indeciso su quale direzione intraprendere
definitivamente il suono di questa formazione appare come un positivo work
in progress.
Echi d'n'b, ritmiche spezzate (non sempre), interventi di tromba e
repentini cambi di ritmo e d'atmosfera, fanno si che le tracce catturino
l'attenzione e non passino inosservate.
Certo siamo ancora distanti da un vero e proprio marchio di fabbrica
, ma poi non così' tanto.
La brevità' del lavoro certo aiuta e potrebbe fuorviare, ma
ci siamo quasi e il prodotto in questione lascia ben sperare .
Non deludeteci.
Beat oriented.
bluesforce@libero.it
di Adriano Zanni
Stefano Panzera aka dedo ferrarese di origine e trapiantato in
quel di Bologna e' un amante del ritmo ,della melodia e delle canzoni.
Ama particolaremente certe atmosfere legate ed affini all'universo
che ruota intorno alla attuale scena tedesca ed in particolare
alle produzioni MORRMUSIC.
Le ama davvero ed incodizionatamente, al punto tale da realizzare la
sua opera prima "toys" imperniandola su composizioni fatte nascere intorno
a campioni tratti da artisti piu' o meno legati a quel giro o a quella
etichetta.
3 delle 5 toy(leggi tracce) che costituiscono l'ossatura del disco
sono infatti da considerarsi "libere versioni elettroniche ispirate dal
brano da cui il campione proviene".
Quello che si ottiene e' davvero un piccolo gioiellino di melodia e
ritmo, un lavoro ben realizzato e prodotto, melodico e ritmico.
Dedo se la cava bene sia nella costituzione delle atmosfere che nelle
scelte ritimche.
Tutto ok quindi?
Non proprio, o meglio, solo in parte.
Perche'?
Perche in realta' non sono proprio convinto del tutto che ci sia poi
cosi' bisogno di emuli dei LIMP o dei FUNKSTORUNG, quando abbiamo
gia' i LIMP ed i FUNKSTORUNG.
Mi spiego meglio: se ci sono capacita' e senso della produzione , e
ci sono credetemi, perche voler a tutti i costi ricreare atmosfere gia'
note ,quasi al limite del plagiarismo?
Perche invece non sfurttare tali doti nella ricerca di una via piu'
personale?
La pratica del campionamento si dovrebbe sfruttare in maniera piu'
"sovversiva".
la MORR c'e' gia', i MUM pure ,ora vogliamo DEDO!!!!!!!!
di Emanuele Rodolà
E' da un pò che non si sente buona melodia IDM in Italia; remando contro la corrente minimal/noise (che sembra la tendenza più diffusa ultimamente), Stefano Panzera (Dedo) costruisce questo arioso mini-cd (tre pezzi, due versioni dal titolo omonimo, più un 'bluepiano') tutto attorno a una stessa dimensione melodica, veramente adatta anche alla grafica che accompagna il cd-r. E' chiaro come l'autore abbia digerito abbastanza bene le diverse sfumature della cosiddetta 'elettronica intelligente', addirittura sviluppando alcune intuizioni che già avevamo sentito in Esa Ruoho (Lackluster, soprattutto le basse frequenze) e Xerxes (per quel che riguarda i campioni vocali, molto evocativi); la melodia implementata nella right version si fa decisamente più interessante (e meno tediosa) nella versione reverse (che è attualmente il pezzo che preferisco), dove anche gli spunti drill'n'bass (certo Kaneel), che non prendono mai il via, sono sostituiti da un pulitissimo snare contorniato da ali di insetti in riverbero che suonano e si immergono nella scena a dovere. Qualche riferimento a Idmonster e Mouses & Sequencers per il sound, che va comunque appuntato qua e là. Bluemorning si presenta ed eventualmente si propone come IDM-hit estiva; un lavoro pulito, ma c'è ancora un pò di strada da fare. Decisamente non il genere di cose che si dimenticano subito dopo l'ascolto.
per contatti: stefanopanzera@libero.it
di Nicola Chiavari
Questa volta il viaggio parte da Torino, città simbolo delle
sonorità elettroniche italiane degli ultimi anni. Nel pieno rispetto
dei canoni cittadini, Fabrizio Fassio, qui come dEMI, presenta 'Vuoto a
rendere'. E' difficile capire dove inizino le influenze dei Subsonica
e dove finiscano quelle del comune background, resta il fatto che 'Cono
d'ombra' potrebbe trovarsi in un cd dei concittadini senza sfiguare. Tutto
il lavoro alterna ritmiche dub, breakbeat, a tratti rock pop, condite da
una grande (sia nella qualità che nella quantità!) presenza
del basso. Da segnalare una veloce escursione nel territorio dnb/jungle
in Mr.Tides. I campionamenti e le basi sono particolarmente curati e vengono
gestiti con grande maestria (dEMI è nelle vesti del factotum: dal
campionatore alle basi, voce, tastiere e tutto il resto... grafica inclusa!).
Non appare dello stesso livello la gestione delle parti vocali del cd.
Il cantato a volte assume tonalità che disturbano l'ascolto e lo
rendono quasi noioso o dissonante. Molto meglio il parlato di 'Non mi aspettare'
che conferisce al pezzo un clima quasi Royale. Quello che forse manca è
il colpo del ko. Tutti i pezzi sono di buon livello, ma nessuno compie
l'ultimo passo, il salto di qualità, che fa distinguere il cd in
mezzo a tante altre produzioni italiane contemporanee. Comunque nel complesso
è un buon inizio, in attesa di un nuovo capitolo che
sancisca il distacco dal cordone della città madre, sicuri che
le qualità tecniche di dEMI sapranno ricreare ambientazioni più
ricercate. Perchè la stoffa non manca
di Etero Genio (no ©)
Lorenzo Brutti rappresenta una delle conferme più convincenti
sull'ottimo stato di salute di cui gode la musica elettro-elettronica italiana.
È interessante seguirne il percorso - dal gruppo pop rock dei Lush
Rimbaud al progetto dll - perché sintomatico di un interscambio
ormai generalizzato fra rock, elettronica e improvvisazione… una tendenza
che, usando un brutto termine, potrei definire come jimorourkismo. Il brano
di questo mini CD è stato realizzato utilizzando un sampler di chitarra
preparata e suonata con l'archetto (l'inglese ha un perfetto termine per
definire l'atto di suonare con l'archetto, to bow, in italiano questa parola
purtroppo non esiste a meno che non si utilizzino i brutti archeggiare
o sviolinare); il risultato è pura magia, una litania suggestiva,
crepuscolare e bellissima che può ricordare Haino come Ambarchi.
A me ha fatto pensare soprattutto a quello che doveva essere il suono triste
di un’armonica suonata da uno schiavo nero al ritorno da una dura giornata
di lavoro nei campi di cotone. Un unico brano è sicuramente insufficiente
per dare un giudizio definitivo su dll, però possiamo già
scorgere una certa maturità, chiarezza d’idee e magari la possibilità
futura, una volta che Lorenzo si sarà liberato dalla cappa di certi
inevitabili modelli, di trovare una dimensione ancor più personale.
Al momento questi 11 minuti sono comunque più che sufficienti per
gridare al piccolo miracolo.
Vorrei segnalare il fatto che Lorenzo, oltre al progetto dll, è
coinvolto anche nel duo John Deere, nel cui contesto la sua chitarra (spesso
arpeggiata) si confronta con un laptop. Qualche impressione anche su questo
piccolo gruppo (dovrebbe trasformarsi in trio) che, seppur interessante,
appare forse più immaturo. Si nota soprattutto un distacco fra i
suoni della chitarra e quelli elettronici che sembrano viaggiare come due
corpi separati. Ho poi la sensazione che vi sia una tendenza a caricare
ed arricchire eccessivamente i brani, anche quando sarebbe più utile
concentrarsi sui particolari e sviscerare i singoli suoni. Comunque poco
male, anche il primo CD dei Repeat suonava così, sfocato e mal amalgamato.
Oltre ai due progetti musicali l'attività di Lorenzo si concretizza
pure nell'etichetta di CD-R Homemade Avantgarde. Il brulicare di queste
piccole realtà è un altro sintomo positivo a proposito dello
stato di salute dell'elettro-elettronica italiana, non c’è che da
esserne soddisfatti e buon lavoro a Brutti e ai suoi amici.
Contatti e info: homemadeavantgarde@hotmail.com - http://listen.to/homemadeavantgarde
Di Nicola Chiavari
Cromelech, secondo lavoro del Demiurgo Electronic Music Project, è
come un viaggio nella macchina del tempo. Si entra in una stanza piena
di tecnologia, software, sintetizzatori, mp3, pagine web e si esce in un'ambientazione
medievale, dove la ricerca armonica, ritmica e melodica creano la colonna
sonora di un racconto di fantasia. E' questa la nota positiva, originale,
di questo progetto. Il risultato non è techno, house o trance. Non
è basso e batteria. Non è un ritmo martellante. E' la colonna
sonora di un viaggio fantastico che Paolo Di Pierdomenico e Luca 'Bafometto'
Galli stanno scrivendo. E' la descrizione di ambienti, personaggi e avvenimenti
con degli strumenti che troppo spesso generano solamente risultati commerciali.
Come se l'originalità non bastasse, questo demo ha un taglio
tutto suo: non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Contrariamente
a molti altri progetti, Demiurgo distribuisce gratuitamente questo materiale
per avere un feedback dagli ascoltatori. Per scoprire pregi e difetti di
ciò che stanno narrando hanno messo a disposizione le tracce mp3
nel loro sito www.demiurgo.it. Alcune tracce non sono 'ritoccate' [raw
mix], altre sono in via di sviluppo, altre sono quasi definitive. Ascoltateli
e giudicate!
di Nicola Chiavari
'Ad Occhi Chiusi', lavoro autoprodotto dalla band romana Denzoe e distribuito
da Self, è un'altro di quei progetti, figli del terzo millenio,
che difficilmente sono riconducibili ad un solo genere. Nello stesso ambito
convivono strutture tipicamente pop con sonorità e ritmi elettronici,
chitarre e campionamenti, vecchio e nuovo. Un continuo mescolarsi di riferimenti
e di samples che danno come risultato un ottimo lavoro, mai monotono e
molto curato: si va dal campionamento di Maria De Filippi ai Duran Duran,
dalle chitarre rock ai ritmi jungle. I testi sono essenziali ma carichi
di significati. Le parti vocali occupano i giusti spazi alternandosi con
ritornelli melodici e messaggi martellanti. Come in un puzzle, ogni elemento
da il proprio contributo ai singoli pezzi, ogni pezzo da un contributo
al progetto. C'è una gran varietà di sonorità, ma
nulla è superfluo, e il suono finale è comunque semplice,
diretto e pulito. Forse proprio questa è la caretteristica che fa
di questo cd, un ottimo cd.
Alcuni campioni potremmo avvicinare i Denzoe ad Aphex Twin, ma come
faremmo a gustificare i ritmi più martellanti stile Prodigy e Chemical
Brhoters? Come potremmo spiegare l'impostazione di 'Strana Strage' senza
ricordarci di Erz? E il campionamento di Mussolini in 'Allucinazione collettiva'?
Difficile catalogare il lavoro in questione, se non aprendo il cassetto
dei lavori del terzo millenio. Rock? Pop? Electro? Denzoe!
Per contatti: www.denzoe.it
di Mauro Carassai
In accattivante confezione grafica ciber-minimale di pervinca blu e
preceduto da una piacevole e promettente Intro strumentale downtempo,
arriva diretto e senza fronzoli il messaggio dei Dohzens,band elettro-hip
hop trutturata attorno ai testi e le voci di Silek e Boonnie, alle percussioni
di Fungo ,alle musiche di Nevo, alle incursioni degli scratches di
Mote. Purtroppo le promesse dell'introduzione strumentale sono destinate
a restare disattese, non
dal punto di vista qualitativo ma perché nei restanti sei brani
i Dohzens affidano il loro discorso sonorosoprattutto al messaggio vocale.
Belli i campionamenti utilizzati e anche gli incastri ritmici digitalmente
processati, ma spesso le sperimentazioni su sonorità in stile dub-ultratecnologico
(Hi-Tech, Luce e Tempesta, Sei Sicuro?) finiscono per costituire più
che altro un'anomalia di fondo rispetto alle verbali marce rappate delle
lyrics controculturali che uidano
la maggior parte delle tracce. Piacevole eccezione forse la parte introduttiva
della finale Distorgo col suo immergere voci e musica in maniera brillantemente
complementare in un'area grigia tra glitch-samples e voce cantilenante.
Il Cd contiene, oltre alle sette tracce audio anche una traccia multimediale
con grafica e struttura particolarmente curate, a conferma del fatto che
Hi-Tech è sicuramente un buon prodotto sotto molti aspetti, anche
se resta curamente dedicato più a chi insegue innesti elettronicamente
rigenerativi nei terreni dell'hip hop che a chi non demorde nell'inseguire
possibilità cantautoriali in territori sintetico-digitali.
di Etero Genio (no ©)
Si dice che la data di nascita del collettivo N.E.E.M. risalga addirittura
al lontano 1964, quando a Firenze un gruppo di agitati / agitatori decise
di dar vita a un’accozzaglia non meglio definibile se non Nuove Esperienze
di Eresia Musicale. Nella storia del collettivo ci sono due date fondamentali:
gli anni della contestazione sessantottina, quando su un camion carico
di strumenti accompagna le manifestazioni suonando e lanciando slogan,
e il 1979, anno in cui la Maso Records pubblica il precedente e, fino ad
oggi, unico loro disco intitolato "Come eravamo brutti da piccini". Accanto
a queste tappe fondamentali ci sono però altri momenti importanti
come le collaborazioni con gli attori Carlo Monni e Victor Cavallo. Questo
"Jodel…" rappresenta quindi il secondo progetto discografico di una N.E.E.M.
che il tempo ha cambiato, manipolato, rinnovato e plasmato a sua immagine
e somiglianza. Accanto ai pochi membri fondatori rimasti (Francesco Donnini,
Guglielmo Lattanzi e Edoardo Ricci) ci sono forze nuove (passatemi il brutto
termine) come Pippo Picchietti, Eugenio Sanna, Mauro Orselli, Jacopo Andreini
e un intero set di DJs / manipolatori (l'importanza che l'elettronica ha
oggi nella N.E.E.M., ancor più per quanto riguarda la comunicazione
fra i vari elementi di un organico che si aggira sui trenta elementi che
non per la musica stessa, è sancito dalla e- che precede lo storico
nome). Si tratta di un insieme, come dicono loro stessi, formato da 'musicisti,
attori, poeti, cabarettisti, scansafatiche, disturbatori della quiete pubblica,
casalinghe, ferrovieri in pensione, punk foruncolosi e vecchie cariatidi'.
Quella che ne risulta è un'esperienza unica per il nostro paese,
un laboratorio libero al cui interno può succedere di tutto e nel
quale termini quali teatro, poesia e improvvisazione musicale perdono inevitabilmente
le loro rigide connotazioni. All'interno della N.E.E.M. confluiscono il
teatro di strada, le bande di New Orleans, il barrelhouse , i kollektief
olandesi, il cabaret, i medicine show e molto altro. Ma soprattutto nello
specifico di "Jodel…", che è progetto discografico e quindi diverso
da quelle che sono poi le esibizioni dal vivo, c'è tanta musica:
dal jazz al blues, dal rock alla tradizione araba, dalla musica popolare
alla tradizione demenziale italiana. "Jodel…" è un CD talmente ricco
di idee che analizzarne i singoli frammenti esula dallo spazio e dal tempo
che ho a disposizione, lascio quindi questa incombenza al lettore avventuroso
che deciderà di addentrarsi in questo corroborante dedalo di gag,
scampoli e citazioni.
Contatti e info: burpenterprise@yahoo.com
Il Corposo pacco ricevuto (gia' da un bel po' ...ehmmm) da MENS TUNE
records ci da' l'occasione di per fare luce sulle produzioni di questa
etichetta.
Per inquadrare nei giusti binari il tutto conviene sicuramente riportare
quanto scrivono sul loro sito web:
La Mens Tune è l'etichetta della Astrazioni Foniche che nasce
nella primavera del 1999.
Ideata da un'equipe di addetti al settore, che fanno capo ad alcuni
studios italiani, con l 'intento di produrre musica elettronica ad ampio
raggio.
Prima della metà del 2000, la label conta nel proprio catalogo
tre produzioni disponibili solo attraverso alcuni siti internet. Poco dopo
e più precisamente alla fine di giugno 2000 verrà stampato
e successivamente distribuito il cd di Star Tracker intitolato "Patchwork"
nonché due mesi più tardi la compilation "Electrotune One",
che per l'occasione verrà rivista nella sua veste grafica ed arricchita
in quella musicale. A distanza di un anno viene pubblicato un mini cd dei
Figura Otto in edizione limitata contenente quattro brani ed il cd "Overground"
de L'Ensemble.
Nel 2002 l'etichetta entra a far parte di AudioCoop (l'associazione
italiana per il coordinamento delle etichette indipendenti italiane).
Alla fine di luglio dell'anno corrente al catalogo si aggiunge il secondo
appuntamento con la compilation "Electrotune", questa volta allargata anche
all'elettro-pop.
Le altre produzioni per il 2002 saranno il nuovo cd dei Figura
Otto intitolato "Too Much Sugar Can Decay The Teeth" e dei Project Form
"Electrocaribe".
Per il 2003 sono previsti i nuovi lavori di Star Tracker e de L'Ensemble.
Veniamo dunque a perlare dei titoli che ci sono pervenuti:
"Electrotune one"(cd 2000) e' una sorta di dichiarazione d'intenti
e ci invita a compiere un viaggio esplorativo attravesro quelle che sono
le sonorita' proposte dagli artisti che gravitano intorno allìetichetta.Si
comincia con la proto IDM di RODION dal tocco abbastanza personale e dalla
affascinate intro.Aseguire UBIT che ,con le sue melodie digitali a cavallo
fra electronica ed electro, ci regala 5 minuti e 23 secondi di buone vibrazioni.La
traccia 3 e' probabilmente una delle cose migliori del disco intero,a proporcela
e' il progetto denominato
O.R.P.H.E.O .iL titolo del pezzo( Simple Jazz) gia' di per se' puo'
farvi capiere quali sono le cordinate da seguire: NU JAZZ di pregevolissima
fattura in cui campioni di matrice classica si confrontano con sonorita'
digitali e ritmiche spezzate d'n'b.Un piccolo gioellino che se fosse provenuto
dall'estero.......... Di seguito CLEAN PEE a rasserenare gli animi con
la sua proposta soffusa e ipnotica dalla battuta "media" .E' poi la volta
de L'ENSEMBLE con un rmx di un pezzo contenuto nell'album di cui parleremo
piu' diffusamente in seguito. La succesiva proposta e affidata alle sapienti
mani di M.RAMANZIN (membro dei FIGURA 8) che attraverso un perciso e curato
programming ci riporta in teritori black (leggi Jazz) . Si cambia decisamente
atmosfera con FUTURE PHASE che al di la' di ogni possibile catalogazione
si presenta al publico con la sua "tissot", cristallino ed orecchiabilissimo
techno pop dal retrogusto anni ottanta.Si prosegue con STAR TRACKER che
remixa "lullabyte"(pezzo del suo album recensito piu' avanti) in chiave
acid...Tocca a ROBERTO NOLE' che e' un chitarrista che si serve di sequencer,synth
e macchine varie per accompagnare le sue trame e che purtoppo ci propone
una traccia decisamente noiosa e sterile che pare riuscire solo nell'intento
di farci sapere che con la chitarra ci sa' fare, troppo poco.....per fortuna
l'atmosfera si torna a riscaldare con la buona ambient d'n'b proposta da
MISTIK e con le raffinate atmosfere ascoltabili/danzabili di ASTRAL BODY.
A chiudere il tutto troviamo nuovamente STAR TRACKER.
"FIGURA 8 ep" (cd 2001) Questo ep proposto dai veneti FIGURA 8
e un piccolo gioiellino e probabilmente la migliore delle uscite che MENS
TUNE ci ha inviato.
In effetti basta poco per descriverlo , 4 tracce in cui il quartetto
presenta atmosfere jazz soul e black in genere realizzate fondendo
l'utilizzo di moderne tecnolgie digitali(RAMA)con tastiere analogiche(ALE),
una vera tromba suonata(PONCHO) e una melodiosa voce( DANIELA BRUSCIA).
Quello che viene fuori e' una manciata di di canzoni che spaziano dal NU
JAZZ alla HOUSE passando per atmosfere calde e rilassate da night club
.La loro propensione al live show si percepsce anche in queste tracce da
studio realizzate con classe e maestria e che meriterebbero sicuramente
maggior diffusione non avendo nulla da invidiare a molte produzioni
che giungono dalla terra d'albione. SARANNO FAMOSI?
" L'ENSEMBLE: OVERGROUND" (CD 2001) L' Ensemble è il nome
di un progetto che nasce intorno al 1995 da un' idea del compositore Italiano
Davide Cremonini, ma che vede la sua maturazione solo quattro anni più
tardi a causa della difficoltosa trasposizione concertistica. Particolare
curiosità è suscitata dalle incredibili mescolanze tra generi
musicali all' apparenza difficilmente compatibili, ma che nel caso de L'
Ensemble trovano un' insolito quanto affascinante equilibrio. Strumenti
acustici provenienti dalle culture più diverse e suoni elettronici
sono gli ingredienti principali di una musica a tratti morbida, a tratti
aspra e dalle forti ambientazioni cinematografiche.
Quanto leggete qui sopra e stato preso direttamente dal sito dell'etichetta
e puo' sevire ad inquadrare il progetto di andiamo a parlare :L'ENSEMBLE.
Davide Cremonini si presenta al publico con questo lavoro dal
titolo "OVERGROUND" .Un lavoro difficile, complesso e purtroppo riuscito
solo in parte.Il problema maggiore sembra essere quello del tempo che trascorre.Se
non vado errato la composizione dei pezzi inseriti nel disco risale circa
alla meta' degli anni 90 e la attuale rivisitazione non riesce a
scrollarsi di dosso il peso di sonorita' gia' troppo sentite fino ad oggi.
Nel disco ci sono anche episodi riusciti(la conclusiva Spontaneus Flux
ad esempio) ma in generale l'atmosfera che si respira e' aime' abbastanza
stantia e il tentativo dell'autore di svariare costantemente tra sonorizzazioni,
chitarre gipsy, suoni naturali, lineee di basso e cupismi vari alla lunga
riesce a disorientare anche il piu' predisposto degli ascoltatori.
Muoversi in questi territori non e' certo facile e Davide ce la mette
senz'altro tutta ma l'eccletismo compositivo non sempre giova, alle volte
occore piu' sintesi e maggior concretezza per dar vita ad un prodotto
organico.
Occore precisare che le idee a Davide non mancano e che ci auguriamo
di risentirlo al piu' presto con nuove composizioni e con settaggi nuovi
sui suoi synth.
"STAR TRACKER : PATCHWORK" (CD 2000) . Dietro la sigla STAR TRACKER
si cela in realta il solo Libero Bovolenta e il titolo scelto dal nostro
per intitolare il suo lavoro d'esordio e estremamnete significativo e rappresentativo
di cio che intende proporci.Personalmente non posso proprio dire di essere
un appassionato di queste sonorita' ma in tutta franchezza devo riconoscere
che il disco in questione e' decisamente ben fatto e riuscito. PATCHWORK
e un prodotto destinato alla pista da ballo ma non solo, contiene infiniti
campionamenti vintage, ritmiche varie e ben programmate profondissime linee
di basso alle volte acide alle volte funk. Le influenze potrebbero essere
individualte sia dalle parti di DAFT PUNK ma anche da quelle degli ORBITAL,
ma tutto questo potrebbe risultare riduttivo in quanto il nostro sviluppa
uno stile proprio e personale.Nel calderone finisce un po' di tutto
dal funk al reggae ai primordiali suoni electro dei primi anni 80 (da A.Baker
a GRAND MIXER DST via Hancock) ottenedo un esplosivo cocktail danzereccio
di fronte al quale ti trovi volente o meno a battere il piedino al ritmo
delle casse dritte che STAR TRACKER ci scaglia contro.
Ballare non e' reato e divertirsi tanto meno.
Bello, intelligente e divertente.
"ELECTROTUNE TWO" (PROMO 2002) Se non vado errato questa che ho
sotto mano e' una versione non definitiva di quella che dovrebbe diventare
la nuova compilation MENS TUNE. Sul sito non sono ancora disponibili informazioni
dettagliate e ne viene annunciata la publicazione per il settembre di quest'anno.
La copia in mio possesso contiene 5 pezzi ed alcune novita'. Sono infatti
presenti pezzi (1 a testa) per vecchie conoscenze dell'etichetta come FIGURA
8, O.R.P.H.E.O., FUTURE PHASE che confezionano pezzi in linea con quanto
gia' scritto all'inizio, ma anche un paio di nuove conoscenze. Si tratta
infatti di 2 artisti gia' noti e recensiti qui a SPECTRUM : PUNTO EXE
e CUBICO. I bolzanini ci propongono il loro consueto "techno hip
hop" con la solita dovizia produttiva e con i soliti testi arguti, il secondo
si conferma in ottima forma e si propone come uno dei maggior esponenti
di "elettronica intelligente" del nostro paese.
Prima o poi qualcuno si accorgera' di Simone Sorio.
di Emenuele Rodola'
"La seconda uscita della collana Electrotune, ricalca l'impronta della
precedente allargando, però, il proprio range anche all'elettro-pop."
Apre Future Phase con una IDM/chill molto old-school, tra la Warp di
Brothomstates e la melodica incantevolezza del primissimo Mellow-D; un
pezzo che non prende mai il via ma che è un susseguirsi continuo
di intermittenze melodiche su cyber-synth e blip beats. O.R.P.H.E.O. ci
propone breakbeat dal sound intelligente ed acquatico, sempre mantenendo
una certa costanza chill-out e senza pretendere frenesia da d'n'b. Segue
Sabina Orlandini, la prima vera sorpresa dell'album, cantato puro e filtrato,
esattamente sensuale come altresì propone a livello testuale; una
voce che si dilata su un ritmo costante e synth spaziali in panbrello,
arie magiche alla Luke The Wizard vs Aaron Goldbody. Figura Otto ci invita
a prendere un cocktail nel suo lusk bar dove persone piacevoli piacevolmente
discutono e sorridenti lasciano che la Natura musicale sia complice e si
adatti anzi all'atmosfera: fiati e corde e agogo sintetici, bassline profonde
e pad cristallini vestiti di color caffè. Punto.exe si destreggiano
tra acrobazie vocodiche in iterazione e linee ritmiche da dancefloor per
poi evolvere in un rap (certi 99 Posse) filtrato e nascosto nel sintetico.
Rassicurante synth-pop in Roundpear e Maxa Frizher, con un punto a vantaggio
di quest'ultimo per la bassline decisamente più accattivante, episodi
entrambi di valore e buon gusto. Altre atmosfere lussuose per Bodega Bay,
che tra sassofoni e synth ci propone un Xhale molto lounge ma più
pieno di sè, chitarre funky ad alta frequenza e tribalismi IDM alla
Mitchell Akiyama. Buonissimo l'impatto di Onemanband e il suo synth rock
'February Sky', voce trattata e sovrapposta, molto belli i bassi e molto
intrigante la scelta del sassofono a fine pezzo, veramente la ciliegina
sulla torta. I leads a fine pezzo, il parlato giapponese e le armonie argentee
ne fanno per certi versi il pezzo di punta della compilation. Ma le sorprese
non sono finite, Cubico spiraleggia tra noise e leads quasi goa in salsa
IDM, in un buon intreccio di percussioni intelligenti; forse mi sarei aspettato
più frenesia e com-passione per l'ascoltatore, da questo artista
che sto imparando a conoscere. Chiude Rodion con la bellissima 'Ephél',
colonna sonora per un film di rimpianti e dolcezze lasciate alle spalle.
Breakbeat costanti e tappeti malinconici, mentre i synth narrando si incontrano
con teneri arpeggi sognanti. Ottima conclusione per un album che si è
aperto altrettanto sapientemente e che sa decisamente mantenere l'attenzione
alta per la varietà e la rinfrancante competenza musicale che propone.
Siamo in vista di un'ulteriore episodio.
http://www.astrazionifoniche.it
di Emanuele Rodolà
Contenuto e forma aderiscono perfettamente in questo lavoro di Daniele
Torcellini. Un inizio per nulla malvagio (richiami alla synthpop di Culture
Kultur), un risultato molto appuntito, sin troppo appuntito: peccato davvero
per le seguenti prove, buonissimi spunti (Melotron, Hoffman, Japanese Telecom,
Peaches), ma troppo acri, è veramente la trasposizione sonora di
ciò che propone l'immagine di copertina. Nulla da dire ai suoni
in sè, riescono anche a parlarsi in qualche occasione, nulla da
dire alla composizione vera e propria, per nulla mediocre, ma troppo di
già sentito, dai richiami house al breakbeat da videogame, ai synth
acidi di una electropop molto tradizionale e comunque già esplorata.
Un OK per track07 e track04, che riascolto spesso, e mi chiedo come mai
Elettrodo non abbia osato, con questa demo.
http://digilander.libero.it/elettrodo2002
di Adriano Zanni
Eniac e Roccu sono due singole entita' operative in quel di torino e
in quel di lecce.Entrambe sono da considerarsi progetti solisti ed ambedue
appaiono decisamente fuori dagli schemi.
Fabio Battistetti mente pensante ed operativa del progetto Eniac vanta
notevoli e numerose collaborazioni ,suona parecchio dal vivo e cosa piu'
importante ha dato vita ad una sua personale etichetta chiamata "Stella
Cadente" nata per diffondere la sua muisica e non solo.
Roccu mente pensante(?) e braccio armato di se stesso non pare abbia
molta voglia di parlarci di se stesso, si autodefinisce " half human half
roccu" e questo ci basta.
Questi due loschi figuri hanno avuto la brillante idea di mettersi
insieme per dare vita a questo cdr split.
Il disco in questione e' infatti equamente diviso a meta' sia in termini
di tempo che di tracce propste.
Ad aprirlo e' il delirante Roccu che ci propone l'ascolto di 8 composizioni
create con il solo utilizzo di software (un demo di Fruityloops,Reaktor
Simsynth) e di un lettore cd difettoso come hardware.
I titoli scelti per le composizioni sono a cavallo fra il demenziale
ed il criptico , ma la proposta audio e' decisamente notevole. Il "mezzo
umano e mezzo roccu" si muove in territori conosciuti dalle nostre parti
proponendoci elettronica scarna essenziale, piena di glitches e composta
partendo dagli errori generati da macchine in crash.Tale materia viene
gia' affrontata da innnumerevoli esponenti in ogni parte del globo
che non vale nemmeno la pena di citare, anche perche' roccu pare trovare
un via decisamente personale ed un approccio originale a quella stessa
materia ormai piu' o meno codificata internazionalmente. Glitches e drones
si incastrano perfettamente fra loro rincorrendosi, allontanandosi , ricomponendosi
, andando a formare godibili pseudoritmiche e facendo da contraltare ai
campioni utilizzati e ai pads creati presumibilmente con il glorioso Simsynth
dimostrando (quasi) sempre una spiccata attitudine melodica.
Insomma Roccu ci sa fare e questa sua dote che pare indurlo a non prendersi
troppo sul serio scadendo in quello che troppo spesso porta i solitari
cavalieri laptop all'autocompiacimento fine a se stesso, fa si che le sue
8 tracce iniziali scorrano via che e' un piacere.
Si prosegue con la seconda parte del cdr split curata da Eniac .
La parte da lui curata e' decisamente piu' ambiziosa e per meglio inquadrarla
riportiamo la autopresentazione stampata all'interno del disco: "eniac
ha giocato questa volta sulla musica della rete,utilizzando campioni (file
midi e wave) scaricati da vari website, trasformandoli nei suoni che compongono
queste canzoni. Un concept sulla rete che ogni di' entra sempre piu' nella
vita di tutti, creando una unica rete di cervelli fibre ottiche ,chips,dove
vive la comunicazione ma dove muore anche la comunicazione fra 2 persone,
i sentimenti ed il resto.Ricordarsi cosa vuol dire la comunicazione attraverso
il percorso inverso: prendere dalla rete e trasformare in emozioni,canzoni,suoni,
segnali."
In effeti le 7 composizioni di Eniac che vanno a chiudere il disco
sono decisamnte piu' difficili da descivere ma non per questo da sottovalutare.In
un disperato sforzo recensivo le potremmo definire "ambientali" anche se
in maniera del tutto non covenzionale .Le atmosfere che si respirano sono
rarefatte e dlitatate lente ed evocative sopre le quali si vanno a sovrappore
i testi "recitati" da sara e che sono riportati all'interno del cdr.
La proposta di Eniac appare compiuta ed affascinate ed il lavoro di
reciclaggio di detriti e scorie prelevate dalla rete pare aver dato i frutti
sperati.
Per chiudere il discorso non si puo' che parlare bene di questo disco
sia per quanto riguarda le sonorita' proposte ,sia per quanto riguarda
la volonta' di collaborazione di 2 artisti apparentemente diversi fra loro
e che hanno deciso di unire le forze in un comune progetto.
Come si diceva prima e' una questione di comunicazione/interazione
che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione, SFRUTTIAMOLA.
Vi consigliamo pertanto di procurarvene una copia,anche perche' pare
che sia in odore di publicazione da parte della siciliana Snowdonia......
per cui !!!!
di Adriano Zanni
Recentemente la webzine SINEWAVES ha publicato un bell'articolo a cura
di Etero Genio che tenta di tracciare le coordinate della attuale scena
(che brutta parola!) elettronica italiana.
Fra le pieghe di quell'articolo sono rimasto colpito da un'affermazione
di Elio Martuscello che dichiarava:
"Sinteticamente, inevitabilmente con qualche imprecisione, si può
sostenere di trovarsi di fronte ad un brano di musica concreta ogni qualvolta
un'opera utilizza unicamente come materiali costitutivi solo eventi sonori
registrati da fenomeni acustici naturali come quelli generati dai tuoni,
dal mare, dalle voci di una folla, ecc. Oppure di musica elettronica se
i materiali costitutivi sono di natura sintetica. Di musica elettroacustica
se oltre alla combinazione di entrambi i criteri si utilizza anche uno
strumentario live (acustico od elettronico). Di musica acusmatica quando
un'opera è costituita da suoni sintetici o concreti, o da entrambi,
ma che non prevede l'esecuzione live. Di musica improvvisata se non vi
è nessuna partitura o criterio atto a condizionare i musicisti che
suonano liberamente. Insomma, credo che attualmente è difficile
trovare lavori che rispondano ad uno solo di questi criteri, spesso li
comprendono tutti."
Sembrano dargli pienamente ragione i bellunesi ENT.
Quello degli ENT e' un caso emblematico , con un solo un cdr autoprodotto
alle spalle hanno saputo ritagliarsi una certa notorieta' internazionale
grazie sopratutto all'inclusione di un loro pezzo inserito nella lista
di mp3 on line del sito web della etichetta britannica Fat Cat.
L'uscita di questo nuovo lavoro era dunque molto attesa , le aspettative
non sono certo andate deluse.
Confezionato in una bellissima busta in cartone ,autoprodotto in cdr(anche
se occorre un buon occhio per rendersi conto di cio') il disco inquestione
e' un autentico gioiello.
Cohai contiene 5 pezzi (contro i 4 dichiarati sulla copertina, la breve
e senza titolo numero 3 viene saltata nella track list) di rara bellezza
e raffinatezza.
Inutile sbilanciarsi in astruse definizioni stilistiche e categorizzazioni,
secondo il modesto parere di chi scrive siamo davanti a splendida POP MUSIC.
E' certamente impresa ardua mettersi d'accordo su cosa sia, o rappresenti
per ognuno di noi il termine POP viste le concezioni di comerciabilita'
che il termine stesso puo' suggerire o lasciar sottointendere, ma tante'
che se devo pensare a cosa oggi sia piu' accomunabile ,in ambito elettronico,
al famigerato(per alcuni) concetto di pop, penso di poter affermare che
COHAI degli ENT ci sia andato parecchio vicino. Melodoie cristalline si
ricavano un proprio spazio all'interno di strutture apparentemente dominate
da "rumori".Glitches vari che si trasformano in avvolgenti ritmiche.Parti
acustiche alle volte suonate alle volte (forse?) campionate
mescolate senza preconcetto alcuno con pariture digitali.Arrangiamenti
che incuriosiscono per la loro apparente stranezza, ma che convicono
appieno per la loro straordinaria efficacia.La capacita non comune di passare
con navigata noncuranza da passaggi di minimal elctronics ad atmosfere
jazzate .La costante ricerca della melodia e della canzone ed un raffinatissimo
gusto estetico rendono questi 28 minuti di ascolto una delle esperienze
piu' belle ed avvolgenti degli ultimi tempi.
Certamente una delle cose migliori pervenute dalle parti di SPECTRUM
ma sicuramente anche una delle migliori uscite discografiche italiane
di tutto questo 2002.
C'e' solo da augurarsi che l'autoproduzione non penalizzi questo gioello.Non
so se trovera' un'adeguata distibuzione , ma se un prodotto simile non
riesce a catturare l'attenzione di qualche addetto ai lavori,allora vuol
che ci attendono tempi ancora piu' duri di quegli attuali.
In attesa di conoscere il destino commerciale di questo disco siete
obbligati a richiederne una copia a Emanuele Bartoluzzi e Michele Scariot
contattandoli a questa email:
ents@libero.it
potete intanto scaricarvi un loro mp3 dal sito della Fat Cat qui:
http://www.fat-cat.co.uk/demo/
potete anche spronarli a completare (o forse e' meglio dire iniziare
a realizzare) il loro sito che attualmene e' in costruzione, e che e' qui:
http://www.ent-love.org
di Adriano Zanni
Dal piemonte e da Biella in particolare arriva Luca Bergero che utilizzando
la sigla FHIEVEL costruisce questo suo esordio in cdr dal titolo FLUCTUAZIONE.
Di esordio si tartta e di esordio con il botto aggiungiamo noi. FHIEVELuca
ci spara dritto nei nostri poveri e maltrattati padiglioni auricolari e
nelle nostre stanche meningi(o almeno in quel che ne resta!!) le sue FLUCTUAZIONI.Ce
le spara sotto forma di microsuoni e microsequenze, plasmate e adattate
alla breve distanza di un unico pezzo di 15 minuti seppur diviso in 5 movimenti(leggi
tracce) collegati fra loro senza soluzione di continuita'. La breve durata
del lavoro ci costringere a non poter gridare al miracolo come l'istinto
ci suggerirebbe, ma le premesse per ottimi sviluppi e seguiti ci sono tutte.
Ottima qualita' di incisione ed equalizzazione per iniziare,ottima organizzazione
dei suoni(rumori/glitches/frequenze/drones..ocomediavolovoletechiamarli)
che vanno a creare atmosfere suggestive ed efficaci a cavallo fra sonorizzaioni
e ambientazioni, dando vita alle fluctuazioni a cui il titolo del lavoro
fa riferimento. Un ideale colonna sonora che descrive i tormentati stati
d'animo del suo creatore alle prese cone le sue macchine. Un lavoro affascinante
che cattura e incuriosice , caratterizzato da una apparente semplicita'
cosrtuttiva ma che fornisce complesse reazioni emotive a chi lo ascolta.
A questo punto non ci resta che attendere FHIEVEL alle prese con la
piu' inpegnativa lunga durata.
info contatti e alcuni mp3 da scaricare qui
http://www.noisysoul.com
il lavoro e' distribuito da S'agita Recordings/S'Agita diffusion
http://spazioinwind.libero.it/logoplasm/sagitarecordings/diffusion/
di Adriano Zanni
Di fhievel avevamo gia' parlato(e bene) tempo addietro in occasione
della publicazione del suo precedente cdr "fluctuazione".
Questo inizio d'anno ci ha portato la sua nuova fatica che porta il
suggestivo titolo di "vetri di carta"
La prima piacevole sorpresa giunge dalla durata del lavoro ,che dopo
le tempistiche ridotte del mini cd sulle quali era solito muoversi il nostro,
si dilata fino giungere alla fatidica soglia dell'album.
Costantemente immerso in calcoli e formule tipiche della programmazione
in "Csound" Luca compie un piccolo miracolo : trasformare i freddi algoritmi
e i cervellotici concetti di inviluppo in puro fluidissimo magna sonoro
. Raramente si riesce ad ascoltare in ambito di "microsuoni" , perche'
e da quelle parti che il nostro sta dirigendosi, atmosfere cosi' ricercate
a languide.
Le 4 tracce (48 minuti totali) sono susseguirsi di crepuscoli e e freddissime
albeggiate, suoni inizialmete flebili e scomposti che magicamente trovano
la propria collocazione complessiva all'interno di tessiture raffinatissime
e dall'apparente semplicita'. Rarefazione e liquefazione i sono termini
che piu' si addicono agli acquarelli digitali che escono dalla tavolozza
di fhievel.
Tavolozza che pare erroneamente essere coperta solo da tinte di grigio
, ma che ad uno sguardo piu attento risulta essere in grado di riversare
sulla tela colori piu' caldi ed intensi.
Suggestiva Microambient , sonorizzazioni digitalpsychadeliche.
Bellissimo!!!!
Fatevelo spedire a tutti i costi.
http://www.noisysoul.com/
di Etero Genio (no ©)
Luca Bergero è stato acclamato, già dai primi due mini-cd autoprodotti, come una delle più interessanti promesse della musica elettronica italiana. Tali entusiasmi, alla luce di questa prima realizzazione 'ufficiale', si dimostrano più che giustificati. Cosa c'è di particolare nella musica di Luca… niente e tutto, ma, soprattutto, ci sono quelle cose semplici in grado di farti riflettere senza riuscire a capire perché non ci avevi pensato prima, tanto paiono elementari. Un po' come succede per 4' 33" di John Cage. Un primo elemento che colpisce è legato all'eccellente qualità del suono, nitido e cristallino, che lascia intendere la padronanza acquisita da Luca sui mezzi che utilizza; Fhievel dimostra con ciò che la pulizia, l'ordine, l'attenzione riservata ai particolari, l'armonia e la delicatezza non sono necessariamente sintomo di ruffianeria e inespressività. Poi c'è il gusto nel miscelare suoni che possono espandersi, distendersi o frantumarsi gracidando, fischiettando e gorgheggiando; suoni che a volte sembrano inghiottire e digerire se stessi, come quando, in alcuni momenti, vengono accennati solubili pattern ritmici che svaniscono sul nascere. Sono suoni timidi, che sembrano aver paura di mostrarsi a causa di questa loro nudità così integrale. Tre o quattro anni fa rimasi colpito, durante un Festival di Angelica, dalla discrezione intrinseca allo splendido concerto degli AMM e oggi ritrovo lo stesso riserbo di quel concerto nel disco di Fhievel. "Vetri di carta" è fonte di buon umore e relax, ascoltarne le evoluzioni equivale a distendersi adagiati sulla riva di uno stagno o nell'intimità di una grande parco-voliera. "Vetri di carta" è il cd che consiglierei, in funzione terapeutica, a molti new-agers che conosco: rilassate le membra e lo spirito ma fatelo con classe, sobrietà e intelligenza. Fhievel è qui per aiutarvi.
contatti: http://www.noisysoul.com/
di Adriano Zanni
Da casa Under My Bed records giunge questo strano oggetto.
Pare essere un cdr , pare essere realizzato da qualcuno che si chiama
fong, pare che si intitoli manifesto.
Pare essere non musica.
Pare contenere 22 pezzi , ma poi pare di capire che in effeti il pezzo
contenuoi sia solo 1 e che tutto il disco duri 40 minuti.
Pare che fong sia un collettivo di non musicisti che preferisce restare
anonimo.
Un sito web che non pare chiarire un bel niente.
Pare che sia musica che non esiste.
Pare che all'interno dello pseudo booklet ci sia scritto questo:
La musica in quanto materia finita di suoni organizzati dall'uomno
non esiste.
Ogni cosa e' musica, la musica e' ogni cosa.
La musica in quanto prodotto di una singola mente e/o entita' , o di
un gruppo di esse razionalmente organizzate, non esiste.
Ognuno produce musica, la musica non e' di ognuno.
La musica in quanto effetto di uno o piu' utensili consuetamente e
canonicamente adibiti ad essa, non esiste
Ogni oggetto produce musica e la musica non e' cosa per gli oggetti.
La musica in quanto risultato dell'elaborazione culturale di una tradizione
storica ,non esisste
Ogni eta' ha la sua musica e la musica non ha eta'.
La musica in quanto espressione di una o qualche conoscenza , non esiste.
La musica in quanto documento riproducibile,oggettivo e completo, non
esiste.
La conoscenza non produce musica e la musica non determina conoscenza.
I supporti di ripoduzione non contengono musica, e la musica
non puo' fermarsi a quella riprodotta da un supporto esterno.
Pare comunque che il disco ESISTA.
Mi pare che sia qui nel mio riproduttore di formati acustici.
Pare.............
http://www.undermybed.org/main.html
pare anche: http://beam.to/fong
di Luca Confusione
Elettronica autoctona italiana, scura e venata di a-ritmie downtempo,
é il
prodotto che ci consegna Guignol.
Noi ascoltiamo...e godiamo del senso di spaesamento che ce ne deriva.
Frammenti di diverse realtà sonore vengono assemblati in loop
mesmerici mai
privi di fascino ritmico.
Linee cupe ed essenziali di sequencer fanno da contrappunto a pattern
di
batteria (suoni vintage si trasformano eo vengono sovrapposti
a break-beat
de-pitched) mentre tappeti, timbricamente riconducili a certe produzioni
EBM, e samples in reverse con lieto risuonare di riverberi metallici
ci
accompagnano e dis-orientano.
Last Night Of The Kamikaze,Mistress Nikita e Witches Of
Donostia sono dilatazioni cerebrali per scuro-vestiti hacker.
Devils Are Surfing Over Mud é una (Grand)Guignol[esca]
interpretazione, dove un Lustmord ammiccante sembra aver imparato la
break-dance.
2D Music é un sintetico e bidimensionale incedere di linee portanti
e
ritmiche. Ubi Sunt é il pensiero di un affiliato industrial-ritualista
che poco alla volta devia verso il pensiero chimico.
Ma tutto il cd é su buonissimi livelli. Da ascoltare e
assimilare.
cotattate guignol per una copia
visitate il suo sito per scaricare mp3 e maggiori info
http://guignol.port5.com
di Adriano Zanni
Bentornati nel malsano mondo di Guignol .
Un mondo fatto di pillole e quarti d'acido, di guepirre in latex
e sexy shop, di interludi ,zone di guerra e canzoni d'amore ,abusi
di alcool e risvegli con le membra a pezzi.
Ascoltare la musica del nostro e' un'esperienza fisica che non lascia
tempo a troppe riflessioni o a elucubrazioni di sorta. Parte il cd e ci
troviamo catapultati in qualche sudicio fumoso locale malfrequentato dove
il dj spara break a manetta ma la gente ha altre attivita'(ben piu' interessanti)
a cui dedicarsi.
EBM ? Techno? Trance? Punck Rock?
Niente di tutto questo e tutto questo insieme, fisicita' allo stato
puro indipendente dal numero dei bpm proposti
Nichiliste scariche digitali, profonde linee di basso e atmosfere nord
europee profuse senza risparmiarsi e senza perdersi in sofismi e tecnicismi
inutili.
Dritto nelle palle!!!!
Uscite una sera con Gugnol e sicuramente la mattina dopo ve ne sarete
pentiti
http://www.guignoldangereux.com/
di Etero Genio (no ©)
A poco più di un anno dalla scomparsa di Pietro Grossi, uno dei
precursori della musica elettronica italiana, escono questi dischi delegati
a riproporne il nome; due pubblicazioni che cadono a fagiolo in un momento
in cui, pur fra mille contraddizioni e difficoltà, i giovani sperimentatori
elettronici italiani tentano di affermare la loro centralità creativa
in un panorama musicale per il resto piuttosto arido. Cadono a fagiolo
perché rilanciano la realtà di una solida tradizione dal
carattere e dall'attitudine sperimentali, estranea quindi ai cliché
della bella melodia, che nulla ha da invidiare a quelle che, da buoni esterofili,
quotidianamente esaltiamo. Ma, oltre che alle tematiche generali, il nostro
entusiasmo per queste due realizzazioni è determinato anche da motivazioni
più intime. Innanzi tutto perché confermano la realtà
di un'etichetta, la ANTS, che comincia a vantare un catalogo di tutto rispetto
destinato, nei prossimi mesi, ad arricchirsi con ulteriori ottime realizzazioni;
poi perché ci permettono di salutare la nascita di una nuova etichetta,
ognuno sa quanto ce n'è bisogno, invero splendida nelle sue confezioni
ricercate e ricche di informazioni sul musicista e sui brani proposti.
Giuro che, ingannato dalla ragione sociale, ho pensato che si trattasse
di un'etichetta tedesca, e mi sono stupito non poco quando ho scoperto
che questa meraviglia aveva base nell'ancora italianissima Milano. Infine
c'è il motivo che più influisce a suscitare il nostro entusiasmo,
cioè la musica di Grossi che viene riproposta in alcune pagine essenziali,
la sua prima composizione elettronica del 1961, due lavori basilari risalenti
alla seconda metà di quello stesso decennio e una specie di testamento
sonoro datato 1985, dove vengono indagati concetti quali musica senza fine,
musica automatica e opera aperta, cioè nata da manipolazioni e destinata
a essere manipolata. Grossi ha anticipato tendenze e motivi di discussione
ancora oggi al centro dell'attenzione, dall'installazione sonora alla messa
in discussione della 'proprietà intellettuale', dalle prime esperienze
di telematica musicale alla creazione di rivoluzionari software; oltre
a ciò ricordiamo l'insegnamento presso la prima cattedra italiana
di Musica Elettronica (al Conservatorio di Firenze) e l'opera divulgativa
fatta con l'associazione 'Vita Musicale Contemporanea'. Insomma, non c'è
altro da dire per capire che si tratta di un personaggio da (ri)scoprire
e da conoscere, magari prendendo al balzo la palla offerta da queste due
ottime realizzazioni. Tanto di cappello e giù la testa.
di Emanuele Rodolà
Conosciamo già Màoro Sanna (personalmente ho avuto il
piacere di incontrarlo più di una volta di persona): lo ricordiamo
per il suo progetto Black Dezign, avviato sotto pseudonimo, che fece anche
comparsa nel famigerato Spectrum Box Project di un annetto fa. Màoro
è sempre stato, per lo meno sotto il mio punto di vista, piuttosto
ambiguo (musicalmente s'intende).
Ho sempre fatto una gran fatica a inquadrarlo, a dargli un genere,
insomma a 'disporlo' nella mia libreria mentale-sonora. Certo è
che sin dal primo ascolto ho osato configurare abbastanza audacemente il
suo bagaglio musicale come ascendente una certa mentalità 'colta'
e avanguardista che ho sempre ammirato. E le mie presupposizioni sembravano
esatte. Sembravano, perchè sto di nuovo brancolando nel buio con
questo Home By Home. Il lavoro apre con [operation], noise-rock (melodico?)
assolutamente provocatorio (Provoke War è il titolo completo), per
poi sfociare in un tostissimo ritmo synth da guerriglia, certo synth-pop
tedesco con degradazioni e mitragliate di noise e hardcore industriale
(Hypnoskull e squadra Ant-Zen docet). Un mosaico di integrazioni rumorose,
che può talvolta dare fastidio per l'eccessiva eterogeneità
di momenti che propone. E' un vero fare guerra se ci pensiamo, un continuum
di assalti e di pause beffarde, sempre più violento e sempre più
pacato, che mai si sovrappone, che ci fa ricordare che in guerra o si vince
o si perde. Se un suono muore, un altro prende il suo posto, la coesistenza
non è prevista nè tantomeno tollerata. Con 'The day is dawning'
mi torna in mente ancora una certa tendenza dark-pop/EBM (Persephone, Melotron),
dove mi aspetto un violoncello c'è un pad, e poi parte con un groove
pazzesco quasi goa ma troppo noise (alcune produzioni di Haujobb). E' sempre
cangiante, con un perenne acido nello stomaco. Uno scenario molto eloquente
davvero.
Bellissimo il ritmo acido a metà brano, il noise alla Dj Cowbell/Junkfood
(ultrafrequenze freneticissime per intenderci), il noise che veniva pubblicato
in cassetta fino a qualche decennio fa.
Il brano da titolo è fantastico, ma quanto mi rilassa questo
noise. Peccato duri solo qualche secondo. Per poi iniziare con il pezzo
più distinto dell'intero prodotto. Molto molto rimembrante di Xpq-21,
Hanzel und Gretyl e veramente troppo vicino all'EBM più versata
per il dancefloor, con tanto di tribalismi ed effetti acustici e voci.
'Never ending war' è ancora Xpq-21, molto epico stavolta, decisamente
la song più riuscita dell'album. Bassline ben fatta, il Chris Huelsbeck
di Turrican, battaglie cybernoidi alla Terminator 3, frenetico e danzabile
e tanto tanto colonna sonora (In Strict Confidence). Nulla di veramente
nuovo, nè troppo sorprendente, tuttavia. Un lavoro da prendere a
schiaffi per l'irrisoria sfrontatezza con cui si presenta, ma che va temuto
per la carne cruda che ci fa assaggiare.
tutti i brani sono disponibili in formato MP3 su http://www.hapax.tk
per contatti: msanna@edig.it
di Nicola Chiavari
Potremmo definirlo eclettismo sonoro. Quello strano gioco di atmosfere
e
ritmiche diverse, culturalmente distanti, che si vengono a fondere
nel
progetto Hi Life Connection. Il progetto nasce dall'incontro tra un
dj
[Michele Isnardi] e un compositore [Guido Mignone], che con la
collaborazione di altri artisti, spaziano senza difficoltà tra
trip hop,
dnb, dub, house e indie. Si parte dall'Oriente con Silver Haze, un
misto tra
Nitin Sawhney e Thievery Corporation, e gradualmente si aumenta il
ritmo
passando da Extatic Fever a Funk Sedition: ritmica funky-house, la
voce di
Manuela Florio e una varietà di campioni che riempiono l'atmosfera.
Oltre,
ci sono da scoprire le ritmiche dub di Nobody Knows, lo stile
dnb-orientalizzato di Digital Indica e Dancing at Dawn. Poi il viaggio
finisce: mai monotono ne ripetitivo, forse proprio per la varità
ritmico-stilistica che Hi Life Connection propone. Sicuramente un lavoro
positivo anche se l'eclettismo lo rende difficilmente catalogabile
nella
'scaffalatura' elettronica attuale.
di Adriano Zanni
"H.C.-B e' un progetto nato a catania nel settembre 2000.consiste in
6 persone e diversi strumenti (chitarre,basso,armonica,radio sintetizzatori,tromba
xilofono e qualsiasi cosa produca un suono) ... Il lavoro e' stato creato
con l'intenzione di creare una colonna sonora improvvisata sulle immagini
del cortometraggio ElectronicLabyrinth di George Lucas. Cosi' recita il
poverissimo (di informazioni) flyer allegato al cd.
Inserisco il cd nel lettore .... play,.... rumori crepitii improvvisazioni,......
strani suoni , strane atmosfere dilatate e lente, fiati ,......voci campionate
filtrate e mandate in loop,elettronica che a volte prende il sopravvento
sul suonato e suonato che a volte prende il sopravvento sull'elettronica,post
rock(?),free jazz(!), la sensazione che ne ricavo e' di distacco. Il cd
rimane nel lettore e io continuo a fare le mie cose distraendomi ,leggo
scrivo telefono....... quando ad un certo punto mi accorgo che il tempo
e passato e siamo gia' al terzo ascolto consecutivo. t0-10-222. comincia
ad entrarmi in circolo e il mio organismo comincia ad assuefarsi. Comincio
a prendere confidenza con i suoni che escono dalle casse e senza rendermene
conto comicio ad immaginare le sequenze visive alle quali dovrebbero essere
associate.Tutto diventa piu' familiare e coinvolgente, quasi rassicurante,
sono pronto per (ri)cominciare il viaggio................... play...........
rumori crepitii improvvisazioni,...... strani suoni , strane atmosfere
dilatate e lente, fiati ,......voci campionate filtrate e mandate in loop,elettronica
che a volte prende il sopravvento sul suonato e suonato che a volte prende
il sopravvento sull'elettronica,post rock(?),free jazz(!).
Le immagini le crea il vostro cervello, la colonna sonora ce la mette
h.c.-b.
per contattattre h.c.-b. gianapoli@supereva.it
di Mauro Carassai
Nel variegato universo delle autoproduzioni le collaterali strategie
di promozione del proprio prodotto artistico godono di una libertà
pressochè totale, ivi compresa quella di sottrarsi ad esse. Forse
è per questo che il secondo demo degli Hal 9000 (Chiara alla voce,
LaSte: rhodes, synth, programming e Luchino: basso, programming con la
collaborazione di Dj Spoon) si presenta completamente scevro di orpelli
informativi puntando soltanto sulle quattro tracce sonore corredate a malapena
dei titoli. Così come l’Hal 9000 di Kubrikiana memoria era un essere
commovente, dalla voce dolce e lusingatrice, i messaggi digitali del gruppo
ravennate sanno insinuarsi nella mente dell’ascoltatore con la stessa capacità
ammaliante. Dispensando piccole dosi di house, grooves sintetici a tratti
davvero coinvolgenti, e orecchiabili melodie quasi sempre accattivanti,
gli Hal 9000 confezionano in queste quattro tracce la fusione ideale tra
sonorità wave dei tardi ’80 (grazie al gusto retro’ dei sintetizzatori
di LaSte) e l’attitudine indie-pop degli Ustmamo’ (di cui si sentono gli
echi nel cantato di Chiara). Dall’ondeggiante ballabilità di “Emotivamente
instabile” e “Ti cerco spesso” attraverso la più riflessiva “Parlami”
si giunge alla più riuscita della serie che è “Divagazioni”,
forse perché più barocca, a tratti mentale e capace di caleidoscopiche
esplosioni digitali di sorprendente fluidità. Non resta che ri-abbandonarsi
ad occhi chiusi all’elttrodance del loro demo e sperare che, a differenza
dell’Hal di Kubrik, gli Hal 9000 non si spengano in un rantolo incomprensibile
e siano invece in grado di portare a termine la loro missione. Gli obiettivi
sembrano vicini.
di Etero Genio (no ©)
mp3 si - mp3 no. Ultimamente, dovunque mi giro, sento infervorare la
discussione, tanto che la questione sembra essere ormai diventata un affare
di stato (e forse lo è davvero). Voglio allora spezzare una lancia
a favore del si, pur fra mille dubbi, e dare alla distribuzione via mp3
il giusto riconoscimento per la risoluzione di almeno due problemi: (1)
la possibilità di arrivare a un pubblico più ampio per musicisti
che i costi di produzione e l'andamento del mercato chiuderebbero inesorabilmente
fra le mura di casa e (2) la possibilità, per molti appassionati
che vivono a distanza dai pochi negozi veramente specializzati, di poter
indirizzare i propri acquisti basandosi su un ascolto diretto, saltando
quindi la mediazione offerta da recensione, distribuzione e pubblicità.
Voglio anche azzardare un parallelo fra queste compilation - o almeno fra
le migliori di esse - e quello che sono le state le "Nuggets" per il garage
rock, e spero che i protagonisti non si sentano sviliti da questo paragone
che vuol essere tutt'altro che denigratorio.
Prima di scandagliare questa notevole raccolta mi sembra giusto rendere
i dovuti meriti al suo ideatore, che modestamente si è tenuto fuori
dai giochi, cioè a Lorenzo Brutti (ex Lush Rimbaud e oggi a capo
dei progetti dll, John Deere e dell'etichetta Homemade Avantgarde); a lui
vanno i nostri ringraziamenti per aver realizzato questo estroso incontro
fra musiche e… beh si, immagini… dacché ho dimenticato di
specificare che ad ogni brano è associata un immagine pittorica,
fotografica o di altro tipo, o forse è meglio dire che ogni brano
è un libero commento all'immagine che il musicista stesso ha scelto.
L'apertura è destinata alla musica grottesca del duo italo-giapponese
Tottemo Godzilla Riders, che potrei definire anche come no wave verace.
L'immagine scelta è un'opera d'arte contemporanea, di Crescenzo
Del Vecchio Berlingieri, in cui vengono miscelati fotografia e fumetto,
e direi che si adatta perfettamente alla poetica sghemba dei TGR.
Segue egø (aka Enrico Glerean) che alterna deliziosi tocchi
di pianoforte con sospiri, interferenze di rumori e altri suoni meccanici.
In questo caso l'immagine, rappresentazione di nudità manichinea,
è una fotografia di Cindy Sherman intitolata Sex Pictures: Untitled
# 261.
Direi che il più prevedibile nella scelta dell'immagine, quand'anche
splendido nell'interpretazione, è Luca Sigurtà con L'assassin
menacé di Renè Magritte. Il commento sonoro, già definito
splendido, si basa su microsuoni concreti che fanno da sfondo a solenni
tessiture di tipo organistico-chiesastico.
Lo svizzero Strotter Inst. oppone la manipolazione di quattro giradischi
(senza fare utilizzo di alcun vinile) all'opera, datata ai primi del Novecento,
di uno dei pionieri della fotografia, Young Farmers di August Sanders;
che dire di questo brano costruito su una ripetitività dal tocco
leggero, quasi che fosse ottenuto con una jew's harp messa in loop, se
non che lo vedrei bene, per quanto lo trovo immacolato, nella mitica serie
sugli strumenti autocostruiti della Ellipsis Arts.
Gli arpeggi di chitarra di Mouses And Sequencers (aka Nicola Giunta)
galleggiano in un mare di suoni che fanno pensare a una voliera per oggetti
canterini meccanici, splendida la 'pop art' collagistica di Luca Valenti
che fa pendant con questo brano.
Ancora un ottimo accoppiamento è quello fra le manipolazioni
chitarristiche, poetiche e trasparenti, dello svedese Differnet (forse
significa different + net) e l'Elegy To The Spanish Republic n° 34
del pittore astratto Robert Motherwell; alle fluttuazioni della chitarra
fanno da contrappunto suoni che sembrano provenire (o provengono?) da un
piccolo mulinello d'acqua e dal miagolare di un gattino… il tutto è
particolarmente seducente.
Seducente, del resto, lo è anche il brano successivo firmato
dai Maxanto, fatto di pulviscolo e bolle di sapone (ancora manipolazioni
chitarristiche), che ha per contraltare lo splendido monocromatismo Blue
di Yves Klein. Curiosa è anche la storia di questi due ragazzi che
Brutti ha conosciuto chattando, questa particolarità riattizza oltretutto
le mie idee riguardo ai paralleli con le "Nuggets" del passato.
Nella parte finale della compilation sembrano essersi dati convegno
gli ammalati di malinconia, a partire dai Mou, lips! che, poetici come
sempre, appaiono però meno frizzanti e ritmati del solito. Pensare
che hanno voluto abbinare il loro brano, raffinatamente melodioso e dalle
tonalità organistiche, a un'esplosione di colori firmata da Emmanuel
Allard (ma non è il boss della List?).
Dietro al simbolo · si nasconde l'accoppiata Fabio Ricci
/ Ivan Rossi, il primo bassista dei Vonneumann e l'altro proveniente dalle
fila del collettivo ELEC. Il loro brano, il più ligio alle idee
di scompenso digitale e meccanico, è in ogni caso intriso di malcelata
poesia. Imprevedibile la scelta dell'immagine, un esempio del teorema di
Claude Elwood Shannon (il matematico che con "A Mathematical Theory Of
Communication" ha dato un contributo essenziale allo sviluppo dell'informatica).
Ahi ahi Punck… ci sei? (sssssshhhhh!!!! è il padrone di
casa, guai a parlarne male)... non bastava impostare una musica così
introversa, mi vai anche a scegliere un dipinto come Melancholy del norvegese
Edvard Munch (quello noto per l'Urlo e per le persecuzioni subite durante
il regime nazista). Il dipinto, situabile fra tardo impressionismo e primo
espressionismo, e la musica elegiaca che sta in equilibrio fra paradiso
e inferno (o, se più vi piace, fra melodia e rumore) sono un duro
colpo al cuore per noi amanti, mai pentiti, del grande Tim Buckley.
Un passo indietro, in direzione impressionista, viene fatto con il
successivo brano di Sawako che, più riservata del solito, si mostra
comunque fedele al suo gusto bucolico. Le mie impressioni sono confermate
dalla scelta di una sua foto intitolata Snow Dream; Sawako è l'unica
della raccolta ad abbinare materiale visivo e sonoro doppiamente suo, con
un paesaggio campestre innevato che potrebbe benissimo derivare dalla Parigi
secondottocentesca.
A chiudere in malinconia ci pensa la tromba di Demis Da Rold che è
ben supportata, con il gusto che sempre li contraddistingue, dagli ENT
(in realtà è il primo che è ospite dei secondi ma
mi sembra che, nell'economia del brano, vada ad assumere il ruolo del protagonista).
Abbinamento insindacabile con la tela Teste Vuote di Davide Zucco, un artista
che mi sembra influenzato dalla pittura murale, sia in senso di murales
che di graffiti.
Parti soniche e artwork sono scaricabili, interamente gratis, su www.homemadeavantgarde.vze.com.
Se non l'avete già fatto vi consiglio di correre, il paradiso
non può attendere.
di Mauro Carassai
Magnetismi calibrati:
"p.01" è la dimostrazione di come nell'elettronica di
frontiera, e nella deep music in genere, sia del tutto
possibile sfuggire a sonorità furbe (di solito offerte
già bell'e pronte dalle odierne risorse tecnologiche)
o a proposte strategicamente pretenziose nel loro
finto radicalismo. Il nuovo progetto musicale a nome
Kar [nato dalla collaborazione tra alcune delle menti
dei disciolti Goah (gruppo elettroartpop romano autore
di due CD autoprodotti degni di nota) e
l'immaginazione sonica di Adriano Scerna con
contributo grafico di Marco Puppini], si impone
all'attenzione di chi ascolta principalmente per la
precisione con la quale disegna percorsi uditivi
anomali ma mai difficilmente praticabili. Non sembra
necessario, in questo caso, essere feticisti del sound
postindustriale o essere reduci da lunghi training in
territori isolazionisti. La musica dei Kar invita ad
aggirarsi tra loop parzialmente concentrici ed
echeggianti rumori di fondo con incredibile agilità;
poco importa se i primi riferimenti che vengono in
mente riconducono a esperimenti elettronici radicali
come quelli di Main, Cranioclast o Zoviet France. La
stimolazione auricolare per quanto intensa non risulta
mai provante e questo grazie a strutture fluide ed
evanescenti sapientemente assemblate.
Gli sferragliamenti (in "+") e il soffice tribalismo
metallico (in "lascia" ad esempio) di Scerna flirtano
perfettamente con i drones e i respiri elettronici
innescati in ogni dove dai pulsanti di Carcasi senza
mai scuotere l'ascolto, così come le nenie vocali
sinteticamente rimescolare di Tiziana Lo Conte (ex
voce Goah e Gronge) evocano stati di ansia
immediatamente rifluenti, in un gioco ininterrotto di
sintomi provocati solo per essere di colpo nuovamente
anestetizzati. Sensazioni 'ex machina' probabilmente
sperimentate ad entrambi i capi della linea
compositore-ascoltatore.
Se la presenza umana appare soltanto gradualmente (in
veste di sprazzi vocali parcamente disseminati o di
clangori percussivi delicatamente ritmati) in un
tragitto fatto per lo più di ambienze aliene, è
ugualmente solo nell'ultimo brano "izba" che si
riprende in qualche modo familiarità col termine
"musica" grazie ad un cullante suono di basso
elettrico in grado di farci salpare per un ondeggiante
traversata al cui orizzonte sembra forse di scorgere i
porti indistinti di Mogwai e Piano Magic.
Nonostante l'apprezzabile micro-eterogeneità delle
atmosfere (che seppur avvertibile non è mai scomposta)
comunque, il filo rosso che unisce le sette tracce
presenti in p.01 è proprio il non affievolirsi mai per
un solo istante dello stato tensivo in cui
l'ascoltatore viene mantenuto all'incedere dei brani.
Se dovessi descrivere la musica dei Kar con una
metafora, vi consiglierei di immaginarla come un
materassino anti-decubito dove adagiare i vostri
padiglioni senza alcuna paura circa possibilità di
atrofizzazione. Vi consiglio caldamente quindi di
portarvi in casa un simile tappeto sonoro dato che il
suo dispiegamento è oltretutto a costo zero. Il CD
infatti è reperibile gratuitamente contattando
l'indirizzo mail: mailto:grahgreen@yahoo.it. Vi costerà
soltanto alcune righe di commento una volta gustato
l'ascolto. Corrispettivo, questo, sul piano
dell'intelligenza promozionale, dell'attenzione che i
Kar riservano ai loro ascoltatori sul piano del
coinvolgimento uditivo.
"Profondo, evocativo, non solo per androidi."
di Etero Genio (no ©)
A volte mi chiedo se, a oltre trent'anni dall'estate californiana, può
avere ancora senso parlare di psichedelia ma dopo aver ascoltato “p.02”
direi proprio di sì. Infatti, se per psichedelia si intende una
musica dilatata, evocativa, sognante e che non disdegna tratteggiature
popolari, non c'è dubbio che questo è un disco psichedelico.
Però non dobbiamo pensare ai Jefferson Airplane, e neppure ai Grateful
Dead, perché in tal caso quella definizione sarebbe soltanto fuorviante,
e d'altra parte certi termini sono da utilizzare con una certa malleabilità.
Secondo me, ad esempio, uno dei dischi psichedelici più belli è
stato fatto da un minimalista e, per la precisione, si tratta "A Rainbow
In Curved Air" di Terry Riley. Ma torniamo a "p.02" che, in certi momenti,
può ricordare i Floyd, i Faust e gli Spacemen 3, certo, ma al cui
interno quella memoria viene lavorata come pongo e addizionata da altri
elementi. Percussioni dal suono metallico che vengono utilizzate con una
maestria invidiabile, ad esempio, e una strumentazione particolare che
esula dai classici chitarra, basso, batteria, o al massimo tastiere, a
cui spesso viene subordinata la psichedelia di tradizione più prettamente
rock. Qui ci sono retroterra quali l'industrial o un tipo d'ambient non
di sottofondo, che, in quanto tale, non è più ambient. C'è
molto da scoprire, insomma, e la coppia Carcasi / Scerna sembra aver fatto
notevoli progressi rispetto al pur ottimo disco d’esordio "p.01". La musica
ha acquistato in fluidità, le aperture melodiche sono più
significative e la scelta, con conseguente organizzazione, dei suoni è
più accurata e nitida. Soprattutto mi sembra di notare un avvicinamento
alla produzione dei Logoplasm, con i quali i Kar hanno un ottimo rapporto
d'amicizia e collaborazione; ecco, credo di essere vicino alla comprensione
di questo disco dicendo che fotografa le stesse situazioni già inquadrate
dalla coppia Ippoliti / Lovreglio, solo che lo fa utilizzando un'angolazione
diversa. In conclusione, lasciatemelo dire, "p.02" è un piccolo
capolavoro. Perché spendere 20 euro e passa in un CD del pincopallino
di turno quando con molto meno si può avere roba della madonna come
questa?
Contatti e info: grahgreen@yahoo.it - ascerna@yahoo.it - zeropiu@yahoo.it
di Etero Genio (no ©)
L'attesa per ascoltare nuove delizie firmate Kar è stata questa
volta relativamente (mai troppo, comunque…) breve. Eccoli di nuovo in pista,
dopo lo splendido "p.o2" recensito in questo spazio non molte lune or sono,
accompagnati per di più dalla maga turchina Tiziana Lo Conte, e
va detto che i bagliori promessi dal connubio - non nuovo, dal momento
che la vocalist era presente anche nel loro primo disco - vengono mantenuti
scintilla per scintilla. Il contenuto di questo dischetto, facendo fede
il titolo, proviene da un concerto del 26 Febbraio; spezzoni del soundcheck
e dell'esibizione ver-e-p-propria vengono sezionati e rimontati in tre
brani che definire splendidi è davvero poca cosa. In occasione di
"p.o2" ebbi a descrivere la loro musica come psichedelica e l'incidente,
mi sembrò di capire, non piacque granché ad Adriano Scerna.
Mi dispiace per lui ma devo confermare quell'impressione; basterebbe ascoltare
la reiterazione ritmica situata fra il diciassettesimo e il ventesimo minuto
circa del terzo brano, che non ho nessuna remora a definire come faust-floydiana,
per capire quanto la mia espressione calzi a meraviglia con quello che
vanno facendo i Kar. Tutta la loro musica è intrisa da un carattere
visionario in grado di catturare la mente e lasciarla viaggiare… Riporto
le parole sritte da Paolo Ippoliti dei Logoplasm, a proposito dei loro
concerti, poiché le trovo piuttosto calzanti ed esplicative: "…dal
vivo raggiungono una intensità quasi sciamanica, nel finale dell'ultimo
concerto, di supporto a Nobukazu Takemura e Aki Tsuyuko, ero indeciso tra
piangere e urlare ....". Probabilmente non ci sarebbe nulla da aggiungere,
ma voglio sottolineare ulteriormente le loro caratteristiche sciamaniche,
orgiastiche e tribali perché sono le cose che, in "Check & Set",
più mi hanno colpito già dal primo ascolto; caratteristiche
che vengono ampliate a dismisura dalla presenza, in veste di officiante
al rito, di una splendida Tiziana che urla, geme e ansima quasi fosse posseduta…
dagli spiriti vaganti di Yoko Ono e Patty Waters… cosa avevate mai inteso!!?!
Coinvolgenti, vibranti, intensi, malati, febbricitanti… di più,
torridi… quasi a temperature da alto forno, così sono i Kar. Le
qualità di Tiziana le conoscevamo fin dai tempi dei Gronge e dei
Goah, la stessa cosa possiamo dirla a proposito di Marco Carcasi, anche
lui è un ex Goah, e Adriano Scerna, che di recente ci aveva deliziato
con l'ottimo "Akoe" (accreditato al suo alter ego Anofele); ma non sempre
uno + uno + uno fa tre, in questo caso, per esempio, tende a infinito.
di Vittorio Marozzi
Esordio per la nuova label italiana Nova Ars Digitandi e per Kinetix:
misterioso progetto intorno al quale si mantiene il più fitto silenzio,
anche se David di Microsuoni ci assicura che ne sentiremo molto parlare.
Effettivamente in questa (non)musica si avverte una certa padronanza della
materia elettronica, per cui scartiamo subito l’ipotesi che il o i fantomatici
autori che si celano dietro siano alle prime armi. Due emissioni fra le
mani: il primo disco, X, è fatto di una parte esterna che lo apre
e lo chiude tra impulsi e interferenze in sospensione, e una centrale
con due tracce portanti di avant techno inframezzate da una suite atmosferica
dilatata e glaciale. Il secondo doppio concept album è digital processing
di limite: 2 dischi, entrambi di 8 tracce, della medesima durata (5:20)
ciascuna, dove perdersi tra clicks, interferenze e giochi di frequenze
ultrasoniche immersi in un meccanismo ritmico cangiante; ottima la resa
finale. Tutto ai limiti dell’incomunicabilità. Restiamo sintonizzati.
nota di spectrum riguardo "possible forms" (tratta dal sito di microsuoni)
[il concetto: i 2 cd contengono lo stesso numero di tracce, tutte esattamente
della medesima durata (5'.20"). così, se suonati in modo random
su due lettori attivati contemporaneamente, generano una combinazione di
64 possibili forme sonore diverse. i suoni: con questo prodotto kinetix
abbandona ogni residuo industriale, esprimendosi in architetture glitch
e minipulsazioni techno di scuola nippon, tracciando richiami alla tradizione
minimalista storica di alvin lucier. consigliatissimo ai microteorici e
ai puristi della frequenza seno.]
di Nicola Chiavari
Arriva, dalla neonata etichetta marchigiana Klubvision, il singolo di
Sashamato 'Forever in Love'. Rispettando pienamente il progetto dell'etichetta,
questo lavoro rientra nell'area Techno/Trance meno commerciale e meno generalista
dello stile DANCE. Distante dai soliti motivetti estivi che impazzano per
l'Italia, Sashamato si presenta con due mix di ottima fattura, in attesa
del mix aggiuntivo by Robert Smith che arriverà in Settembre e completerà
il lavoro.
Parallelamente a questa uscita va segnalata 'Purity vol.1', compilation
di 8 tracce che raccoglie sonorità Trance. Da notare la presenza
di John Digweed, dietro al progetto Bedrock, che è stato recentemente
premiato come miglior dj del mondo. Suoi due lavori: Heaven Scent e Beautiful
Strange. Altri elementi degni di nota sono la presenza di dj Danjo
con un remix di 'The Silmarillia' [importante uscita del 1998] e la presenza
di Mark Shimmon con 'Take Me' [Coda].
Sicuramente un ottimo esordio per questa etichetta, che allarghera
un pò gli orizzonti delle produzioni italiane.
di Etero Genio (no ©)
Il gruppo dei Kriminal Museum è un progetto del batterista veronese
Zeno De Rossi, un musicista i cui interessi spaziano dal jazz alla musica
klezmer e che ha all'attivo numerose collaborazioni con alcuni fra i migliori
artisti italiani e stranieri, fra i gruppi dei quali fa parte ci sono:
Kaiser Lupowitz Trio, Meshuge Klezmer Band, Full Metal Klezmer, Rope, Palo
Alto e Sultry. La formula a quattro dei Kriminal Museum vede coinvolti
il sassofonista Briggan Krauss e i tastieristi Ted Reichman (fisarmonica)
e Jamie Saft (synth). Tutti e tre sono musicisti di primo piano della scena
downtown newyorchese e hanno alle spalle collaborazioni eccellenti con
nomi altisonanti e noti anche al grande pubblico quali John Zorn, Bobby
Previte, Laurie Anderson, Anthony Braxton, Paul Simon, Don Byron e Bill
Frisell. Mi piace pensare alla musica di questo gruppo come a qualcosa
che si genera al centro di un triangolo che ha per apici il vecchio trio
di Albert Ayler, i Pillow e il New Klezmer Trio. Sono sensazioni che provengono
dagli spasmi del sassofono di Krauss, dalla fisarmonica che per definizione
dona sempre un senso popolare mediterraneo e dal mood improvvisativo dei
quattro musicisti, venato di contemporaneità, che spinge continuamente
verso la creazione di figurazioni astratte. Il magma sonoro è oscuro,
pressante e elasticizzato in cicli di tensione distensione, si srotola
alla maniera in cui si distenderebbero fibre di tessuto sbranato, ed è
proprio all'interno di questo meccanismo che la batteria di Zeno de Rossi
gioca il ruolo fondamentale che spetta al musicista leader del gruppo.
I suoi giochi di luci e ombre riescono a dare un senso e un cemento a un
insieme tutt'altro che facile da amalgamare. Tutti e quattro i brani sono
stati registrati dal vivo nella Grande Mela, due al Tonic e due alla Downtown
Music Gallery. Complimenti alla Chocolate Guns di Andrea Belfi che, dopo
lo splendido “Ned N°2” dello stesso Andrea, con questa uscita fa ancora
un centro pieno. Due su due, la media non è male.
Contatti e info: http://www.silenzio-distribuzione.it - http://www.s'agitarecordings.vze.com
recensione di Guido Chiesa publicata su Rockerilla gennaio 1984
Che i Krisma di Maurizio Arcieri e Cristina Moser non fossero un gruppo
strettamente italiano,lo si sapeva gia' da molto. Non solo perche' frequentavano
gia' da anni gli ambienti della new wave elettronica europea (la rivista
newyorkese INTERWIEV ne parla come di un gruppo svizzero.....),ma anche
perche' vuoi per la professionalita', vuoi per le registrazioni,la loro
musica aveva un qualcosa che nessun giovane gruppo riusciva a realizzare.
Ma che il discusso duo riuscisse ad atterrare in America e riuscisse a
firmare un contratto con una grande compagnia come la Atlantic, e' certamente
qualcosa che non ci aspettavamo e per cui dobbiamo tiglierci tanto di cappello.
E le sorprese non sono finite: a collaborare con loro nella stesura
dei testi di questo primo lp americano,c'e' nientemeno che Arto Lindsay
, di cui non finiremo mai di cantare le lodi quale ispiratore e protagonista
della no wave. Dalla collaborazione con Arto,basata sulla reciproca amicizia
piu' che su una impellente necessita' artistica (i Krisma da sempre cantano
in inglese),sono nati testi bizzarri e piuttosto eclettici, che rappresentano
una delle migliori soluzioni del disco. FIDO e' stato completamente registrato
dal solo Arcieri con un CASIO MT 65 , uno strumento con cui si possono
fare miracoli, ma che e' inevitabilmente limitato. Il difetto principale
di questo disco e' infatti una certa piattezza che rischia di rovinare
episodi per altro eccellenti. Sono soprattutto gli arrangiamenti e il mixing
della voce a risultare insoddisfacenti, in particolare se rapportati al
precedente album. Tra i brani piu' riusciti spiccano EYE TO EYE, FIND A
FRIEND e la lirica HEROES OF THE SEA. Inutile stare a individuare le influenze
perche' ce ne sarebbero troppe e nessuna. Vale ancora la pena di ricordare
che i KRISMA sono l'unico gruppo italiano ad avere il privilegio di veder
programmati i loro video sui network locali e nei club newyorkesi (come
al DANCETERIA) .Resta un po' l'amaro in bocca per una prova non perfetta,
ma che dovrebbe rappresentare il primo passo verso una nuova fase del gruppo
italiano ( e speriamo che non sia l'unico.....).
di Adriano Zanni
di ILLOGIK records ne so poco o nulla, se non che questa neonata(?)
etichetta discografica (o crew come si definiscono) ha sede a torino e
si occupa di musica elettronica. Ha un bel sito web, ma anche quello (come
sempre troppo spesso accade) e stracolmo di animazioni in flash ma abbastanza
carente di informazioni.ILLOGIK ci ha comunque inviato il cdr di cui andiamo
a parlare.
Si tratta di una compilation che include 9 tracce proposte da 6 artisti
che immaginiamo italiani(ma non ci giuriamo, vista la totale carenza di
info allegate alla spedizione)
Le coordinate necessarie per inquadrare il tutto vanno ricercate in
inghilterra dalla parti di WARP e REPHLEX alle quali la maggior parte degli
artisti coinvolti nel progetto paiono accostarsi stilisticamente.Il termine
IDM appare decisamente ipersfruttato e limitativo, ma tutto sommato serve
ad inquadrare un certo tipo di cose che pur partendo da basi sperimentali
e di ricerca, riescono comunque a smuovere le chiappe dei meno indolenti
e piu' ricettivi frequentatori di dance floor.Si intuisce un massiccio
uso di laptop e vecchie consolle atari utilizzate per la creazione degli
ambienti sonori proposti sul cd.
Apre le danze MK2EROS con suoni da game boy prima generazione smontato
e rimontato acorgendosi che qualche chip ci e' rimasto in mano, segue PULSAR
con un ottima traccia che ricorda gli AUTECHRE piu danzabili e geometrici
di un paio di album fa, si va avanti con tale REMO WILLIAMS che ci
propone una sorta di minimale e contorta electro a cavallo fra il danzabile
e il riflessivo con loop vocali di sottofondo.Rientra nella casse PULSAR
con un notevole esperimento ingegneria sonora disturabta e malsana per
poi dare nuovamente sapzio a MK2EROS, il quale ha nel frattempo rimontato
nel game boy i chip avanzati la volta scorsa, ma che evidentemente senza
istruzioni non sa piu'che pesci pigliare (per fortuna!!) visto che questa
volta gli esce una sorta di proto d'n'b di buon facino e atmosfera
e che lascia troppo presto spazio a DJ DADDY, il selecta in questione su
una buona ritmica mid tempo pare voglia proporci una sorta di remake di
qualche colonna sonora di un vecchio b movie fantascientifico di MARIO
BAVA (RIP !!!!!!!!) condito da inquietanti voci aliene.Ci riprendiamo un
attimo dal viaggio nel pianeta dei vampiri e ci caliamo nella proposta
seguente a cura di PALIN DROME ,pare APHEX TWIN che musica una partita
al vecchio e glorioso SPACE INVADERS utilizzando il fomso game boy di cui
si diceva pocanzi e che ripassa nelle mani di MK2EROS, che lo ripone
in un cassetto ,e passa al suo laptop per costruire la sua ultima e migliore
proposta .Chiude il tutto SEOUL con suoni riprocessati digitalmete e di
difficilissama catolgazione ma sicuramente fra i miglior dell'intera proposta,
a tratti pare di ascoltare un'ecoscandaglio da sommergibile alle volte
pare di risalire in superfice per poi ripiombare negli scuri e poco rassicuranti
abissi oceanici.
In sostanza e conclusione un'ottima proposta da parte di questa fantomatica
crew/label ILLOGIK della quale speriamo di sentir parlare